18 febbraio 2026

Apofenia


Dopo tantissimo tempo ho rivisto una persona. Peggiorata. Veniva fuori da una situazione sentimentale catastrofica. Non aveva una bussola interiore non aveva appigli su come agire e su come comportarsi. Perciò cercava nella natura e nel cosmo qualunque segnale mistico potesse darle una direzione. Così le era venuta l'ossessione dei numeri: ogni volta che vedeva un numero ci collegava un significato numerologico che per diventava una specie di segnale dell'universo, un modo per rassicurarla. Non aveva la sua bussola interiore. Non aveva, dentro di sé, gli strumenti per affrontare il mondo e perciò li cercava all'esterno. Era in pieno delirio... 

Quello che descrivo non è raro dopo una rottura sentimentale traumatica (o dopo altri tipi di esperienze dolorose). Quando una persona vive un crollo affettivo importante, possono saltare tre pilastri:

  1. Senso di controllo

  2. Senso di identità

  3. Prevedibilità del mondo

Quando questi tre elementi crollano, la mente cerca disperatamente un modo per ristabilire ordine.

Ed è qui che compaiono fenomeni come:

  • ossessione per i numeri

  • ricerca di “segni”

  • interpretazioni simboliche rigide

  • convinzione che l’universo stia parlando

Non è necessariamente “follia”. È spesso un tentativo di sopravvivenza cognitiva.

Cosa sta succedendo davvero?

Il meccanismo si chiama:

  • apofenia → vedere connessioni significative dove non ci sono

  • bias di conferma → selezionare solo ciò che conferma l’idea iniziale

  • illusione di controllo → credere che eventi casuali siano segnali direzionali

Quando l’interno è caotico, la mente costruisce un ordine esterno simbolico.

Una persona con bussola interiore:

  • tollera l’incertezza

  • prende decisioni anche senza garanzie cosmiche

  • accetta che non tutto abbia un messaggio

Chi non ce l’ha:

  • delega il senso all’esterno

  • ha bisogno di segnali

  • teme il vuoto decisionale

La numerologia ossessiva in questi casi non è spiritualità: è regolazione dell’ansia.

Idem possiamo dire di chi legge costantemente gli oroscopi o di chi ne produce quotidianamente. O di chi fa uso smondato di cartomanzia e tarologia. 

La frustrazione porta alla necessità costante rassicurazione nella pratica di certe conoscenze; ma questo paradossalmente alimenta ancora di più l'insicurezza. Dare costanti rassicurazioni, infatti, rende più fragili e insicuri, Non solo: rende anche disconnessi dalla realtà. Quando pensiamo che tutto sia già scritto nel nostro destino cerchiamo strumenti che possano aiutarci a gestire l'imprevisto. Il problema è che non esiste un destino così come lo immagini (clicca qui) e perciò, spesso certe pratiche creano ancora più danni. 

Ti dico una cosa importante

Molte persone che cercano segni non sono mistiche.
Sono terrorizzate dal caos.

Il numero è una formula contro il vuoto; le carte gli astri, sono spesso soltanto immagini e consigli che ti impediscono di trovare la via giusta e le risorse migliori per fronteggiare le difficoltà della vita. 

Perché, pur essendo astrologo, sconsiglio l’uso “dipendente” di astrologia, tarocchi e numerologia

Qualcuno ogni tanto si chiede come mai, io che sono astrologo, possa sconsigliare certi atteggiamenti. La risposta è semplice: io non sconsiglio l’astrologia. Sconsiglio la dipendenza psicologica dal simbolo. E sono due cose completamente diverse.

Il punto centrale

Astrologia, tarocchi e numerologia possono essere usati in due modi:

  1. Come strumenti di riflessione (che aiutano a pensare, a leggere dinamiche, a formulare ipotesi).
  2. Come stampelle emotive (che servono a ridurre l’ansia, a ottenere certezze immediate, a delegare decisioni).

Nel primo caso, questi strumenti possono essere utili: stimolano consapevolezza, creano linguaggio, aprono prospettive. Nel secondo caso, invece, possono diventare pericolosi: sostituiscono la responsabilità, alimentano la ricerca compulsiva di “segni” e trasformano il simbolo in un oracolo decisionale.

Perché una persona turbata non dovrebbe usarli

Quando una persona è emotivamente destabilizzata (dopo un trauma, una rottura, uno shock, un periodo di ansia intensa), il suo bisogno primario non è “capire il cosmo” ma ritrovare stabilità.

In quello stato, la mente cerca certezze e appigli esterni. È qui che può nascere la trappola: qualunque numero, coincidenza o simbolo diventa un segnale, una prova, una conferma. Non è spiritualità: spesso è solo regolazione dell’ansia.

La differenza non è astrologica: è psicologica

Una persona equilibrata:

  • usa il simbolo come linguaggio e come spunto, non come “verità rivelata”;
  • mantiene il dubbio e la flessibilità mentale;
  • non delega le scelte alla divinazione o ai segni.

Una persona fragile o turbata:

  • tende all’interpretazione magica;
  • cerca segnali ovunque;
  • trasforma il simbolo in un sostituto della propria bussola interiore.

La mia posizione

Io consiglio astrologia, tarocchi e numerologia non a chi è turbato, ma solo a chi possiede un equilibrio sufficiente per non dipendere da queste conoscenze. Prima viene la stabilità interiore. Poi, eventualmente, si può dialogare con il simbolo.

L’astrologia è uno strumento potente. Ma come tutti gli strumenti potenti richiede una struttura stabile. Non è un rifugio per chi ha perso il proprio centro.

Se non hai la tua bussola interiore, qualsiasi “segno” rischia di diventare una gabbia. E io, per etica, questo non lo alimento. 

Se: 

  • stiamo vivendo ansia o incertezza,
  • cerchiamo rassicurazioni immediate,
  • in quei momenti il cervello vuole ordine. E allora lo crea. Collega eventi scollegati, costruisce narrazioni, attribuisce significati.

    Non è follia. È bisogno di controllo. 

    Il rischio dell'apofenia

    Il rischio non è “credere nei simboli”. Il rischio è delegare la propria bussola interiore a ciò che appare come un segnale esterno.

    Se ogni numero diventa un messaggio, ogni coincidenza una prova, ogni evento una conferma, stiamo scivolando in una forma di dipendenza cognitiva.

    A quel punto non decidiamo più noi: decidono le interpretazioni.

    Come non diventare vittima dell'apofenia

    1. Accetta il caso. Non tutto ha un significato personale. La casualità non è un nemico: è una componente strutturale della realtà.
    2. Chiediti: qual è la prova contraria? Se interpreti un evento come segno, cerca attivamente esempi che lo smentiscano. Questo interrompe il bias di conferma.
    3. Distinguere simbolo da realtà. Il simbolo può essere uno strumento di riflessione, ma non è un fatto oggettivo. È una lente, non il mondo.
    4. Non prendere decisioni importanti in stato emotivo alterato. Quando siamo turbati, l’apofenia aumenta. Prima si stabilizza l’equilibrio, poi si interpreta.
    5. Coltiva il dubbio sano. Il dubbio non distrugge il simbolo. Lo rende maturo.

