23 febbraio 2026

Quando NON è il caso di fare una consulenza astrologica


Quando NON è il caso di fare una consulenza astrologica

Perché a volte è meglio fermarsi prima, soprattutto se cerchi solo una conferma

Mi capita, qualche volta, di essere contattato da persone che “vogliono una consulenza astrologica”… ma che in realtà non la vogliono davvero. Vogliono un’altra cosa: una conferma.

Hanno già una convinzione incollata addosso — spesso costruita leggendo qua e là, seguendo astrologi sui social, assorbendo frasi fatte, teorie ripetute per anni — e arrivano con un’idea precisa:
“Il destino è rigido. Le cose andranno così. Dimmi solo quando e come.”

Non solo: c'è anche chi pur non avendo alcuna competenza ed esperienza, vuole dirmi come stanno le cose. Mi ricordo per esempio una tipa dell'Acquario che dopo nemmeno un anno di pratica di studi già sosteneva di sapere tutto sulle caratteristiche dei segni ed era parecchio irritante avere a che fare con lei perché credeva l'astrologia fosse tutta una questione di intuizioni. Insomma era un pallone gonfiato che presumeva di saperne più di me, ma completamente plagiata dalle solite questioni sul karma, sull'anima etc. Insomma chi è già convinto di sapere, mi domando, cosa mi contatta a fare, se tanto non è disposto a lasciarsi smentire e correggere. Se ogni opinione ha pari valore, allora a cosa serve studiare e sperimentare? Secondo loro io dovrei ascoltare quelle castronerie fanta spirituali e fare finta che la mia competenza ed esperienza siano paragonabili alla loro. Ammetto però, che ci sono colleghi che studiano da quarant'anni e ne sanno meno di chi studia da molto meno tempo. In ogni caso, avere idee già rigide sul mondo, sulla vita, sull'astrologia dopo poco tempo, è sintomatico di due cose: o mancanza di umiltà, o fragilità psichica. 

C'era una persona che diceva di volere un confronto col sottoscritto. Era convinta di un sacco di cose e io ero in disaccorde praticamente su tutto quello in cui credeva. Rassicurarla, senza squalificare le sue credenze era impresa davvero ardua perché ormai era prigioniera dei suoi loop. Lei voleva solo conferme, non un vero e proprio confronto o una consulenza. Ed io ero molto dispiaciuto del pasticcio in cui si era cacciata perché ormai era completamente fuori controllo, fuori di sé, sicurissima di ciò che mi raccontava e della sua interpretazione dei fatti. Chi non lascia spazio ad altre letture, come può essere aiutato? 

Ecco: quando la richiesta parte da questo presupposto, io preferisco dirlo subito con chiarezza.
In questi casi sconsiglio la consulenza astrologica.

Non perché “l’astrologia non serve”.
Ma perché quel tipo di consulto diventa una forma di autosuggestione, e io non lavoro così.

Se chi viene da me è già convinto di essere manipolato, sotto controllo ipnotico o magico o vittima del "karma", e non mi da la possibilità di valutare coi miei strumenti, anche a costo di scardinare completamente certe convinzioni, a cosa serve la mia competenza? Se siamo al punto di "non voglio sentirmi dire che sono pazzo o che sbaglio perché altrimenti non mi sento compreso e capito", allora siamo già fuori dall'ambito delle mie competenze astrologiche e della mia etica, dato che io non spingo le persone a credere o non credere a qualcosa, ma scelgo di ponderare e mostrare alternative costruttive. L'unica strada secondo me possibile, qui diventa la psicologia. Stop. 


Il problema non è la domanda. È il “contratto” nascosto

Una consulenza seria è un lavoro in cui si prova a capire, orientarsi, leggere dei cicli, valutare dei margini di azione.
Ma ci sono richieste che contengono un “contratto implicito” diverso, anche se la persona non se ne rende conto.

Il contratto implicito suona più o meno così:

  • “Dimmi quello che penso già, così mi tranquillizzo.”

  • “Dimmi che non posso farci niente, così mi tolgo il peso delle scelte.”

  • “Dimmi che è inevitabile, così mi preparo al peggio (o mi aggrappo al meglio).”

  • “Dimmi che ho ragione io e che tutti gli altri si sbagliano.”

In pratica, la consulenza viene usata come timbro notarile su un’idea già formata.

Se io accetto quel contratto, non sto facendo astrologia: sto facendo l’oracolo.
E peggio ancora: sto alimentando dipendenza, paura, fatalismo.


Come riconosci se sei in questa situazione (senza offenderti)

Di solito, chi arriva così mostra almeno alcuni segnali:

  1. Ha già conclusioni definitive prima ancora di iniziare
    “Lo so già che non troverò mai l’amore.”
    “Lo so già che questo rapporto è destinato a finire.”
    “Lo so già che quel transito mi distruggerà.”

  2. Cita formule assolute imparate da altri
    “Saturno = blocco”, “Plutone = tragedia”, “Nettuno = inganno”…
    senza considerare contesto, esempi, contro-esempi, né limiti.

  3. Cerca una sentenza, non una lettura
    Non chiede: “Che scenari vedi?”
    Chiede: “Cosa succede, punto.”

  4. Rifiuta qualunque alternativa interpretativa
    Se la lettura non coincide con la credenza iniziale, il problema diventa:
    “allora tu non sei bravo perché ho visto i miei transiti in passato”, oppure “allora l’astrologia è falsa”, oppure “allora tu non capisci”.

  5. Vuole “certezza totale” su un futuro rigido
    Questo è il punto più delicato: la richiesta nasce spesso dall’ansia, non dalla curiosità.

    Se senti di rispecchiarti in uno o più di questi punti, non ti darò mai un sostegno astrologico. Mai. Se sai già tutto su quel che ti accade e perché ti accade, non sono la persona giusta per te.  


Perché sconsiglio la consulenza astrologica in questi casi

Per un motivo molto semplice:
se usi l’astrologia per fissare un destino già deciso nella tua testa, la consulenza diventa dannosa.

Danno tipico n.1: autosuggestione
Ti convinci ancora di più di ciò che temi o speri, e inizi a leggere qualunque evento come “prova”.

Danno tipico n.2: profezia che si autoavvera
Se ti convinci che “andrà male”, ti irrigidisci, ti comporti in modo difensivo, alimenti conflitti, ti blocchi.

Danno tipico n.3: dipendenza
Torni a chiedere conferme, date, transiti, dettagli… non per orientarti, ma per sedare l’ansia.

Danno tipico n.4: fatalismo e deresponsabilizzazione
“Non sono io, è scritto.”
Questa è la trappola più grande: ti toglie margine d’azione, ti spegne.

Io non faccio consulenze che aumentano paura o dipendenza.
Non mi interessa avere “clienti in più” se il prezzo è alimentare un meccanismo che peggiora la vita.


La mia regola: se cerchi una sentenza, non sono la persona giusta

Lo dico in modo molto netto, ma con rispetto:
se vuoi che io ti confermi un destino rigido, io non sono l’astrologo giusto.

Non perché “non credo nei cicli”.
Ma perché non trasformo i cicli in catene.

Nella mia pratica, una consulenza è utile solo se c’è almeno questo patto minimo:

  • accetti che esistano limiti e margini, non certezze assolute;

  • accetti che l’interpretazione debba restare coerente e verificabile, non “narrativa perfetta”;

  • accetti che la lettura serva a capire cosa fare, non a subire.

    MA SOPRATTUTTO ACCETTI DI NON AVERE CERTEZZE SU COME FUNZIONA IL MONDO, L'ASTROLOGIA, IL "DESTINO".   

Se questo patto non c’è, la consulenza non funziona. E spesso fa danno.


Un’alternativa onesta: invece della consulenza ASTROLOGICA, una domanda diversa

Quando riconosco questa dinamica, propongo spesso di cambiare totalmente. 
Non “cosa succede?”, ma: ti offro le mie competenze nel campo della psicologia, del coaching e del counseling, che spesso vale mille volte di più di una consulenza astrologica, soprattutto in casi come questi. E aiuto il cliente a chiedersi: 

  • “Che cosa temo davvero che succeda?”

  • “Che cosa sto cercando di farmi confermare?”

  • “Qual è la mia tentata soluzione che mi sta bloccando?”

  • “Che cosa posso fare io per aumentare le probabilità di migliroare la mia vita?”

