DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

sabato 18 marzo 2017

Se ci credi riuscirai



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Diciamolo chiaramente: questa storia è diventata una moda. Poi, da quando abbiamo compreso che l'osservatore modifica la realtà, molti hanno frainteso il senso della frase facendo galoppare la propria fantasia, come se bastasse credere intensamente a qualcosa per farla accadere, come se bastasse pensare positivo per cambiare la realtà attorno a noi. In parte è vero: se mi dispongo a vedere le cose con una filosofia diversa, sarà possibile vivere con maggiore serenità e forse saremo capaci di cogliere opportunità, che con il broncio non riuscivamo a vedere. 

Però da lì a dire che l'uomo può modificare la realtà attorno a lui, semplicemente ringraziando l'universo, sorridendo alle sventure, credendo ciecamente nelle proprie risorse, be,. è quanto di più ingenuo possa esserci, e tra l'altro è quanto di più giusto per arricchire le tasche di chi ha scritto i libri sul pensiero positivo sfruttato la moda della fisica quantistica. 

La fisica dei quanti non dice che se noi osserviamo qualcosa la modifichiamo; ma dice che se noi osserviamo un oggetto quantistico dobbiamo farlo con un fotone; e giacché il fotone appartiene al mondo quantistico, interagisce con la particella da osservare. A seconda della lunghezza d'onda con cui si manifesta il fotone, è possibile avere informazioni diverse della particella da osservare. Quindi non siamo noi che modifichiamo la realtà, ma è la particella stessa che interagendo con l'oggetto quantistico ne modifica la posizione e la velocità. 

Chi non ha capito il senso di quel famoso esperimento che ha condotto Heisenberg a formulare il suo principio di indeterminazione, sicuramente finirà per credere che sia l'uomo stesso a cambiare la realtà. Diciamo che è stata una furberia di certi scrittori. In realtà, quando si dice che l'osservatore influenza l'osservato ci si riferisce a un concetto che è stato preso dalla psicologia ed è stato deformato da certi autori americani in cerca di un business redditizio. Basti pensare a quanti milioni di copie vendute del famoso "The secret", la bibbia di chi pratica il pensiero positivo. Tra l'altro, chi ha scritto certi libri non è nemmeno psicologo. Ma in America è così: conta molto la cultura "fast food" e l'importante è fare soldi. In questo modo chiunque diviene psicologo di sé stesso applicando semplici e banali regole, facili come bere un bicchier d'acqua: pensa positivo e tutto si risolve perché lo dice la scienza. Ovviamente la scienza non dice questo. 

Ribadisco che il pensiero positivo è utile ma per chi è capace di attuarlo: non tutti sono portati a vedere il bicchiere mezzo pieno. Infatti per molti è meglio avere un tantino di diffidenza nei confronti del futuro, giusto per non rimanere delusi. E non è che questi non raggiungono il successo o non trovano la persona giusta da amare. Costringere al pensiero positivo è una violenza: c'è chi preferisce la propria zona di confort fatta di dubbi anche sulle proprie capacità. Il che non è male se spinge a migliorarsi ogni volta.   

Io sono un'ottimista cronico, un inguaribile fiducioso nel futuro, credo nella gente, e credo fermamente nelle mie capacità. Ma questo non mi è mai servito. Talvolta mi ha procurato persino danni e oggi sono una persona ottimista sì, ma con maggiore consapevolezza che non bisogna essere così ingenui. E soprattutto sono consapevole del fatto che crederci non serve a nulla se non abbiamo un piano d'azione efficace per realizzare i nostri obiettivi. 

Se pensate che basti pensare positivo per creare le condizioni del successo, beh, io sono la manifestazione vivente che ciò è falso, è una bufala. E allora qualcuno potrebbe dire: non ci credevi veramente allora. E invece no. Il crederci ciecamente mi ha dato la forza per non mollare mai. Ma le occasioni buone della mia vita non sono state generate dal pensiero positivo: sono state generate dal duro lavoro, dal sacrificio, dal ragionamento, dal fatto che ho voluto sempre applicare mille strategie diverse. Insomma, bisogna rimboccarsi le maniche. Chiedere all'universo e ricevere è un dono che si trova nelle mani di certe persone davvero molto fortunate. 

Ricordo per esempio un mio cliente del sud Africa che era in giro per l'Italia a piedi nudi come un Gesù, vestito solo di quattro stracci e diretto verso il Tibet. Gli avevano appena rubato il passaporto. Come faceva senza soldi, senza documenti? Chiedeva all'universo e l'universo gli dava. Ma lui era naturalmente predisposto a queste fortune. Non aveva alcuna qualità in più o in meno rispetto alle mie. Sapeva solo cavarsela in situazioni estreme perché era ORGANIZZATO. 

Insomma, aveva imparato come comportarsi: è una questione di intelligenza, strategia, coraggio, e anche un tantino di strafottenza. Non tutti sono fatti allo stesso modo e non tutti dobbiamo diventare marionette, tutti uguali col sorriso da abete sul viso, tutti a chiedere sostegno all'universo. 