    Il punto che mi sta a cuore

    Io lavoro con il simbolo. Ma non confondo mai il simbolo con la realtà. L’astrologia, come qualunque linguaggio simbolico, richiede equilibrio.

    Se non hai una bussola interiore stabile, qualunque coincidenza può diventare una gabbia. Se invece sei centrato, il simbolo può diventare uno strumento di riflessione, non una stampella emotiva.

    Non tutto ciò che appare connesso lo è. E non tutto ciò che accade è un messaggio per noi.

    Liberarsi dall’apofenia non significa diventare freddi o materialisti. Significa diventare liberi.

    SE VUOI UN AIUTO CLICCA QUI 

    ✦ Box autore — Metodo Galeota

    Giuseppe “Al Rami” Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche. Nel Metodo Galeota distinguo tra simbolo e interpretazione arbitraria: lavoro con criteri dichiarati, esempi e contro-esempi, controllo dei bias e attenzione ai limiti, per rendere l’astrologia più trasparente e criticabile.

    Pagina pilastro del cluster: Astrologia verificabile: cosa significa davvero e come riconoscerla

    11 febbraio 2026

    I limiti dell'esoterismo


    Limiti e controindicazioni nella pratica dell’esoterismo (visione esoterica)

    Chi sono io per parlarne? Nessuno. Ho competenze? No. Raccomando di non praticare le discipline esoteriche? No. Ma alcune domande me le faccio; e una di queste è: anche l’esoterismo ha limiti, rischi e controindicazioni? Vediamo insieme cosa ho scoperto. 

    1) Primo limite — l’esoterismo non risolve i problemi psicologici

    L’esoterismo non cura:

    • traumi
    • dipendenze
    • disturbi d’ansia
    • attacchi di panico
    • depressione
    • pattern relazionali tossici
    • ferite affettive
    • bassa autostima
    • dipendenza emotiva
    • disregolazione emotiva

    Può al massimo offrire un altro punto di vista, ma non sostituisce mai psicologia, counseling o coaching quando servono.

    Controindicazione: chi usa l’esoterismo per evitare di guardare le proprie ferite si illude di essere “oltre”, mentre resta intrappolato nel dolore. È il classico ego spirituale.

    2) Secondo limite — può far perdere il contatto con la realtà

    La visione esoterica parla di “energie”, “piani di coscienza”, “corpi sottili”, “karma”, “intuizioni”, “segni”. È materiale potente, ma può diventare pericoloso se usato male.

    Controindicazione: confondere concetti esoterici con i fatti concreti della vita. Questo porta a:

    • decisioni sbagliate
    • evitare responsabilità
    • scambiare emozioni per “messaggi superiori”
    • credere di intuire invece di ragionare
    • spiritualizzare questioni che richiedono terapia, medico o competenze specifiche

    Una visione esoterica senza discernimento diventa fuga dalla realtà.

    3) Terzo limite — non fornisce risultati misurabili

    Verità semplice: la visione esoterica non garantisce cambiamenti, non li misura, non li predice e non li verifica con criteri esterni. È una via di trasformazione interiore, non una “tecnica” in senso ingegneristico.

    Controindicazione: chi cerca miglioramento rapido e progressi misurabili rischia frustrazione, e può finire per forzare interpretazioni (“segni ovunque”), o costruire narrazioni consolatorie.

    4) Quarto limite — può indurre superiorità spirituale

    È un veleno sottile: “Io vedo ciò che gli altri non vedono”, “Gli altri vivono nell’illusione”, “Io sono più evoluto”.

    Controindicazione: l’ego spirituale è spesso più pericoloso dell’ego comune perché non si vede: si traveste da luce e giudica gli altri come “non risvegliati”.

    5) Quinto limite — non è uno strumento specifico per le relazioni

    La visione esoterica non insegna necessariamente:

    • come comunicare
    • come gestire conflitti
    • come ascoltare davvero
    • come stabilire confini
    • come creare intimità
    • come sanare ferite relazionali
    • come scegliere un partner sano

    Controindicazione: usare l’esoterismo per affrontare problemi relazionali spesso peggiora le cose, perché si confondono dinamiche psicologiche con “energie”, “karma” o “prove iniziatiche”.

    6) Sesto limite — può diventare dissociazione

    L’uso improprio dell’esoterismo può indebolire l’io invece di renderlo stabile. Quando l’io è fragile:

    • si evitano decisioni e responsabilità
    • si cercano “segni” ovunque
    • si confondono intuizioni con fantasie
    • si perde radicamento

    Controindicazione: la visione esoterica richiede un io solido. Altrimenti diventa dissociazione spirituale (un “uscire dalla realtà” travestito da elevazione).

    7) Settimo limite — non è una via per tutti

    L’esoterismo è utile soprattutto a chi ha già risolto gran parte dei propri nodi psicologici. Prima, spesso, è prematuro.

    È più adatto a chi è:

    • centrato e stabile
    • con buona autostima
    • con competenze relazionali basilari
    • non in ricerca di “salvezza” o compensazione
    • non in fuga dalla realtà

    Controindicazione: se diventa sostitutivo di terapia, responsabilità e confronto con il reale, l’esoterismo si trasforma in veleno.


    Conclusione

    La distinzione pratica è questa:

    • Psicologia / counseling / coaching → servono a guarire e rendere funzionale l’io nel quotidiano.
    • Esoterismo / visione esoterica → mira a trascendere l’identificazione con l’io, ma richiede radicamento e discernimento.

    Il rischio maggiore nasce quando si pretende che la visione esoterica faccia il lavoro della psicologia. Questo produce:

    • autoinganni
    • fragilità aumentata
    • fuga dalla realtà
    • spiritualizzazione dei problemi
    • peggioramento silenzioso

    Regola d’oro (visione esoterica): prima si guarisce e stabilizza l’io, poi — eventualmente — lo si trascende. Mai usare l’esoterismo per evitare la psicologia quando serve.

    Io non sono interessato a queste tematiche ma non per questo le nego. Credo in energie sottili ma sono molto scettico rispetto alle indicazioni tradizionali e alle rivelazioni dei maestri ascesi: nessuno degli argomenti a sostegno di tali credenze è davvero valido (perlopiù ragionamenti circolari e altre fallacie logiche di cui abbiamo già discusso).

    Per cui l'unico atteggiamento secondo me davvero onesto è quello del fedele. 

    Ma talvolta dico la stessa cosa anche per la pratica dell'astrologia giudiziaria: per quanto ci si sforzi di avere riscontri oggettivi, rimane sempre una parte che necessita una scelta di fede e non di logica. E per onestà morale e intellettuale non posso spacciare per verità assoluta qualcosa che richiede fede. Per cui mi limito a usare le parole "forse" e a mettere in discussione, a verificare, a confutare più che posso, a usare cautela e responsabilità. 




