08 febbraio 2026

Gli oroscopi moderni: falsa astrologia elettiva


Quando l’astrologia mondiale viene usata come astrologia elettiva (e perché questo è un errore)

Negli ultimi anni si è diffusa sempre di più una pratica che, a livello metodologico, merita di essere messa sotto la lente: oggi molti colleghi usano di fatto l’astrologia mondiale come se fosse astrologia elettiva.

In altre parole, si prende un transito generale (valido per tutti) e lo si trasforma in una sorta di “calendario operativo” per l’individuo: cosa dovresti fare, come dovresti comportarti, quale scelta sarebbe “favorita” dal cielo in quel periodo. È un ribaltamento logico, spesso proposto con tono assertivo e motivazionale, come se l’oroscopo del giorno fosse una forma di elettiva collettiva.

Cosa si intende, concretamente

Ecco il meccanismo tipico che troviamo ovunque:

  • “Mercurio entra nei Pesci: è il momento perfetto per riflettere, non per agire.”
  • “Urano torna diretto: adesso devi cambiare tutto, prendere decisioni radicali.”
  • “Nettuno è in aspetto: apriti spiritualmente, segui l’intuizione.”
  • “Lilith in un segno/casa: liberati dalle paure, guarisci il femminile/il rifiuto/la vergogna…”

Queste formule non descrivono un fenomeno mondiale in senso stretto (storico-collettivo), ma propongono istruzioni per la vita quotidiana individuale. E soprattutto lo fanno senza una vera struttura elettiva: manca l’obiettivo preciso, manca la definizione dell’evento, manca la valutazione delle condizioni tecniche necessarie. Rimane soltanto l’effetto “meteo emotivo”: oggi fai così, domani fai cosà.

Perché non è astrologia elettiva (anche se lo sembra)

L’astrologia elettiva, nella sua logica classica, non è un oroscopo motivazionale. Non è “oggi va bene per tutti”. L’elettiva nasce per una cosa molto concreta: scegliere un momento adatto per iniziare un’azione specifica.

Questo implica almeno tre condizioni minime:

  • Un obiettivo definito (firmare, lanciare, aprire, iniziare, operare, partire, depositare, ecc.).
  • Un criterio tecnico coerente con lo scopo (case significatrici, condizioni della Luna, governatori, aspetti utili/evitabili, ecc.).
  • Una relazione tra cielo e azione, non un consiglio generico “per l’anima”.

Quando invece si dice “Urano torna diretto, quindi adesso devi fare X”, si sta facendo un uso elettivo del cielo (cioè si sta attribuendo al momento un valore operativo), ma senza le condizioni tecniche che rendono davvero elettiva una scelta. È una forma di elettiva “generalizzata”, quindi epistemologicamente fragile: non hai uno scopo specifico, non hai un evento reale da far partire, e soprattutto non hai un criterio che consenta una verifica o una confutazione sensata.

Il salto logico più grave: la confusione dei piani

Qui il punto centrale è la confusione tra piani che dovrebbero restare distinti:

  • Astrologia mondiale → riguarda trend e cicli collettivi (culture, economie, società, eventi storici).
  • Astrologia elettiva → riguarda la scelta del momento migliore per un’azione concreta e definita.
  • Oroscopia motivazionale/psicologica → riguarda narrazioni interiori e consigli “di crescita” spesso non verificabili.

Oggi questi tre piani vengono mescolati e presentati come se fossero la stessa cosa. Il risultato è una “tecnica” che cambia nome a seconda del contesto, ma che in pratica diventa una sola: consigli quotidiani basati su transiti generali.

Quando entra in gioco perfino ciò che non esiste

La deriva diventa ancora più evidente quando si dà risalto a elementi che non hanno un fondamento condiviso e solido nella disciplina, come la cosiddetta Lilith (intesa come “punto oscuro” psicologico), usata per costruire narrazioni e prescrizioni comportamentali.

In questi casi non siamo più nemmeno nel territorio della metafora prudente: siamo in una costruzione narrativa che si impone come guida pratica, cioè come “cosa devi fare”, “cosa devi guarire”, “come devi evolvere”. È un uso normativo del cielo, che aumenta la suggestione e riduce ulteriormente la possibilità di controllo metodologico.

Perché queste cose “piacciono” (anche quando non hanno metodo)

Il successo di questi contenuti non è misterioso: rispondono a bisogni umani fortissimi.

  • Il bisogno di una guida quotidiana e semplice.
  • Il bisogno di sentirsi “dentro un ciclo” che dà senso alle scelte.
  • Il bisogno di ridurre l’ansia decisionale (“se lo dice il cielo, allora è giusto”).
  • Il bisogno di giustificare retroattivamente decisioni già prese (“era il momento perfetto”).

Molto spesso ciò che “funziona” non è un effetto astrologico, ma un effetto psicologico: la data o il transito diventano un rito decisionale. E quando un rito decisionale produce maggiore convinzione, la persona sperimenta più coerenza, più motivazione, più tenuta: ma questo non dimostra automaticamente che il transito in sé abbia avuto un potere causale o predittivo.

La conseguenza: l’astrologia ridotta a meteo emotivo

Se confondiamo mondiale, elettiva e consigli motivazionali, la disciplina perde struttura: tutto diventa “buono per tutti”, tutto diventa “momento giusto” e ogni transito diventa un pretesto per dire cosa dovresti fare o evitare.

Questo produce almeno sei effetti collaterali:

  1. Si confondono i piani logici (mondiale ≠ elettiva ≠ psicologica).
  2. Si creano aspettative generiche (“oggi è favorevole per tutti”).
  3. Si aumenta la suggestione (e quindi gli autoinganni percettivi).
  4. Si alimenta il bias di conferma (“è andata bene perché Mercurio…”).
  5. Si riduce l’astrologia a intrattenimento motivazionale.
  6. Si dà dignità operativa a elementi non verificati e spesso arbitrari.

La questione, quindi, non è “contro i consigli” in senso umano. La questione è la trasparenza: chiamare le cose con il loro nome. Se stai facendo motivazione astrologica, dillo. Se stai facendo elettiva, allora mostra criteri, obiettivo e metodo. Se parli di astrologia mondiale, resta sul piano collettivo e storico.

In sintesi:

Oggi molti colleghi usano l’astrologia mondiale come se fosse elettiva: prendono il cielo del momento e lo trasformano in un calendario di consigli personali, spesso basati anche su elementi astrologici che non esistono. Questo non è metodo: è narrativa psicologica mascherata da astrologia.


Box autore

Sono Giuseppe “Al Rami” Galeota, astrologo e autore. Lavoro su criteri di chiarezza metodologica, verificabilità e confutazione applicati all’astrologia, distinguendo tecnica, narrativa e suggestione.

Nota: non inserisco qui i link al “Metodo verificabile” e al “pilastro” perché non ho in questa chat i loro URL esatti e non voglio rischiare di sbagliarli.

06 febbraio 2026

Urano torna diretto: le metafore in astrologia

Urano torna diretto: cosa significa davvero (senza miti psicologici)

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Quando si dice che Urano torna diretto, molti colleghi (soprattutto di scuola psicologico-simbolista) parlano di:

  • ripensamenti prima della decisione,

  • rallentamenti,

  • blocchi,

  • intoppi,

  • bisogno di “rivedere” qualcosa.

Questo modo di parlare, però, non corrisponde a un fatto astrologico, ma è solo una metafora.
Non descrive un fenomeno reale, bensì una narrazione psicologica costruita dopo aver attribuito ai moti retrogradi significati introspettivi.

Nel metodo rigoroso (geometrico e giudiziario) la retrogradazione non rallenta nulla.

Io stesso lo ho dimostrato più volte nelle mie ricerche:

La retrogradazione non produce ritardi, né blocchi, né processi interiori di revisione; semplicemente aumenta l’incisività del transito perché il pianeta ripassa più volte sullo stesso punto, aumentando la probabilità che quel punto venga attivato da incastri multipli.


Esempio concreto: quando un evento arriva… nonostante il pianeta sia ancora retrogrado

Un caso perfetto è ciò che è accaduto nel mio tema natale:

Nettuno transitava sulla cuspide della mia VII casa.

Lo ha fatto prima retrogrado e poi diretto.
Eppure:

  • non è successo nulla sul piano psicologico mentre faceva avanti-indietro,

  • non c’è stato nessun “ripensamento”, nessuna “confusione”, nessun processo interiore come vorrebbe l’astrologia narrativa,

  • l’evento reale è arrivato quando si sono sincronizzati più fattori insieme, e non quando Nettuno ha cambiato direzione.

