DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

giovedì 23 settembre 2010

sul tempo e la realtà (on time and the reality )


L’arte astrologica è una meravigliosa macchina ad incastri che ha la capacità di sorprendermi sempre. Prima ancora che la utilizzi per capire della straordinaria diversità e complessità umana, la adopero per me stesso, per scoprire quello che non ci è dato di sapere con gli altri strumenti che servono per sondare i fatti e la realtà. Ma cosa definisce vero un fatto e da cosa è composta la realtà? 

A finché un fatto possa essere definito vero, deve necessariamente esser vero al tempo presente, e per tutti quegli enunciati che appartengono al passato, per continuare ad essere veri, bisognerebbe che fossero riconfermati da un autorità competente, specializzata proprio nella materia che si occupa del fatto che ci interessa.  

Ma per gli enunciati che riguardano il futuro, non possiamo affermare che sono veri fin tanto che non li vediamo realizzati. Allora l’astrologia in tutta questa storia non ha il ruolo di definire veri gli enunciati che riguardano il futuro, ma a fatti avvenuti, dare conferma a quegli enunciati che avevamo fatto in passato. Quindi l’arte astrologica al tempo presente avvalora o meno un nostro enunciato del passato e quindi non riguarda soltanto il futuro, ma riguarda il fatto che oggi, possiamo dare conferma a un fatto che prima di questo momento non era ancora tale. 


Aver realizzato questa cosa, ci mette nelle condizioni di ammettere che non ha alcun valore giudicare una previsione prima che si compia, ma che il fatto stesso, realizzandosi, da’ sostanza e verità al nostro passato e quindi alla previsione.  

Se al momento presente,  confermo tramite un fatto, ciò che ho detto in passato, vorrà dire che sono proprio i fatti a determinare un “collante” tra passato presente e futuro. Vi è una fusione perché, l’enunciato verificatosi oggi appartiene alla percezione del passato, riguardante il futuro. Se nel futuro, e quindi oggi, vi è un fatto che corrisponde ad un enunciato del passato, assistiamo a una sovrapposizione dei tre tempi che ci induce a pensare che un fatto esiste prima che si compia ma che non può esser definito vero per una questione legata alle nostre percezioni.   

La diversificazione dei tempi, infatti, è evidentemente prerogativa della percezione degli esseri viventi terrestri (chi in misura maggiore, chi in misura minore)e quindi, è per me ragionevole pensare che un essere superiore come Dio,  viva in quella dimensione in cui non si può riconoscere un tempo, poiché i tre tempi corrispondono ad uno solo. Per questo, non ha alcun senso definire cosa ci fosse prima di Dio se quel tempo corrisponde esattamente col momento futuro e col presente.  

Dunque, per inferenza, grazie all’astrologia, si può tentare di affermare qualcosa in più sulla realtà. Senza un certo tipo di osservazioni, infatti, sarebbe assurdo formulare questi pensieri. Quindi la realtà dipende dalla direzione delle nostre osservazioni. Se ci spingiamo a guardare il cielo stellato, con difficoltà ci renderemmo conto della formica che ci cammina vicino; contrariamente, se avessimo degli occhi come un microscopio, difficilmente riusciremmo a capire la forma che può avere un fiore o un essere umano. Per sondare la realtà, dunque, bisogna spingersi oltre le percezioni immediate legate solamente ai nostri sensi e quindi, molti fatti non potranno mai essere scoperti  direttamente, a causa della limitatezza di queste percezioni. 

La realtà quindi è anche quello che non riconosciamo, perché siamo noi con le nostre limitazioni a non essere in grado di riconoscerla. Nella maggioranza dei casi, noi umani siamo dotati tutti degli stessi sensi; eppure taluno, guarda le cose e quindi i fatti, in modo diverso inducendoci alla conclusione che la realtà è composta anche dall’insieme delle prospettive umane, attuate con ragionevolezza. 

