DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

giovedì 23 aprile 2015

Dall ISIS alla passerella ci vuole poco.


Dall’ISIS alla passerella ci vuole poco. Presto capirete perché.
In questo periodo storico molti eventi stanno scuotendo sensibilmente l’opinione pubblica; ma uno in particolare è occasione di riflessioni ma soprattutto preoccupazioni che non solo riguardano gli Italiani, ma tutto l’occidente in generale. Mi riferisco agli atti terroristici e le mutilazioni al patrimonio artistico mediorientale ad opera del califfato dell’ISIS. Le minacce verso l’occidente e in particolare verso i Cristiani non può che mettere in moto una serie di emozioni che sicuramente possono risolversi in atteggiamenti, e quindi comportamenti concreti come quello dell’antisemitismo.

Ognuno di noi può sentirsi in qualche modo coinvolto a seconda delle risorse che impiega quando ascolta le informazioni; notizie tese a raccogliere il maggior numero di telespettatori secondo quelle che sono le normali strategie della TV, strutturata in maniera tale da coinvolgere il maggior numero di persone stando a quelli che sono gli orari imposti dalla società imperniata sul lavoro (!). Il professionista così come la casalinga o lo studente, sono pronti a raccogliere le informazioni che (nonostante le distrazioni di una tavola imbandita o le preoccupazioni della quotidianità) in qualche modo riescono a fare breccia nella nostra mente e a sollecitare un certo tipo di emozioni. Il mezzo televisivo è dunque fonte di opportunità per sollecitare quei processi pre-attentivi basati sulla sigla del telegiornale che in maniera euristica ci informa di un cambiamento: dobbiamo prestare attenzione se vogliamo soddisfare il nostro bisogno di curiosità. Dall’altro lato abbiamo invece una curiosità indotta proprio dallo stimolo uditivo e poi da quello visivo. La nostra soglia di attenzione dunque diventa variabile a seconda di quelle che sono le operazioni che stiamo svolgendo durante il telegiornale.
È innegabile che l’appello alla paura promosso da taluni TG possa in qualche modo catalizzare un’attenzione notevole anche spesso e volentieri la stessa viene distolta in funzione di stimoli ludici come quelli offerti dallo sport (fortunatamente sono esente da questo rischio). Non so fino a che punto la collettività possa sentirsi tirata in causa quando ascolta le terribili notizie dei terroristi islamici; ma posso senz'altro raccontarvi quel che succede a me e come rispondo agli stimoli televisivi.
La notizia è prima di tutto offerta per mezzo di uno strumento in grado di produrre emozioni che come ben sapete è l’immagine televisiva. Le immagini in sequenza del girato si riferiscono a situazioni che in me hanno generato un forte turbamento: uomini che con martelli cercano di distruggere opere artistiche di inestimabile valore in nome di una guerra contro l’occidente e in nome di una fede “sbagliata”, oppure uomini incapucciati dinnanzi a “vittime sacrificali” inginocchiate. L’immagine osservata e accompagnata dal parlato della voce narrante fuori campo costituisce una ridondanza rispetto a quella che è la notizia a cui fare attenzione e che, dunque, raddoppia la possibilità di essere recepita. Durante la fase centrale del processo di comunicazione, l’informazione così percepita viene analizzata e processata in memoria sollecitando in me un alto grado di attenzione. Tuttavia non parliamo ancora di situazioni che possono sollecitare un preciso comportamento; ma sicuramente l’atteggiamento di base è quello di negare assolutamente tali barbarie, in nome di una civiltà che forse è soltanto un’ideale (e lo dico senza pessimismo).

Posso dunque affermare che non è tanto la strategia comunicativa che ha sollecitato una reazione, quanto piuttosto la notizia stessa. Dunque non il veicolo (che comunque è un potenziale potente mezzo di persuasione) ma la notizia stessa in funzione di quelli che sono i miei valori.