L’evento, in quel caso, è stato un incontro sentimentale importante, che ha dato il via a una relazione durata anni.

Perché l’evento si è manifestato proprio lì?

Perché si erano incastrati simultaneamente:

  • il punto di transito era stato stimolato più volte (retrogradi + diretti = più passaggi, maggiore probabilità),

  • erano presenti altri transiti coerenti,

  • soprattutto c’erano la Rivoluzione Solare giusta e la Rivoluzione Lunare giusta che hanno reso possibile la manifestazione concreta.

Nessun ritardo, nessun blocco, nessun percorso psicologico.
Solo geometria, ripetizione e incastri ciclici.


La chiave interpretativa corretta

Un pianeta retrogrado non significa “rallento la tua vita”.
Significa semplicemente:

  1. ripasserò su questo punto più volte,

  2. aumenterò l’incisività geometrica del contatto,

  3. fornirò più occasioni perché quel grado venga “acceso” da RS, RL e altri transiti.

Il mito del “ripensamento” nasce dalla psicologizzazione dell’astrologia moderna.
Ma non esiste nessun meccanismo astronomico che possa produrre “blocco”, “interiorizzazione”.

L’effetto reale non è psicologico, ma ciclico-eventuale:

più ripassi = più probabilità di coincidenza con altre strutture significative.


E Urano che torna diretto?

Dunque quando Urano torna diretto:

  • non è il momento in cui la persona “decide finalmente”,

  • non è il momento in cui “finiscono i ritardi”,

  • non è il momento in cui “tutto si sblocca”.

Può accadere qualcosa prima, durante o dopo il ritorno al moto diretto.
Dipende solo da:

  • la presenza o assenza di altri transiti coerenti,

  • il ruolo della RS,

  • il ruolo della RL,

  • la geometria complessiva del cielo,

  • l’incastro degli aspetti nel tema natale.



Retrogradazione e riflessioni: perché resta solo una metafora

Molti astrologi—soprattutto nell’ambito dell’astrologia elettiva o dell’astrologia psicologico-simbolista—dicono che durante un moto retrogrado sarebbe opportuno:

  • riflettere,

  • riconsiderare,

  • ripensare,

  • rivedere decisioni,

  • “fare chiarezza” prima dell’azione.

  • https://c02.purpledshub.com/uploads/sites/41/2022/07/Retrograde-motion-of-Mars-explained-by-Brian-Brondel-d931578.png

Ora, anche ammesso che un astrologo inviti il cliente a riflettere su un’area della vita in coincidenza con la retrogradazione, questo non dimostra affatto che la riflessione sia:

  • più efficace,

  • più profonda,

  • più lucida,

  • più fruttuosa
    rispetto allo stesso identico processo compiuto quando il pianeta è in moto diretto.

E questo è un punto fondamentale.


1. Nessun meccanismo astrologico reale collega retrogradazione e processo mentale

La retrogradazione è un fenomeno ottico: un cambio apparente di velocità e direzione rispetto allo sfondo zodiacale.
Non esiste alcun parametro geometrico che indichi:

  • introversione,

  • ritiro,

  • sospensione,

  • rielaborazione,

  • indecisione psicologica.

Attribuirgli tali processi significa aggiungere narrativa, non descrivere un fatto astrologico verificabile.


2. L’astrologo può guidare il cliente a riflettere in qualunque momento

Se un astrologo decide che quel periodo è utile per fare introspezione, ciò dipende:

  • dall’abilità del professionista,

  • dalla predisposizione del cliente,

  • dal contesto di vita,

  • e persino dal caso.

Ma non dipende dalla retrogradazione in sé.

Perché?

Perché se si invita il cliente a riflettere lo farà comunque:
potrebbe farlo quando il pianeta è diretto, retrogrado o persino fermo (stazionario).

La differenza psicologica non è misurabile.


3. Se non è misurabile, resta metafora → e quindi atto di fede

Se non puoi stabilire:

  • che durante il moto diretto la riflessione è meno efficace,

  • o che durante il moto retrogrado è più incisiva,

  • o che la qualità della riflessione cambia perché il pianeta cambia direzione,

allora non hai un criterio.

E senza criterio:

l’interpretazione diventa una metafora.
E una metafora, quando pretende di essere un fatto, diventa un atto di fede.

Non è astrologia verificabile:
è un’idea poetica sovrapposta all’astronomia.


4. Il mio modello lo mostra chiaramente

Io ho dimostrato anche sul piano personale e professionale:

  • quando Nettuno transitava retrogrado sulla mia cuspide VII non è avvenuto alcun processo mentale di “revisione”,

  • l’evento reale (l’incontro amoroso) si è manifestato solo quando si è creato l’incastro ciclico con RS e RL corrette,

  • e avrebbe potuto accadere sia in moto diretto che retrogrado, perché non dipendeva dalla direzione:
    dipendeva dalla geometria degli incastri, non dalla narrativa psicologica.


Conclusione sintetica

✔ L’astrologo può proporre al cliente un lavoro di introspezione durante un moto retrogrado.
✘ Ma questo non prova che la retrogradazione renda più efficace quel lavoro.
✔ Dunque l’interpretazione è metaforica, non astrologica.
✔ E come tutte le metafore funziona solo se ci si crede → atto di fede, non metodo

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 EPPURE QUALCUNO DICE CHE FUNZIONA...

La ragione per cui molti clienti si “ritrovano” nelle descrizioni astrologiche di una maggiore riflessione, introspezione o cambiamento, anche quando queste spiegazioni non sono verificabili o specifiche, non è perché la retrogradazione abbia un effetto psicologico reale, ma piuttosto perché la mente umana è programmata per elaborare, selezionare e interpretare le informazioni in modi che confermano le proprie attese, convinzioni e narrazioni personali.

Ecco i principali motivi psicologici alla base di questo fenomeno:


1. La mente seleziona ciò che è plausibile e significativo

Quando una persona riceve una descrizione (ad esempio dell’astrologo), tende a cercare nella propria memoria un evento o un’esperienza che sembri confermare quella descrizione. Il cervello non processa le informazioni in modo neutro, ma filtra e interpreta ciò che riceve in funzione di ciò che già conosce e accetta come vero.

Questo fenomeno è molto simile al bias di conferma, ovvero:

la tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo da confermare le proprie convinzioni preesistenti, ignorando o minimizzando ciò che contraddice tali credenze.

Quando un cliente ascolta una spiegazione astrologica che parla di “riflessione”, la sua memoria provvede automaticamente a selezionare eventi che sembrano aderire a quella descrizione, anche se quegli eventi possono avere cause completamente diverse.


2. L’effetto Barnum (o effetto Forer)

Le descrizioni astrologiche tendono ad essere formulate in modo larghissimamente applicabile: sono generiche, non troppo specifiche e collegate a temi umani comuni. Questo le rende facili da associare alla propria esperienza personale, anche se non sono state generate da un criterio causale diretto.

Questo fenomeno psicologico è chiamato effetto Barnum (o effetto Forer):

gli individui tendono a dare un’alta accuratezza a descrizioni generiche che credono siano specifiche per loro, anche se quelle descrizioni potrebbero applicarsi a molte persone.

In altre parole:

se la descrizione è formulata in modo tale da sembrare personale, noi la percepiamo come vera per noi.

È questo effetto che spiega perché molte persone trovano “verosimili” letture generiche: non perché siano accurate, ma perché la mente umana le interpreta come se lo fossero.


3. La convalida soggettiva rafforza l’identificazione

Un altro bias cognitivo rilevante è la convalida soggettiva:

la tendenza a percepire un’affermazione come vera se essa ha significato personale, anche quando manca un legame oggettivo con la realtà.

Questo bias spiega perché:

  • persone interpretano coincidenze come connessioni significative,

  • eventi non correlati vengono associati ad affermazioni astrologiche,

  • piccoli cambiamenti vengono ingigantiti perché “convalidano” la propria narrazione interna.

È una forma di autoattribuzione di significato: la persona costruisce una connessione tra ciò che è stato detto e ciò che è accaduto, anche quando non esiste un nesso causale verificabile.