Se la persona è disponibile a questo cambio di cornice, allora sì: ha senso lavorare con il conusel-coaching strategico.
Se invece vuole solo la sentenza, io mi fermo. 


A volte dire “no” è una forma di serietà

Molti si aspettano che un professionista dica sempre “sì”.
Io credo il contrario: un professionista serio sa dire “no” quando capisce che il lavoro verrebbe usato male.

Quindi lo ripeto chiaramente:

Se cerchi una conferma di un destino rigido, ti sconsiglio la consulenza astrologica.
Non per giudicarti, ma per proteggerti da un uso dell’astrologia che può aumentare ansia, dipendenza e blocco.

Se invece vuoi una lettura che ti aiuti a capire, orientarti e agire con lucidità — con limiti dichiarati e senza fatalismo — allora possiamo lavorare bene.

Ma se sei in una condizione di forte dolore tanto da avere acquisito una visione rigida del mondo e tanto da cominciare a credere in "maledizioni", energie malefiche, influenze paranormali, allora la consulenza che serve è quella psicologica, o di counseling. 

Quando l'astrologia, la cartomanzia, la spiritualità, l'idea di essere vittima di chissà quale sortilegio ti incantenano, è il caso che ti fermi perché l'unico modo per stare bene è ritornare coi piedi per terra. Ricorda: ciò che pensi possa darti la risposta alle tue sofferenze è spesso la cosa peggiore a cui puoi credere, anche se ti sembra la cosa più logica e giusta. 

21 febbraio 2026

Sanremo 2026: astrologia, curiosità, numeri.

Sanremo non è solo musica: è un osservatorio privilegiato sui simboli culturali che attraversano l’Italia. Ogni edizione porta con sé tendenze, dinamiche sociali, ricorrenze e – per chi studia i cicli – anche curiosi pattern astrologici.
L’idea non è quella di “prevedere” il vincitore guardando il segno, né attribuire qualità artistiche allo Zodiaco, ma osservare come, nelle scelte del Festival, emergano talvolta regolarità statistiche interessanti.

L’edizione 2026, con la serata dei duetti più ricca di sempre, permette un confronto insolitamente ampio: 30 coppie artistiche (o gruppi) per un totale di oltre 40 persone coinvolte. Da qui nasce l’analisi seguente: una mappatura completa dei segni zodiacali di tutti gli artisti partecipanti, con una successiva ripartizione per elementi e un confronto storico con vincitori e presentatori delle edizioni precedenti.

Ne emerge un quadro sorprendente: il Fuoco domina la line-up dei duetti, la Terra rimane l’elemento più premiato nel lungo periodo, mentre la storia del Festival mostra una straordinaria concentrazione di vittorie e conduzioni da parte di segni legati alla comunicazione (Gemelli) e alla precisione tecnico-artistica (Vergine, Toro, Capricorno).
Si tratta di semplici correlazioni culturali, non necessariamente di causalità astrologiche: tuttavia, esaminare i dati permette di cogliere tendenze e ricorrenze che raccontano qualcosa del Festival e del modo in cui “Sanremo sceglie se stesso”.

Di seguito, la lista completa dei segni zodiacali di tutti i duettisti del 2026 e le relative statistiche.

Lista completa dei segni zodiacali dei 30 duetti di Sanremo 2026

  1. Arisa & Coro Teatro Regio di Parma
    Arisa — 20 agosto 1982 → Leone
    Coro Teatro Regio di Parma — collettivo → Segno non determinabile
  2. Bambole di Pezza & Cristina D’Avena
    Bambole di Pezza — collettivo → Segno non determinabile
    Cristina D’Avena — 6 luglio 1964 → Cancro
  3. Chiello & Morgan
    Chiello — 9 aprile 1999 → Ariete
    Morgan — 23 dicembre 1972 → Capricorno
  4. Dargen D’Amico & Pupo & Fabrizio Bosso
    Dargen D’Amico — Sagittario
    Pupo — Vergine
    Fabrizio Bosso — Scorpione
  5. Ditonellapiaga & TonyPitony
    Ditonellapiaga — 5 febbraio 1997 → Acquario
    TonyPitony — 1997 → Toro?
  6. Eddie Brock & Fabrizio Moro
    Eddie Brock — Scorpione
    Fabrizio Moro — 9 aprile → Ariete
  7. Elettra Lamborghini & Las Ketchup
    Elettra Lamborghini — 17 maggio 1994 → Toro
    Las Ketchup (Lola Muñoz) — 17 marzo 1980 → Pesci
  8. Enrico Nigiotti & Alfa
    Enrico Nigiotti — 11 giugno → Gemelli
    Alfa — 22 agosto 2000 → Leone
  9. Ermal Meta & Dardust
    Ermal Meta — 20 aprile → Ariete
    Dardust — 17 marzo → Pesci
  10. Fedez & Marco Masini & Stjepan Hauser
    Fedez — 15 ottobre 1989 → Bilancia
    Marco Masini — 18 settembre 1964 → Vergine
    Stjepan Hauser — 15 giugno → Gemelli
  11. Francesco Renga & Giusy Ferreri
    Francesco Renga — 12 giugno → Gemelli
    Giusy Ferreri — 17 aprile → Ariete
  12. Fulminacci & Francesca Fagnani
    Fulminacci — 12 settembre → Vergine
    Francesca Fagnani → Sagittario
  13. J-Ax & Ligera County Fam.
    J-Ax — 5 agosto → Leone
    Ligera County Fam. — collettivo → Segno non determinabile
  14. LDA & Aka 7even & Tullio De Piscopo
    LDA — 27 marzo → Ariete
    Aka 7even — 23 ottobre → Bilancia
    Tullio De Piscopo — 24 febbraio → Pesci
  15. Leo Gassmann & Aiello
    Leo Gassmann — 22 novembre → Scorpione
    Aiello — 26 luglio → Leone
  16. Levante & Gaia
    Levante — 23 maggio → Gemelli
    Gaia — data pubblica → Bilancia
  17. Luchè & Gianluca Grignani
    Luchè — 7 gennaio → Capricorno
    Gianluca Grignani — 7 aprile → Ariete
  18. Malika Ayane & Claudio Santamaria
    Malika Ayane — 31 gennaio → Acquario
    Claudio Santamaria — 22 luglio → Cancro
  19. Mara Sattei & Mecna
    Mara Sattei — 28 aprile → Toro
    Mecna — Ariete
  20. Maria Antonietta & Colombre & Brunori Sas
    Maria Antonietta — 26 agosto → Vergine
    Colombre — 15 agosto → Leone
    Brunori Sas — 28 settembre → Bilancia
  21. Michele Bravi & Fiorella Mannoia
    Michele Bravi — 19 dicembre → Sagittario
    Fiorella Mannoia — 4 aprile → Ariete
  22. Nayt & Joan Thiele
    Nayt — 9 novembre → Scorpione
    Joan Thiele → Vergine
  23. Patty Pravo & Timofej Andrijashenko
    Patty Pravo — 9 aprile → Ariete
    Timofej Andrijashenko → Sagittario
  24. Raf & The Kolors
    Raf — 29 settembre → Bilancia
    The Kolors (Stash) — 7 luglio → Cancro
  25. Sal Da Vinci & Michele Zarrillo
    Sal Da Vinci — 7 aprile → Ariete
    Michele Zarrillo — 13 giugno → Gemelli
  26. Samurai Jay & Belén Rodríguez & Roy Paci
    Samurai Jay — 1 ottobre → Bilancia
    Belén Rodríguez — 20 settembre → Vergine
    Roy Paci — 16 settembre → Vergine
  27. Sayf & Alex Britti & Mario Biondi
    Sayf — 23 marzo → Ariete
    Alex Britti — 23 agosto → Leone
    Mario Biondi — 28 gennaio → Acquario
  28. Serena Brancale & Gregory Porter & Delia
    Serena Brancale — 4 maggio → Toro
    Gregory Porter — 4 novembre → Scorpione
    Delia Buglisi → Segno non determinabile
  29. Tommaso Paradiso & Stadio
    Tommaso Paradiso — 25 giugno → Cancro
    Gaetano Curreri — 26 giugno → Cancro
  30. Tredici Pietro & Galeffi & Fudasca
    Tredici Pietro — 9 agosto → Leone
    Galeffi — 19 maggio → Toro
    Fudasca — 10 giugno → Gemelli
    Band Fudasca — collettivo → Segno non determinabile 

     

Casistica astrologica degli artisti (Elementi)

ElementoSegni inclusiNumero di artisti
TerraToro, Vergine, Capricorno6
FuocoAriete, Leone, Sagittario12
AriaGemelli, Bilancia, Acquario8
AcquaCancro, Pesci, Scorpione6

🔥 Dominante assoluta: Fuoco — Ariete, Leone, Sagittario.
Saturno e Nettuno sono appena entrati in Ariete! Si tratta di un ingresso storico a livello collettivo (vedasi caso Corona-Signorini entrambi Ariete). 