    Autore
    Giuseppe “Al Rami” Galeota — astrologo, ricercatore e autore del Metodo Galeota: criteri di trasparenza, verificabilità e rigore applicati all’astrologia contemporanea.

    09 febbraio 2026

    Intelligenza, verifica e spiritualità



    Cultura non è intelligenza: una riflessione necessaria per l’astrologia

    Chiunque frequenti l’ambiente astrologico lo sa: ci sono autori dalla cultura sterminata. Conoscono testi, tradizioni, scuole, mitologie, dettagli tecnici al limite dell’enciclopedico. Parlano con autorevolezza, citano a memoria, argomentano con sicurezza.
    Eppure — ed è questo il punto — cultura non significa intelligenza. 

    Anzi, a volte, proprio dove c’è troppa cultura si rischia di vedere meno intelligenza critica.
    Perché la cultura accumula nozioni mentre l’intelligenza smonta, ordina, verifica.

    Il problema del nozionismo travestito da profondità

    Molti astrologi rispondono alle critiche non entrando nel merito dell’obiezione, ma sfoderando tradizione:

    • “Lo dice la tradizione medievale.”

    • “Lo trovi già negli antichi.”

    • “Questa è sempre stata la prassi.”

    • “Se migliaia di astrologi l’hanno usata, ci sarà un motivo.”

    È nozionismo, non intelligenza.
    Perché nessuna tradizione si convalida da sola solo per il fatto di essere stata creduta vera. Le spiegazioni appaiono “scientifiche”, “profonde”, “complesse”, ma nel momento in cui dovrebbero dimostrare qualcosa si rifugiano nelle autorità, non nei dati. La retorica sostituisce la logica.

    Gli errori di ragionamento mascherati da erudizione

    Chi ha molta cultura spesso commette gli errori più banali:

    Ma la complessità non è un valore in sé.
    La verifica sì.

    Ma se su un argomento
    – puoi scrivere pagine approfondite,
    – fai distinzioni minuziose,
    – costruisci sistemi ricchissimi,

    allora stai implicitamente affermando che una verità operativa esiste.
    Che qualcosa si può dire. E proprio per questo si possono fare anche affermazioni sbagliate. Non puoi dire:

    “Questa tecnica è validissima, funziona così per questo motivo profondo…”
    e poi, messo alle strette, rifugiarti in:
    “Non esiste una verità, quindi niente può essere contestato.”

    È un trucco retorico, non un ragionamento.
    È il segnale preciso del punto in cui finisce la cultura e manca l’intelligenza.

    Dove la cultura si ferma, inizia la scusa filosofica

    Quando una posizione non può essere difesa razionalmente, arriva la frase-scudo:

    “La verità non esiste. Ognuno ha il suo punto di vista.”

    Un modo elegante per non ammettere: non so rispondere.
    Ma se la verità non esiste, allora non esistono nemmeno le loro affermazioni.
    E soprattutto non esiste alcun motivo per crederci. È una chiusura del discorso, non una risposta.

    L’intelligenza è la capacità di dire “qui non so”

    L’intelligenza non è l’enciclopedia.
    L’intelligenza è:

    • riconoscere i limiti,

    • distinguere ciò che si sa da ciò che si crede,

    • verificare invece di ripetere,

    • rispondere alle obiezioni senza cambiare campo da gioco,

    • e accettare la possibilità di sbagliare.

      Chi accetta di poter sbagliare perché non accetta di farsi correggere?  

    Il rifugio nel mistico: la “mente superiore” come dogma

    C’è un altro argomento ricorrente che ritorna sempre, puntuale, quando la discussione si fa concreta:
    “Non puoi capire perché la tua mente è inferiore e certe cose puoi capirle solo con una nente superiore, non razionale inferiore”
    È il rifugio perfetto che toglie ogni necessità di confrontarsi.
    E soprattutto sposta il discorso dal cosa è vero al chi è degno.
    È un’immunizzazione totale dalla critica: se non sei d’accordo, sei “basso”.

    Ma qui c’è un punto essenziale:
    questo non è un ragionamento, è un dogma!
    E come tutti i dogmi, si fonda su un circolo vizioso perfetto.

    Il dogma della mente superiore funziona così

    1. Io affermo qualcosa senza dimostrarlo.

    2. Se tu chiedi una prova, rispondo: “La tua mente inferiore non la può comprendere”.

    3. Il fatto che tu non la comprenda dimostra che hai una mente inferiore e limitata.

    4. E una mente inferiore non può contestare una mente superiore.

    5. Quindi ho sempre ragione.

    È un petizio principii puro:
    la conclusione (“tu non capisci”) è data per vera nell’assunto iniziale (“solo chi è evoluto può capire”).

    Ma il paradosso è che tutto questo si regge su un punto debole:
    devo prima dimostrare di essere una mente superiore.
    E non posso farlo dicendolo. Il fatto è che 
    se la logica “umana” è fallibile, anche quella affermazione lo è! Se la logica è una creazione umana e quindi fallibile”

    allora:

    • la frase che stanno pronunciando

    • attraverso un linguaggio umano

    • con categorie mentali umane

    • usando strutture logiche umane

    è fallibile quanto ciò che criticano.
    Non può essere esente per definizione.

    La loro asserzione si autodistrugge:
    se tutto ciò che è umano è illusorio, allora anche il dogma della mente superiore è un’illusione. Come dimostrare che tutto ciò potrebbe essere, anch'essa una grande illusione? Presto detto: 

    se la verità “si dimostra da sé”, perché ogni mente superiore vede una verità diversa?

    Uno degli slogan più ricorrenti nel mondo esoterico è proprio questo:

    “La verità si dimostra da sé; è autoevidente, è rivelata.
    La realtà superiore la riconosci con l’anima.
    Chi non la vede è perché ragiona con la mente inferiore.”

    Bella frase, poetica… ma crolla al primo contatto con un fatto molto semplice:

    Diversi autori “elevati” arrivano a conclusioni anche completamente diverse.

    E tutti sostengono che la “verità” si riveli da sola. Il punto è davvero devastante:
    se la verità si rivela da sé, perché non si rivela sempre alla stessa maniera?

    Se la verità è una, non può generare cento scuole incompatibili!