Ma come si può definire cosa è ragionevole e cosa no? Visto che la realtà non dipende solamente dalle nostre percezioni (tant’è che l’uomo non sente gli ultrasuoni che eppure esistono)è ragionevole  supporre l’esistenza di leggi e fatti non direttamente percepibili dai nostri sensi; dunque, è ragionevole tutto ciò che può essere dedotto dai nostri sensi; ma la deduzione deve poggiare sulla constatazione dei fatti verificabili attraverso la nostra percezione, altrimenti non vi sarebbero basi dalla quale partire per un ragionamento. Quindi cadiamo in un circolo vizioso in cui risulta davvero arduo definire con assolutismo cosa possa essere ragionevole. Quello che si può concludere è che, secondo il mio parere, in via teorica non vi è limite alla ragionevolezza se essa poggia sulle osservazioni ottenute tramite i nostri sensi, ma senza che essi vincolino eccessivamente il processo del ragionamento. A finché ciò possa accadere, l’unico atteggiamento possibile, è quello che prevede l’utilizzo dell’umiltà e del possibilismo.  

I miei sensi non mi forniscono gli strumenti per poter vedere in che misura siamo investiti dai simboli, se essi hanno una qualche forma o “abitano” in qualche dimensione a noi sconosciuta. Se dobbiamo considerare “vero” un concetto astratto come l’amore, che è impalpabile ma universalmente riconosciuto, dobbiamo convenire che esistono altri concetti che diventano fatti non appena si palesano (non obbligatoriamente in modo materiale)e quindi in ciò riconosco il fatto che è ragionevole supporre l’esistenza di altri oggetti intuiti. 

Se intuisco per inferenza (non per osservazione diretta), dell’esistenza di altri fatti, si presuppone che questi, poggiano proprio sull’osservazione di un fatto antecedente, attraverso l’ausilio dei nostri sensi.  Da ciò si desume che essi (i sensi) sono il trampolino di lancio ma anche la “conditio sine qua non”  dalla quale far partire ogni tipo di ragionamento. 

Attraverso i miei sensi (vista, udito, etc. etc.) posso constatare che un fatto si palesa e posso inferire che vi è un nesso tra il fatto stesso e la sua affermazione precedentemente enunciata. Quindi se io affermo che in determinate condizioni otterrò un determinato risultato, per inferenza dedurrò che c’è una stretta correlazione tra le condizioni di partenza e il risultato, anche se io non vedo il meccanismo mediante la quale si attua questo procedimento.  
  
Studiare l’astrologia ci pone nelle condizioni di riconoscere i nessi esistenti tra i fatti, le vicende umane e i simboli astrologici. Solamente studiandola si può imparare a guardare la realtà con un occhio diverso, e a reinterpretarla secondo le nuove informazioni ottenute. Credo di esser molto fortunato ad aver intrapreso il cammino astrologico, poiché oggi ho la possibilità di riconoscere fatti e cose che non ero abituato a vedere. Continuare a studiarla significa avere grandi possibilità di ampliare la mia concezione del mondo, dell’esistenza e della realtà.



The art of astrology is a wonderful machine embeddings has the ability to always surprise me. Even before the use to understand the extraordinary diversity and complexity of the human being, I use for myself, to find out what we can not know with the other instruments are used to probe the facts and reality. But what defines a true fact and what is made reality?
A until a true fact can be defined, must necessarily be true in the present tense, and all those statements that belong to the past, to continue to be true, that should be reconfirmed by a competent authority, in its specialized field that deals with that interests us.
But the statements about the future, we can not say that they are true as long as they do not see them realized. So astrology in this whole story has no real role to define the statements that relate to the future, but events that occurred, to confirm those statements that we had in the past. So the astrological art to the present time supports or not a statement of our past and therefore does not only concern the future, but is that today we can confirm a fact that before this time was not such.