Nel confronto tra i segni dei vari duettisti emergono alcune coppie che definirei “magiche”. Non nel senso ingenuo o superstizioso del termine, ma perché – secondo la logica astrologica di Ciro Discepolo (uno dei più grandi astrologi al mondo) – le coppie in congiunzione, quadratura o opposizione quasi perfetta tendono a esercitare un ruolo più incisivo e significativo l’uno nella vita dell’altro rispetto agli altri abbinamenti.

Si tratta di rapporti energetici particolari: la congiunzione crea risonanza, la quadratura genera tensione creativa, l’opposizione produce complementarità dinamica. In un contesto artistico, queste dinamiche possono amplificare collaborazione, impatto scenico, intensità emotiva o contrasto espressivo.

Naturalmente non parliamo di “destino” o di previsioni mistiche: sono semplici configurazioni simboliche che, quando emergono con orbite molto stretti, indicano una potenziale interazione più forte o memorabile tra due persone. Da qui l’idea di definirle coppie “magiche”, perché casisticamente più rilevanti rispetto agli altri accostamenti. 

Congiunzione quasi perfetta (☌)

  • Duetto 29 — Tommaso Paradiso & Gaetano Curreri
    Cancro ~3.8° vs Cancro ~4.7° → congiunzione (orb ~0.94°)

  • Duetto 26 — Belén Rodríguez & Roy Paci
    Vergine ~27.1° vs Vergine ~23.2° → congiunzione (orb ~3.87°)
    (quasi perfetta: non “chirurgica”, ma molto stretta per un confronto “solo-Sole”)

Quadratura quasi perfetta (□)

  • Duetto 10 — Marco Masini & Stjepan Hauser
    Vergine ~25.2° vs Gemelli ~24.2° → quadratura (orb ~0.97°)

Opposizione quasi perfetta (☍)

  • Duetto 28 — Serena Brancale & Gregory Porter
    Toro ~13.5° vs Scorpione ~12.0° → opposizione (orb ~1.55°)


 


Podio degli ultimi 10 anni (2016–2025)

2016 — 1° Stadio (Cancro), 2° Michielin (Pesci), 3° Caccamo (Sag) + Iurato (Scorp)
2017 — 1° Gabbani (Vergine), 2° Mannoia (Ariete), 3° Ermal Meta (Ariete)
2018 — 1° Meta (Ariete) + Moro (Ariete), 2° Stato Sociale (Cancro), 3° Annalisa (Leone)
2019 — 1° Mahmood (Vergine), 2° Ultimo (Acquario), 3° Il Volo (Cancro)
2020 — 1° Diodato (Vergine), 2° Gabbani (Vergine), 3° PTN (Acquario)
2021 — 1° Måneskin (Capricorno), 2° Michielin (Pesci) + Fedez (Bilancia), 3° Meta (Ariete)
2022 — 1° Mahmood (Vergine) + Blanco (Acquario), 2° Elisa (Sagittario), 3° Morandi (Sagittario)
2023 — 1° Mengoni (Capricorno), 2° Lazza (Leone), 3° Mr. Rain (Scorpione)
2024 — 1° Angelina Mango (Ariete), 2° Geolier (Ariete), 3° Annalisa (Leone)
2025 — 1° Olly (Toro), 2° Corsi (Bilancia), 3° Brunori (Bilancia)

 

Segni più vincenti nella storia di Sanremo (1951–2024)


 

SegnoVittorie
Capricorno12
Toro11
Gemelli10
Vergine10
Ariete9
Pesci8
Sagittario7
Leone7
Scorpione6
Acquario6
Bilancia5
Cancro4

Segni dei presentatori nella storia

SegnoNumero di edizioniNote
Gemelli≈ 22Bongiorno, Baudo, Bonolis, Carrà
Vergine≈ 10Filogamo, Goggi, Panariello, Amadeus
Toro≈ 6Vianello, Fazio, Baglioni
Sagittario≈ 5Morandi, De Filippi
Pesci≈ 4Conti, Dorelli
Ariete3Ventura, Clerici
Leone3Mirigliani, Tommei
Acquario1Cecchetto
Bilancia0
Scorpione0
Capricorno0
Cancro0

Firma astrologica statistica di Sanremo

Sanremo premia soprattutto:

  • Terra → struttura, tecnica, ordine
  • Aria (Gemelli) → comunicazione, conduzione, ritmo

I segni più rari tra vincitori e presentatori:
Cancro – Scorpione – Bilancia – Acquario

Previsione astrologica per Carlo Conti


 

Nel periodo coperto dalla Rivoluzione Lunare iniziata il 16 febbraio, la mia ipotesi è che gli eventi più probabili non vadano cercati necessariamente nei soli giorni del Festival, ma lungo tutto l’arco del mese lunare, perché la firma dominante riguarda aree pratiche e verificabili.

Con Ascendente collegato alla 4ª e Urano in 4ª, mi aspetto soprattutto possibili imprevisti e cambiamenti concreti legati alla “base” (casa/alloggio/sede operativa/backstage): ad esempio un guasto domestico con intervento urgente (idraulico/elettrico), un contrattempo o un aggiustamento dell’alloggio, oppure variazioni improvvise di logistica (orari, accessi, percorsi, tempi di prova, chiamate last minute). In parallelo, sono plausibili anche spostamenti inattesi legati a necessità pratiche: trasferimenti extra, rientri o uscite non previste, deviazioni.

Con Saturno e Nettuno in 2ª casa, l’accento va su questioni economiche e amministrative: possibili contratti o accordi da rivedere (clausole, liberatorie, condizioni economiche, penali, tempi di consegna), slittamenti di pagamenti o pratiche bloccate finché non vengono formalizzate (fatture, bonifici, documentazione incompleta), e anche spese straordinarie o costi tecnici non previsti (forniture, noleggi, extra produzione, interventi tecnici).

Inoltre, in questa lettura considero la 2ª casa anche come area di look e immagine (ciò che “si indossa” e che ha un valore pratico/visibile): quindi non escludo problemi concreti legati all’abbigliamento e all’immagine pubblica, come un vestito rotto, smarrito o perso, un capo consegnato in ritardo o sbagliato, accessori mancanti, oppure la necessità di cambi d’abito e soluzioni rapide per sistemare il look.

Infine, resta aperta la possibilità di questioni su oggetti/valori/attrezzature: smarrimenti, errori di consegna, confusione su materiali, necessità di controllo inventario o riconsegne.

Questa è la mia ipotesi: eventi pratici, collocabili nel mese della RL, non obbligatoriamente coincidenti con le serate di Sanremo. 

 

Autore e statuto

Testo a cura di Giuseppe “Al Rami” Galeota — Astrologo professionista, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, autore e ricercatore sul tema dell’astrologia verificabile.

Nota metodologica: quando propongo ipotesi interpretative le formulo in termini di eventi concreti (osservabili e discutibili), evitando letture psicologiche o “spirituali” non controllabili.

Se vuoi approfondire: pilastro “Astrologia verificabile: cosa significa davvero e come riconoscerla” .

19 febbraio 2026

La consapevolezza è come una finestra

La consapevolezza rende più saggi non più intolleranti.

E quando inizi a vederti davvero, qualcosa si sistema dentro.
Come quando apri le finestre dopo anni di aria chiusa: all’inizio entra freddo, polvere, luce troppo forte. Poi respiri. La consapevolezza è questo respiro.

È accorgerti di dove ti stavi tradendo per paura di perdere qualcuno; è capire che certi silenzi non erano maturità ma rassegnazione; è riconoscere che alcune ferite non facevano più male solo perché ti eri abituato al dolore.

E quando lo capisci, non ti indurisci. Ti riallinei. E così smetti di inseguire chi non ti vede, smetti di spiegarti a chi non vuole capire, smetti di adattarti fino a scomparire. Non diventi cattivo, diventi intero.

