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06 aprile 2016

Scopriamo la mente 3

Se le motivazioni nascono in funzione delle relazioni, allora l'esistenza è necessariamente comunitaria, la mente stessa è comunitaria, relazionale. Dunque, oltre all'esistenza fisiologica della mente, ce n'è una psicologica che nasce dal rapporto col mondo delle relazioni. Così, l'uomo è quel che è grazie a un processo di antropomorfizzazione, ossia il frutto di un'esposizione del bambino al mondo delle esperienze relazionali. Queste sono reciproche e permettono così di dare senso a quel che accade. Queste sono le conclusioni di Sullivan che spiega il processo come un passaggio dall'euforia assoluta alla tensione assoluta grazie all'insorgere dei bisogni. Questi generano una tensione che se risolta nel rapporto delle cure parentali, aiuta il bambino a ritrovare l'euforia perduta. 

Il bisogno crea una tendenza integrativa, ossia a stabilire un legame che poi fungerò come prototipo per gestire le esperienze successive. Questa è una fase delicata poiché il bambino è sensibile al contagio emotivo, e quindi potrebbe percepire come proprie le angosce della madre, nel caso in cui ella ne abbia. Così il possibile disturbo dell'adulto potrebbe essere anche il frutto di un rapporto disfunzionale con la madre, durante le primissime fasi dell'esistenza. La dissociazione è una delle possibili risultanti di questa eventualità. 

Mitchel un po' risente di queste idee però ritenendo che sebbene le esperienze infantili siano importanti, occorre prendere in considerazione le spinte motivazionali perché producono gli schemi mentali utili per regolare le esperienze soggettive. Sarà la rigidità con cui si applicano questi modelli a darci un'idea della genesi delle psicopatologie. La mente, che è relazionale, si struttura in fasi sequenziali: vi sono prima comportamenti non riflessivi in cui si memorizzano solo gli schemi procedurali; poi subentra la permeabilità affettiva che permette di entrare in risonanza con le altre persone (il sorriso della madre contagia il bambino che sorride di conseguenza). In funzione di ciò, la mente configura un sé e l'altro, in modo naturalmente inconscio. Le fasi si concludono con l'intersoggettività, ossia la percezione dell'intenzionalità degli altri. Con ciò possiamo ipotizzare, dunque, che le Case astrologiche, se rappresentano il funzionamento della mente, sono una struttura di relazioni, esattamente come avevo scritto in molte altre occasioni. 

Dalla idea topica di Freud e Jung circa la struttura delle mente, si è passati a quella di Stolorow e Attwood che concepiscono la mente come un palazzo. Secondi gli autori la coscienza è quella parte che affiora dal terreno. Ma su cosa si basa questa costruzione? Su un inconscio denominato pre-riflessivo, che in qualche modo gli autori fanno corrispondere al disegno dell'architetto.  Prima ancora che l'individuo impari a riflettere, si creano dei modelli di relazione ricorrenti, scaturiti ovviamente dal rapporto di sintonizzazione della madre col bambino. Queste divengono le basi su cui edificare la parte cosciente e l'inconscio dinamico. Quest'ultimo rappresenta tutto ciò che viene rimosso dalle difese del bambino, contenuti da escludere. La rappresentazione equivalente è quella di uno scantinato, di un piano inferiore rispetto a quello che emerge dal terreno, la coscienza. Ma esiste anche un terzo inconscio, detto non convalidato, costituito dal materiale che il bambino non ritiene saliente rispetto a quello che vive mediante il rapporto con la madre. 

Stando a quello che dicono  i moderni psicologi, la mente non è il prodotto di forze intrapsichiche come poteva esser inteso dalla psicologia freudiana. Oggi si è sempre più convinti che la mente, la soggettività, nasca dalla concezione che l'uomo è relazionale. Foulkes, in particolare, afferma che la mente non sia altro che l'introiezione di codici simbolici  dati dalla cultura, che agiscono nella dimensione cognitiva e affettiva. I genitori, quindi, sono un modello del pensiero "gruppale" e fungono da stimolo transegenerazionale: essi danno senso alla cultura famigliare, passata e presente attraverso il modo di comunicare e agire. Inoltre il soggetto è anche il frutto fattori entnici antropologici, istituzionali e delle trasformazioni sociali in atto. Diego Napolitani parla di gruppalità interna quando la mente, che è disposta geneticamente ad apprendere, si scontra con modelli relazionali che poi interiorizza. Sono questi che portano all'identità e fungendo da continuum col passato transgenerazionale della nostra famiglia di origine. A ciò aggiungiamo la simbolopoiesi, la capacità di mettere insieme in modo specifico e originale i modelli interiorizzati. 