    Tutti dichiarano di avere “vista superiore”. Eppure arrivano a esiti incompatibili tra loro. Se la verità si dimostra, allora dovrebbe dimostrarsi sempre allo stesso modo, come un fenomeno naturale:
    • l’acqua bolle a 100°C

    • la Terra gira attorno al Sole

    • una mela cade sempre verso il basso

    Non dipende da chi lo osserva. Ma c'è un altro punto. Chi volesse repplicare a queste mie osservazioni dovrebbe comunque usare la logica della mente inferiore. Dire, per esempio, che molte tradizioni convergono verso la medesima "rivelazione" non è forse mente inferiore? E la mente inferiore non è forse ingannevole? E quindi, non è ingannevole anche quella risposta? Come dimostri che non è così? Non puoi farlo perché per principio il dogma è: TUTTO CIO' CHE E' FENOMENICO E' ILLUSORIO. Ma anche l'affermazione circa la convergenza dei diversi saperi è fenomenica!!! Forse bisogna correggere la frase con: NON TUTTO CIO' CHE E' FENOMENICO E' ILLUSORIO. QUINDI NON TUTTO E' UN INGANNO. E PER STABILIRLO BISOGNA USARE ANCORA UNA VOLTA LA MENTE INFERIORE CHE DISCERNE, PROPRIO QUELLO CHE GLI ESOTERICI DICONO SIA MENTE FALLIBILE INFERIORE.  

    Quindi, la mente superiore non è un criterio: è un’auto-legittimazione

    Il trucco è sempre lo stesso:

    • Io dico di vedere la verità.

    • Se mi contraddicono, rispondo che la loro mente è inferiore.

    • Se un altro autore dice il contrario, dirò che lui “vede un altro livello”.

    • In ogni caso nessuno può smentirmi, perché ho costruito un dogma inattaccabile.

    È un sistema perfetto… finché non si mette a confronto un autore con un altro. E lì il castello crolla. Se entrambi hanno “mente superiore”, perché non vedono la stessa verità? Se uno vede la verità e l’altro no, perché entrambi sostengono che “la verità si dimostra da sé”?

    La prova definitiva è che nessuno dei loro sistemi è verificabile

    E qui emergono due fatti irreparabili:

    Nessuna loro affermazione può essere controllata da chiunque.

    Serve sempre “sensibilità”, “intuizione”, “vibrazione”, “anima pronta”…
    Concetti non misurabili, non condivisibili, non ripetibili.

    Nessuna loro intuizione produce predizioni, modelli o fenomeni riproducibili.

    Una verità reale funziona per tutti.
    Una verità psicologica funziona solo per i suoi credenti. Ciò che non può essere verificato non può essere distinto da ciò che è immaginato. Perciò, se tutte quelle visioni sono “verità rivelate”, allora la rivelazione non funziona. Se la verità è una e la percepisce chi ha “accesso alla mente superiore”, allora due autori che rivendicano quello stesso accesso dovrebbero giungere alla stessa verità


    Confondere gli indizi per prove: il grande inganno dell’esoterismo contemporaneo

    Inoltre, uno degli errori più diffusi nel mondo esoterico è questo:

    Scambiare indizi per prove.

    È un meccanismo pericoloso, perché dà l’impressione di essere “vicini alla verità” quando in realtà si sta solo collezionando coincidenze, suggestioni e fenomeni ambigui.
    E più l’indizio sembra misterioso, più viene trattato come una conferma. Ma un indizio non è una prova.
    Un indizio è tutto ciò che può sembrare collegato a qualcosa, ma che potrebbe anche non avere nessuna relazione reale. Ecco come questo inganno si manifesta nell’esoterismo e nell’astrologia.


    1. I sogni: il regno delle interpretazioni infinite

    Il sogno è il campo perfetto dove tutto può essere reinterpretato a posteriori.

    • Se sogno un simbolo astrologico → “È un segno.”

    • Se sogno una persona e la incontro → “È destino.”

    • Se sogno qualcosa che somiglia a un archetipo → “È una conferma.”

    In realtà:

    • i sogni sono altamente plastici,

    • sono pieni di contenuto emotivo non strutturato,

    • si ricordano solo quando sembra che coincidano con qualcosa,

    • e soprattutto vengono reinterpretati a convenienza.

    Non c’è nulla di provabile: solo una narrativa costruita dopo.


    2. Le coincidenze e la sincronicità: il cervello vede pattern ovunque

    La coincidenza è un fenomeno naturale.
    La sincronicità, quando usata come prova, diventa un inganno cognitivo.

    Funziona così:

    • Noti un evento che sembra collegato a un altro.

    • Il collegamento ti colpisce emotivamente.

    • L’emozione amplifica il significato.

    • L’interpretazione diventa “prova”.

    Ma in realtà:

    • vediamo collegamenti anche quando non ci sono (patternicity),

    • ricordiamo solo le coincidenze “sorprendenti”,

    • ignoriamo le migliaia di coincidenze irrilevanti,

    • e costruiamo la narrativa dopo che l’evento è accaduto.

    La sincronicità non dimostra nulla:
    racconta soltanto come funziona la mente, non il cosmo.


    3. Le foto Kirlian: il classico esempio di indizio scambiato per fenomeno paranormale

    Le “aure fotografiche” della Kirlian vengono spesso presentate come prova di:

    • energie sottili,

    • campi aurici,

    • stati emotivi fotografati,

    • persino karma.

    Ma in realtà:

    • la foto Kirlian rileva umidità, temperatura, conduttività,

    • cambia a seconda delle condizioni ambientali,

    • non è riproducibile come prova di un’aura,

    • ed è stata più volte studiata scientificamente senza risultati paranormali.

    È un fenomeno fisico reale → interpretazione esoterica non dimostrata.

    Indizio non significa prova.


    4. Le scoperte scientifiche usate “a metà”

    Forse l’inganno più frequente:
    prendere una scoperta scientifica e forzarla per farla sembrare una conferma delle proprie credenze.

    Esempi tipici:

    • “La fisica quantistica spiega l’astrologia.”

    • “L’entanglement dimostra che siamo tutti collegati.”

    • “Le onde cerebrali confermano il potere del pensiero.”

    • “L’epigenetica prova che il karma esiste.”

    In realtà:

    • si citano concetti scientifici in modo superficiale,

    • si estrapolano paragoni metaforici come fossero fatti,

    • si ignorano le condizioni, i limiti e le formule,

    • e si usa la scienza solo quando sembra sostenere una credenza.

    Questo non è ragionamento:
    è cherry picking travestito da profondità.


    5. Il punto centrale è che la prova richiede criteri, non suggestioni

    Un indizio è interessante; una prova invece è verificabile.

    Una prova:

    • si ripete,

    • si misura,

    • è osservabile da chiunque,

    • è indipendente da emozione o interpretazione.

    Un indizio:

    • cambia di significato,

    • vale solo in base a chi lo interpreta,

    • può sembrare significativo anche quando non lo è,

    • può essere generato da bias, casualità o desideri.

    Molti confondono l’intensità emotiva dell’indizio con la solidità della prova.
    Ma la forza emotiva non ha valore epistemico.


    Insomma: tutto può sembrare una conferma… quando si vuole una conferma

    Quello che conta non è la coincidenza, il sogno, la fotografia o la metafora scientifica. Quello che conta è: hai un criterio che permetta di distinguere una conferma reale da una coincidenza? Se la risposta è no, allora stai lavorando con indizi, non con prove. E più un campo si regge sugli indizi, più cresce la necessità di “sentire” invece che verificare. Ma ciò che non può essere verificato
    può solo essere raccontato. Non dimostrato; soprattutto se la base su cui si fondano i propri argomenti è èproprio la non dimostrazione, con la scusa che fa parte di una mente inferiore che non può capire...