La consapevolezza ti regala tre cose preziose: leggerezza, saggezza, tempo.
Ti toglie la fretta di essere approvato.
Ti toglie il bisogno di giustificarti.
Ti toglie il peso di dover piacere a tutti.

E quando non devi più dimostrare nulla, ti muovi meglio, parli meglio, ami meglio. Anche il passato cambia colore: non è più un luogo sporco da evitare, ma un terreno che finalmente puoi attraversare senza sprofondare con tutte e due le scarpe.

La consapevolezza non ti rende perfetto ma ti rende presente; e nella presenza c’è forza, c’è quiete, c’è una dignità silenziosa che non ha bisogno di applausi. Non è una luce da esibire ma una stabilità che si sente. E quando la senti, non torni più indietro.

LA CONSAPEVOLEZZA NEL COUNSEL-COACHING STRATEGICO

(lettura tecnica con fondamento neuro-psicologico)

1️⃣ La consapevolezza non è introspezione: è interruzione di pattern

Nel modello strategico (scuola di Giorgio Nardone), il problema non è ciò che è accaduto, ma ciò che la persona continua a fare per tentare di risolverlo.

Le cosiddette tentate soluzioni.

La consapevolezza, in questo contesto, è:

la capacità di riconoscere il proprio copione ripetitivo nel momento stesso in cui si attiva.

Non è scavare nel passato.
È accorgersi del meccanismo mentre si manifesta.


2️⃣ Meccanismo neurobiologico: dal circuito automatico alla regolazione

Dal punto di vista neuro-psicologico:

  • Le reazioni abituali sono sostenute da circuiti subcorticali (amigdala, gangli della base).

  • Le risposte consapevoli coinvolgono corteccia prefrontale dorsolaterale e corteccia cingolata anteriore.

  • La regolazione emotiva integra sistema limbico e aree frontali.

In termini semplici:

🔁 Automatico → circuito rapido, energeticamente economico
🧠 Consapevole → circuito lento, più costoso, ma più flessibile

Quando una persona diventa consapevole:

  • riduce la dominanza amigdaloide

  • aumenta l’inibizione top-down prefrontale

  • interrompe la reattività impulsiva

Questo significa meno escalation, meno interpretazioni paranoiche, meno ruminazione.


3️⃣ Riduzione della ruminazione: serotonina e dopamina

La ruminazione cronica è associata a:

  • iperattività del Default Mode Network

  • disregolazione serotonergica

  • ipercoinvolgimento limbico

La consapevolezza operativa (non contemplativa, ma strategica) riduce la perseverazione cognitiva.

Cosa accade?

  • Diminuisce il cortisolo basale.

  • Si stabilizza il tono serotoninergico.

  • La dopamina viene rilasciata in modo più legato all’azione scelta che alla fantasia compensatoria.

In altre parole:
meno pensiero sterile, più azione mirata.


4️⃣ Confini e neurobiologia dello stress

Quando una persona non mette limiti:

  • attiva costantemente asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene)

  • mantiene livelli elevati di cortisolo

  • consuma risorse attentive

La consapevolezza dei propri confini riduce l’iperattivazione da stress relazionale.

Non è “diventare duri”.
È ridurre l’iper-adattamento.

Neurobiologicamente significa:
meno allerta costante, più regolazione autonoma.


5️⃣ Vantaggio strategico: libertà di scelta

Nel Counsel-Coaching Strategico la consapevolezza è utile solo se:

  • genera comportamento alternativo

  • modifica la sequenza problema → reazione → conseguenza

  • produce esperienze correttive

Altrimenti è solo auto-osservazione sterile.

Quando funziona davvero:

  • aumenta il senso di auto-efficacia (circuiti dopaminergici mesolimbici)

  • riduce la dipendenza da approvazione esterna

  • aumenta la coerenza tra valori e azioni


6️⃣ Differenza tra consapevolezza e rigidità

Un punto cruciale.

Neuro-psicologicamente:

  • La rigidità è ipercontrollo prefrontale compensatorio.

  • La consapevolezza è flessibilità cognitiva.

La flessibilità coinvolge:

  • corteccia orbitofrontale

  • switching attentivo

  • modulazione emotiva adattiva

Se una persona diventa solo più rigida, non è crescita.
È difesa riorganizzata.


In sintesi...

Nel Counsel-Coaching Strategico la consapevolezza:

  1. Interrompe tentate soluzioni disfunzionali

  2. Riduce reattività limbica

  3. Aumenta controllo esecutivo

  4. Abbassa stress cronico

  5. Potenzia auto-efficacia

  6. Incrementa flessibilità comportamentale

Non è una qualità morale.
È una competenza neuro-comportamentale.

LA SOLUZIONE

Molte persone credono di essere consapevoli.
In realtà stanno solo pensando molto ai loro problemi.

Pensare non è cambiare.

Se da anni analizzi, comprendi, rifletti… ma le dinamiche si ripetono identiche, allora non ti manca intelligenza.
Ti manca una manovra diversa.

La maggior parte delle sofferenze non dipende da ciò che è accaduto.
Dipende da ciò che continui a fare per evitarlo.

Più controlli, più perdi controllo.
Più cerchi rassicurazioni, più aumenti l’insicurezza.
Più spieghi, più ti senti frainteso.

Questo è il paradosso.

Nel Counsel-Coaching Strategico non lavoriamo sulle etichette, né sulle interpretazioni infinite.
Lavoriamo sui meccanismi.

Individuiamo la sequenza invisibile che ti blocca.
La interrompiamo.
E la sostituiamo con un’esperienza correttiva concreta.

Non servono anni.
Serve precisione.

Se senti che stai facendo sempre gli stessi errori con persone diverse,
se ti accorgi che certe situazioni ti agganciano sempre allo stesso punto,
se vuoi capire come funziona davvero il tuo schema prima che sia lui a guidare te,

allora possiamo lavorarci.

Non per parlare di consapevolezza.
Ma per produrla.

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Il primo passo non è raccontare tutto.
È decidere di smettere di ripetere.

 

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18 febbraio 2026

Apofenia


Dopo tantissimo tempo ho rivisto una persona. Peggiorata. Veniva fuori da una situazione sentimentale catastrofica. Non aveva una bussola interiore non aveva appigli su come agire e su come comportarsi. Perciò cercava nella natura e nel cosmo qualunque segnale mistico potesse darle una direzione. Così le era venuta l'ossessione dei numeri: ogni volta che vedeva un numero ci collegava un significato numerologico che per diventava una specie di segnale dell'universo, un modo per rassicurarla. Non aveva la sua bussola interiore. Non aveva, dentro di sé, gli strumenti per affrontare il mondo e perciò li cercava all'esterno. Era in pieno delirio... 

Quello che descrivo non è raro dopo una rottura sentimentale traumatica (o dopo altri tipi di esperienze dolorose). Quando una persona vive un crollo affettivo importante, possono saltare tre pilastri:

  1. Senso di controllo

  2. Senso di identità

  3. Prevedibilità del mondo

Quando questi tre elementi crollano, la mente cerca disperatamente un modo per ristabilire ordine.

Ed è qui che compaiono fenomeni come:

  • ossessione per i numeri

  • ricerca di “segni”

  • interpretazioni simboliche rigide

  • convinzione che l’universo stia parlando

Non è necessariamente “follia”. È spesso un tentativo di sopravvivenza cognitiva.

Cosa sta succedendo davvero?

Il meccanismo si chiama:

  • apofenia → vedere connessioni significative dove non ci sono

  • bias di conferma → selezionare solo ciò che conferma l’idea iniziale

  • illusione di controllo → credere che eventi casuali siano segnali direzionali

Quando l’interno è caotico, la mente costruisce un ordine esterno simbolico.

Una persona con bussola interiore:

  • tollera l’incertezza

  • prende decisioni anche senza garanzie cosmiche

  • accetta che non tutto abbia un messaggio

Chi non ce l’ha:

  • delega il senso all’esterno

  • ha bisogno di segnali

  • teme il vuoto decisionale

La numerologia ossessiva in questi casi non è spiritualità: è regolazione dell’ansia.

Idem possiamo dire di chi legge costantemente gli oroscopi o di chi ne produce quotidianamente. O di chi fa uso smondato di cartomanzia e tarologia. 