Così, il sentimento, la sofferenza, ha senso solo perché ha acquisito un significato all'interno di un network di relazioni. Lo Coco e Pantalti infatti affermano che la sofferenza nasce da uno spazio privato e da uno relazionale, e quest'ultimo  è connesso alle esperienze di altri. Perciò la sofferenza e il dolore di ciascuno, non è altro che la sofferenza e il dolore di un'intera comunità. Partendo da queste ultime considerazioni comincia il mio lavoro universitario di ricerca sulla mente collettiva. Per parlare di ciò, però, dovremo affrontare tematiche ostiche come le neuroscienze e la fisica quantistica. Vedremo insieme dove ci condurrà questa ricerca, e vedremo come integrarla al mio progetto di astrologia sistemica strutturale. 

05 aprile 2016

Scopriamo la mente 2

Se è vero che il processo di apprendimento e regolazione del bambino è dato dal rapporto che si instaura tra madre e bambino, è anche vero, come afferma Stern nella sua "infant research" che il bambino ha un ruolo attivo per il processo id regolazione dalle tensioni interne ed esterne. Già da piccolo, vi è un sé emergente in cui, tramite un processo di percezione amodale, le diverse sensazioni vengono integrate tra loro. Segue la comparsa di un sé nucleare, con le caratteristiche della volizione, ossia la consapevolezza di essere autore delle proprie azioni e la strutturazione delle RIG, cioè di rappresentazioni generalizzate delle interazioni. Ciò evidentemente, mette in risalto la funzione della memoria, elemento fondamentale per il senso di continuità dell'essere. Il sé soggettivo fa la comparsa con la consapevolezza dell'altro, con l'interintenzionalità, ossia la comprensione di saper di esser compresi e la regolazione tramite le emozioni della madre. Conclude il processo il sé verbale che ci permette di cogliere un'importante cosa: la distinzione tra una vita vissuta e una vita rappresentata, appunto linguisticamente.   

Da qui Fonagy e Target hanno costruito il loro concetto di capacità riflessiva, cioè come il soggetto rappresenta gli aspetti di sé e degli altri per riflettere su ciò che accade, sui sentimenti e sulle intenzioni proprie e degli altri. Questo è un processo che secondo gli autori si costruisce assieme al rapporto con le figure di attaccamento. La novità del discorso sta nel fatto che questo processo coinvolge la dimensione neurofisiologica dell'individuo in combinazione alla reattività dell'asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene) che è trasmessa geneticamente. In pratica si tratta del sistema che si attiva in risposta a situazioni stressanti producendo reazioni chimiche come la produzione di gluco-corticoidi (e quindi cortisolo) e l'innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue per ristabilire un equilibrio omeostatico, che, in corrispondenza di ripetute stimolazioni, può portare a disfunzioni patologiche. È qui che gioca un ruolo fondamentale il processo di modulazione offerto dalle figure di attaccamento. In particolare sono i giochi faccia a faccia, secondo Sroufe, ad essere importanti per la regolazione. Eduard Tronick invece parla proprio di capacità autonome di autoregolazione sin dai primi anni di vita, come evidenziato dai sui esperimenti sulla "still face". Qui sotto un video molto bello e commuovente che lo spiega. 


Murray implementa la questione con l'idea della motivazione che è strettamente connessa ai bisogni. Ne ho parlato molte volte quando l'ho associata alle Case astrologiche del tema natale. La motivazione ovviamente nasce da un bisogno e questo è il risultato di uno stimolo ambientale e alla necessità di un adattamento interno. La soddisfazione di questo bisogno sarà connesso a certe abilità, che secondo il mio parere potrebbero essere associate alla funzione del segno zodiacale ospitato in ogni Casa astrologica. 

Lichtenber elenca un insieme di sistemi motivazionali: quello di regolazione psichica dalle esigenze fisiologiche, (riprendendo alcune idee di Freud) mosso da un impulso di vita e uno di morte che giocano un ruolo importante per l'autoconservazione dell'individuo. Segue il sistema di attaccamento e affiliazione che include anche il concetto di dipendenza, e il sistema esplorativo-assertivo. Quest'ultimo parte dal presupposto che sia un bisogno la ricerca epistemofilica, ossia il piacere della conoscenza. Più tardi il sistema diviene finalizzato per accrescere le proprie potenzialità. In ultimo abbiamo il sistema avversativo e quello legato al piacere sensuale e sessuale.

Liotti si spinge oltre, ipotizzando che le motivazioni sono il frutto di relazioni interpersonali. Egli individua uno SMI (sistema motivazionale interpersonale), che è comunque riconducibile all'architettura cerebrale, alle diverse zone del cervello. Così, le strutture più interne del cervello riguardano alcuni comportamenti, mentre le zone più esterne stanno alla base di altri. Secondo Liotti i sistemi motivazionali interpersonali sono: quello di attaccamento, di accudimento, quello agonistico, quello sessuale e quello della cooperazione paritetica, ognuno riconducibile a precise zone del cervello. 

