DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

lunedì 28 aprile 2014

Astrologia e informatica. Parte 7

Oggi analizziamo la conversazione online. 
Come avvengono i processi comunicativi quando sono mediati dalla tecnologia? Questo approfondimento è molto utile non solo per comprendere come le problematiche comunicative tra due astrologi possano sorgere a causa dell'impossibilità di riconoscere i toni, ma pure delle difficoltà che possono sorgere nel supporto e nel sostegno del consultante. 
Tanto per iniziare vorrei scoraggiare quegli astrologi che ricevono riconoscimenti di stima attraverso una consulenza online in forma scritta. Infatti spesso l'astrologo usa affermazioni che non sono vere ma che l'utente riconosce come vere perché formulate in un modo piacevole. Questo approccio è davvero troppo ingenuo perché non consente di mettere alla prova 
  1. la reale efficacia del metodo che si usa
  2. quanto il soggetto sia consapevole di sé. 
Le teorie sulla comunicazione mediata da computer (CMC) dispongono di alcuni riferimenti utili alla sua comprensione.
  • La presenza e la telepresenza in cui si definisce il luogo in cui il soggetto si trova effettivamente e il luogo virtuale in cui avviene la conversazione sul web ("sono qui su Facebook" si usa dire per esempio).
  • L'equivalente dello spazio interlocutorio è quindi lo spazio virtuale.
  • Inoltre si avverte la presenza sociale, cioè il computer ha il potere di far percepire la presenza dell'interlocutore, appunto in uno spazio virtuale e di conseguenza in uno spazio mentale del soggetto (se prendiamo in considerazione la teoria dei Brainframes esposta nel capitolo precedente).
  • Il computer inoltre si presta alla capacità di collegare diversi argomenti in maniera ordinata e avere la possibilità di apprenderli in un dato arco temporale.
  • La CMC inolte richiede un tempo di scrittura maggiore rispetto ai tempi dedicati al dialogo faccia a faccia. 
  • Vengono a mancare gli aspetti della metacomunicazione come per esempio i gesti e la mimica, come affermato nei precedenti capitoli di questo corso.
  • Ma ciè è parzialmente supplito da una serie di abbreviazioni e dagli emoticons. 
  • Inoltre l'emittente non può avere la garanzia che il messaggio sia ricevuto e il destinatario ricevente non può avere la garanzia dell'identità del soggetto emittente.

I modelli psicosociali RCS di Sproull e Kiesler approfondiscono quanto detto sin'ora: 

  • La CMC è priva dei condici comunicativi non verbali e questo ha ripercussioni su come l'interlocutore intende quel che viene comunicato. Senza la conoscenza di questi presupposti, è impossibile dare un qualche valore al feedback che otteniamo quando veniamo criticati o lodati da un interlocutore online. Per esempio mi ricordo di un episodio tanto spiacevole quanto bizzarro. Un'astrologa sedicente, mi accusò di averle previsto un cancro, mentre quel che le dissi fu completamente diverso. Nonostante la mia estrema chiarezza, quella persona, inserita in un contesto psicologico deleterio, interpretò le mie affermazioni a suo piacimento e lì per lì non mi informò nemmeno del fatto che avesse recepito bene o male, sempre perché durante il corso della conversazione online, alcuni aspetti della conversazione non possono emergere. Le reazioni successive, mediate da altri apparecchi di comunicazione, ebbero un risvolto isterico, reazione che forse sarebbe stata gestita diversamente se tutta la conversazione fosse avvenuta in presenza. 
  • La CMC inoltre non ci permette di dare importanza a segnali sociali come la competenza, la professionalità, il grado gerarchico a cui si appartiene, poiché l'assenza fisica implica un abbassamento delle convenzioni culturali.
  • Questo è pure da attribuire al fatto che non esistono abbastanza norme da rispettare.
Di conseguenza:
  1. Le persone sono più libere e disinibite sul web, sono isolate dalle regole sociali e si sentono al sicuro da critiche, anche se poi le reazioni ad esse sono comunque evidenti. La CMC rende più facile esprimere disaccordo.
  2. Avviene l'annullamento dello status sociale e quindi tutti comunicano alla pari. Diciamo che l'approccio è più democratico per certi aspetti, ma io non lo condivido poiché non ha sempre senso sfidare l'autorevolezza di una persona competente. Questo naturalmente mette in evidenza che esiste un cambiamento di certi valori, e quindi il fatto che ognuno può ritenersi competente a prescindere dal proprio status. Questo crea un passaggio dall'oggettivo al soggettivo.
  3. La mancanza di norme crea dunque dei problemi a livello relazionale con le relative difficoltà a gestire le conversazioni.
  4. Ne deriva ancora che è possibile adottare una serie di comportamenti maleducati se favoriti dall'anonimato. Ricordo un certo soggetto curioso inserito in un gruppo di astrologia, curioso in quanto incapace di armonizzarsi in un contesto di astrologi perché non interessato all'astrologia. Egli, dietro al filtro del web, si permetteva atteggiamenti denigratori sia nei confronti della materia astrologica e sia della cultura generale degli astrologi stessi. 
Un aspetto positivo della CMC è che comunque, i membri appartenenti a uno status meno elevato interagiscono di più che se fossero in presenza fisica. La conversazione dunque, è distribuita in modo più democratico, cosa che non avviene in presenza, dove lo status sociale determina delle resistenze da parte di chi ha meno competenze. 