4. Attenzione selettiva e illusione di frequenza

Una volta che una persona riceve una descrizione plausibile o significativa, la sua attenzione si concentra su ciò che conferma quella descrizione, mentre ignora o dimentica ciò che non la conferma. Questo comporta un altro fenomeno chiamato illusione di frequenza:

dopo aver notato qualcosa una volta, tendiamo a vederlo più spesso e a percepirlo come più frequente o significativo di quanto realmente sia.

Nel contesto astrologico, ciò significa che:

  • un cliente che è portato a vedere sé stesso nella narrazione astrologica

  • comincerà a ricordare e dare peso solo agli eventi che sembrano confermare quella narrazione

  • ignorando tutti gli eventi che non la confermano.


Perché il cliente “si ritrova” nelle descrizioni

In termini cognitivi, la spiegazione è la seguente:

  1. Le descrizioni astrologiche sono spesso abbastanza generiche da adattarsi a molte vite.

  2. La mente umana ha bias cognitivi che portano a selezionare, interpretare e ricordare le informazioni in modo consono alle proprie convinzioni.

  3. Quando un evento sembra collegarsi a una previsione, lo si percepisce come significativa prova di veridicità, anche se potrebbe essere solo una coincidenza o interpretazione post-hoc.

  4. Questo può portare a ingigantire la portata del cambiamento percepito, attribuendogli causalità astrologica quando non è verificabile.

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✦ Box autore — Metodo Galeota

Giuseppe “Al Rami” Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche. Coniuga l’analisi astrologica con criteri di verifica e controllo dei bias cognitivi, distinguendo tra ciò che è simbolico e ciò che è osservabile e verificabile. Nel suo approccio, l’astrologia giudiziaria si basa su regole chiare, coerenza evento–cielo e testabilità, scartando narrazioni elastiche prive di criteri di conferma empirica.

📖 Per approfondire il modo corretto di leggere rivoluzioni solari, rivoluzioni lunari, transiti e altri fattori astrologici con criteri operativi e casi reali, visita la pagina del libro:
L’arte della previsione astrologica

🔍 Per leggere le ricerche di verifica e confutazione che analizzano simboli, tecniche e assunzioni astrologiche con criteri osservabili e rigorosi, visita:
Ricerche di verifica e confutazione

04 febbraio 2026

Lilith e l'ombra tra psicologia e astrologia


Introduzione

Questo articolo si propone di esplorare in modo critico e approfondito il concetto di Ombra, così come definito nella psicologia junghiana, e la sua relazione con l’astrologia, in particolare con la Luna Nera (Lilith). L’obiettivo non è solo chiarire che cosa sia realmente l’Ombra da un punto di vista psicodinamico, ma anche dimostrare perché Lilith — sia intesa come corpo celeste, sia come punto immateriale (vero o medio) — non può rappresentare l’Ombra nel senso rigoroso del termine.

Saranno inoltre esaminate alcune affermazioni comuni proposte da autori astrologici che identificano Lilith con l’Ombra, mostrando come molte di queste siano interpretazioni simboliche che non reggono a un’analisi coerente con la teoria psicologica originale. Infine, verrà illustrato che la stessa Ombra, nella sua essenza psichica, non può essere ricondotta a un solo punto astrologico, ma è una condizione interna, una dinamica relazionale tra coscienza e contenuti psichici rimossi o non integrati.

Verrà quindi fornita una chiave per comprendere cosa sia davvero l’Ombra e verranno tracciate le coordinate per iniziare a verificarne la presenza e le possibili manifestazioni all’interno del proprio tema natale. La metodologia per identificarla con consapevolezza sarà sviluppata successivamente.

L’Ombra nella Psicologia Junghiana: Definizione, Scoperta e Interpretazioni Alternative

Definizione chiara dell’Ombra (psicologia junghiana)

In psicologia analitica di Carl Gustav Jung, l’Ombra rappresenta la parte nascosta e inconscia della personalità, dove si accumula tutto ciò che il nostro Io cosciente rifiuta o non vuole riconoscere di sé. Vi finiscono impulsi, emozioni, desideri, paure e tratti che giudichiamo “inaccettabili” o incompatibili con l’immagine ideale che abbiamo di noi stessi. Anche se relegati nell’inconscio, questi aspetti non scompaiono affatto: continuano ad agire dietro le quinte, influenzando comportamenti, relazioni e scelte nella vita quotidiana. Importante sottolineare che l’Ombra non contiene solo qualità “cattive” o immoralità; spesso vi si trovano anche potenzialità positive inespresse, talenti e aspetti vitali che abbiamo represso per adeguarci alle aspettative sociali. Jung stesso avvertiva che integrare l’Ombra non significa eliminare il male, ma diventare individui più completi, accettando sia la luce sia il buio interiori. In breve, la nostra Ombra è “l’altro lato” di noi, il “fratello oscuro” sempre al seguito: meno ne siamo consapevoli, più la sua influenza sarà oscura e densa.

Interpretazioni alternative del concetto di “ombra” in psicologia

Psicologia occidentale classica (Freud e successori)

Freud non parlava di “ombra” esplicitamente, ma riconosceva che molti contenuti inaccettabili (desideri primitivi, impulsi aggressivi o sessuali, ricordi traumatici) vengono rimossi dalla coscienza e confinati nell’inconscio. Ciò che è represso, però, può tornare in forma mascherata causando angoscia o sintomi. Freud descrisse il fenomeno del Perturbante (Unheimlich) – quel senso di inquietudine che emerge quando qualcosa di segreto e familiare, un tempo noto ma rimosso, riaffiora improvviso. Un esempio è il tema del Doppio (sosia): inizialmente può essere una difesa dell’Io (un’immagine ideale di sé immortale), ma col progredire dell’Io cosciente il “doppio” diventa inquietante, rappresentando tutte le possibilità rifiutate e le esperienze non vissute che l’Io ha dovuto lasciare indietro. In sostanza, nella teoria freudiana l’inconscio personale (Es) contiene ciò che la coscienza morale censura, e quando questo materiale represso ritorna (ad esempio nei sogni, nei lapsus o nei sintomi nevrotici) provoca sorpresa e turbamento perché appare estraneo e minaccioso. Dunque, pur con differenze teoriche, anche la psicoanalisi classica riconosce un lato ombra della psiche – fatto di pulsioni elementari e ricordi rimossi – che va portato gradualmente alla consapevolezza per risolvere il conflitto interiore. (Freud riteneva che “dove c’era l’Es, deve subentrare l’Io”, indicando proprio la necessità di illuminare con la coscienza ciò che era nell’ombra dell’inconscio.)

Tradizioni psicologiche orientali

Nelle visioni orientali, l’idea di ombra assume sfumature diverse. In particolare il Buddhismo insegna che gli aspetti negativi della mente (odio, invidia, illusione, paura, ecc.) derivano dall’ignoranza fondamentale sul sé e non possiedono una realtà intrinseca. Dal punto di vista buddhista, ciò che Jung chiama “ombra” corrisponde in parte al falso senso dell’Io e ai klesha (emozioni disturbanti) che offuscano la chiara visione. La differenza fondamentale è che per il buddhismo questo “sé ombra” non è qualcosa di concreto e reale, ma un’illusione transitoria da smascherare. Dunque la pratica non punta a integrare un lato oscuro “solido”, bensì a comprendere la vacuità di quelle caratteristiche negative e lasciarle andare. Ad esempio, attraverso la meditazione e l’analisi introspettiva, il praticante buddhista osserva pensieri ed emozioni sorgere e dissolversi, rendendosi conto che non esiste un “io” permanente che li possiede – questo gradualmente dissolve l’attaccamento sia agli aspetti luminosi sia a quelli oscuri della personalità. Inoltre, tradizioni come il Tantra e lo Yoga (di matrice induista) propongono una visione unitaria: invece di dividere nettamente bene e male, invitano a trascendere la dualità. Come spiega il junghiano indiano Ashok Bedi, l’Oriente considera luce e ombra come due facce del Tutto (dell’individuo e persino del divino) e incoraggia a riconoscerle entrambe senza giudizio. Nella Bhagavad Gita, ad esempio, il dio Krishna mostra al guerriero Arjuna la sua forma cosmica che comprende ogni opposto, insegnando che solo accettando la totalità (azione giusta e distruzione, virtù e ombra) si può compiere il proprio dharma. In sintesi, la psicologia orientale (e la spiritualità orientale) tende a vedere l’ombra non come un nemico da combattere, ma come un’illusione da comprendere o un polo complementare da armonizzare all’interno di sé, spesso tramite pratiche contemplative e sviluppo della compassione verso tutti gli aspetti dell’essere.