    Allora il punto è: chi non pratica l'astrologia esoterica, chi richiede delle prove, è davvero limitato? Io penso a San Pio e ai suoi miracoli. Aveva una verità diversa rispetto a quella di molti esoteristi. Chi ha il coraggio di dire che le sue verità siano meglio o peggio di quelle di certi esoteristi rispetto a ciò che è vero, rivelato o illusorio? E il fatto che possano esistere certe realtà invisibili all'uomo, di fatto legittima una certa astrologia? Soltanto perché ci sembra coerente, condivisa, organica, tramandata, e soltanto perché abbiamno raccolto degli indizi? 

    Porsi dei dubbi è sicuro che sia segno di chiusura mentale? Farsi domande è sicuro che sia chiusura mentale? 

    Esistono realtà invisibili”: questo basta a legittimare l’astrologia esoterica? No. Ecco perché.

    Uno degli argomenti più ricorrenti è questo:

    “Solo perché non vediamo qualcosa non significa che non esista.
    L’universo è pieno di realtà invisibili. Quindi l’astrologia esoterica è vera.”

    È un ragionamento molto diffuso.
    È seducente.
    Ed è completamente fallace.

    Partiamo da un dato ovvio:
    che esistano realtà invisibili è un fatto.
    La fisica, la biologia, l’astrofisica sono piene di fenomeni non percepibili dai sensi:

    • campi elettromagnetici,

    • particelle subatomiche,

    • forze gravitazionali,

    • materia oscura,

    • onde radio.

    Ma da questo NON segue che qualunque cosa invisibile possa essere considerata vera. E soprattutto NON segue che l’astrologia esoterica (o qualsiasi altra) sia legittimata solo perché parla di realtà sottili.

    L’invisibilità non è un criterio di verità!

    Il fatto che qualcosa sia invisibile non la rende automaticamente:

    • reale,

    • plausibile,

    • funzionale,

    • o collegata ai fenomeni che vogliamo spiegare.

    Se bastasse dire “è invisibile”, potremmo dichiarare veri:

    • gnomi,

    • fate,

    • forme-pensiero,

    • energie sottili non misurabili,

    • entità astrali,

    • qualunque fantasia coerente.

    L’invisibilità non dimostra nulla. Dimostra solo che non vediamo tutto. Ma questo non dà valore a qualsiasi cosa inventata per riempire l’invisibile, anche se è tramandata da diverse tradizioni o condivisa da tradizioni diverse. 

    Coerenza, tradizione e condivisione non sono prove

    Un sistema può essere:

    • coerente,

    • organico,

    • affascinante,

    • tramandato,

    • condiviso da milioni di persone,

    • ricco di simboli,

    • supportato da migliaia di anni di testi…

    …e tuttavia non essere vero nel senso descrittivo o predittivo del termine.

    Esempi storici:

    • il sistema dei quattro umori,

    • la teoria geocentrica,

    • l’alchimia,

    • i demoni delle malattie,

    • la frenologia.

    Tutti sistemi coerenti, condivisi, organici, ricchissimi di tradizioni.
    Tutti sistematicamente smontati dalla verifica. Quindi coerenza interna non è sinonimo di verità esterna. 

    Quando si entra nel territorio dell’esoterismo, il primo errore che molti commettono è credere di poter stabilire chi è “limitato” e chi no. Ma è impossibile farlo, perché il concetto stesso di limite appartiene alla mente duale, alla stessa mente che loro — per primi — dichiarano essere limitata, fallibile, prigioniera di categorie.
    Non puoi usare uno strumento dichiarato imperfetto per misurare ciò che consideri perfetto. È un paradosso: se la mente duale è inadeguata, allora è inadeguata anche quando decreta chi è degno, chi è pronto, chi capisce e chi non capisce. Da qui deriva un semplice principio: nessuno può giudicare chi è “inferiore” o “superiore”, se si parte dall’idea che tutti ragioniamo con lo stesso apparato mentale imperfetto.

    Allo stesso modo, non è possibile definire se sia giusto o sbagliato praticare o non praticare l’esoterismo. Non esiste un criterio condiviso che permetta di tracciare un confine. Chi decide cos’è “giusto”? Chi stabilisce qual è il sentiero più elevato? Nessuno può farlo senza trasformare la propria opinione in dogma. E ogni dogma, per definizione, è il tentativo di rendere assoluto qualcosa che nasce da una prospettiva personale. È proprio per questo che la sospensione del giudizio rimane l’unica posizione onesta: dove non c’è conoscenza verificabile, non può esserci giudizio definitivo.

    Lo stesso vale per la “verità rivelata”. Se davvero esistesse una rivelazione univoca, allora tutti coloro che dichiarano di averla ricevuta dovrebbero parlarne allo stesso modo. E invece accade l’opposto: autori esoterici che condividono la stessa radice filosofica, la stessa terminologia, persino la stessa visione del cosmo, arrivano a concezioni astrologiche incompatibili. Alcuni vedono i pianeti come archetipi karmici, altri come energie evolutive, altri come entità, altri ancora come simboli psicologici. Se la rivelazione fosse oggettiva, non sarebbe così mutevole. La divergenza non dimostra che sbagliano, ma dimostra che nessuna delle loro affermazioni può essere posta sul piano della verità assoluta. E dove la verità non è chiara, l’unica posizione adulta è la sospensione del giudizio.

    Per questo la mia critica non è mai rivolta alle credenze in sé — ognuno è libero di credere ciò che risuona con la propria interiorità — ma alle argomentazioni usate per sostenerle. Critico quando si pretende di usare categorie autoimmunizzanti: “Se non capisci, è perché non sei pronto”, “La mente inferiore si oppone alla verità”, “La logica non vale qui”, “La scienza non può giudicare”. Sono formule chiuse, che non permettono né di discutere né di approfondire. Sono scudi, non ragionamenti. Difese, non spiegazioni. Una posizione può essere affascinante senza essere dogmatica. Ma quando una credenza diventa inattaccabile per definizione, smette di essere una ricerca e diventa una prigione concettuale.

    Ed è proprio qui che vorrei proporre un’altra possibilità.
    Una via più matura, più rispettosa sia dell’intelligenza che della spiritualità: riconoscere che si può credere senza pretendere di dimostrare. Si può praticare una disciplina esoterica senza cercare appigli pseudoscientifici, senza invocare verità rivelate, senza accusare chi non è d’accordo di essere “inferiore”. Si può dire: “Questa è la mia esperienza, il mio linguaggio simbolico, il mio modo di dare senso.”
    È infinitamente più forte chi è capace di riconoscere i limiti del proprio sistema rispetto a chi finge che non esistano.