Nel modello SIDE (Social identity de-individuation) di Spears e Lea si discosta dal modello precedente per questo motivi:
  • La larghezza di banda di un mezzo di comunicazione non ha nulla a che vedere con la capacità di trasmettere indici sociali poiché gli indici sociali sono comunque contenuti nelle intestazioni e nel contesto a cui si aderisce. Ma non è sempre così. Infatti anche in spazi dove è esplicitato il ruolo, la funzione, lo status, vi sono fenomeni di estrema libertà nel manifestare discordia. Inoltre scrivere in un determinato contesto non implica che tutti quelli che vi partecipano siano competenti, e nemmeno che lo status che rappresentano sia indice di competenza.
  • L'identità sociale comunque si manifesta attraverso le diverse manifestazioni del sé. Ora bisogna vedere pure come l'interlocutore INTERPRETA  ognuna delle diverse manifestazioni e quale elegge a caratterizzante della personalità dell'individuo emittente. Tutto dipende dalle normative imposte nello spazio di discussione: se vengono imposti certi standard ognuno può avere la possibilità di osservare il proprio ruolo in maniera più rigida. La mancanza di norme non spinge l'individuo a manifestare la sua vera identità poiché la vera identità è il frutto delle norme e delle convenzioni culturali e sociali, cioè del contesto in cui il soggetto vive. Altri contesti, come quello virtuale, mostrano peculiarità del soggetto che spesso sono distorte ed esasperate dal ricevente o dalla mancanza stessa di normative. Secondo il modello di cui sopra, il web non è deterministico come invece descritto dall RCS. Infatti molte volte ho parlato della facoltà di auto-imporsi un comportamento etico, io stesso che più volte sono stato accusato di non rispettare quel che propongo. Secondo il modello SIDE, dunque, il problema non risiede nel web ma nella capacità individuale di autodisciplinarsi, dimenticando, a mio avviso, le problematiche relative all'interpretazione dei comportamenti. In definitiva, sempre con il modello SIDE la dimensione sociale si manifesta con una tempistica diversa rispetto a quella faccia a faccia, ma sussiste comunque, cosa che il modello RCS escludeva e interpretava come "isolamento sociale".

Il modello SIP (social information processing) di Walther invece parte dalla critica degli esperimenti condotti con il modello SIDE in relazione a quello RCS.
Gli esperimenti condotti con il  modello SIDE consistono nella disposizione di due gruppi sperimentali in stanze distinte e separate e li pone nelle condizioni caratteristiche della CMC (ricordo comunicazione mediata dal computer). 
Quelli appartenenti al gruppo di controllo sono seduti nella stessa stanza e quindi possono conversare tra loro. L'esperimento è criticato poiché vengono a mancare le motivazioni per creare dei legami a causa della mancanza di aspettative nel ritrovare in futuro la stessa persona dall'altra parte. Inoltre, l'esperimento è svolto con una tempistica obbligata, cosa che riduce la spontaneità del costruire una relazione secondo dei tempi non stabiliti a priori. Insomma il modello SIP critica gli esprimenti di laboratorio perché sono troppo distanti dalle interazioni che avvengono realmente. La dimensione sociale dunque non è predeterminata in partenza come deviante o a-sociale perché vi è sempre la possibilità di costruire le relazioni aggiungendo altri atteggiamenti tipici dell'essere umano, come per esempio la chiamata in webcam o al telefono. In sostanza, si sceglie volutamente quali rapporti meritano rimangano limitati all'uso del computer. 

Il modello NP (Network paradigm) come spiega Mantovani, è una nuova concezione della comunicazione in cui non ci si sofferma ad analizzare l'interazione tra due individui, poiché le relazioni non sono biunivoche e isolate, ma le interazioni di tutti i partecipanti al gruppo o comunità virtuale. Confermo che in effetti la comunicazione dipende pure dalle modalità consentite nel gruppo, poiché certe volte ci si adegua a uno standard. Mi viene in mente il caso di un utente sedicente astrologo che a ogni mia affermazione reagiva in maniera impropria a causa delle reazioni che una fetta ristretta del gruppo aveva nei miei riguardi, sempre in funzione di quel che nel gruppo era lecito dire in determinate condizioni. 