Having realized this, puts us in a position to admit that it has no value to judge an estimate before they perform, but that very fact, from making 'the substance and truth to our past and therefore to the forecast.
If at the time I can confirm through a fact, what I have said before, it means that they are just the facts to determine a "glue" between past, present and future. There is a merger because the statement occurred today belongs to the perception of the past, about the future. If in the future, and then today, there is a fact that corresponds to an utterance of the past, we see an overlap of the three times that makes us think that there is a fact before it is fulfilled, but that can not be called true to a question tied to our perceptions.
The diversification of the times, in fact, it is clearly the prerogative of the perception of living beings on the land (who to a greater extent, some to a lesser extent) and therefore, is to me reasonable to assume that a higher being like God, living in that dimension where there is no can recognize a time, as the three times in one match.For this reason, it makes no sense to define what was before God if the time corresponds exactly with the time in the future and the present.
Therefore, by inference, through astrology, you can groped to say something more about the reality. Without a certain type of observations, in fact, it would be absurd to formulate these thoughts. So the reality depends on the direction of our comments. If we go to look at the starry sky, with difficulty, we would realize that the ant walks beside us, in contrast, if we had eyes like a microscope, hard to figure out the shape can have a flower or a human being. To explore the reality, then, must go beyond the immediate perceptions related to our senses and only then, many facts can never be detected directly, because of the limited nature of these perceptions.
The reality then is that we do not recognize, because we are with our limitations in not being able to recognize it. In most cases, we humans are all equipped with the same meaning, and yet someone, look at things and then the facts in a different way leading us to the conclusion that reality is composed also by all the human perspective, implemented reasonably.
But how can we define what is reasonable and what is not? Given that reality does not only depend on our perceptions (so much so that man does not feel the ultrasound yet exist) it is reasonable to assume the existence of laws and facts are not directly perceivable by our senses, therefore, all that is reasonable can be derived from our senses, but the deduction must be based on the finding of the facts verified through our perception, otherwise there would be no basis from which to reasoning. Then we fall into a vicious circle in which it is very difficult to define what can be reasonable with absolutism. What we can conclude is that, in my opinion, in theory there is no limit to the reasonableness if it is based on observations obtained through our senses, but without binding them over the process of reasoning. A until this can happen, the only possible attitude, is what provides for the use of humility and of the possible.
My senses do not give me the tools to be able to see to what extent we are invested with the symbols, if they have some form or "live" in a dimension unknown to us. If we consider "real" an abstract concept like love, which is intangible but universally acknowledged, we agree that there are other concepts that become facts as soon as they reveal (not necessarily in a material way) and then to recognize that this isreasonable to assume the existence of other objects intuited.
If I sense by inference (not by direct observation), the existence of other facts, it is assumed that these are based on the observation of a fact in its antecedent, through the use of our senses. It suggests that they (the senses) is the launch pad but also the "sine qua non" from which to start any kind of reasoning.
Through my senses (sight, hearing, etc.. Etc.) I can see that a fact is revealed and I can infer that there is a connection between the fact and its assertion previously stated. So if I say that under certain conditions will obtain a certain result, inference to infer that there is a close correlation between the initial conditions and the result, although I do not see the mechanism by which this process takes place.
  
Studying astrology puts us in a position to recognize the connections between the events, human events and astrological symbols. Only by studying it you can learn to see reality with a different eye, and reinterpret it according to new information obtained. I think I'm very lucky to have taken the path of astrology, because today I have the ability to recognize facts and things that I was not accustomed to seeing.Continue to study means to have great potential to expand my world view, the existence and reality.