Psicologia transpersonale e approcci integrativi

La psicologia transpersonale, nata negli anni ’60 come evoluzione della psicologia umanistica, integra la dimensione spirituale nell’analisi della psiche. In questo ambito l’ombra mantiene un ruolo cruciale: il soggetto, per accedere a livelli di coscienza superiori o a un’autentica crescita spirituale, deve prima riconoscere e integrare la propria ombra personale. Secondo gli autori transpersonali, solo una persona che ha fatto pace con i propri lati rinnegati può espandere il senso di sé al di là dell’ego individuale. L’integrazione dell’ombra viene vista come un passaggio obbligato per raggiungere un’identità più ampia e sana: “riconoscere, accettare e integrare l’ombra – ossia gli attributi negativi e incongruenti con l’immagine cosciente di sé – consente di avere un senso d’identità più vasto, oltre il livello della persona (maschera)”. In pratica, la persona diventa più autentica e meno identificata con una persona sociale ristretta, aprendosi a dimensioni transpersonali (senso di connessione col tutto, spiritualità, trascendenza dell’ego). Ken Wilber, uno dei teorici integrali, sottolinea che molti aspiranti spirituali commettono l’errore di cercare l’illuminazione ignorando la propria ombra; questo porta al fenomeno noto come “spiritual bypassing” – una fuga nelle pratiche “di luce” per evitare di affrontare i nodi irrisolti. Invece, Wilber propone di utilizzare tecniche come il citato Processo 3-2-1 per lavorare concretamente sulle proiezioni e sulle emozioni represse, integrandole nel percorso di sviluppo della coscienza. Anche altri approcci olistici (es. Psicosintesi di Assagioli, Gestalt, Core Energetics, ecc.) hanno metodi simili per integrare parti “ombra” – spesso chiamate parti esiliate, bambino interiore ferito</

Astrologia e ombra psicologica

Il concetto di Ombra in psicologia analitica fu introdotto da C.G. Jung come l’insieme delle parti repressive o inconsce della personalità. Jung la descrive come «la somma di tutte le disposizioni psichiche personali e collettive che, a causa della loro incompatibilità con la forma di vita scelta consciamente, non sono vissute». In altre parole, l’ombra contiene impulsi, emozioni e tendenze che l’Io cosciente rifiuta e proietta all’esterno. Come osserva un’interpretazione astrologica junghiana, l’ombra è «la parte oscura della coscienza. Ma la coscienza è l’Io… rappresentato dall’Ascendente; la parte opposta, oscura, è la VII casa zodiacale» (non sono d'accordo). Di conseguenza, più neghiamo questi aspetti di noi (proiettandoli sugli altri), più essi continuano a influenzarci inconsciamente. Jung afferma inoltre che riconoscere «reali aspetti oscuri della personalità» è fondamentale per la conoscenza di sé.

Ombra nel tema natale

Nell’astrologia psicologica l’ombra è pensata come un elemento trasversale dell’intera carta natale. Non esiste un solo simbolo univoco, ma l’insieme degli elementi meno «visibili» o «negati». Io affermo infatti, che «nel Tema Natale non c’è un solo simbolo che parli di Ombra (e di inconscio), la vediamo piuttosto rappresentata nella totalità della carta». Tuttavia, secondo alcuni si possono individuare indizi ricorrenti: ad esempio, l’elemento zodiacale mancante (fuoco, terra, aria o acqua assente) indica tendenze represse (secondo me non è vero), la VII casa (la casa delle relazioni) contiene proiezioni sull’altro che rivelano parti rimosse (ma non necessarismente l'ombra), e il segno opposto al Sole (a 180°) simboleggia il lato in ombra della nostra identità (e qui non sono affatto d'accordo come indice ricorrente). A titolo d’esempio, un Sole in Ariete troverà riscontro ombra in Bilancia (ed è possibile). Un’altra tradizione suggerisce di considerare anche la Luna Nera (Lilith) o l’asse IC–MC come indicatori di contenuti nascosti (IC è “ciò che non vogliamo mostrare agli altri”) Tra breve spiegherò in modo semplice perché tutto ciò non regge. In sintesi, «il Sole nel Tema Natale rappresenta la Luce, il punto opposto l’Ombra», e di norma gli aspetti più tesi ai pianeti personali (soprattutto opposizioni e quadrature a Sole/Luna) spesso identificano parti inconsce dell’individuo.

Pianeti, segni e case associati all’Ombra

In chiave junghiana tutti i pianeti possono esprimere l’ombra quando lavorano in modo eccessivamente inconscio o squilibrato. In particolare, i pianeti transpersonali (Urano, Nettuno, Plutone) sono visti come forze che spingono verso il profondo inconscio. Per esempio, un testo sottolinea che il compito di Urano, Nettuno e Plutone è «di abbattere le difese della coscienza e di penetrare nell’inconscio», mentre Saturno funge da filtro al perimetro del conscio. In altri termini, Saturno agisce come superego o guardiano della soglia dell’io, bloccando inconsci problematici, e pertanto Saturno dovrebbe indicare dove si erigono le barriere interiori. Urano, al contrario, irrompe come “bomba nucleare” rompendo quei limiti e costringendo la coscienza a ricevere nuovi impulsi inconsci. Nettuno, infine, dissolve illusioni dalla coscienza collegandosi a dinamiche dell’inconscio collettivo (o confonde e illude ancora di più).

Plutone è spesso associato all’ombra primitiva: simboleggia la parte più istintuale e nascosta dell’io. Astrologicamente, secondo alcuni, «con Plutone ci addentriamo nell’Ombra», poiché Jung definiva l’ombra come la regione inconscia più profonda. Un’interpretazione lo descrive come la “parte animale” legata agli istinti di vita e di morte, che va trasformata e integrata nell’arco della vita. Anche lo Scorpione (segno di Plutone), per alcuni è sede tradizionale dell’ombra: chi ha forti posizioni plutoniane spesso manifesta comportamenti inconsci (manipolatori, di potere) difficili da riconoscere.

Aspetti e configurazioni

Dal punto di vista degli aspetti, tradizionalmente si considerano segnali d’ombra le opposizioni e quadrature ai luminari. Io sono relativamente d'accordo. Opposizioni o quadrati al Sole e alla Luna segnalano polarità non integrate: ad esempio un Sole opposto a Plutone può nascondere conflitti irrisolti con l’autorità paterna. Per altri autori, anche grandi configurazioni di tensione (come Stellium o Medio Cielo/Punto Bifocale in segni spiccatamente critici come la Vergine) possono occultare parti di sé. In generale si suggerisce di guardare ai pianeti personali in quadratura alla Luna o al Sole come indicatori di contenuti inconsci. Lilith (Luna Nera) è quasi sempre inclusa nelle analisi psicologiche dell’ombra come forza che mostra ciò che reprimiamo emotivamente. Tutto ciò è da respingere complentamente, per ragioni che spiegherò tra breve. 

Approcci astrologici junghiani, evolutivi e karmici

Nei vari approcci psicologici ed evolutivi l’ombra è un tema ricorrente. Nell’astrologia junghiana si enfatizza l’integrazione degli opposti: ad esempio Goethe affermava che per illuminare la parte oscura occorre portarla alla coscienza. 

L’astrologia evolutiva e karmica interpreta molte posizioni come incarichi di crescita e bilanci di vite precedenti. Ad esempio i Nodi Lunari in certi segni/case indicano abitudini karmiche da lasciare; le case XII, IV e VIII sono dette spesso «stanze nascoste» dove risiedono lezioni da elaborare. Si ritiene che pianeti come Plutone in case come la VIII o XII segnalino esperienze e traumi passati da portare alla luce (ma non è detto che ciò ci parli di ombra). In queste prospettive si parla di nodi karmici, retaggi genealogici, “colpe antiche” o «questioni di famiglia irrisolte» da integrare (su cui sono totalmente in disaccordo). 

Facciamo una sintesi di come ogni autore cerca l'"ombra" nel tema di nascita.  