Nel modello ATS (adaptative structuration theory) in cui partendo dal presupposto che sono le persone a produrre le tecnologie e non viceversa, si afferma che l'uomo ha la capacità adattativa di creare artefatti cognitivi. Questo significa che le tecnologie sono adattate a come l'uomo le adatta per farle funzionare come protesi (esempio di Narciso) o come semplici strumenti. Secondo Contractor e Seibold i limiti di questa teoria sono legati al fatto che indicano solo in maniera approssimativa le condizioni in cui si creano determinate condizioni legate alla CMC.

Per questo Mantovani elabora il modello TAS (teoria dell'azione situata) in cui l'azione del soggetto non è altro che un atto ADATTATIVO  al contesto in cui si trova (e agli stimoli che riceve aggiungo). Dunque ogni azione nella CMC dipende dalle circostanze materiali e sociali. Adattiamo i nostri piani alle situazioni,anche se esse fossero pianificate (da un atteggiamento tipico aggiungo io). Il concetto di contesto sociale dunque non è statico, ma dinamico, non è solo fisico ma pure concettuale, e agiamo secondo modelli dati dalla nostra cultura che a sua volta è in continua trasformazione a causa delle scelte dei soggetti. La società secondo Mantovani è continuamente alterata dall'intervento pratico dell'uomo. Allora come analizzare il contesto in modo adeguato? Mantovani usa un modello a tre livelli dove il primo livello è la costruzione del contesto, il secondo è l'interpretazione della situazione, e il terzo livello ha a che fare con l'interazione. Secondo questa struttura abbiamo che: 
  1. i contesti vengono costruiti e non sono mai predeterminati a causa del fatto che l'uomo li altera costantemente;
  2. la struttura della società è condizionata dai principi culturali a cui si appartiene e che di volta in volta scegliamo di utilizzare, sia in quanto esseri individuali e sia in quanto esseri facenti parte di una cultura che ci fa sentire parte del gruppo;
  3. l'azione non è mai isolata dalle circostanze e per questo l'individuo genera scopi adatti a ogni situazione;
  4. chi partecipa alla CMC rielabora costantemente i modelli sociali acquisiti;
  5. la pratica quotidiana e l'esperienza permette agli individui di rielaborare le categorie culturali nella realizzazione di progetti pratici.
Nel modello PT (position theory) di R. Harré, si spinge ancora oltre sostituisce al "ruolo" il processo di posizionamento in cui l'uomo colloca se stesso e gli altri, e serve a spiegare come l'essere umano spiega il proprio comportamento quotidiano e quello degli altri. Semplicemente si tratta di adattamento creativo a posizionare se stessi e gli altri. A differenza delle altre teorie, questo modello pone enfasi sulle attività discorsive dato che proprio attraverso il discorso sono inclusi il maggior numero dei fenomeni mentali.

Da tutto questo discorso elaborato in questo e nei precedenti capitoli possiamo sintetizzare a proposito della comunicazione, che esistono tre diversi approcci:
  1. uno cognitivo dato dal rapporto tra le diverse menti
  2. uno legato all'aspetto dialogico, un processo lineare da emittente a ricevente
  3. uno legato all'identità degli interlocutori per giungere alla conclusione che l'utente non è parte passiva della tecnologia ma come plasmatore dello spazio virtuale. 
Prima di concludere questo capitolo, (che reputo più importante degli altri nella formazione dell'astrologo), vorrei sintetizzare alcuni concetti sulla comunicazione e sulla comunità. 
Il termine comunicazione deriva da communicare che significa mettere in comune qualcosa (a partire da Cicerone). Oggi il termine è esteso più che altro alle vie di comunicazione. Il concetto di comunità viene affrontato da F. Tonnies e da allora ripreso in più modi, spesso associato a un'idea romantica legata ai tempi in cui l'industrializzazione non aveva un po' alterato il fare comunità. La comunità dipende dalla comunicazione? Non necessariamente poiché è invece necessario un insieme di relazioni sociali non vincolate per forza da uno spazio fisico. La metafora di cyberspazio ha portato a considerare la rete del web come una specie di luogo geografico dove riprodurre gli spazi della socializzazione e della comunicazione e infatti, le comunità sorgono in tutti quei luoghi in cui esista la possibilità di connettersi alla rete. Da ciò possiamo trarre la conclusione che sicuramente l'essere umano è un essere sociale, che ha necessità costante di aderire a un gruppo e lo può fare molto più facilmente aderendo a una comunità virtuale perché comporta uno sforzo minore ma sempre con lo scopo di condividere valori comuni e un sistema di simboli a cui aderire per distinguersi dagli altri gruppi o dal resto della gente. 

Nel prossimo capitolo affronteremo ancora meglio il tema dell'insegnante online. 

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