Scopriamo la mente 1

In questo e in altri articoli voglio parlarvi della mente, della costruzione del proprio "sé", della propria identità. Alla fine darò una personale lettura astrologica in sintesi alle numerose nozioni elaborate dagli psicologi. Anche in questo caso, tutto il materiale bibliografico di riferimento è consultabile QUI.

Cos'è il Sé? La definizione varia a seconda dell'autore che noi prendiamo in considerazione. Secondo Jung il Sé è la totalità della nostra essenza, il nostro essere integrato di tutte le sue parti. Per altri autori il discorso cambia ed è facile perdersi e fraintendersi. Per Kohut per esempio è la valutazione delle proprie caratteristiche psicologiche, fisiche e relazionali, ossia come ti percepisci in relazione alle esperienze che hai avuto lungo il corso della tua esperienza. Questo mette in evidenza il fatto che lungo il corso della vita, la propria valutazione può subire delle variazioni, miglioramenti o peggioramenti. In ambito astrologico, a mio parere, occorrerebbe usare termini meno ambigui e più espliciti, proprio per non incorrere in fraintendimenti. 

Come ci valutiamo? Sono le relazioni con i nostri genitori nelle primissime fasi di vita che fanno sì che il soggetto cominci a strutturare una buona immagine di sé, partendo dal presupposto che percepire le cure amorevoli della madre ci porta a percepire di essere meritevoli del suo amore e quindi degni di essere al mondo e ambire a certi risultati. Tuttavia, questa sensazione è spesso ostacolata dal fatto che non sempre i genitori sono solleciti alle nostre richieste: ciò provoca angoscia e rabbia relativamente all'impossibilità di controllare gli eventi della vita. Vergogna e rabbia sono i risultati di un confronto con la realtà esterna; e sta alle cure materne aiutarci a regolare queste frustrazioni, differenziandoci da lei che è in realtà percepita come un oggetto dell'io narcisistico onnipotente di ogni bambino. 

La relazione, dunque, pare essere fondamentale per lo sviluppo del sé, ovviamente inteso alla maniera di Kohut. Ma pure le pulsioni nascono dalla relazione, anzi, sono proprio la necessità di vivere una relazione soddisfacente con l "oggetto" ossia la madre o le altre figure di attaccamento. 

Ma queste pulsioni necessitano di esser comprese, elaborate, pensate; poiché ogni relazione è la comprensione della stessa. Bion pensa che la madre svolga una specie di funzione digestiva dei pensieri del figlio. Ipotizza che esso concepisca i pensieri come oggetti reali a cui dare un senso. Sarà la funzione alfa della madre a tradurre e dare un senso al pensiero del bambino che egli definisce beta, ossia grezzo. Il bambino, mosso da preconcezioni innate, ossia schemi che si attivano in maniera naturale, avvicina la bocca al seno materno; ma ancora non sa dare un senso a questa cosa. Sarà la madre a reagire conseguentemente dando al bambino il senso di quello che fa, e innestando meglio lo schema innato. Le volte successive, il bambino allucinerà il seno e questo non è altro che un primo tentativo di farsi una rappresentazione di un oggetto che poi sarà confermato dalla sollecitudine della madre. Il bambino è così che comincia a creare le prime associazioni e a sperimentare la fiducia in esse: trovare un senso a certi meccanismi è per il bambino occasione per dare fiducia al proprio pensiero. 

Il rapporto con la madre, dunque la Luna, nella mia astrologia è il fulcro, il perno, per comprendere molto dell'individuo. Come vedete, è la relazione che il bambino ha con la madre a fare di egli una persona pensante. Bowlby, da ciò elabora la sua teoria dell'attaccamento in cui si spiega il ruolo centrale di questo, inteso come sistema motivazionale primario: da esperimenti condotti su animali, la ricerca del genitore risulta essere indipendente dalla necessità fisiologiche: l'attaccamento è una predisposizione innata. Tramite questo legame si creano nella mente dei MOI (modelli operativi interni) che spingono il bambino a comprendere e interpretare il comportamento degli altri, attraverso proprie rappresentazioni mentali della relazione, di sé e degli altri. Il modello operativo interno diviene la base per l'assimilazione delle nuove esperienze e quindi regola il comportamento sulla base di aspettative generatesi. Non solo: il tipo e lo stile di attaccamento, come afferma Mary Ainsworth, si rivela determinante anche per lo sviluppo di comportamenti esplorativi nei confronti del mondo, e che si andrebbero ad aggiungere ai fattori genetici legati allo sviluppo dell'intelligenza. 