Credici, forse qualcosa otterrai, ma non potrai mai sapere se l'universo ti ha ascoltato o se invece hai solo saputo cogliere certe opportunità anche armato di una certa capacità organizzativa e opportunistica. 

Tutto questo discorso, però, non va confuso con il potere di un'intero gruppo di persone connesse su di un pensiero tradotto in una specifica frequenza. Parliamo di argomenti di confine, che abbracciano più la metafisica che la scienza vera e propria, ovviamente. In via teorica è possibile che la risonanza tra persone connesse allo stesso stato d'animo possa condurre a certi risultati; ma conclusioni definitive ancora non ne possiamo fare, a essere onesti. 

Noi sappiamo solo che tanti più elementi simili entrano in risonanza e tanto più sarà facile che il sistema agirà all'unisono. Ma parliamo di un sistema costituito da elementi quantistici e non di persone. Può accadere qualcosa di analogo anche all'essere umano? Forse. Esperimenti a tal riguardo, e che confermano definitivamente la questione, non ce ne sono. Perciò, non possiamo nemmeno sapere se sintonizzarsi a una certa frequenza "positiva" possa catturare le energie positive esistenti nel mondo. 

Se usiamo il linguaggio della scienza sembra possibile; ma nella realtà abbiamo visto che non è così; e il mio caso è proprio esemplare a tal riguardo. Da dottore in scienze e tecniche psicologiche quale sono, non mi sognerei mai di invitare un mio potenziale cliente al "pensiero positivo". No. Lo feci anni fa ottenendo il risentimento di un caro amico che oggi non c'è più. Potessi tornare indietro gli fornirei gli strumenti pratici e strategici per vivere meglio, ma solo se in linea con il suo temperamento duro e scontroso. Non si può pretendere di cambiare le persone e non si può dire che la felicità si ottiene solo pensando positivo. Non si può illudere la gente e farla vivere di speranze che senza un piano d'azione non si realizzeranno mai. 

Per non parlare poi di quei casi in cui il pensiero positivo, la grande forza di convinzione crea solo danni: Fabrizio Corona se avesse avuto un minimo di dubbi sulle sue capacità e sulla buona sorte, forse non avrebbe visto il carcere. C'è un tizio che vorrebbe realizzare un business e ci crede ciecamente. Io non sono nessuno per farlo desistere dalla sua cieca fiducia nelle sue risorse e nelle sue capacità; ma ci sono casi in cui seguire una strada porta all'autodistruzione; e forse questo è il caso di questa persona. Occorre insistere, perseverare e questo ci rende immuni da sbagli e fallimenti? No. Occorre anche capire quando un progetto non fa per noi anche se ci crediamo fermamente. 

Anni fa avevo una fissa per il cinema e la TV. Era un mio pallino. Anche allora avevo questa cieca fiducia nelle mie risorse e capacità; ma non è andata come volevo. Ho cambiato strada e ho trovato quella che mi fa sentire veramente realizzato. E non è che se non ci pensi allora le cose si realizzano, vanno per il verso giusto. No, anche questa è la solita frase stupida, la solita chiacchiera per chi non ragiona, per chi crede nelle sciocchezze, per chi è così talmente ingenuo da fidarsi di certi detti popolari. La verità è che servono strategie, azioni, regole, ma se c'è anche un pizzico di fiducia certo non guasta!

                                          Giuseppe Galeota, dottore in scienze e tecniche psicologiche. 

8 commenti:

RM ha detto...

Ciao Giuseppe.
Prima di tutto volevo farti i complimenti per l'articolo e per l'enorme contributo che stai dando, attraverso i tuoi studi e approfondimenti, per questa splendida disciplina che è l'Astrologia.
Detto questo, vorrei chiederti un parere.
Qualche tempo fa lessi in un tuo articolo o in un un tuo commento (ora non ricordo precisamente in quale dei due) dei punti in cui parlasti della neuroplasticità (prendo una definizione, per chiarire meglio di cosa stiamo parlando: "La neuroplasticità è l’abilità del cervello di modificarsi, dal punto di vista strutturale e funzionale, in risposta all’esperienza, come risultato degli stimoli cognitivi che si verificano durante l’intero arco della nostra vita.") e della possibilità quindi di poter modificare alcuni aspetti della nostra natura e della nostra personalità, mediante dei particolari sforzi ed esercizi e, credo (correggimi pure se sbaglio), tramite la modifica di nostre particolari abitudini le quali, col tempo, sono le principali responsabili dei nostri tratti comportamentali.
Ora, come si può coniugare questo aspetto con la staticità del nostro Tema Natale?
E' vero che il nostro TN è continuamente stimolato da diversi elementi (transiti, RL, RS, ecc.) ma sostanzialmente sempre quello rimane, dalla nascita alla morte.
Per intenderci, uso un esempio: per quanto io voglia modificare un lato del mio carattere che mi crea problemi a causa di un eccessiva suscettibilità emotiva alle provocazioni (supponiamo derivata da un quadrato Luna/Marte) e, per quanto io mi sforzi, quel comportamento legato alla quadratura rimarrà sempre, in forma larvata o meno (per ovvie ragioni non diventerà mai un sestile o un trigono!).
Dunque, per tutta una serie di motivi, mi chiedo come sia possibile un collegamento tra le due cose, che appaiono (almeno ai miei occhi) così inconciliabili.
So che ci sono alcune eccezioni, dove sono possibili delle modifiche nel corso del tempo, correlate al concetto dei "Segni compensati" ma a parte il fatto che permetterebbero solo un'oscillazione verso il polo opposto, riguarderebbero poi solo il Sole nei Segni e non altri fattori del TN.
Mi rendo conto che la domanda è un po' complessa e spero di essere stato sufficientemente chiaro nel formularla.
Son sicuro che in ogni caso tu, grazie alla tua considerevole preparazione su questi argomenti, sia perfettamente in grado di dare una risposta all'altezza.

