LILITH e GILGAMESH in astrologia
LA CONFUSIONE DELLE “TRE LILITH”
Nella storia astrologica moderna possiamo infatti incontrare almeno tre oggetti differenti che portano lo stesso nome. La prima è la Dark Moon Lilith, una presunta seconda Luna della Terra. La seconda è la Black Moon Lilith, cioè il punto matematico collegato all’apogeo lunare, nella forma oggi più diffusa in Europa. La terza è (1181) Lilith, un vero asteroide della fascia principale scoperto nel 1927. L’asteroide 1181 Lilith esiste davvero, ma il suo nome non deriva direttamente dalla Lilith mitologica: fu chiamato così in riferimento alla compositrice francese Lili Boulanger, non al demone della tradizione ebraica.
LA PRIMA “LUNA NERA” NON ERA UN PUNTO MATEMATICO
Prima della Black Moon Lilith intesa come apogeo lunare, esisteva nell’ambiente esoterico e astrologico dell’inizio del Novecento l’idea di una seconda Luna della Terra. Non una posizione geometrica. Una vera e propria Luna, soltanto molto scura e difficilissima da osservare. Questa idea era stata collegata alle affermazioni dell’astronomo dilettante Georg Waltemath, che alla fine dell’Ottocento sostenne di avere individuato un secondo satellite terrestre. L’oggetto non fu però confermato dall’astronomia. Nel 1918 l’astrologo inglese Sepharial, pseudonimo di Walter Gorn Old, utilizzò questa ipotetica seconda Luna e la chiamò Lilith. La sua Lilith era quindi, almeno in origine, concepita come un possibile corpo celeste reale, anche se non riconosciuto dall’astronomia ufficiale. Questo è il primo grande equivoco storico. La presunta seconda Luna non è stata confermata. Quella Lilith appartiene alla storia dell’astrologia esoterica e delle ipotesi astronomiche non confermate, non all’astronomia moderna.
E POI ARRIVA DOM NÉROMAN
Nel 1937 compare un’altra idea. Il francese Dom Néroman, pseudonimo di Pierre Maurice Rougié, pubblica Les présages à la lumière des lois de l’évolution. In quel libro compare quella che viene comunemente considerata la prima descrizione della Lilith astrologica come “fuoco vuoto” dell’orbita lunare, cioè il secondo fuoco dell’ellisse, che astrologicamente viene fatto coincidere con l’apogeo della Luna. Adesso Lilith non è più una presunta seconda Luna, ma è diventata un punto matematico. Non c’è nessun oggetto nascosto nello spazio. Non bisogna cercare una luna nera. Si calcola una posizione. Néroman scrive anche qualcosa di estremamente interessante per capire quale fosse il presupposto astrologico della sua operazione. Definisce Lilith un “fattore astrologico” e distingue due problemi: da una parte l’aspetto astronomico, necessario per collocarla nello Zodiaco; dall’altra l’“aspetto influenziale”, che considera delicato e che non intende discutere in quel momento. Subito dopo definisce il punto come il “fuoco vuoto” dell’orbita lunare e propone di considerarlo, provvisoriamente, come generatore di “disturbi” e “esasperazioni” della funzione sessuale. Poi, naturalmente, il simbolo crescerà, si amplierà, verrà reinterpretato e prenderà una quantità enorme di significati. Ma questa è la sua prima importante traccia astrologica documentata. Inoltre Neroman stabilisce anche la posizione di Priapo, in maniera speculare a Lilith. Tuttavia questo punto non ha avuto la stessa fortunata diffusione nella pratica astrologica. Priapo, secondo lui significava fertilità sessuale.
MA CHI È LILITH PRIMA DELL’ASTROLOGIA?
Il nome viene da un’antica tradizione mitologica e religiosa. La figura di Lilith è il risultato di una lunga stratificazione di tradizioni mesopotamiche, ebraiche e medievali. Le associazioni con la notte, i demoni femminili, la sessualità, la pericolosità e altri aspetti cambiano nel tempo. E la famosissima Lilith “prima moglie di Adamo” non appartiene al racconto della Genesi. È una tradizione molto più tarda, legata soprattutto all’Alfabeto di Ben Sira.
E GILGAMESH?