Modalità astrologiche per la ricerca dell'Ombra

  • Segno opposto al Sole: polarità inconscia dell’identità conscia.
  • VII Casa e discendente: proiezioni sull’altro, ombra relazionale.
  • Pianeti in VII Casa: qualità psichiche vissute tramite l’altro.
  • Aspetti dissonanti a Sole/Luna: tensioni tra conscio e inconscio.
  • Plutone: inconscio profondo, dinamiche di potere e trasformazione.
  • Nettuno: illusioni, evasione, dissoluzione dell’Io.
  • Saturno: barriere interiori, repressione dell’istinto.
  • Urano: rottura improvvisa, emersione dell’inconscio.
  • Lilith (Luna Nera): pulsioni rimosse, sessualità repressa, ribellione inconscia (oltre che ombra).
  • Casa XII: contenuti rimossi, karma, pre-cosciente.
  • Casa IV e IC: ombra familiare e radici emotive.
  • Transiti dei pianeti lenti: attivano crisi e trasformazioni interiori.
  • Nodi Lunari (soprattutto Nodo Sud): pattern inconsci ereditati o karmici.
  • Mancanza di un elemento zodiacale: funzioni psicologiche rimosse.
  • Ombra nei sogni astrologicamente collegati: simboli onirici come specchio dell’inconscio.
Chi ha ragione? Per comprenderlo dobbiamo capire cosa sono le istanze psichiche, cosa sono le istanze inconsce, che differenza c'è tra istanza e processo.  

1. I pianeti come funzioni psichiche archetipiche

Ogni pianeta rappresenta un principio archetipico che si manifesta nella psiche umana come:

  • istinto,
  • desiderio,
  • facoltà percettiva o reattiva,
  • struttura della personalità.

Per esempio:

PianetaFunzione psichica rappresentata
SoleCentro dell’identità, volontà, direzione dell’Io
LunaEmozione, memoria, bisogno di sicurezza e radicamento
MercurioPensiero, linguaggio, comunicazione
VenereValore, affetto, capacità relazionale e piacere
MarteImpulso, azione, aggressività, affermazione
GioveEspansione, fede, fiducia, senso del significato
SaturnoStruttura, limite, responsabilità, controllo
UranoRibellione, intuizione, ripensamento repentino
NettunoFusione, immaginazione, spiritualità, evasione, caos
PlutoneTrasformazione, potere, pulsione vitale o distruttiva, sicurezza

👉 Queste non sono solo forze esteriori: rappresentano parti dinamiche della psiche individuale, come facoltà, spinte o atteggiamenti interiori.

🔸 2. Sono funzioni sia consce che inconsce

Ogni funzione psichica può essere integrata oppure repressa:

  • Se è integrata, il pianeta si esprime in modo consapevole e funzionale (es. un Marte ben integrato → assertività, iniziativa).
  • Se è non integrata (inconscia, rifiutata, distorta), la funzione si esprime in modo ombra, proiettato o disfunzionale (es. Marte rifiutato → esplosioni di rabbia o attrazione verso persone aggressive).

🔁 In altre parole: ogni pianeta è una funzione psichica che può manifestarsi attraverso la coscienza oppure l’inconscio.

Esempio:
Saturno = funzione del limite e dell’ordine.
Se integrata → disciplina, responsabilità.
Se non integrata → paura del fallimento, rigidità, autocritica feroce (ombra).

🔹 3. In astrologia psicologica e junghiana

Gli astrologi psicologi (come Liz Greene, Sasportas, Arroyo, Rudhyar, ecc.) considerano chiaramente i pianeti come rappresentazioni di dinamiche interiori, in parte analoghe ai complessi junghiani:

  • possono agire autonomamente, sfuggire al controllo dell’Io,
  • possono entrare in conflitto tra loro (come nei complessi),
  • e devono essere integrati nel processo di individuazione.

Conclusione

  • i pianeti rappresentano funzioni psichiche, ovvero energie archetipiche interiori;
  • e ogni funzione può essere cosciente o inconscia a seconda del livello di integrazione psichica dell’individuo.

✅ 1. L’ombra è il rifiutato della coscienza

Per Jung, l’ombra è composta da tutti gli aspetti psichici (funzioni, impulsi, tratti) che l’Io non riconosce come propri: li rifiuta, li rimuove o li proietta. Non sono estranei alla psiche: fanno parte della persona, ma vengono esclusi dalla coscienza perché disturbanti, inaccettabili o incongruenti con l’immagine cosciente di sé.

✅ 2. Le funzioni psichiche non sono automaticamente coscienti

Ogni funzione psichica (che sia pensiero, desiderio, aggressività, immaginazione, affettività…) può essere integrata nella coscienza o no.
→ Se la funzione è accettata e vissuta consapevolmente → è integrata.
→ Se viene giudicata, evitata, censurata → diventa parte dell’ombra.

🧠 3. Quindi: l’ombra può annidarsi in qualunque funzione psichica

L’ombra non è legata a una funzione specifica, ma piuttosto alla condizione di non-integrazione.
Qualunque istanza della psiche (es. volontà, emozione, bisogno di controllo, impulso sessuale, fragilità…) può diventare ombra se viene negata dall’Io.

Esempi logici:

  • Se rifiuto l’aggressività → la mia ombra sarà marziana: potrei subirla o proiettarla.
  • Se rifiuto la vulnerabilità → la mia ombra sarà lunare: posso deridere chi è emotivo, ma dentro ne ho paura.
  • Se rifiuto il desiderio di dominio → la mia ombra sarà plutonica: posso attrarre manipolatori o diventarne una versione nascosta.
  • Se rifiuto il bisogno di limiti → la mia ombra sarà saturnina: non so dire no e lo subisco da fuori.

🔄 4. Quindi ogni funzione psichica può manifestarsi sia come luce (integrata) sia come ombra (rifiutata)

  • Luce: la funzione è riconosciuta, accettata e vissuta in modo equilibrato.
  • Ombra: la funzione è censurata, distorta, agisce da dietro le quinte (compulsioni, proiezioni, attrazioni disturbanti…).

👉 Conclusione logica

L’ombra può annidarsi in qualunque funzione psichica:
non perché una funzione sia "ombra" in sé, ma perché è lo stato di coscienza rispetto a quella funzione che la rende luce o ombra.

In breve:
🖜 ❝ L’ombra non è ciò che siamo, ma ciò che rifiutiamo di essere, anche se è già in noi. ❞

Come individuare la tua ombra?

 

 

Come individuare l'Ombra nel tema natale

L'Ombra, intesa in senso psicodinamico e astrologico-psicologico, non può essere ridotta a un singolo punto, pianeta o casa del tema natale. Dai risultati di interviste, osservazioni dirette e autoanalisi approfondite, emerge una verità fondamentale: l’Ombra si manifesta come dinamica diffusa, trasversale, e non localizzabile rigidamente in una sola area del tema astrologico.

La sua presenza è più coerentemente rilevabile attraverso aspetti dissonanti tra pianeti, in particolare quando mettono in conflitto funzioni psichiche incompatibili o non integrate. Quadrature, opposizioni, a volte anche incongiunzioni o aspetti minori tesi, segnalano tensioni interiori, parti dell’Io che entrano in attrito e che spesso vengono rimosse o proiettate.

Questi aspetti dissonanti non riguardano solo i rapporti tra i pianeti personali (come Sole, Luna, Marte), ma anche tra personali e transpersonali, oppure tra pianeti e angoli (Ascendente, Medio Cielo, Discendente, Fondo Cielo), contribuendo alla formazione di aree di conflitto non integrate – ovvero Ombra psichica.

Perché l’Ombra non può essere identificata con Lilith, una casa o un solo pianeta?

  • Perché l’Ombra non agisce in un solo ambito della vita, ma si manifesta nei comportamenti, emozioni, relazioni e atteggiamenti trasversali.
  • Perché ogni funzione psichica può divenire Ombra se non è integrata: ciò può accadere con Marte, Venere, Mercurio, Saturno, ecc.
  • Perché Lilith (sia vera che media) è un punto simbolico e non un archetipo universale e dinamico, come le vere funzioni planetarie della psiche.
  • Perché una casa astrologica indica un ambito, non una funzione: non può contenere da sola la totalità della psiche rimossa o proiettata.

Conclusione: per individuare davvero l’Ombra nel tema natale bisogna osservare i contrasti interiori, le dinamiche rifiutate e le proiezioni ripetitive attraverso le relazioni dissonanti tra pianeti. È lì che l’inconscio emerge, spesso in forma disturbante, compulsiva o reattiva, chiedendo di essere integrato nel percorso di crescita individuale.