6 commenti:

Giuseppe Galeota Al Rami ha detto...

da parte di Lorenzowzard:

Cosa sia veramente il Tempo è uno dei più antichi quesiti filosofici. Già al tempo di Platone esistevano due differenti visioni, ricollegate tradizionalmente ai nomi di Parmenide e di Eraclito, sebbene siano alquanto mutate col tempo. Partendo dal presupposto innegabile che ciò che osserviamo fuori di noi e viviamo dentro di noi è un fluire di percezioni che mostrano il divenire di tutte le cose, le due scuole sostenevano rispettivamente che:
1) Se l'Essere, come è concepito dal puro pensiero, è per necessità immutabile ed eterno, mentre tutti gli essenti individuali che riempiono il mondo dell'esperienza si annullano per trasformarsi nei loro opposti, come il seme nella pianta e il vivente nel cadavere, allora tutto questo mondo del divenire dev'essere un'illusione; deve esistere una realtà più vera, atemporale e immutabile, dove nulla "accade" perchè tutto è "già accaduto" e passato, presente e futuro coesistono in un'eternità indistinta. La realtà come la sperimentiamo, un continuo scorrere, "sembra" solamente essere reale, ma non è altro che un sogno, i nostri sensi la nostra mente ingannatori e maestri di menzogna, la coscienza e i suoi contenuti pura allucinazione (Idealismo).
2) Poichè l'Essere così come è concepito dal puro pensiero, non esiste nella realtà, anzi è incompatibile con essa, è esso stesso un'illusione e una allucinazione, e il nostro pensiero logico uno strumento ingannatore e fallace; l'unica realtà vera è proprio quella del mutamento, del divenire, del fluire e continuo scomparire e rinascere dei singoli essenti: il tempo è un assoluto ed esiste indipendentemente dalle nostre modalità soggettive di percezione; lo stesso vale per la realtà materiale, che continuerebbe a esistere e mutare sempre secondo le medesime leggi anche se nessun osservatore cosciente vi fosse a osservarla. (Materialismo)
Le posizioni più comunemente assunte dai pensatori oggi sono:
1) Posizione filosofica realista: il divenire è innegabile, ma il Tempo è una forma data a priori del nostro modo di percepire, e non lo si può assolutizzare come avente un'esistenza a sè: a parte il piano dell'esperienza soggettiva, dovrà perciò esistere un piano distinto, dell'essere non-temporale (essere in sè o cosa in sè), sulla cui essenza "oggettiva" però non si può dire nulla, perchè è impossibile conoscerla senza farne esperienza, e nell'esperienza esiste una ineludibile componente soggettiva (Kant).

Giuseppe Galeota Al Rami ha detto...

da parte di lorenzowizard 1)
Cosa sia veramente il Tempo è uno dei più antichi quesiti filosofici. Già al tempo di Platone esistevano due differenti visioni, ricollegate tradizionalmente ai nomi di Parmenide e di Eraclito, sebbene siano alquanto mutate col tempo. Partendo dal presupposto innegabile che ciò che osserviamo fuori di noi e viviamo dentro di noi è un fluire di percezioni che mostrano il divenire di tutte le cose, le due scuole sostenevano rispettivamente che:
1) Se l'Essere, come è concepito dal puro pensiero, è per necessità immutabile ed eterno, mentre tutti gli essenti individuali che riempiono il mondo dell'esperienza si annullano per trasformarsi nei loro opposti, come il seme nella pianta e il vivente nel cadavere, allora tutto questo mondo del divenire dev'essere un'illusione; deve esistere una realtà più vera, atemporale e immutabile, dove nulla "accade" perchè tutto è "già accaduto" e passato, presente e futuro coesistono in un'eternità indistinta. La realtà come la sperimentiamo, un continuo scorrere, "sembra" solamente essere reale, ma non è altro che un sogno, i nostri sensi la nostra mente ingannatori e maestri di menzogna, la coscienza e i suoi contenuti pura allucinazione (Idealismo).