Ed eccoci finalmente al punto più curioso. Una delle storie più frequentemente associate alla genealogia mitologica di Lilith è il racconto sumerico dell’albero Ḫuluppu. Il testo viene normalmente collegato alla composizione sumerica conosciuta come Gilgamesh, Enkidu e il mondo infero, che è anteriore alla versione babilonese dell’epopea e che fu poi tradotta e incorporata, in forma di tavola XII, nella tradizione dell’Epopea di Gilgamesh. La tavola XII, però, presenta problemi di continuità con il resto dell’epopea ed è generalmente considerata materiale aggiunto o comunque distinto dalla struttura principale del poema. La storia comincia con un albero. L’albero Ḫuluppu cresce presso l’Eufrate. Inanna lo trova, lo prende e lo pianta nel proprio giardino. Passano gli anni. Quando finalmente vuole utilizzarlo, scopre che nell’albero si sono stabilite tre presenze. Alla base c’è un serpente. Nella parte superiore c’è l’uccello Anzu con la sua covata. Nel tronco compare una creatura femminile che Samuel Noah Kramer, nella sua ricostruzione del testo pubblicata nel 1938, rese come Lilith.
E COSA FA GILGAMESH?
Qui arriva la parte che ci interessa di più. Inanna non riesce a liberare l’albero. Chiama Gilgamesh. Gilgamesh interviene. Secondo il racconto, affronta il problema, uccide il serpente, l’uccello fugge e la creatura femminile abbandona il proprio rifugio. Gilgamesh e i suoi compagni possono quindi abbattere l’albero e consegnarne il legno a Inanna. Ed è qui che lancio una provocazione. Non una teoria, non una verità astrologica, ma una provocazione.
Se (come fanno quasi tutti i colleghi) prendiamo il mito come fonte per il significato astrologico di Lilith, perché dovremmo fermarci a Lilith?
Nel racconto c’è anche Gilgamesh. E non è una figura secondaria. È colui che interviene, che combatte, colui che rimuove gli ostacoli, colui che permette all’albero di essere nuovamente utilizzato.
Quindi, se accettiamo per assurdo la logica:
mito → simbolo → punto astrologico → significato → transiti
allora qualcuno potrebbe legittimamente chiedere: perché Lilith dovrebbe diventare un fattore astrologico e Gilgamesh no?
“Prendo una figura mitologica e la collego a un elemento del cielo”
avremmo per Gilgamesh una possibilità addirittura più semplice dal punto di vista materiale. Infatti, non dobbiamo inventare una “Luna di Gilgamesh”. Non dobbiamo immaginare un pianeta invisibile, non dobbiamo usare un punto geometrico dell’orbita lunare. Abbiamo già un asteroide reale. Naturalmente questo non dimostra assolutamente che l’asteroide abbia un significato astrologico, ma rende la provocazione perfettamente coerente con alcune pratiche dell’astrologia moderna.
E CHE SIGNIFICATO POTREBBE AVERE GILGAMESH?
Prima di tutto, l’eroismo e la capacità di intervenire concretamente. Nel racconto dell’albero, Gilgamesh non contempla il problema. Agisce.
Secondo: la rimozione dell’ostacolo. C’è qualcosa che impedisce all’albero di essere utilizzato. Gilgamesh interviene e lo rimuove.
Terzo: il confronto con il mostruoso e con il pericoloso. Questo appartiene all’intera epopea, non soltanto all’episodio di Lilith.
Quarto: la lotta contro il limite umano. La questione più famosa di Gilgamesh non è in fondo la vittoria sui mostri. È la morte. Dopo la morte di Enkidu, Gilgamesh cerca una risposta al problema della mortalità e arriva fino alla ricerca dell’immortalità. Alla fine scopre che l’immortalità umana non è raggiungibile. La sua grandezza consiste quindi anche nel confronto con il proprio limite.
Quinto: l’amicizia, la perdita e il lutto. La morte di Enkidu modifica completamente il suo percorso.
Sesto: la ricerca della gloria e della permanenza. Gilgamesh non può conquistare l’immortalità biologica, ma può lasciare qualcosa attraverso le proprie opere e la memoria. Ecco allora che, come esercizio puramente simbolico, potremmo immaginare:
Gilgamesh = azione eroica + confronto con l’ostacolo + lotta contro i limiti + esperienza della perdita + ricerca di permanenza e significato.
Ripeto: questa non è una tradizione astrologica antica. È una costruzione ipotetica. Ed è proprio questo il punto.
E LILITH CONTRO GILGAMESH?
Se Lilith venisse utilizzata come simbolo di ciò che si sottrae, si separa, si colloca ai margini, rifiuta, eccetera… e se Gilgamesh venisse costruito come simbolo di ciò che affronta, invade, combatte, rimuove e ristabilisce… potremmo perfino costruire una polarità al posto di Priapo:
Lilith = ciò che si sottrae all’ordine
Gilgamesh = colui che interviene sull’ordine perturbato
Ma attenzione. Questo non sarebbe ancora astrologia dimostrata. Sarebbe una mitopoiesi astrologica. Staremmo creando un sistema simbolico. Ed è esattamente qui che dovremmo fermarci prima di trasformare la fantasia in fatto, come invece è stato fatto con Lilith e con tutti gli asteroidi da Chirone a Eros e tutti gli altri.