La frustrazione porta alla necessità costante rassicurazione nella pratica di certe conoscenze; ma questo paradossalmente alimenta ancora di più l'insicurezza. Dare costanti rassicurazioni, infatti, rende più fragili e insicuri, Non solo: rende anche disconnessi dalla realtà. Quando pensiamo che tutto sia già scritto nel nostro destino cerchiamo strumenti che possano aiutarci a gestire l'imprevisto. Il problema è che non esiste un destino così come lo immagini (clicca qui) e perciò, spesso certe pratiche creano ancora più danni. 

Ti dico una cosa importante

Molte persone che cercano segni non sono mistiche.
Sono terrorizzate dal caos.

Il numero è una formula contro il vuoto; le carte gli astri, sono spesso soltanto immagini e consigli che ti impediscono di trovare la via giusta e le risorse migliori per fronteggiare le difficoltà della vita. 

Perché, pur essendo astrologo, sconsiglio l’uso “dipendente” di astrologia, tarocchi e numerologia

Qualcuno ogni tanto si chiede come mai, io che sono astrologo, possa sconsigliare certi atteggiamenti. La risposta è semplice: io non sconsiglio l’astrologia. Sconsiglio la dipendenza psicologica dal simbolo. E sono due cose completamente diverse.

Il punto centrale

Astrologia, tarocchi e numerologia possono essere usati in due modi:

  1. Come strumenti di riflessione (che aiutano a pensare, a leggere dinamiche, a formulare ipotesi).
  2. Come stampelle emotive (che servono a ridurre l’ansia, a ottenere certezze immediate, a delegare decisioni).

Nel primo caso, questi strumenti possono essere utili: stimolano consapevolezza, creano linguaggio, aprono prospettive. Nel secondo caso, invece, possono diventare pericolosi: sostituiscono la responsabilità, alimentano la ricerca compulsiva di “segni” e trasformano il simbolo in un oracolo decisionale.

Perché una persona turbata non dovrebbe usarli

Quando una persona è emotivamente destabilizzata (dopo un trauma, una rottura, uno shock, un periodo di ansia intensa), il suo bisogno primario non è “capire il cosmo” ma ritrovare stabilità.

In quello stato, la mente cerca certezze e appigli esterni. È qui che può nascere la trappola: qualunque numero, coincidenza o simbolo diventa un segnale, una prova, una conferma. Non è spiritualità: spesso è solo regolazione dell’ansia.

La differenza non è astrologica: è psicologica

Una persona equilibrata:

  • usa il simbolo come linguaggio e come spunto, non come “verità rivelata”;
  • mantiene il dubbio e la flessibilità mentale;
  • non delega le scelte alla divinazione o ai segni.

Una persona fragile o turbata:

  • tende all’interpretazione magica;
  • cerca segnali ovunque;
  • trasforma il simbolo in un sostituto della propria bussola interiore.

La mia posizione

Io consiglio astrologia, tarocchi e numerologia non a chi è turbato, ma solo a chi possiede un equilibrio sufficiente per non dipendere da queste conoscenze. Prima viene la stabilità interiore. Poi, eventualmente, si può dialogare con il simbolo.

L’astrologia è uno strumento potente. Ma come tutti gli strumenti potenti richiede una struttura stabile. Non è un rifugio per chi ha perso il proprio centro.

Se non hai la tua bussola interiore, qualsiasi “segno” rischia di diventare una gabbia. E io, per etica, questo non lo alimento. 

Se: 

  • stiamo vivendo ansia o incertezza,
  • cerchiamo rassicurazioni immediate,
  • in quei momenti il cervello vuole ordine. E allora lo crea. Collega eventi scollegati, costruisce narrazioni, attribuisce significati.

    Non è follia. È bisogno di controllo. 

    Il rischio dell'apofenia

    Il rischio non è “credere nei simboli”. Il rischio è delegare la propria bussola interiore a ciò che appare come un segnale esterno.

    Se ogni numero diventa un messaggio, ogni coincidenza una prova, ogni evento una conferma, stiamo scivolando in una forma di dipendenza cognitiva.

    A quel punto non decidiamo più noi: decidono le interpretazioni.

    Come non diventare vittima dell'apofenia

    1. Accetta il caso. Non tutto ha un significato personale. La casualità non è un nemico: è una componente strutturale della realtà.
    2. Chiediti: qual è la prova contraria? Se interpreti un evento come segno, cerca attivamente esempi che lo smentiscano. Questo interrompe il bias di conferma.
    3. Distinguere simbolo da realtà. Il simbolo può essere uno strumento di riflessione, ma non è un fatto oggettivo. È una lente, non il mondo.
    4. Non prendere decisioni importanti in stato emotivo alterato. Quando siamo turbati, l’apofenia aumenta. Prima si stabilizza l’equilibrio, poi si interpreta.
    5. Coltiva il dubbio sano. Il dubbio non distrugge il simbolo. Lo rende maturo.

    Il punto che mi sta a cuore

    Io lavoro con il simbolo. Ma non confondo mai il simbolo con la realtà. L’astrologia, come qualunque linguaggio simbolico, richiede equilibrio.

    Se non hai una bussola interiore stabile, qualunque coincidenza può diventare una gabbia. Se invece sei centrato, il simbolo può diventare uno strumento di riflessione, non una stampella emotiva.

    Non tutto ciò che appare connesso lo è. E non tutto ciò che accade è un messaggio per noi.

    Liberarsi dall’apofenia non significa diventare freddi o materialisti. Significa diventare liberi.

    SE VUOI UN AIUTO CLICCA QUI 

    ✦ Box autore — Metodo Galeota

    Giuseppe “Al Rami” Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche. Nel Metodo Galeota distinguo tra simbolo e interpretazione arbitraria: lavoro con criteri dichiarati, esempi e contro-esempi, controllo dei bias e attenzione ai limiti, per rendere l’astrologia più trasparente e criticabile.

    Pagina pilastro del cluster: Astrologia verificabile: cosa significa davvero e come riconoscerla

    11 febbraio 2026

    I limiti dell'esoterismo


    Limiti e controindicazioni nella pratica dell’esoterismo (visione esoterica)

    Chi sono io per parlarne? Nessuno. Ho competenze? No. Raccomando di non praticare le discipline esoteriche? No. Ma alcune domande me le faccio; e una di queste è: anche l’esoterismo ha limiti, rischi e controindicazioni? Vediamo insieme cosa ho scoperto. 

    1) Primo limite — l’esoterismo non risolve i problemi psicologici

    L’esoterismo non cura:

    • traumi
    • dipendenze
    • disturbi d’ansia
    • attacchi di panico
    • depressione
    • pattern relazionali tossici
    • ferite affettive
    • bassa autostima
    • dipendenza emotiva
    • disregolazione emotiva

    Può al massimo offrire un altro punto di vista, ma non sostituisce mai psicologia, counseling o coaching quando servono.

    Controindicazione: chi usa l’esoterismo per evitare di guardare le proprie ferite si illude di essere “oltre”, mentre resta intrappolato nel dolore. È il classico ego spirituale.

    2) Secondo limite — può far perdere il contatto con la realtà

    La visione esoterica parla di “energie”, “piani di coscienza”, “corpi sottili”, “karma”, “intuizioni”, “segni”. È materiale potente, ma può diventare pericoloso se usato male.

    Controindicazione: confondere concetti esoterici con i fatti concreti della vita. Questo porta a:

    • decisioni sbagliate
    • evitare responsabilità
    • scambiare emozioni per “messaggi superiori”
    • credere di intuire invece di ragionare
    • spiritualizzare questioni che richiedono terapia, medico o competenze specifiche

    Una visione esoterica senza discernimento diventa fuga dalla realtà.

    3) Terzo limite — non fornisce risultati misurabili

    Verità semplice: la visione esoterica non garantisce cambiamenti, non li misura, non li predice e non li verifica con criteri esterni. È una via di trasformazione interiore, non una “tecnica” in senso ingegneristico.

    Controindicazione: chi cerca miglioramento rapido e progressi misurabili rischia frustrazione, e può finire per forzare interpretazioni (“segni ovunque”), o costruire narrazioni consolatorie.

    4) Quarto limite — può indurre superiorità spirituale

    È un veleno sottile: “Io vedo ciò che gli altri non vedono”, “Gli altri vivono nell’illusione”, “Io sono più evoluto”.