Giuseppe Galeota Al Rami ha detto...

da parte di lorenzowizard 2)
2) Poichè l'Essere così come è concepito dal puro pensiero, non esiste nella realtà, anzi è incompatibile con essa, è esso stesso un'illusione e una allucinazione, e il nostro pensiero logico uno strumento ingannatore e fallace; l'unica realtà vera è proprio quella del mutamento, del divenire, del fluire e continuo scomparire e rinascere dei singoli essenti: il tempo è un assoluto ed esiste indipendentemente dalle nostre modalità soggettive di percezione; lo stesso vale per la realtà materiale, che continuerebbe a esistere e mutare sempre secondo le medesime leggi anche se nessun osservatore cosciente vi fosse a osservarla. (Materialismo)
Le posizioni più comunemente assunte dai pensatori oggi sono:
1) Posizione filosofica realista: il divenire è innegabile, ma il Tempo è una forma data a priori del nostro modo di percepire, e non lo si può assolutizzare come avente un'esistenza a sè: a parte il piano dell'esperienza soggettiva, dovrà perciò esistere un piano distinto, dell'essere non-temporale (essere in sè o cosa in sè), sulla cui essenza "oggettiva" però non si può dire nulla, perchè è impossibile conoscerla senza farne esperienza, e nell'esperienza esiste una ineludibile componente soggettiva (Kant).

Giuseppe Galeota Al Rami ha detto...

da parte di lorenzowizard 3)
2) Posizione filosofica cristiana: i due piani di realtà, del Divenire Temporale e dell'Essere Atemporale, esistono entrambi, e sono rispettivamente la Creazione, palcoscenico delle azioni umane, rette dal principio del libero arbitrio, e il piano della Trascendenza, onnipotenza e eternità divina, a cui accederemo con la morte.
3) Posizione del pensiero scientifico classico: il Tempo è una dimensione basilare della realtà fisica e ha un'esistenza oggettiva, come lo spazio e la materia, indipendentemente dalla presenza di osservatori coscienti. Non vi sono fatti sperimentali a sostegno dell'ipotesi dell'esistenza di qualche realtà superiore, trascendente, assoluta, non-temporale e non-fisica.
4) Posizione del pensiero scientifico quantistico: l'esistenza del tempo è legata a quella degli osservatori, così come l'esistenza di un universo fisico conformato in modo ben preciso, descritto dagli esperimenti. "Prima" dell'origine dei primissimi osservatori coscienti, o dopo l'eventuale scomparsa di ogni osservatore, la realtà non potrà essere che una sovrapposizione di infiniti stati quantici, di cui si può dare una descrizione matematica ma che non "diviene" in senso temporale: essa stessa è una forma particolare di realtà assoluta.

Giuseppe Galeota Al Rami ha detto...

da parte di lorenzowizard 4)
E il pensiero astrologico? Gli astrologi tradizionalmente si dividono in due categorie.:
- Fatalisti, per cui tutto ciò che accade, accade necessariamente, quindi è come fosse già accaduto mentre il tempo è pura illusione (come il libero arbitrio), per cui gli astri "determinano". (La loro visione filosofica è quella idealista).
- Realisti, secondo i quali il libero arbitrio può intervenire a plasmare o modificare il destino, mentre gli astri sono una delle tante influenze a cui siamo sottoposti, e non determinano ma "inclinano" (visione cristiana).
Gli astrologi deterministi e fatalisti solitamente insistono sulla continua corrispondenza che si osserva tra le configurazioni planetarie (necessitate dalle leggi astronomiche) e le azioni umane (che quindi sarebbero anch'esse necessitate). I loro avversari fanno di solito notare che tale corrispondenza non è così meccanica da poter chiudere ogni spazio al libero arbitrio; oggi poi, con la scoperta che è possibile pilotare gli eventi con uno spostamento al momento del compleanno, gli anti-fatalisti sembrano avere un argomento in più.

Giuseppe Galeota Al Rami ha detto...

da parte di lorenzowzard 5)
Lo spirito dell'AA è anti-fatalista e per questo io, che sono sempre stato un fatalista, ho trovato tanta difficoltà e impiegato tanto tempo ad adattarmici. Per riuscirvi sono stato costretto a mettere tra parentesi le mie convinzioni più profonde, a sospendere il giudizio su tutta la questione del tempo e della trascendenza, che comunque è insolubile attraverso i mezzi della ragione.