    Un’altra cosa utile da ricordare è che la coerenza interna di un sistema non prova nulla sulla sua verità esterna. La mitologia è coerente. Le religioni sono coerenti. I sistemi alchemici medievali erano coerenti. La coerenza non è un criterio di realtà: è solo un criterio narrativo. Una storia può essere perfetta nella sua struttura e completamente inventata. Non è un insulto, è un dato.

    E infine un consiglio:
    se davvero l’obiettivo dell’esoterismo è la crescita interiore, allora il primo passo è rinunciare alla pretesa di avere l’ultima parola.
    Non perché sia sbagliato cercare risposte, ma perché la crescita avviene nel dialogo, non nella chiusura.
    Nel dubbio, non nella certezza imposta.
    Nel confronto, non nell’auto-esenzione dal confronto.

    In conclusione, il mio punto non è dire che l’esoterismo sia falso o vero.
    Il mio punto è dire che le ragioni usate per sostenerlo spesso non reggono (anzi, non reggono mai).
    E quando un’idea è bella, simbolica, poetica, trasformativa, non ha bisogno di difendersi con argomentazioni che la impoveriscono, ma solo bisogno di essere riconosciuta per ciò che è: un linguaggio, non un tribunale. Una via, non una legge.
    E soprattutto una possibilità, non una verità dichiarata dall’alto.


     


    08 febbraio 2026

    Gli oroscopi moderni: falsa astrologia elettiva


    Quando l’astrologia mondiale viene usata come astrologia elettiva (e perché questo è un errore)

    Negli ultimi anni si è diffusa sempre di più una pratica che, a livello metodologico, merita di essere messa sotto la lente: oggi molti colleghi usano di fatto l’astrologia mondiale come se fosse astrologia elettiva.

    In altre parole, si prende un transito generale (valido per tutti) e lo si trasforma in una sorta di “calendario operativo” per l’individuo: cosa dovresti fare, come dovresti comportarti, quale scelta sarebbe “favorita” dal cielo in quel periodo. È un ribaltamento logico, spesso proposto con tono assertivo e motivazionale, come se l’oroscopo del giorno fosse una forma di elettiva collettiva.

    Cosa si intende, concretamente

    Ecco il meccanismo tipico che troviamo ovunque:

    • “Mercurio entra nei Pesci: è il momento perfetto per riflettere, non per agire.”
    • “Urano torna diretto: adesso devi cambiare tutto, prendere decisioni radicali.”
    • “Nettuno è in aspetto: apriti spiritualmente, segui l’intuizione.”
    • “Lilith in un segno/casa: liberati dalle paure, guarisci il femminile/il rifiuto/la vergogna…”

    Queste formule non descrivono un fenomeno mondiale in senso stretto (storico-collettivo), ma propongono istruzioni per la vita quotidiana individuale. E soprattutto lo fanno senza una vera struttura elettiva: manca l’obiettivo preciso, manca la definizione dell’evento, manca la valutazione delle condizioni tecniche necessarie. Rimane soltanto l’effetto “meteo emotivo”: oggi fai così, domani fai cosà.

    Perché non è astrologia elettiva (anche se lo sembra)

    L’astrologia elettiva, nella sua logica classica, non è un oroscopo motivazionale. Non è “oggi va bene per tutti”. L’elettiva nasce per una cosa molto concreta: scegliere un momento adatto per iniziare un’azione specifica.

    Questo implica almeno tre condizioni minime:

    • Un obiettivo definito (firmare, lanciare, aprire, iniziare, operare, partire, depositare, ecc.).
    • Un criterio tecnico coerente con lo scopo (case significatrici, condizioni della Luna, governatori, aspetti utili/evitabili, ecc.).
    • Una relazione tra cielo e azione, non un consiglio generico “per l’anima”.

    Quando invece si dice “Urano torna diretto, quindi adesso devi fare X”, si sta facendo un uso elettivo del cielo (cioè si sta attribuendo al momento un valore operativo), ma senza le condizioni tecniche che rendono davvero elettiva una scelta. È una forma di elettiva “generalizzata”, quindi epistemologicamente fragile: non hai uno scopo specifico, non hai un evento reale da far partire, e soprattutto non hai un criterio che consenta una verifica o una confutazione sensata.

    Il salto logico più grave: la confusione dei piani

    Qui il punto centrale è la confusione tra piani che dovrebbero restare distinti:

    • Astrologia mondiale → riguarda trend e cicli collettivi (culture, economie, società, eventi storici).
    • Astrologia elettiva → riguarda la scelta del momento migliore per un’azione concreta e definita.
    • Oroscopia motivazionale/psicologica → riguarda narrazioni interiori e consigli “di crescita” spesso non verificabili.

    Oggi questi tre piani vengono mescolati e presentati come se fossero la stessa cosa. Il risultato è una “tecnica” che cambia nome a seconda del contesto, ma che in pratica diventa una sola: consigli quotidiani basati su transiti generali.

    Quando entra in gioco perfino ciò che non esiste

    La deriva diventa ancora più evidente quando si dà risalto a elementi che non hanno un fondamento condiviso e solido nella disciplina, come la cosiddetta Lilith (intesa come “punto oscuro” psicologico), usata per costruire narrazioni e prescrizioni comportamentali.

    In questi casi non siamo più nemmeno nel territorio della metafora prudente: siamo in una costruzione narrativa che si impone come guida pratica, cioè come “cosa devi fare”, “cosa devi guarire”, “come devi evolvere”. È un uso normativo del cielo, che aumenta la suggestione e riduce ulteriormente la possibilità di controllo metodologico.

    Perché queste cose “piacciono” (anche quando non hanno metodo)

    Il successo di questi contenuti non è misterioso: rispondono a bisogni umani fortissimi.

    • Il bisogno di una guida quotidiana e semplice.
    • Il bisogno di sentirsi “dentro un ciclo” che dà senso alle scelte.
    • Il bisogno di ridurre l’ansia decisionale (“se lo dice il cielo, allora è giusto”).
    • Il bisogno di giustificare retroattivamente decisioni già prese (“era il momento perfetto”).

    Molto spesso ciò che “funziona” non è un effetto astrologico, ma un effetto psicologico: la data o il transito diventano un rito decisionale. E quando un rito decisionale produce maggiore convinzione, la persona sperimenta più coerenza, più motivazione, più tenuta: ma questo non dimostra automaticamente che il transito in sé abbia avuto un potere causale o predittivo.

    La conseguenza: l’astrologia ridotta a meteo emotivo

    Se confondiamo mondiale, elettiva e consigli motivazionali, la disciplina perde struttura: tutto diventa “buono per tutti”, tutto diventa “momento giusto” e ogni transito diventa un pretesto per dire cosa dovresti fare o evitare.

