DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

lunedì 13 ottobre 2014

Psicobiologia e astrologia. 15^ parte.

Continua ancora il nostro viaggio nella psicobiologia. 
Mi rendo conto che i contenuti non sono leggeri e per questo chi si provasse a leggere per la prima volta avrebbe delle difficoltà a capire di cosa si sta parlando, difficilmente troverebbe qualcosa di noto a chi si è da poco avvicinato all'astrologia. 
Il livello astrologico qui è molto alto e non sempre i curiosi avranno la possibilità di trovare articoli di tipo divulgativo. 
Inoltre più avanti con i mesi avremo modo di trattare argomenti ancora più complessi di questi, ma sempre scritti nella maniera più semplice che posso. Resta inteso che per seguire il discorso sarà necessario leggere gli articoli precedenti. 
Non mancheranno comunque argomenti più leggeri o molto più leggeri, come quelli che potete trovare sulle diverse pagine facebook, dove si parla degli influssi della Luna o di Mercurio. 

Eravamo rimasti al discorso che l'attenzione è frenata e limitata da diversi elementi. Tra cui spicca la questione legata alla difficoltà del compito stesso e al tempo necessario per svolgerlo. 

Nella teoria della "domanda sostenibile" si sostiene che una richiesta continua di attenzione diminuisce la precisione dell'attenzione esattamente come come per svolgere più compiti che richiedono diverse risorse. 

Ora invece, e brevemente, vediamo quali sono i mezzi per ridurre l'affaticamento:
1) creare uno stimolo comune al altro stimolo;
2) aumentare salienza dello stimolo con l'intervento di altri mezzi (supporto audio o video per esempio);
3) variazione autonoma della frequenza degli eventi;
4) sviluppo tramite esperienza per automatizzare il lavoro;
5) informazioni preliminari per ridurre il carico attentivo 
6) momenti di riposo durante l esercizio. 


Da questi 15 articoli abbiamo appreso una cosa fondamentale: i processi epigenetici permettono all'individuo di modificare il funzionamento dell'espressione genica e quindi permettere al cervello di evolversi e mutare costantemente, ovviamente entro certi limiti. Nei primissimi articoli abbiamo proprio parlato del ruolo dell'epigenetica nel contesto astrologico in quanto abbiamo trovato una sorta di parallelismo tra questa e l'astrologia stessa: se qualcosa di stabilito c'è ed è il patrimonio genetico, dall'altra parte e è l'esperienza a permettere di sviluppare certe potenzialità o nuove particolarità.

I primi mesi di vita sono essenziali e fondamentali per la nostra capacità di generare nuove connessioni sinaptiche e sviluppare comportamenti e atteggiamenti. Centrale è il ruolo della madre che permette al bambino di sintonizzarsi sui suoi stati d'animo. 

Se il bambino assorbe e apprende schemi comportamentali dall'ambiente esterno, sarà ovvio che tutte le esperienze possono formare l'individuo positivamente o negativamente a seconda dello stimolo stesso, producendo nel bambino delle risposte adattative. 
Un amico mi faceva notare come le immagini di violenza possano senz'ombra di dubbio influire sul corretto sviluppo del bambino e predisporlo alla violenza. Aggiungo che il funzionamento dell'asse ipofisi, ipotalamo, surrene è compromesso attraverso la produzione di neurocorticoidi che possono inibire certi processi neurali e potenziare quelli legati appunto alla violenza. 

Quel che voglio dire è che alle predisposizioni genetiche si aggiungono le esperienze dettate dai simboli astrologici; ma quest'ultime dipendono dal contesto in cui si vive e per questo dobbiamo concludere che la componente ambientale e sociale sicuramente hanno un effetto importante per stabilire come e con quale intensità si realizzerà un determinato impulso astrologico. 

In parole semplici, se Hitler fosse nato in Africa e non in Austria, avremmo avuto un soggetto con certe astralità, che avrebbe vissuto determinate esperienze, ma condizionato da un contesto sociale diverso, che avrebbe permesso a quelle posizioni astrologiche di esprimersi in maniera più blanda ma sicuramente diversa.

Non bisogna dunque confondere l'esperienza con il contesto in cui avviene, anche se essa è strettamente connessa con questo. 

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