Ora non voglio dilungarmi su quanto i media in qualche modo possano manipolare l’opinione pubblica e veicolarla su certi atteggiamenti o scelte di mercato (pare che per taluni infatti l’ISIS non rappresenti davvero una minaccia reale verso l’occidente). Bisogna riconoscere in certuni casi il ruolo educativo ed istruttivo dei mezzi di comunicazione e che un certo tipo di persuasione dipende sempre dalle risorse che noi investiamo in quello stimolo specifico. 
Una via periferica e quindi un’acquisizione dell’informazione che vada a influire sulle nostre euristiche ovviamente è possibile in funzione di quelli che sono gli stimoli ritenuti più salienti dal telespettatore distratto dalla quotidianità. Nel mio caso l’analisi passa per strumenti di informazione supplementari come quelli offerti dal web che di fatto mi autorizzano a escludere la via periferica. Durante il processo di ricerca è facile poi che la propria attenzione possa essere distolta da notizie che in qualche modo possono essere ritenute più salienti. Per esempio, nel mio caso, durante la ricerca di informazioni che potessero darmi la possibilità di un approfondimento, mi sono imbattuto in un’ansa. La notizia titola: BERLUSCONI AI DEPUTATI DI FORZA ITALIA: IO TRA GLI OBIETTIVI DELL ISIS.

La familiarità acquisita per mezzo della Tv a proposito del noto personaggio politico, è stato un elemento significativo per catturare la mia attenzione poiché ha richiamato in memoria episodi a sfondo sessuale in cui lo stesso si è ritrovato. Il titolo e il posizionamento della notizia rispetto a un elenco ha naturalmente promosso la sua scelta. L’atteggiamento nei confronti del noto personaggio politico, la mia idea rispetto alle vicende da lui vissute, hanno poi promosso un comportamento: scegliere quella notizia. Da notare come il fattore accidentale (costituito dal posizionamento dell’articolo all’interno di una lista) abbia esercitato un ruolo determinante rispetto a quello che sembrava essere prioritario. Una volta eseguito l’accesso alla pagina la mia attenzione è stata catturata dall’elemento più in evidenza: il titolo in grande. Subito sotto al titolo l’immagine di Berlusconi in posa da “direttore d’orchestra”.
L’articolo comincia così: “Sono tra gli obiettivi dell'Isis. In cima alla loro lista di bersagli. Lo ha detto Silvio Berlusconi, a quanto raccontano diversi presenti, nel corso della riunione dei deputati di Fi. L'ex premier ha motivato in questo modo la decisione di non prendere parte a comizi all'aperto. "Andrò in televisione e farò comizi ma solo al chiuso perchè all'aperto qualcuno può attentare alla mia vita", ha detto Silvio Berlusconi”
(fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/04/22/berlusconi-ai-deputati-di-forza-italia-io-tra-gli-obiettivi-dellisis_085bf20d-7afd-4298-b8fa-60cf53833c9b.html)

In perfetto stile giornalistico, cioè seguendo quelli che sono gli ordini di compilazione del messaggio, ossia le strategie per sollecitare un alto grado di attenzione (o aumentarne le probabilità), si nota immediatamente proprio il bisogno di mettere in evidenza un concetto che possa poi portare alla lettura di tutto l’argomento e chissà posare lo sguardo sulle pubblicità sparse qua e là sul sito come per esempio le immagini delle modelle che sfilano in passerella per mostrare gli ultimi capi di moda dell’ultimo stilista desideroso di scalare la vetta.

Anche io, oggi mi sono in qualche modo divertito a guidare, manipolare, la lettura di questo mio post: il titolo scommetto ha catturato la vostra attenzione anche per mezzo di immagini che in qualche modo potessero mettere in mostra l'ironia dissacratoria che spesso e volentieri, prima di logorarsi, produce l'effetto che si desidera. La conclusione? Sta a voi. 

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