Premessa
Credo nei miracoli.
Credo nell’anima.
Credo che esistano dimensioni dell’esperienza umana che sfuggono alla misurazione, alla statistica e persino al linguaggio ordinario.
Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che nella vita accadano cose straordinarie, inspiegabili, talvolta persino sconvolgenti.
La storia umana, individuale e collettiva, è piena di eventi che non possono essere ridotti a schemi lineari o a semplici relazioni di causa-effetto.
Proprio per questo, però, sento il bisogno di tracciare un confine.
Quando la spiritualità diventa invadente, quando entra in campi che non le appartengono e utilizza in modo improprio concetti presi in prestito dalla psicologia e dalla sociologia per legittimare visioni personali. Questo non va bene.
Quando termini come inconscio, trauma, blocco, meccanismo difensivo o proiezione vengono usati senza metodo, senza formazione e senza responsabilità, non si sta facendo spiritualità.
Si sta facendo confusione.
La sociologia studia i fenomeni collettivi, le dinamiche sociali, i contesti, le disuguaglianze, il caso e le strutture che influenzano la vita delle persone. La psicologia studia il funzionamento della mente, con strumenti specifici, limiti chiari e una forte responsabilità etica.
Usare frammenti di questi saperi per spiegare le questioni spirituali, è una mancanza di rispetto verso queste discipline e, soprattutto, verso le persone di cui si parla.
La spiritualità autentica, a mio avviso, non ha bisogno di appropriarsi di concetti psicologici per validarsi. La psicologia non ha bisogno di categorie spirituali per fare il suo lavoro.
Quando i confini vengono superati, anche in buona fede, il rischio è sempre lo stesso: semplificare ciò che è complesso e attribuire responsabilità dove non possono essere dimostrate.
Per questo ritengo importante mantenere una distinzione chiara e rispettosa tra i piani. Rispetto per le professioni.
Non per negare il mistero, ma per non abusarne. Non per togliere senso, ma per non imporlo agli altri.
Facciamo un esempio:
Non tutti riescono a trovare l’amore. E questo non perché siano peggiori o migliori degli altri.
Esistono persone che, pur attraversando fragilità evidenti, riescono a costruire relazioni durature. Altre, invece, pur facendo percorsi seri di crescita personale, di riflessione o di consapevolezza, continuano a non incontrare ciò che desiderano.
Questo dato di realtà suggerisce una prima distinzione fondamentale: non tutto ciò che accade nella vita relazionale può essere ricondotto a una causa interna dell’individuo. Questo lo dice tutta la psicologia non io.
È naturale cercare spiegazioni che diano senso alle esperienze, anche attraverso linguaggi simbolici o spirituali. Questi linguaggi possono avere un valore personale e soggettivo.
Diventano un abuso, però, quando vengono usati come spiegazioni psicologiche generalizzate o come interpretazioni del funzionamento mentale di altri. Come funziona la mente e l'inconscio lo dice la psicologia. La spiritualità è un'altra cosa.
In alcuni casi, è vero, esistono convinzioni disfunzionali, modalità relazionali ripetitive o comportamenti che ostacolano l’incontro con l’altro. Questo però è un ambito che, in psicologia, viene affrontato attraverso l’osservazione dei comportamenti, l’analisi delle “tentate soluzioni” e la verifica degli effetti nel tempo.
Non sempre è così. E qui entra in gioco un punto centrale messo in evidenza dalla psicologia clinica contemporanea.
Giorgio Nardone, sulla base di oltre quarant’anni di pratica clinica e di migliaia di casi trattati, ha mostrato come uno degli errori più frequenti nel tentativo di spiegare la sofferenza umana sia l’illusione del controllo totale.
Secondo Nardone, molte persone – e spesso anche chi le osserva – tendono a credere che ogni problema abbia una causa interna chiara e modificabile: una convinzione, un blocco, un errore di pensiero.
Questa idea è rassicurante perché mantiene l’illusione che, trovata la causa giusta, il problema possa essere risolto in modo lineare. La pratica clinica mostra invece qualcosa di diverso:
esistono problemi che non dipendono da ciò che una persona pensa o sente, ma dalla complessità delle relazioni, dal contesto, dalla storia, dal tempo e da fattori non controllabili.