Anonimo ha detto...

Completamente d'accordo, ogni volta che mi sono "fissata" su qualcosa pensando positivo ho solo fatto grandi danni e me ne sto rendendo conto da poco purtrppo. Sono "quella" dell'ascendente in decima, che sia questa consapevolezza il suo lato positivo?
A.

Giuseppe Al Rami Galeota ha detto...

Gentile RM la domanda non è stupida non è complicata, ma avevo già risposto altre volte. Comunque per me non è un problema ripetermi ancora. Bisogna partire dal presupposto che lo stesso aspetto astrologico è la stessa posizione planetaria in una certa casa in un certo segno può agire secondo una moltitudine di possibilità di espressione. Una di queste espressioni può essere vissuta a un livello evolutivo più alto o semplicemente diverso dal precedente. Il significato simbolico rappresentato da una certo pianeta e da una certa posizione astrologica non scompare attraverso la modifica del nostro comportamento e delle nostre azioni virgola ma semplicemente viene vissuto a un livello diverso dal precedente. Per fare un esempio, Jung aveva una posizione astrologica che lo ha spinto a vivere le esperienze psicologiche traumatico. Nel momento in cui si è evoluto, non era più lui a vivere le esperienze traumatiche ma erano i suoi pazienti. In questo modo il suo simbolo astrologico ha continuato ad agire nonostante il suo cambiamento.

Giuseppe Al Rami Galeota ha detto...

Chiedo scusa per la punteggiatura virgola ma sto rispondendo attraverso la registrazione vocale del mio telefonino.

Giuseppe Al Rami Galeota ha detto...

Cara lettrice, non credo che questa consapevolezza da lei raggiunta sia l'espressione della decima casa di rivoluzione. Lo sarebbe solo e solamente se portasse anche molti vantaggi pratici oltre che psicologici punto in ogni caso non ho detto che non bisogna pensare positivo, ma che il pensiero positivo è essenziale ma non determinante. Quel che occorre essere critici virgola positivi ma con un buon piano strategico.

RM ha detto...

Grazie per la risposta. Sì, avevo già letto dei tuoi articoli a riguardo, volevo vedere se c'erano degli elementi in più da considerare che magari mi erano sfuggiti.
Quindi tu appoggi certe teorie dell'Astrologia cosiddetta "evolutiva", la quale prevede che ci possa essere un'evoluzione positiva di determinati punti critici del nostro TN?
E, permettimi di farti un'altra domanda (perdonami ma l'argomento mi prende molto): cosa si può suggerire, per esempio, a livello pratico (accantonando per il momento la pratica delle RSM), ad una persona con una Venere problematica (per esempio opposta a Saturno) che non riesce ad avere una storia d'amore gratificante a causa di una scarsa fiducia in sé stessa e a circostanze oggettivamente "sfortunate"?
In che modo può evolversi in "positivo" un aspetto di quadratura o di opposizione Venere/Saturno?
So che bisogna vedere il resto del TN e le specificità dei casi singoli, ma mi piacerebbe avere da te una risposta (anche generica) su questo aspetto.

Anonimo ha detto...

Sì sì certo so che non è questa l'espressione anche perché i bilanci si fanno alla fine di un anno e il mio è appena iniziato, cosa potrei leggere per conoscere le giuste strategie?

Giuseppe Al Rami Galeota ha detto...

Gentile RM non appoggio le idee dell'astrologia evolutiva: una quadratura tra Sole e Marte non sparisce mai. È solo che viene vissuta a un livello evolutivo diverso.
Per esempio, dato che per tutta la vita l'opposizione Venere-Saturno non sparisce, allora è possibile viverla in maniera differente: o privazione dell'amore, o amore nei confronti di un "vecchio" o di un uomo sofferente. Questa è una delle possibili soluzioni.

Per A: non esiste una strategia che è valida per tutti. Occorre un'analisi approfondita del soggetto per poter stabilire quali piani di azione sperimentare. Esistono dei testi sulle STRATEGIE DI COPING; ma si tratta di testi per psicologi e non manuali per il fai da te. Quindi occorre sempre la supervisione di un "tecnico" della materia. Io propongo una mia analisi con un tentativo di individuare alcune strategie. Ovviamente lo faccio tramite consulenza in privato.