 

Funzione psichica vs processo psichico: la distinzione fondamentale

1) Le funzioni psichiche (→ pianeti)

In astrologia, i pianeti rappresentano funzioni psichiche: ovvero moduli strutturati e relativamente stabili della personalità. Sono parti della psiche dotate di:

  • un principio archetipico (es. Marte = aggressività/azione, Venere = piacere/relazione);
  • una modalità espressiva;
  • un potenziale coerente;
  • una forma riconoscibile e ripetibile.

In altre parole, un pianeta rappresenta una capacità psichica, una “macchina interiore” che può funzionare bene o male, ma che esiste come struttura. Le funzioni psichiche sono elementi della psiche: hanno un contenuto, una forma e un modo di esprimersi.

2) L’Ombra non è una funzione psichica → è un processo psichico

L’Ombra, secondo Jung, non è una parte della psiche con un contenuto stabile, ma:

  • un processo dinamico;
  • che riguarda ciò che la coscienza rifiuta;
  • attivato dal rapporto tra Io e contenuti rimossi;
  • variabile, contestuale, mai identico a se stesso;
  • manifestabile attraverso qualunque funzione psichica.

L’Ombra è: un movimento, un meccanismo, un’operazione psicologica, non una struttura. È una condizione funzionale, non un “modulo” come un pianeta.

3) Conseguenza logica: l’Ombra non può essere un pianeta (né reale né immaginario)

Poiché:

  • i pianeti rappresentano funzioni psichiche (strutture);
  • l’Ombra è un processo psichico (dinamica);

allora:

  • non si può attribuire l’Ombra a un corpo celeste specifico;
  • non si può chiamare Lilith “funzione dell’Ombra”;
  • non si può trattare l’Ombra come se fosse un archetipo planetario.

Un processo non può essere rappresentato da un glifo o da un simbolo di una “funzione”.

Perché Lilith non può essere l’Ombra

Lilith, sia vera che media, è:

  • un punto matematico;
  • un costrutto astronomico;
  • un simbolo dipendente dalle interpretazioni degli autori.

Non ha alcuna struttura psichica costante → quindi non può rappresentare una funzione.

Ma l’Ombra non è nemmeno una funzione: è un processo attivo che può attraversare qualunque pianeta:

  • Marte, se rifiuto l’aggressività;
  • Venere, se rifiuto il bisogno di armonia;
  • la Luna, se rifiuto la vulnerabilità;
  • Plutone, se rifiuto il potere o l’istinto;
  • ecc.

L’Ombra non ha un luogo, un punto, un simbolo unico.
È la condizione in cui una funzione psichica diventa non integrata.

Sintesi finale

I pianeti esprimono funzioni psichiche: strutture interiori riconoscibili.
L’Ombra è un processo psichico: una dinamica di rifiuto, rimozione e proiezione.
Una funzione può essere oscurata dal processo Ombra, ma il processo non può essere rappresentato da un pianeta.
Per questo nessun corpo celeste reale o immaginario, Lilith inclusa, può essere “l’Ombra”.

Come scoprire la propria Ombra: tecniche pratiche passo-passo

Confrontarsi con la propria Ombra è un processo graduale, ma accessibile a chiunque con un po’ di pratica e auto-osservazione. Ecco alcuni passi e strumenti pratici per identificare ed esplorare la propria Ombra nella vita quotidiana:

1. Osservare reazioni emotive e proiezioni

Presta attenzione a ciò che ti irrita fortemente negli altri: spesso è un indizio di qualcosa che rifiuti in te stesso. A fine giornata, dedica 10 minuti a ripensare alle interazioni e alle emozioni suscitate. Ogni volta che un comportamento altrui ti disturba eccessivamente, chiediti: che parte di me sta rispecchiando?

2. Journaling (scrittura di un diario personale)

Annota quotidianamente le situazioni che ti hanno provocato emozioni intense. Utilizza la scrittura automatica per esplorare le domande: Cosa ho giudicato di me stesso oggi? Cosa critico negli altri? In che modo mi riguarda? Scrivere aiuta a rendere visibili le parti ombra. Puoi anche dialogare con la tua Ombra immaginando un confronto diretto (tecnica dell'immaginazione attiva).

3. Analisi dei sogni

I sogni sono una via maestra per incontrare la propria Ombra. Tieni un quaderno dei sogni sul comodino. Le figure oscure, sconosciute o cariche emotivamente spesso rappresentano aspetti rimossi di te. Chiediti: quale tratto mio incarna questo personaggio? Quando provo un'emozione simile da sveglio?

4. Meditazione e mindfulness

La meditazione di consapevolezza permette di osservare senza giudizio i propri pensieri ed emozioni. Praticare regolarmente aiuta a far emergere contenuti inconsci e ad accoglierli con compassione. Coltiva un atteggiamento gentile e aperto verso ogni aspetto della tua interiorità, anche quelli che solitamente eviti.

5. Dialogo interiore e lavoro terapeutico sulle parti

Immagina di parlare con la tua Ombra o con una parte di te che giudichi difficile. Puoi farlo scrivendo, parlando a voce alta o utilizzando la tecnica della sedia vuota. Chiedi: Che cosa vuoi davvero? Cosa cerchi di proteggere? Tecniche come Voice Dialogue, IFS o immaginazione attiva permettono di integrare le parti rinnegate. Se da solo è difficile, un percorso psicoterapeutico può fornire guida e contenimento sicuri.

6. Il processo dell’Ombra 3-2-1

Ideato da Ken Wilber, è un esercizio strutturato per lavorare sulle proiezioni:

  1. 3a persona: identifica qualcuno che ti suscita forti emozioni.
  2. 2a persona: immagina di parlargli direttamente e chiedergli cosa rappresenta per te.
  3. 1a persona: riconosci: "Io sono quello" e accogli la parte rifiutata in te.

Ricorda: l’Ombra può sembrare minacciosa, ma integrarla libera energia vitale, autenticità e consapevolezza.

Autore

Al Rami – Astrologo ricercatore. Vai alle altre ricerche

31 gennaio 2026

La trasparenza nel metodo Galeota

La legge italiana e la pratica dell’astrologia

1. L’astrologia non è una professione regolamentata
In Italia esiste una distinzione tra professioni regolamentate (come medico, psicologo, avvocato) e professioni non regolamentate. La Legge 14 gennaio 2013 n. 4 disciplina le professioni intellettuali non organizzate in ordini o collegi. L’astrologia rientra in questa categoria: è un’attività liberamente esercitabile senza albo o abilitazione statale specifica.

2. La consulenza astrologica è lecita
La legge italiana non vieta la pratica dell’astrologia né l’offerta di consulenze astrologiche. Attività analoghe come la cartomanzia sono considerate lecite purché non si configurino truffa o abuso di credulità. Secondo la giurisprudenza (Consiglio di Stato), l’art. 121 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza vieta la figura del “ciarlatano” intesa come chi specula sulla credulità popolare, ma non vieta in sé attività come cartomanzia o astrologia se svolte in modo trasparente.

3. Consulenza astrologica ≠ abuso professionale
L’abusivismo professionale si verifica solo quando si esercita senza titolo una professione regolamentata. Poiché l’astrologia non è una professione regolamentata, offrire consulenze astrologiche non costituisce abuso, a condizione che il professionista non si presenti come psicologo, medico o altra figura soggetta ad albo. È inoltre necessario evitare promesse di guarigione, garanzie di risultati o affermazioni ingannevoli sull’efficacia scientifica.

4. Assenza di albo statale per astrologi
Non esiste un albo professionale riconosciuto dallo Stato per gli astrologi. Eventuali elenchi o certificazioni rilasciate da scuole o associazioni hanno valore interno ma non valore legale.

In sintesi
L’astrologia è consentita dalla legge italiana come attività professionale non regolamentata. È lecito offrire consulenze astrologiche se svolte in modo trasparente, senza millantare qualifiche protette e senza creare aspettative ingannevoli. L’illegalità riguarda solo truffa, abuso di credulità o uso improprio di titoli professionali.

Il rischio teorico di circonvenzione o abuso non rende illegittima un’attività: ciò che la legge punisce sono i comportamenti illeciti specifici, non la disciplina in sé. Allo stesso modo in cui non è vietata la consulenza finanziaria, spirituale o psicologica solo perché potrebbero essere usate in modo scorretto, non è vietata neppure la consulenza astrologica.

In sintesi: non è l’astrologia a essere illegale, ma eventuali abusi individuali contro persone incapaci. La pratica astrologica rimane pienamente lecita purché svolta con trasparenza, correttezza e senza millantare qualifiche protette o promesse ingannevoli.