    Controindicazione: l’ego spirituale è spesso più pericoloso dell’ego comune perché non si vede: si traveste da luce e giudica gli altri come “non risvegliati”.

    5) Quinto limite — non è uno strumento specifico per le relazioni

    La visione esoterica non insegna necessariamente:

    • come comunicare
    • come gestire conflitti
    • come ascoltare davvero
    • come stabilire confini
    • come creare intimità
    • come sanare ferite relazionali
    • come scegliere un partner sano

    Controindicazione: usare l’esoterismo per affrontare problemi relazionali spesso peggiora le cose, perché si confondono dinamiche psicologiche con “energie”, “karma” o “prove iniziatiche”.

    6) Sesto limite — può diventare dissociazione

    L’uso improprio dell’esoterismo può indebolire l’io invece di renderlo stabile. Quando l’io è fragile:

    • si evitano decisioni e responsabilità
    • si cercano “segni” ovunque
    • si confondono intuizioni con fantasie
    • si perde radicamento

    Controindicazione: la visione esoterica richiede un io solido. Altrimenti diventa dissociazione spirituale (un “uscire dalla realtà” travestito da elevazione).

    7) Settimo limite — non è una via per tutti

    L’esoterismo è utile soprattutto a chi ha già risolto gran parte dei propri nodi psicologici. Prima, spesso, è prematuro.

    È più adatto a chi è:

    • centrato e stabile
    • con buona autostima
    • con competenze relazionali basilari
    • non in ricerca di “salvezza” o compensazione
    • non in fuga dalla realtà

    Controindicazione: se diventa sostitutivo di terapia, responsabilità e confronto con il reale, l’esoterismo si trasforma in veleno.


    Conclusione

    La distinzione pratica è questa:

    • Psicologia / counseling / coaching → servono a guarire e rendere funzionale l’io nel quotidiano.
    • Esoterismo / visione esoterica → mira a trascendere l’identificazione con l’io, ma richiede radicamento e discernimento.

    Il rischio maggiore nasce quando si pretende che la visione esoterica faccia il lavoro della psicologia. Questo produce:

    • autoinganni
    • fragilità aumentata
    • fuga dalla realtà
    • spiritualizzazione dei problemi
    • peggioramento silenzioso

    Regola d’oro (visione esoterica): prima si guarisce e stabilizza l’io, poi — eventualmente — lo si trascende. Mai usare l’esoterismo per evitare la psicologia quando serve.

    Io non sono interessato a queste tematiche ma non per questo le nego. Credo in energie sottili ma sono molto scettico rispetto alle indicazioni tradizionali e alle rivelazioni dei maestri ascesi: nessuno degli argomenti a sostegno di tali credenze è davvero valido (perlopiù ragionamenti circolari e altre fallacie logiche di cui abbiamo già discusso).

    Per cui l'unico atteggiamento secondo me davvero onesto è quello del fedele. 

    Ma talvolta dico la stessa cosa anche per la pratica dell'astrologia giudiziaria: per quanto ci si sforzi di avere riscontri oggettivi, rimane sempre una parte che necessita una scelta di fede e non di logica. E per onestà morale e intellettuale non posso spacciare per verità assoluta qualcosa che richiede fede. Per cui mi limito a usare le parole "forse" e a mettere in discussione, a verificare, a confutare più che posso, a usare cautela e responsabilità. 




    Autore
    Giuseppe “Al Rami” Galeota — astrologo, ricercatore e autore del Metodo Galeota: criteri di trasparenza, verificabilità e rigore applicati all’astrologia contemporanea.

    09 febbraio 2026

    Intelligenza, verifica e spiritualità



    Cultura non è intelligenza: una riflessione necessaria per l’astrologia

    Chiunque frequenti l’ambiente astrologico lo sa: ci sono autori dalla cultura sterminata. Conoscono testi, tradizioni, scuole, mitologie, dettagli tecnici al limite dell’enciclopedico. Parlano con autorevolezza, citano a memoria, argomentano con sicurezza.
    Eppure — ed è questo il punto — cultura non significa intelligenza. 

    Anzi, a volte, proprio dove c’è troppa cultura si rischia di vedere meno intelligenza critica.
    Perché la cultura accumula nozioni mentre l’intelligenza smonta, ordina, verifica.

    Il problema del nozionismo travestito da profondità

    Molti astrologi rispondono alle critiche non entrando nel merito dell’obiezione, ma sfoderando tradizione:

    • “Lo dice la tradizione medievale.”

    • “Lo trovi già negli antichi.”

    • “Questa è sempre stata la prassi.”

    • “Se migliaia di astrologi l’hanno usata, ci sarà un motivo.”

    È nozionismo, non intelligenza.
    Perché nessuna tradizione si convalida da sola solo per il fatto di essere stata creduta vera. Le spiegazioni appaiono “scientifiche”, “profonde”, “complesse”, ma nel momento in cui dovrebbero dimostrare qualcosa si rifugiano nelle autorità, non nei dati. La retorica sostituisce la logica.

    Gli errori di ragionamento mascherati da erudizione

    Chi ha molta cultura spesso commette gli errori più banali:

    Ma la complessità non è un valore in sé.
    La verifica sì.

    Ma se su un argomento
    – puoi scrivere pagine approfondite,
    – fai distinzioni minuziose,
    – costruisci sistemi ricchissimi,

    allora stai implicitamente affermando che una verità operativa esiste.
    Che qualcosa si può dire. E proprio per questo si possono fare anche affermazioni sbagliate. Non puoi dire:

    “Questa tecnica è validissima, funziona così per questo motivo profondo…”
    e poi, messo alle strette, rifugiarti in:
    “Non esiste una verità, quindi niente può essere contestato.”

    È un trucco retorico, non un ragionamento.
    È il segnale preciso del punto in cui finisce la cultura e manca l’intelligenza.

    Dove la cultura si ferma, inizia la scusa filosofica

    Quando una posizione non può essere difesa razionalmente, arriva la frase-scudo:

    “La verità non esiste. Ognuno ha il suo punto di vista.”

    Un modo elegante per non ammettere: non so rispondere.
    Ma se la verità non esiste, allora non esistono nemmeno le loro affermazioni.
    E soprattutto non esiste alcun motivo per crederci. È una chiusura del discorso, non una risposta.

    L’intelligenza è la capacità di dire “qui non so”

    L’intelligenza non è l’enciclopedia.
    L’intelligenza è:

    • riconoscere i limiti,

    • distinguere ciò che si sa da ciò che si crede,

    • verificare invece di ripetere,

    • rispondere alle obiezioni senza cambiare campo da gioco,

    • e accettare la possibilità di sbagliare.

      Chi accetta di poter sbagliare perché non accetta di farsi correggere?  

    Il rifugio nel mistico: la “mente superiore” come dogma

    C’è un altro argomento ricorrente che ritorna sempre, puntuale, quando la discussione si fa concreta:
    “Non puoi capire perché la tua mente è inferiore e certe cose puoi capirle solo con una nente superiore, non razionale inferiore”
    È il rifugio perfetto che toglie ogni necessità di confrontarsi.
    E soprattutto sposta il discorso dal cosa è vero al chi è degno.
    È un’immunizzazione totale dalla critica: se non sei d’accordo, sei “basso”.

    Ma qui c’è un punto essenziale:
    questo non è un ragionamento, è un dogma!
    E come tutti i dogmi, si fonda su un circolo vizioso perfetto.

    Il dogma della mente superiore funziona così

    1. Io affermo qualcosa senza dimostrarlo.

    2. Se tu chiedi una prova, rispondo: “La tua mente inferiore non la può comprendere”.

    3. Il fatto che tu non la comprenda dimostra che hai una mente inferiore e limitata.

    4. E una mente inferiore non può contestare una mente superiore.

    5. Quindi ho sempre ragione.

    È un petizio principii puro:
    la conclusione (“tu non capisci”) è data per vera nell’assunto iniziale (“solo chi è evoluto può capire”).

    Ma il paradosso è che tutto questo si regge su un punto debole:
    devo prima dimostrare di essere una mente superiore.
    E non posso farlo dicendolo. Il fatto è che 
    se la logica “umana” è fallibile, anche quella affermazione lo è! Se la logica è una creazione umana e quindi fallibile”

    allora:

    • la frase che stanno pronunciando

    • attraverso un linguaggio umano

    • con categorie mentali umane

    • usando strutture logiche umane

    è fallibile quanto ciò che criticano.
    Non può essere esente per definizione.