Attribuire automaticamente la responsabilità all’interiorità del soggetto, in questi casi, non aiuta il cambiamento e spesso aumenta la sofferenza, perché introduce un senso implicito di colpa:
"se non cambia nulla, allora significa che non sto facendo abbastanza, o che sono io il problema".
Questo chiarimento , cioè che non tirto dipende da noi, non lo dice Nardone ma tutta la psicologia!!! Tutti gli autori più importanti! La psicologia interviene solo dove c'è qualcosa che dipende da noi e dai nostri pensieri. Dove c'è qualcosa che non dipende dai nostri pensieri viene trattata in un altro modo con un altro tipo di approccio psicologico. Non è una questione di inconscio e che certe volte abbiamo difficoltà a guardare le cose da una prospettiva diversa e non riusciamo a trovare soluzioni. Non c'entrano nulla Le "Vibrazioni."
Un meccanismo simile è stato descritto in psicologia sociale da Melvin Lerner con la cosiddetta ipotesi del mondo giusto, poi approfondita da numerosi ricercatori.
Secondo questa ipotesi, gli esseri umani tendono spontaneamente a credere che il mondo funzioni in modo equo:
che le persone ottengano ciò che meritano e che ciò che accade abbia sempre una ragione “giusta”.
Questa credenza non nasce da cattiveria, ma da un bisogno psicologico di sicurezza e prevedibilità.
Se il mondo è giusto, allora è anche controllabile. Questa è l'illusione! Ma una certa spiritualità moderna legge le cose in modo diverso.
Il problema emerge quando questa convinzione viene applicata alla sofferenza altrui:
chi non ottiene qualcosa – amore, salute, successo – viene implicitamente visto come responsabile di ciò che vive.
In ambito relazionale, questo meccanismo porta a pensare che chi non trova l’amore abbia necessariamente qualcosa che non va dentro di sé. Una conclusione che non è supportata né dalla clinica né dalla ricerca.
Dire a una persona che “sta attirando ciò che vive” o che “le sue vibrazioni non sono allineate” non è una spiegazione psicologica, ma un’interpretazione personale. È una banalizzazione.
Può avere un senso soggettivo per chi la utilizza, ma non può essere proposta come lettura del funzionamento psichico altrui.
La psicologia, quando è praticata seriamente, richiede metodo, osservazione, verificabilità e soprattutto prudenza interpretativa. Non utilizza concetti psicologici per confermare visioni personali, né per attribuire cause senza evidenze osservabili!
Questo non significa negare il valore delle esperienze spirituali individuali. Significa però riconoscere un limite chiaro: la spiritualità riguarda il senso che ciascuno dà alla propria esperienza; la psicologia riguarda la comprensione e la tutela della mente degli altri!
Confondere questi piani, anche in buona fede, rischia di produrre effetti collaterali importanti: senso di colpa, auto-svalutazione, giudizio implicito, ulteriore sofferenza.
Riconoscere che non tutto dipende da noi non è una rinuncia alla crescita personale, ma un atto di realismo, umiltà e rispetto per la complessità della vita umana.
Dunque non mi piace l'invadenza. Ognuno deve fare il proprio mestiere e non si deve intromettere. Se vogliamo dare una spiegazione consolatoria dovendo che tutto dipende dai nostri pensieri non ho nulla in contrario. Ma se dobbiamo essere seri e rigorosi non è giusto snobbare le evidenze e deridere chi si occupa specificamente di come funziona la mente.
Bisogna avere rispetto. La spiritualità non ti dice come funziona la mente! Quelle informazioni sono una scorretta interpretazione di ciò che dice la psicologia seria.
Che senso ha prendere una laurea e studiare sul campo se poi ce ne dobbiamo venire fuori con certe banalità? Allora ci vuole rispetto. Lasciate fare agli psicologi il loro lavoro. Se voi volete credere che la mente sia causa di tutto, per piacere non dite che è in accordo con la psicologia o che la psicologia sia limitata! È limitato crede che la causa sia sempre e solo dentro di te!