Perché il Metodo Galeota è trasparente

  1. Dichiara esattamente cosa può fare e cosa non può fare l’astrologia.
    Nessuna promessa, nessun miracolismo, nessuna ambiguità tra astrologia, psicologia o terapia.
  2. Espone pubblicamente i criteri tecnici.
    Orbi, regole, esclusioni, criteri predittivi e limiti sono dichiarati, tracciabili e verificabili.
  3. Separa con rigore simbolo e scienza.
    Non pretende basi scientifiche che non esistono e non vende illusioni travestite da metodo scientifico.
  4. Rende verificabile ogni affermazione.
    Mostra casi, contro-esempi, errori, bias e limiti. Non chiede fede: richiede verifica.
  5. Esclude qualsiasi forma di manipolazione emotiva.
    Nessuna psicologizzazione nascosta, nessun linguaggio seduttivo, nessuno sfruttamento di fragilità.
  6. Non usa ambiguità sul ruolo professionale.
    Non si presenta come psicologo, non usa titoli protetti, non confonde livelli giuridici o competenze.
  7. Si fonda su un Codice Etico pubblico e coerente.
    Il metodo è regolato da norme interne che vietano abuso, dipendenza, promesse ingannevoli o artifici retorici.

Chi è l’autore

Giuseppe “Al Rami” Galeota — Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche, Astrologo professionista e ideatore del Metodo Galeota per l’astrologia verificabile.

Scopri di più:

Tutti i contenuti seguono criteri di rigore, chiarezza, verificabilità e responsabilità predittiva secondo il Metodo Galeota.

Gli "scienziati" giustizieri

Gli scienziati giustizieri


Esiste una categoria molto particolare di critici dell’astrologia: quelli che si autoproclamano “razionali”, “paladini della scienza”, “difensori della verità”. Ma che poi, al momento di leggere una risposta, verificare un argomento o controllare un dato, svaniscono come nebbia al sole. Alcuni, anzi, moltissimi, di scienza non sanno proprio nulla. 

Sono i giustizieri della scienza, quelli che parlano di giustizia ma praticano solo il giustizialismo: etichettano senza conoscere, giudicano senza verificare, e soprattutto confondono la scienza con il proprio bisogno emotivo di sentirsi superiori.

Per loro esistono solo due possibilità: chi fa astrologia è o uno stupido, o un disonesto. Una scorciatoia perfetta per evitare qualsiasi riflessione. Una semplificazione che si spaccia per “pensiero critico”, ma che altro non è se non un pregiudizio travestito da metodo scientifico.

Il paradosso è che parlano di razionalità mentre si comportano nel modo più irrazionale possibile: non leggono, non ascoltano, non analizzano. Reagiscono. Giudicano. Condannano. Abbaiano. E si convincono pure di essere nel giusto. La razionalità, quando diventa ideologia, si trasforma nel suo opposto: una forma di fanatismo logico che non è più logica, ma solo fanatismo.

La scienza, quella vera, chiede osservazione, studio, verifica, confutazione. Non slogan. Non insulto. Non arroganza. E soprattutto non l’idea puerile che il sapere funzioni per categorie morali. Il metodo scientifico non divide il mondo tra “noi buoni” e “voi idioti”. Lo fanno solo coloro che si nascondono dietro la scienza per non affrontare i propri limiti.

Quindi sì: criticate pure l’astrologia. È un vostro diritto. Ma fatelo leggendo ciò che vi si risponde. Fatelo con onestà intellettuale. Fatelo sapendo cosa state criticando. Altrimenti non siete difensori della razionalità. Siete solo l’ennesima caricatura dello scientista dogmatico, incapace di usare proprio quella razionalità che pretende di difendere.

Quando in nome della scienza fai il bullo, squalifichi e offendi, allora stai solo esaltando il tuo ego ipertrofico; non stai difendendo i valori più sacri della scienza. 


Giuseppe A.R. Galeota
Astrologo professionista – Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche – Ideatore del Metodo Galeota

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27 gennaio 2026

Gli spirituali che non esistono

Le vere caratteristiche di una persona davvero spirituale


Tutti parlano di spiritualità. Tutti parlano di anima, karma, Lilith, “energie” e “evoluzione”.
Ma pochissimi incarnano davvero ciò che dicono.

La verità è semplice:
non esiste alcuna spiritualità autentica senza trasparenza, senza confronto, senza autocritica.

Ecco le vere caratteristiche di una persona realmente spirituale — non quella costruita a parole, ma quella che si vede nei fatti.


1. Sa dire “non lo so”

La persona spirituale non teme l’ignoranza perché non teme di perdere la faccia.
Sa che l’umiltà è il primo passo verso la conoscenza.

2. Non accusa chi le mostra una crepa

Chi si sente “attaccato” da una domanda o da una contestazione non è spirituale:
è fragile, spaventato, dominato dall’ego.

La grande anima ascolta.
Non combatte chi le fa notare qualcosa: impara.

3. Non si nasconde dietro lo slogan “nessuno ha la verità”

Quando serve rigore, porta rigore.
Quando c’è un’argomentazione, risponde con argomenti.
Non usa frasi-feticcio per evitare il confronto.

4. Mette l’energia nei confronti, non nel pubblico che applaude

Chi cerca consenso evita il confronto.
Chi cerca la verità lo affronta.

Il vero spirituale non teme la dialettica: la cerca.

5. Impara di più proprio dove trova chi gli dà torto

Perché lì cresce.
Lì c’è il terreno fertile dell’evoluzione interiore.
Lì il narcisismo si scioglie e si diventa più grandi.

6. Allena tolleranza, empatia, capacità di mettersi in discussione

Non si definisce “evoluto”:
dimostra di esserlo.

7. Sa che evitare la critica rafforza il proprio ego, non la propria anima

La fuga dal confronto non è saggezza: è paura.
È fragilità travestita da “energia da proteggere”.

8. Non difende le proprie idee a tutti i costi

Chi è spirituale non ha identità rigide.
Sa che un confronto può cambiare le sue certezze — e non trema.

La verità non è una bandiera da difendere.
È un percorso da affinare.

9. Non pensa che chi critica abbia l’ego “corrotto”

Solo i fanatici, i dogmatici, i guru improvvisati credono che il dubbio sia un’offesa personale.
Il vero spirituale lo sa:
chi critica non è un nemico, ma una possibilità di evoluzione.


Conclusione

La vera persona spirituale non è quella che parla di karma, Lilith, anime, energie, ferite e destini.
È quella che non crolla davanti a una contestazione.
È quella che non si sente vittima, non si sente attaccata, non proietta paure sugli altri.

È quella che, come i maestri giapponesi,
ripara le proprie crepe con l’oro,
anziché nasconderle accusando gli altri di essere “egoici”.

La spiritualità senza autocritica è solo ego travestito.
La spiritualità autentica è forza, trasparenza, confronto, coraggio.
Tutto il resto è narrativa.

26 gennaio 2026

Le "profetesse" di Lilith

Le nuove “profetesse” dell’astrologia: spiritualità prêt-à-porter e intolleranza alla critica


Nel panorama astrologico contemporaneo proliferano figure che potremmo definire “profetesse del simbolo”: persone che parlano di anima, karma, ferite originarie, risvegli cosmici e missioni spirituali come se fossero verità rivelate, e che tuttavia reagiscono con ostilità quando qualcuno prova a fare ciò che in qualunque disciplina seria è normale: porre domande, confrontare metodi, chiedere criteri di verifica, sottolineare un errore argomentativo.

Queste figure non cercano confronto: cercano seguaci.

Dietro la facciata luminosa di parole come “evoluzione”, “consapevolezza” e “vibrazioni alte”, si nasconde spesso un tratto opposto: la totale incapacità di accettare una domanda concreta. La critica diventa un “attacco energetico”; la richiesta di metodo una “gabbia mentale”; il confronto una minaccia al personaggio costruito.

Per ironia della sorte, chi parla continuamente di crescita spirituale è spesso la prima persona a viverla come una persecuzione.

È la spiritualità che teme la realtà.

Queste profetesse pensano di sapere qualcosa, ma faticano a rispondere a domande semplicissime:

  • “Qual è il criterio di verifica?”
  • “Come distingui una previsione riuscita da una fallita?”
  • “Quali sono i contro-esempi?”