    La loro asserzione si autodistrugge:
    se tutto ciò che è umano è illusorio, allora anche il dogma della mente superiore è un’illusione. Come dimostrare che tutto ciò potrebbe essere, anch'essa una grande illusione? Presto detto: 

    se la verità “si dimostra da sé”, perché ogni mente superiore vede una verità diversa?

    Uno degli slogan più ricorrenti nel mondo esoterico è proprio questo:

    “La verità si dimostra da sé; è autoevidente, è rivelata.
    La realtà superiore la riconosci con l’anima.
    Chi non la vede è perché ragiona con la mente inferiore.”

    Bella frase, poetica… ma crolla al primo contatto con un fatto molto semplice:

    Diversi autori “elevati” arrivano a conclusioni anche completamente diverse.

    E tutti sostengono che la “verità” si riveli da sola. Il punto è davvero devastante:
    se la verità si rivela da sé, perché non si rivela sempre alla stessa maniera?

    Se la verità è una, non può generare cento scuole incompatibili!

    Tutti dichiarano di avere “vista superiore”. Eppure arrivano a esiti incompatibili tra loro. Se la verità si dimostra, allora dovrebbe dimostrarsi sempre allo stesso modo, come un fenomeno naturale:
    • l’acqua bolle a 100°C

    • la Terra gira attorno al Sole

    • una mela cade sempre verso il basso

    Non dipende da chi lo osserva. Ma c'è un altro punto. Chi volesse repplicare a queste mie osservazioni dovrebbe comunque usare la logica della mente inferiore. Dire, per esempio, che molte tradizioni convergono verso la medesima "rivelazione" non è forse mente inferiore? E la mente inferiore non è forse ingannevole? E quindi, non è ingannevole anche quella risposta? Come dimostri che non è così? Non puoi farlo perché per principio il dogma è: TUTTO CIO' CHE E' FENOMENICO E' ILLUSORIO. Ma anche l'affermazione circa la convergenza dei diversi saperi è fenomenica!!! Forse bisogna correggere la frase con: NON TUTTO CIO' CHE E' FENOMENICO E' ILLUSORIO. QUINDI NON TUTTO E' UN INGANNO. E PER STABILIRLO BISOGNA USARE ANCORA UNA VOLTA LA MENTE INFERIORE CHE DISCERNE, PROPRIO QUELLO CHE GLI ESOTERICI DICONO SIA MENTE FALLIBILE INFERIORE.  

    Quindi, la mente superiore non è un criterio: è un’auto-legittimazione

    Il trucco è sempre lo stesso:

    • Io dico di vedere la verità.

    • Se mi contraddicono, rispondo che la loro mente è inferiore.

    • Se un altro autore dice il contrario, dirò che lui “vede un altro livello”.

    • In ogni caso nessuno può smentirmi, perché ho costruito un dogma inattaccabile.

    È un sistema perfetto… finché non si mette a confronto un autore con un altro. E lì il castello crolla. Se entrambi hanno “mente superiore”, perché non vedono la stessa verità? Se uno vede la verità e l’altro no, perché entrambi sostengono che “la verità si dimostra da sé”?

    La prova definitiva è che nessuno dei loro sistemi è verificabile

    E qui emergono due fatti irreparabili:

    Nessuna loro affermazione può essere controllata da chiunque.

    Serve sempre “sensibilità”, “intuizione”, “vibrazione”, “anima pronta”…
    Concetti non misurabili, non condivisibili, non ripetibili.

    Nessuna loro intuizione produce predizioni, modelli o fenomeni riproducibili.

    Una verità reale funziona per tutti.
    Una verità psicologica funziona solo per i suoi credenti. Ciò che non può essere verificato non può essere distinto da ciò che è immaginato. Perciò, se tutte quelle visioni sono “verità rivelate”, allora la rivelazione non funziona. Se la verità è una e la percepisce chi ha “accesso alla mente superiore”, allora due autori che rivendicano quello stesso accesso dovrebbero giungere alla stessa verità


    Confondere gli indizi per prove: il grande inganno dell’esoterismo contemporaneo

    Inoltre, uno degli errori più diffusi nel mondo esoterico è questo:

    Scambiare indizi per prove.

    È un meccanismo pericoloso, perché dà l’impressione di essere “vicini alla verità” quando in realtà si sta solo collezionando coincidenze, suggestioni e fenomeni ambigui.
    E più l’indizio sembra misterioso, più viene trattato come una conferma. Ma un indizio non è una prova.
    Un indizio è tutto ciò che può sembrare collegato a qualcosa, ma che potrebbe anche non avere nessuna relazione reale. Ecco come questo inganno si manifesta nell’esoterismo e nell’astrologia.


    1. I sogni: il regno delle interpretazioni infinite

    Il sogno è il campo perfetto dove tutto può essere reinterpretato a posteriori.

    • Se sogno un simbolo astrologico → “È un segno.”

    • Se sogno una persona e la incontro → “È destino.”

    • Se sogno qualcosa che somiglia a un archetipo → “È una conferma.”

    In realtà:

    • i sogni sono altamente plastici,

    • sono pieni di contenuto emotivo non strutturato,

    • si ricordano solo quando sembra che coincidano con qualcosa,

    • e soprattutto vengono reinterpretati a convenienza.

    Non c’è nulla di provabile: solo una narrativa costruita dopo.


    2. Le coincidenze e la sincronicità: il cervello vede pattern ovunque

    La coincidenza è un fenomeno naturale.
    La sincronicità, quando usata come prova, diventa un inganno cognitivo.

    Funziona così:

    • Noti un evento che sembra collegato a un altro.

    • Il collegamento ti colpisce emotivamente.

    • L’emozione amplifica il significato.

    • L’interpretazione diventa “prova”.

    Ma in realtà:

    • vediamo collegamenti anche quando non ci sono (patternicity),

    • ricordiamo solo le coincidenze “sorprendenti”,

    • ignoriamo le migliaia di coincidenze irrilevanti,

    • e costruiamo la narrativa dopo che l’evento è accaduto.

    La sincronicità non dimostra nulla:
    racconta soltanto come funziona la mente, non il cosmo.


    3. Le foto Kirlian: il classico esempio di indizio scambiato per fenomeno paranormale

    Le “aure fotografiche” della Kirlian vengono spesso presentate come prova di:

    • energie sottili,

    • campi aurici,

    • stati emotivi fotografati,

    • persino karma.

    Ma in realtà:

    • la foto Kirlian rileva umidità, temperatura, conduttività,

    • cambia a seconda delle condizioni ambientali,

    • non è riproducibile come prova di un’aura,

    • ed è stata più volte studiata scientificamente senza risultati paranormali.

    È un fenomeno fisico reale → interpretazione esoterica non dimostrata.

    Indizio non significa prova.


    4. Le scoperte scientifiche usate “a metà”

    Forse l’inganno più frequente:
    prendere una scoperta scientifica e forzarla per farla sembrare una conferma delle proprie credenze.

    Esempi tipici:

    • “La fisica quantistica spiega l’astrologia.”

    • “L’entanglement dimostra che siamo tutti collegati.”

    • “Le onde cerebrali confermano il potere del pensiero.”

    • “L’epigenetica prova che il karma esiste.”

    In realtà:

    • si citano concetti scientifici in modo superficiale,

    • si estrapolano paragoni metaforici come fossero fatti,

    • si ignorano le condizioni, i limiti e le formule,

    • e si usa la scienza solo quando sembra sostenere una credenza.

    Questo non è ragionamento:
    è cherry picking travestito da profondità.


    5. Il punto centrale è che la prova richiede criteri, non suggestioni

    Un indizio è interessante; una prova invece è verificabile.

    Una prova:

    • si ripete,

    • si misura,

    • è osservabile da chiunque,

    • è indipendente da emozione o interpretazione.

    Un indizio:

    • cambia di significato,

    • vale solo in base a chi lo interpreta,

    • può sembrare significativo anche quando non lo è,

    • può essere generato da bias, casualità o desideri.

    Molti confondono l’intensità emotiva dell’indizio con la solidità della prova.
    Ma la forza emotiva non ha valore epistemico.