    Questo produce almeno sei effetti collaterali:

    1. Si confondono i piani logici (mondiale ≠ elettiva ≠ psicologica).
    2. Si creano aspettative generiche (“oggi è favorevole per tutti”).
    3. Si aumenta la suggestione (e quindi gli autoinganni percettivi).
    4. Si alimenta il bias di conferma (“è andata bene perché Mercurio…”).
    5. Si riduce l’astrologia a intrattenimento motivazionale.
    6. Si dà dignità operativa a elementi non verificati e spesso arbitrari.

    La questione, quindi, non è “contro i consigli” in senso umano. La questione è la trasparenza: chiamare le cose con il loro nome. Se stai facendo motivazione astrologica, dillo. Se stai facendo elettiva, allora mostra criteri, obiettivo e metodo. Se parli di astrologia mondiale, resta sul piano collettivo e storico.

    In sintesi:

    Oggi molti colleghi usano l’astrologia mondiale come se fosse elettiva: prendono il cielo del momento e lo trasformano in un calendario di consigli personali, spesso basati anche su elementi astrologici che non esistono. Questo non è metodo: è narrativa psicologica mascherata da astrologia.


    Box autore

    Sono Giuseppe “Al Rami” Galeota, astrologo e autore. Lavoro su criteri di chiarezza metodologica, verificabilità e confutazione applicati all’astrologia, distinguendo tecnica, narrativa e suggestione.

    Nota: non inserisco qui i link al “Metodo verificabile” e al “pilastro” perché non ho in questa chat i loro URL esatti e non voglio rischiare di sbagliarli.

    06 febbraio 2026

    Urano torna diretto: le metafore in astrologia

    Urano torna diretto: cosa significa davvero (senza miti psicologici)

    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/69/Uranus_Voyager2_color_calibrated.png/330px-Uranus_Voyager2_color_calibrated.png
    https://ychef.files.bbci.co.uk/1280x720/p0257vk5.jpg

    Quando si dice che Urano torna diretto, molti colleghi (soprattutto di scuola psicologico-simbolista) parlano di:

    • ripensamenti prima della decisione,

    • rallentamenti,

    • blocchi,

    • intoppi,

    • bisogno di “rivedere” qualcosa.

    Questo modo di parlare, però, non corrisponde a un fatto astrologico, ma è solo una metafora.
    Non descrive un fenomeno reale, bensì una narrazione psicologica costruita dopo aver attribuito ai moti retrogradi significati introspettivi.

    Nel metodo rigoroso (geometrico e giudiziario) la retrogradazione non rallenta nulla.

    Io stesso lo ho dimostrato più volte nelle mie ricerche:

    La retrogradazione non produce ritardi, né blocchi, né processi interiori di revisione; semplicemente aumenta l’incisività del transito perché il pianeta ripassa più volte sullo stesso punto, aumentando la probabilità che quel punto venga attivato da incastri multipli.


    Esempio concreto: quando un evento arriva… nonostante il pianeta sia ancora retrogrado

    Un caso perfetto è ciò che è accaduto nel mio tema natale:

    Nettuno transitava sulla cuspide della mia VII casa.

    Lo ha fatto prima retrogrado e poi diretto.
    Eppure:

    • non è successo nulla sul piano psicologico mentre faceva avanti-indietro,

    • non c’è stato nessun “ripensamento”, nessuna “confusione”, nessun processo interiore come vorrebbe l’astrologia narrativa,

    • l’evento reale è arrivato quando si sono sincronizzati più fattori insieme, e non quando Nettuno ha cambiato direzione.

    L’evento, in quel caso, è stato un incontro sentimentale importante, che ha dato il via a una relazione durata anni.

    Perché l’evento si è manifestato proprio lì?

    Perché si erano incastrati simultaneamente:

    • il punto di transito era stato stimolato più volte (retrogradi + diretti = più passaggi, maggiore probabilità),

    • erano presenti altri transiti coerenti,

    • soprattutto c’erano la Rivoluzione Solare giusta e la Rivoluzione Lunare giusta che hanno reso possibile la manifestazione concreta.

    Nessun ritardo, nessun blocco, nessun percorso psicologico.
    Solo geometria, ripetizione e incastri ciclici.


    La chiave interpretativa corretta

    Un pianeta retrogrado non significa “rallento la tua vita”.
    Significa semplicemente:

    1. ripasserò su questo punto più volte,

    2. aumenterò l’incisività geometrica del contatto,

    3. fornirò più occasioni perché quel grado venga “acceso” da RS, RL e altri transiti.

    Il mito del “ripensamento” nasce dalla psicologizzazione dell’astrologia moderna.
    Ma non esiste nessun meccanismo astronomico che possa produrre “blocco”, “interiorizzazione”.

    L’effetto reale non è psicologico, ma ciclico-eventuale:

    più ripassi = più probabilità di coincidenza con altre strutture significative.


    E Urano che torna diretto?

    Dunque quando Urano torna diretto:

    • non è il momento in cui la persona “decide finalmente”,

    • non è il momento in cui “finiscono i ritardi”,

    • non è il momento in cui “tutto si sblocca”.

    Può accadere qualcosa prima, durante o dopo il ritorno al moto diretto.
    Dipende solo da:

    • la presenza o assenza di altri transiti coerenti,

    • il ruolo della RS,

    • il ruolo della RL,

    • la geometria complessiva del cielo,

    • l’incastro degli aspetti nel tema natale.



    Retrogradazione e riflessioni: perché resta solo una metafora

    Molti astrologi—soprattutto nell’ambito dell’astrologia elettiva o dell’astrologia psicologico-simbolista—dicono che durante un moto retrogrado sarebbe opportuno:

    • riflettere,

    • riconsiderare,

    • ripensare,

    • rivedere decisioni,

    • “fare chiarezza” prima dell’azione.

    • https://c02.purpledshub.com/uploads/sites/41/2022/07/Retrograde-motion-of-Mars-explained-by-Brian-Brondel-d931578.png

    Ora, anche ammesso che un astrologo inviti il cliente a riflettere su un’area della vita in coincidenza con la retrogradazione, questo non dimostra affatto che la riflessione sia:

    • più efficace,

    • più profonda,

    • più lucida,

    • più fruttuosa
      rispetto allo stesso identico processo compiuto quando il pianeta è in moto diretto.

    E questo è un punto fondamentale.


    1. Nessun meccanismo astrologico reale collega retrogradazione e processo mentale

    La retrogradazione è un fenomeno ottico: un cambio apparente di velocità e direzione rispetto allo sfondo zodiacale.
    Non esiste alcun parametro geometrico che indichi:

    • introversione,

    • ritiro,

    • sospensione,

    • rielaborazione,

    • indecisione psicologica.

    Attribuirgli tali processi significa aggiungere narrativa, non descrivere un fatto astrologico verificabile.


    2. L’astrologo può guidare il cliente a riflettere in qualunque momento

    Se un astrologo decide che quel periodo è utile per fare introspezione, ciò dipende:

    • dall’abilità del professionista,

    • dalla predisposizione del cliente,

    • dal contesto di vita,

    • e persino dal caso.

    Ma non dipende dalla retrogradazione in sé.