Una domanda reale basta a far crollare un castello di certezze costruito su metafore prese alla lettera. E il loro ego fa il resto: si ritirano in loro stesse e accusano. Povere fragili, hanno paura di perdere le loro certezze e se metti in discussione ciò che dicono o sei cattivo, o egocentrico, o entrambe le cose. 

5. L’astrologia non ha bisogno di profetesse

Una astrologia seria, verificabile e responsabile non teme la critica: la cerca. Accetta il confronto, distingue simbolo e narrativa, riconosce i limiti, si apre alla possibilità di confutazione.

L’astrologia non deve competere con la religione né con il misticismo motivazionale. Deve tornare ciò che può essere davvero: uno studio rigoroso dei cicli, dei fenomeni e delle correlazioni verificabili

O almeno se le profetesse vogliono continuare a non rispondere, almeno abbiamo la decenza e il buonsenso di ammettere la propria inadeguatezza, o almeno, smettere di sentirsi sotto accusa. 

Dietro la patina di luce, amore e consapevolezza, spesso si nasconde una convinzione incrollabile:

chiunque osi criticare “non è pronto”, “non vibra abbastanza”, “è nella sua ferita”.

Si tratta di una dinamica tipica delle credenze dogmatiche:

la critica è vista come un attacco personale

il confronto come “energia negativa”

la richiesta di metodo come “gabbia mentale”.

Diciamolo chiaramente: c'è molta fragilità psichica se dopo poche domande e contestazioni si finisce per vedere la critica come un attacco alla persona.

Ma dovrebbero ridimensionare il loro ego paranoico, perché nessuno sta pensando di attaccare. Si fa cultura e la cultura richiede critica e contestazione. Chi non è in grado di reggere questo deve solo ammetterlo e se proprio vuole parlare di anima, karma e spirito dovrebbe prima smettere di fare la vittima e dovrebbe cominciare a vedere la critica come una benedizione.

Perciò queste profetesse sono tutte fake. False spirituali che si atteggiano per qualche like. Ma la verità è che non lasceranno mai un segno nel mondo dell'astrologia ma saranno ogni giorno sempre più incapaci di gestire un confronto, sempre più fragili, pronte a difendersi al minimo tocco. E questo non è spirito, anima, karma. È paura ed ego, ego gigante. 

 Il vero spirito e la vera nobiltà d'animo la riconoscete in chi non solo si sottopone al confronto, ma lo apprezza e lo riconosce come il miglior modo per crescere. 

Provate e vedrete: di queste signore che parlano tanto di anima e spirito, non appena le contestate, non appena fate vedere che i loro argomenti non reggono, si mettono subito sulla difensiva. Ed è proprio lì che ti accorgi che di spirituale non hanno proprio nulla. Tutto fumo, tutto ego..

✔ Metodo Galeota — Autore & Statuto

Articolo di Giuseppe Al Rami Galeota — Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche,
Astrologo professionista e Counsel-Coach Strategico (Metodo Nardone).

Approfondisci metodo, criteri di verifica e statuto del lavoro:

25 gennaio 2026

Nessuno ha la verità

“Nessuno ha la verità”: la frase che uccide ogni confronto serio


Nel mondo dell’astrologia, c’è una frase che ricorre con una puntualità quasi chirurgica ogni volta che si prova ad avviare un dibattito serio:

“Tanto la verità non ce l’ha nessuno.”

A prima vista suona come un gesto di umiltà. In realtà, nella maggior parte dei casi, è una scappatoia psicologica usata per sottrarsi a qualsiasi verifica, criterio, o forma di confronto basato sui fatti.

È la frase che permette a chiunque di dire qualunque cosa senza mai rispondere di ciò che afferma. Una sospensione totale del pensiero critico, una zona franca in cui tutto vale tutto e nulla può essere discusso.


1. Perché questa frase non è umiltà ma autodifesa

Quando un astrologo pronuncia “nessuno ha la verità”, ciò che in realtà sta dicendo è:

  • “Non voglio che il mio metodo venga verificato.”
  • “Non voglio discutere il fondamento di ciò che utilizzo.”
  • “Non accetto esempi e contro-esempi.”
  • “Non voglio che qualcuno evidenzi incoerenze nel mio impianto.”

Questa frase sospende il dibattito e crea un terreno in cui non esistono criteri. È il modo più rapido per evitare la dissonanza cognitiva: “se nessuno ha la verità, allora non criticarmi”.


2. La verità assoluta non serve. Servono metodo, criteri e responsabilità.

È vero che nessuno possiede la Verità con la “V” maiuscola. Ma nessuna disciplina seria richiede la verità assoluta per funzionare:

  • psicologia,
  • medicina,
  • sociologia,
  • fisica,
  • antropologia.

Quello che serve è molto più semplice:

  • un metodo dichiarato e replicabile,
  • criteri di validità,
  • coerenza interna,
  • strumenti di controllo,
  • responsabilità comunicativa.

L’astrologia non fa eccezione. Se rifiuta questi elementi, non resta astrologia: resta narrazione soggettiva.


3. Il minimo che si può chiedere a un astrologo

Se vogliamo fare astrologia in modo serio, bisogna garantire almeno tre condizioni fondamentali:

a) Un metodo chiaro, dichiarato, replicabile

Non intuizioni, non percezioni, non fantasia archetipica. Un metodo significa regole, criteri, verifiche.

b) Distinguere fatti, interpretazioni e suggestioni

  • Fatti: posizioni astrologiche verificabili.
  • Interpretazioni: ipotesi da confrontare con la realtà.
  • Suggestioni: ciò che non è verificabile né discutibile.

c) Accettare esempi e contro-esempi

Se un’ipotesi non regge alla verifica, si corregge. Non si protegge eliminando il confronto.


4. Cosa rivela psicologicamente la frase “nessuno ha la verità”

Dal punto di vista del comportamento, questa frase è un meccanismo difensivo che serve a:

  • evitare la dissonanza cognitiva,
  • proteggere la propria identità professionale,
  • schivare il confronto,
  • alleggerire l’ansia da verifica.

Se chi la pronuncia avesse davvero a cuore il principio che “nessuno ha la verità”, allora accetterebbe anche:

  • la critica,
  • la richiesta di coerenza,
  • l’analisi metodologica,
  • la trasparenza sui propri strumenti.

Ma ciò non accade quasi mai. La frase viene usata a senso unico: protegge chi la dice, non il confronto.


5. La verità non serve: serve rigore

Per chiedere rigore non serve possedere la verità ultima. Serve solo questo:

Che ciò che fai abbia un minimo di fondamento, coerenza e possibilità di controllo.

È ciò che distingue un approccio professionale da un racconto personale.


6. Una domanda diretta a chi usa questa frase

Se davvero “nessuno ha la verità”, allora perché ti senti minacciato da una domanda metodologica? Perché rifiuti il confronto? Perché non puoi spiegare come lavori? Perché non puoi accettare una verifica?

Il punto non è chi possiede la verità. Il punto è chi possiede un metodo.

Non c'è nulla di male a non sapere qualcosa. Il male sta in chi divulga quel che sa, non sa di non sapere e non vuole correzioni da nessuno.

Quando confuto un’argomentazione, non sto affermando di avere la verità in tasca. Sto semplicemente facendo ciò che chiunque dovrebbe fare quando si confronta con un’idea: verificarne la coerenza, la logica e i criteri che la sostengono.

Il problema è che, quando una persona non ha criteri solidi e si muove in un sistema di idee soggettive, vive la critica come un attacco personale. E così, invece di rispondere nel merito, ribalta la questione accusandomi di rigidità, arroganza o presunzione di verità.

Ma non è così. Io non sto imponendo nulla. Sto solo mostrando dove un’argomentazione non regge. Confutare non significa “pensare di avere la verità”, significa rendere evidente ciò che non sta in piedi.

Chi scambia un’analisi per un’imposizione, in realtà, sta solo difendendo il proprio ego o la propria credenza, evitando di rispondere alle domande fondamentali. E se una tesi non regge a una semplice richiesta di criteri, allora il problema non sono io. È la tesi.


📌 About the Author

Questo articolo fa parte del progetto Astrologia Verificabile – Metodo Galeota, una ricerca dedicata a restituire all’astrologia criteri chiari, verificabilità, confutazione e responsabilità comunicativa.

Giuseppe Al Rami Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche — unisce l'analisi astrologica al counsel–coaching strategico, integrando pensiero critico, metodologia e controllo dei bias cognitivi.

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