    Insomma: tutto può sembrare una conferma… quando si vuole una conferma

    Quello che conta non è la coincidenza, il sogno, la fotografia o la metafora scientifica. Quello che conta è: hai un criterio che permetta di distinguere una conferma reale da una coincidenza? Se la risposta è no, allora stai lavorando con indizi, non con prove. E più un campo si regge sugli indizi, più cresce la necessità di “sentire” invece che verificare. Ma ciò che non può essere verificato
    può solo essere raccontato. Non dimostrato; soprattutto se la base su cui si fondano i propri argomenti è èproprio la non dimostrazione, con la scusa che fa parte di una mente inferiore che non può capire...

    Allora il punto è: chi non pratica l'astrologia esoterica, chi richiede delle prove, è davvero limitato? Io penso a San Pio e ai suoi miracoli. Aveva una verità diversa rispetto a quella di molti esoteristi. Chi ha il coraggio di dire che le sue verità siano meglio o peggio di quelle di certi esoteristi rispetto a ciò che è vero, rivelato o illusorio? E il fatto che possano esistere certe realtà invisibili all'uomo, di fatto legittima una certa astrologia? Soltanto perché ci sembra coerente, condivisa, organica, tramandata, e soltanto perché abbiamno raccolto degli indizi? 

    Porsi dei dubbi è sicuro che sia segno di chiusura mentale? Farsi domande è sicuro che sia chiusura mentale? 

    Esistono realtà invisibili”: questo basta a legittimare l’astrologia esoterica? No. Ecco perché.

    Uno degli argomenti più ricorrenti è questo:

    “Solo perché non vediamo qualcosa non significa che non esista.
    L’universo è pieno di realtà invisibili. Quindi l’astrologia esoterica è vera.”

    È un ragionamento molto diffuso.
    È seducente.
    Ed è completamente fallace.

    Partiamo da un dato ovvio:
    che esistano realtà invisibili è un fatto.
    La fisica, la biologia, l’astrofisica sono piene di fenomeni non percepibili dai sensi:

    • campi elettromagnetici,

    • particelle subatomiche,

    • forze gravitazionali,

    • materia oscura,

    • onde radio.

    Ma da questo NON segue che qualunque cosa invisibile possa essere considerata vera. E soprattutto NON segue che l’astrologia esoterica (o qualsiasi altra) sia legittimata solo perché parla di realtà sottili.

    L’invisibilità non è un criterio di verità!

    Il fatto che qualcosa sia invisibile non la rende automaticamente:

    • reale,

    • plausibile,

    • funzionale,

    • o collegata ai fenomeni che vogliamo spiegare.

    Se bastasse dire “è invisibile”, potremmo dichiarare veri:

    • gnomi,

    • fate,

    • forme-pensiero,

    • energie sottili non misurabili,

    • entità astrali,

    • qualunque fantasia coerente.

    L’invisibilità non dimostra nulla. Dimostra solo che non vediamo tutto. Ma questo non dà valore a qualsiasi cosa inventata per riempire l’invisibile, anche se è tramandata da diverse tradizioni o condivisa da tradizioni diverse. 

    Coerenza, tradizione e condivisione non sono prove

    Un sistema può essere:

    • coerente,

    • organico,

    • affascinante,

    • tramandato,

    • condiviso da milioni di persone,

    • ricco di simboli,

    • supportato da migliaia di anni di testi…

    …e tuttavia non essere vero nel senso descrittivo o predittivo del termine.

    Esempi storici:

    • il sistema dei quattro umori,

    • la teoria geocentrica,

    • l’alchimia,

    • i demoni delle malattie,

    • la frenologia.

    Tutti sistemi coerenti, condivisi, organici, ricchissimi di tradizioni.
    Tutti sistematicamente smontati dalla verifica. Quindi coerenza interna non è sinonimo di verità esterna. 

    Quando si entra nel territorio dell’esoterismo, il primo errore che molti commettono è credere di poter stabilire chi è “limitato” e chi no. Ma è impossibile farlo, perché il concetto stesso di limite appartiene alla mente duale, alla stessa mente che loro — per primi — dichiarano essere limitata, fallibile, prigioniera di categorie.
    Non puoi usare uno strumento dichiarato imperfetto per misurare ciò che consideri perfetto. È un paradosso: se la mente duale è inadeguata, allora è inadeguata anche quando decreta chi è degno, chi è pronto, chi capisce e chi non capisce. Da qui deriva un semplice principio: nessuno può giudicare chi è “inferiore” o “superiore”, se si parte dall’idea che tutti ragioniamo con lo stesso apparato mentale imperfetto.

    Allo stesso modo, non è possibile definire se sia giusto o sbagliato praticare o non praticare l’esoterismo. Non esiste un criterio condiviso che permetta di tracciare un confine. Chi decide cos’è “giusto”? Chi stabilisce qual è il sentiero più elevato? Nessuno può farlo senza trasformare la propria opinione in dogma. E ogni dogma, per definizione, è il tentativo di rendere assoluto qualcosa che nasce da una prospettiva personale. È proprio per questo che la sospensione del giudizio rimane l’unica posizione onesta: dove non c’è conoscenza verificabile, non può esserci giudizio definitivo.

    Lo stesso vale per la “verità rivelata”. Se davvero esistesse una rivelazione univoca, allora tutti coloro che dichiarano di averla ricevuta dovrebbero parlarne allo stesso modo. E invece accade l’opposto: autori esoterici che condividono la stessa radice filosofica, la stessa terminologia, persino la stessa visione del cosmo, arrivano a concezioni astrologiche incompatibili. Alcuni vedono i pianeti come archetipi karmici, altri come energie evolutive, altri come entità, altri ancora come simboli psicologici. Se la rivelazione fosse oggettiva, non sarebbe così mutevole. La divergenza non dimostra che sbagliano, ma dimostra che nessuna delle loro affermazioni può essere posta sul piano della verità assoluta. E dove la verità non è chiara, l’unica posizione adulta è la sospensione del giudizio.

    Per questo la mia critica non è mai rivolta alle credenze in sé — ognuno è libero di credere ciò che risuona con la propria interiorità — ma alle argomentazioni usate per sostenerle. Critico quando si pretende di usare categorie autoimmunizzanti: “Se non capisci, è perché non sei pronto”, “La mente inferiore si oppone alla verità”, “La logica non vale qui”, “La scienza non può giudicare”. Sono formule chiuse, che non permettono né di discutere né di approfondire. Sono scudi, non ragionamenti. Difese, non spiegazioni. Una posizione può essere affascinante senza essere dogmatica. Ma quando una credenza diventa inattaccabile per definizione, smette di essere una ricerca e diventa una prigione concettuale.

    Ed è proprio qui che vorrei proporre un’altra possibilità.
    Una via più matura, più rispettosa sia dell’intelligenza che della spiritualità: riconoscere che si può credere senza pretendere di dimostrare. Si può praticare una disciplina esoterica senza cercare appigli pseudoscientifici, senza invocare verità rivelate, senza accusare chi non è d’accordo di essere “inferiore”. Si può dire: “Questa è la mia esperienza, il mio linguaggio simbolico, il mio modo di dare senso.”
    È infinitamente più forte chi è capace di riconoscere i limiti del proprio sistema rispetto a chi finge che non esistano.

    Un’altra cosa utile da ricordare è che la coerenza interna di un sistema non prova nulla sulla sua verità esterna. La mitologia è coerente. Le religioni sono coerenti. I sistemi alchemici medievali erano coerenti. La coerenza non è un criterio di realtà: è solo un criterio narrativo. Una storia può essere perfetta nella sua struttura e completamente inventata. Non è un insulto, è un dato.

    E infine un consiglio:
    se davvero l’obiettivo dell’esoterismo è la crescita interiore, allora il primo passo è rinunciare alla pretesa di avere l’ultima parola.
    Non perché sia sbagliato cercare risposte, ma perché la crescita avviene nel dialogo, non nella chiusura.
    Nel dubbio, non nella certezza imposta.
    Nel confronto, non nell’auto-esenzione dal confronto.

    In conclusione, il mio punto non è dire che l’esoterismo sia falso o vero.
    Il mio punto è dire che le ragioni usate per sostenerlo spesso non reggono (anzi, non reggono mai).
    E quando un’idea è bella, simbolica, poetica, trasformativa, non ha bisogno di difendersi con argomentazioni che la impoveriscono, ma solo bisogno di essere riconosciuta per ciò che è: un linguaggio, non un tribunale. Una via, non una legge.
    E soprattutto una possibilità, non una verità dichiarata dall’alto.