    Perché?

    Perché se si invita il cliente a riflettere lo farà comunque:
    potrebbe farlo quando il pianeta è diretto, retrogrado o persino fermo (stazionario).

    La differenza psicologica non è misurabile.


    3. Se non è misurabile, resta metafora → e quindi atto di fede

    Se non puoi stabilire:

    • che durante il moto diretto la riflessione è meno efficace,

    • o che durante il moto retrogrado è più incisiva,

    • o che la qualità della riflessione cambia perché il pianeta cambia direzione,

    allora non hai un criterio.

    E senza criterio:

    l’interpretazione diventa una metafora.
    E una metafora, quando pretende di essere un fatto, diventa un atto di fede.

    Non è astrologia verificabile:
    è un’idea poetica sovrapposta all’astronomia.


    4. Il mio modello lo mostra chiaramente

    Io ho dimostrato anche sul piano personale e professionale:

    • quando Nettuno transitava retrogrado sulla mia cuspide VII non è avvenuto alcun processo mentale di “revisione”,

    • l’evento reale (l’incontro amoroso) si è manifestato solo quando si è creato l’incastro ciclico con RS e RL corrette,

    • e avrebbe potuto accadere sia in moto diretto che retrogrado, perché non dipendeva dalla direzione:
      dipendeva dalla geometria degli incastri, non dalla narrativa psicologica.


    Conclusione sintetica

    ✔ L’astrologo può proporre al cliente un lavoro di introspezione durante un moto retrogrado.
    ✘ Ma questo non prova che la retrogradazione renda più efficace quel lavoro.
    ✔ Dunque l’interpretazione è metaforica, non astrologica.
    ✔ E come tutte le metafore funziona solo se ci si crede → atto di fede, non metodo

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     EPPURE QUALCUNO DICE CHE FUNZIONA...

    La ragione per cui molti clienti si “ritrovano” nelle descrizioni astrologiche di una maggiore riflessione, introspezione o cambiamento, anche quando queste spiegazioni non sono verificabili o specifiche, non è perché la retrogradazione abbia un effetto psicologico reale, ma piuttosto perché la mente umana è programmata per elaborare, selezionare e interpretare le informazioni in modi che confermano le proprie attese, convinzioni e narrazioni personali.

    Ecco i principali motivi psicologici alla base di questo fenomeno:


    1. La mente seleziona ciò che è plausibile e significativo

    Quando una persona riceve una descrizione (ad esempio dell’astrologo), tende a cercare nella propria memoria un evento o un’esperienza che sembri confermare quella descrizione. Il cervello non processa le informazioni in modo neutro, ma filtra e interpreta ciò che riceve in funzione di ciò che già conosce e accetta come vero.

    Questo fenomeno è molto simile al bias di conferma, ovvero:

    la tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo da confermare le proprie convinzioni preesistenti, ignorando o minimizzando ciò che contraddice tali credenze.

    Quando un cliente ascolta una spiegazione astrologica che parla di “riflessione”, la sua memoria provvede automaticamente a selezionare eventi che sembrano aderire a quella descrizione, anche se quegli eventi possono avere cause completamente diverse.


    2. L’effetto Barnum (o effetto Forer)

    Le descrizioni astrologiche tendono ad essere formulate in modo larghissimamente applicabile: sono generiche, non troppo specifiche e collegate a temi umani comuni. Questo le rende facili da associare alla propria esperienza personale, anche se non sono state generate da un criterio causale diretto.

    Questo fenomeno psicologico è chiamato effetto Barnum (o effetto Forer):

    gli individui tendono a dare un’alta accuratezza a descrizioni generiche che credono siano specifiche per loro, anche se quelle descrizioni potrebbero applicarsi a molte persone.

    In altre parole:

    se la descrizione è formulata in modo tale da sembrare personale, noi la percepiamo come vera per noi.

    È questo effetto che spiega perché molte persone trovano “verosimili” letture generiche: non perché siano accurate, ma perché la mente umana le interpreta come se lo fossero.


    3. La convalida soggettiva rafforza l’identificazione

    Un altro bias cognitivo rilevante è la convalida soggettiva:

    la tendenza a percepire un’affermazione come vera se essa ha significato personale, anche quando manca un legame oggettivo con la realtà.

    Questo bias spiega perché:

    • persone interpretano coincidenze come connessioni significative,

    • eventi non correlati vengono associati ad affermazioni astrologiche,

    • piccoli cambiamenti vengono ingigantiti perché “convalidano” la propria narrazione interna.

    È una forma di autoattribuzione di significato: la persona costruisce una connessione tra ciò che è stato detto e ciò che è accaduto, anche quando non esiste un nesso causale verificabile.


    4. Attenzione selettiva e illusione di frequenza

    Una volta che una persona riceve una descrizione plausibile o significativa, la sua attenzione si concentra su ciò che conferma quella descrizione, mentre ignora o dimentica ciò che non la conferma. Questo comporta un altro fenomeno chiamato illusione di frequenza:

    dopo aver notato qualcosa una volta, tendiamo a vederlo più spesso e a percepirlo come più frequente o significativo di quanto realmente sia.

    Nel contesto astrologico, ciò significa che:

    • un cliente che è portato a vedere sé stesso nella narrazione astrologica

    • comincerà a ricordare e dare peso solo agli eventi che sembrano confermare quella narrazione

    • ignorando tutti gli eventi che non la confermano.


    Perché il cliente “si ritrova” nelle descrizioni

    In termini cognitivi, la spiegazione è la seguente:

    1. Le descrizioni astrologiche sono spesso abbastanza generiche da adattarsi a molte vite.

    2. La mente umana ha bias cognitivi che portano a selezionare, interpretare e ricordare le informazioni in modo consono alle proprie convinzioni.

    3. Quando un evento sembra collegarsi a una previsione, lo si percepisce come significativa prova di veridicità, anche se potrebbe essere solo una coincidenza o interpretazione post-hoc.

    4. Questo può portare a ingigantire la portata del cambiamento percepito, attribuendogli causalità astrologica quando non è verificabile.

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    ✦ Box autore — Metodo Galeota

    Giuseppe “Al Rami” Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche. Coniuga l’analisi astrologica con criteri di verifica e controllo dei bias cognitivi, distinguendo tra ciò che è simbolico e ciò che è osservabile e verificabile. Nel suo approccio, l’astrologia giudiziaria si basa su regole chiare, coerenza evento–cielo e testabilità, scartando narrazioni elastiche prive di criteri di conferma empirica.

    📖 Per approfondire il modo corretto di leggere rivoluzioni solari, rivoluzioni lunari, transiti e altri fattori astrologici con criteri operativi e casi reali, visita la pagina del libro:
    L’arte della previsione astrologica

    🔍 Per leggere le ricerche di verifica e confutazione che analizzano simboli, tecniche e assunzioni astrologiche con criteri osservabili e rigorosi, visita:
    Ricerche di verifica e confutazione