Perché dovremmo aspettarci che un asteroide chiamato Gilgamesh funzioni astrologicamente soltanto perché gli astronomi hanno deciso di chiamarlo così nel 1960? Il cielo non sapeva che quell'asteroide si sarebbe chiamato Gilgamesh. Ed è precisamente questo che rende il problema metodologicamente interessante. Infatti, chi può confermare una volta per tutte che l'astrologia funzioni grazie all'ipotesi della sincronicità di Jung? Io sono totalmente in disaccorso infatti; e tutte le mie critiche le ho evidenziate in "Dopo l'astrologia dell'anima"
PERCHÉ ALLORA LILITH È DIVENTATA COSÌ POTENTE NELL’ASTROLOGIA MODERNA?
Perché una volta introdotto un simbolo, può succedere una cosa molto semplice. Gli astrologi cominciano a utilizzarlo. Poi pubblicano interpretazioni. Altri astrologi leggono quelle interpretazioni. Nascono nuovi significati. I significati vengono ampliati non in base anche a una esperienza falsata dalle aspettative e dalla volgia di dare un riscontro. Si costruiscono interpretazioni psicologiche. Si creano racconti di casi individuali. E dopo qualche decennio diventa difficilissimo capire dove finisca la fonte originaria e dove inizi l’elaborazione successiva, la linea di confine tra realtà e fantasia. È un fenomeno che Philip Graves descrive proprio in relazione alla storia delle tecniche astrologiche: un’idea inizialmente speculativa può essere ripresa, sviluppata e progressivamente trasformata in parte stabile della tradizione. È quindi possibile che una tecnica abbia oggi una grande diffusione senza che la sua origine storica sia antica e soprattutto senza che la sua efficacia empirica sia stata dimostrata.
MA UN SIMBOLO PUÒ ESSERE UTILE ANCHE SENZA ESSERE DIMOSTRATO?
Questa è una domanda diversa. Un simbolo può essere interessante. Può essere narrativamente potente. Può essere utilizzato in un lavoro personale. Può servire come strumento di riflessione. Può persino produrre interpretazioni che una persona considera significative. Ma tutto questo non dimostra che esista una funzione astrologica oggettiva e predittiva. Dire: “Lilith mi aiuta a parlare di questo tema” è un'affermazione molto diversa da: “Il transito di Lilith produce sistematicamente questo tipo di esperienza.”
E SUPERMAN, ALLORA?
Ed eccoci alla provocazione finale.
Supponiamo per assurdo che Lilith funzioni davvero. E supponiamo lo stesso per Chirone, Priapo, Gilgamesh etc. Sto concedendo questa ipotesi soltanto per vedere dove ci porta. Se accettiamo che una figura mitologica possa essere associata a un punto astrologico e che quel punto abbia una funzione operativa, allora dobbiamo essere coerenti. Perché non utilizzare anche Superman o spiderman? Stiamo parlando di miti moderni! Lilith come seconda moglia di adamo è un mito relativamente moderno rispetto ai miti collegati ai pianeti. Quindi, se io faccio come Neroman, potrei svegiarmi una mattina e decidere di inventare i punto di Superman o di Hulk o di Spiderman. I miti antichi sì e queli moderni no? Se a sincronicità è una reatà in astroogia, allora Superman né tantomeno Gilgamesh o Paperino possono essere ignorati. Quanto deve essere antico un mito? Quanto diffuso? Attraverso quante culture? Con quale grado di sedimentazione? Se un mito può dare un significato astrologico a un punto del cielo attraverso la sincronicità, allora bisogna spiegare una cosa molto semplice: perché Lilith sì e Superman no? Perché Gilgamesh potrebbe funzionare, mentre Spiderman non dovrebbe? Non basta dire che Lilith è un mito antico e Superman è moderno. Questo, da solo, non spiega perché uno dovrebbe avere un valore astrologico e l'altro no. Bisogna allora stabilire una regola precisa: che cosa rende un mito adatto all'astrologia? E perché proprio quella regola dovrebbe essere valida? Se questa regola non esiste, rischiamo semplicemente di decidere noi quali miti possono entrare nell'astrologia e quali no. E allora il problema non è più Superman. Il problema è capire perché proprio Lilith dovrebbe funzionare astrologicamente.