Nel prossimo articolo continueremo il nostro viaggio alla scoperta della nostra mente.

08 agosto 2015

I segreti della mente: come imparare a imparare


Si parla tantissimo di astrologia ma non si parla quasi mai del metodo d'insegnamento della stessa. Ho parlato più volte di un approccio costruttivista in cui ci si "addestra" all'apprendimento attraverso un confronto costante che sicuramente il web permette di ottenere con facilità. Tuttavia ho spesso segnalato il fatto che il confronto diviene sterile lì dove non vi è un reale approfondimento delle diverse tematiche e si corre facilmente il rischio di sapere tutto e contemporaneamente nulla. Ho avvertito del fatto che un approccio autodidatta non corre il rischio dell'indottrinamento, cioè consente di pensare le cose in maniera più autonoma senza alcun condizionamento. Ovviamente questa è vero sino a un certo punto: non tutti gli insegnanti trasmettono il loro sapere aspettando che l'allievo colga le nozioni; piuttosto alcuni autori, attraverso il confronto costante, permettono di "imparare ad imparare" così che si possano avere gli strumenti ideali per un confronto degno di essere considerato tale. 

Nei miei articoli spesso raccolgo le testimonianze, le confidenze degli utenti; ma do' spazio soprattutto ai resoconti e alla divulgazione delle mie conoscenze. Non servirebbero a nulla se nel frattempo non fornissi anche gli strumenti utili a comprendere per quale motivo dovrebbero essere validi i miei scritti. Cioè ricorro alle conoscenze in altri ambiti per giustificare le mie affermazioni. Insomma, occorrono regole provenienti da altre materie che possano aiutare il lettore a seguire il discorso senza giungere a conclusioni soggettive. 

Mi sono reso conto che a molti utenti manca completamente l'idea della "direttiva" che può essere ottenuta per mezzo dello studio di alcune regole. Sembra più che altro che l'utente non voglia rinunciare alla propria idea fatta di schemi e concetti, preconcetti, visioni limitate del mondo che dipendono da una limitata conoscenza delle regole per leggere il mondo. In sostanza prendono per buone le loro osservazioni con la scusante che tutto è relativo. Ovviamente, questo dimostra che hanno acquisito il principio del relativismo ma non hanno capito quando, perché e come, applicarlo.

Questo significa usare gli strumenti che capitano sotto tiro senza sapere come usarli, richiudendosi a riccio quando qualcuno cerca di avvisarli che esistono ancora altri strumenti da integrare e da imparare a usare. Morale della favola, l'astrologia diviene un costante sproloquio fatto da presuntuosi ignoranti che con poco pretendono di proferir parola. Per esempio c'è chi non ha la minima competenza in fatto di statistica e continua a compiere generalizzazioni sulla base di pochissimi casi analizzati. 

La conoscenza però non è un "io credo che sia così"; ma è conoscere, comprendere le regole che ci aiutano a leggere il mondo e che sono state elaborate da persone competenti che non si sono svegliate una mattina con l'idea di creare un gregge di pecore da indottrinare. 

Senza un aiuto esterno non ci può essere un'assimilazione interna che sia valida, perché spesso e volentieri i concetti degli autori sono interpretabili. Per esempio è nota la questione del fraintendimento della regola di Discepolo in cui si afferma che i 20 giorni prima e dopo il compleanno siano una "calamita di eventi". Chi è autodidatta ha frainteso completamente immaginando che Discepolo volesse dire che prima del compleanno cominciamo ad avvertire gli effetti dell'anno successivo. Di conseguenza, le osservazioni saranno subordinate a una regola male interpretata. 

Ma come imparare ad imparare? Anche in questo caso il processo non può che avvenire se non grazie al supporto di una guida che in qualche modo possa indirizzare lo studente verso l'apprendimento delle strategie utili per lo scopo. Io per esempio mi aiuto con la costruzione di mappe mentali oltre che grazie al confronto.

Cosa sono le mappe mentali? Sono più o meno schemi come quelli che facevamo a scuola per prendere appunti. In questo caso però non facciamo un semplice elenco di punti collegati da freccette; ma disegniamo una rete di relazioni tra i diversi concetti a partire da uno che graficamente è collocato al centro e che rappresenta il tema principale della questione. Questo consente di avere una chiara visione dell'oggetto di studio. Questo stratagemma non solo mi permette di avere una visione sintetica della questione, ma permette di apprendere più velocemente poiché al contenuto è associata un'immagine. Ovvio che se sollecitiamo più "canali" mentali, più diviene facile ricordare e memorizzare: se ci associamo uno stimolo visivo divertente o uno stimolo sonoro, o qualcosa in movimento, o che possa evocare sensazioni ed emozioni, ecco che è più facile recepirlo. Per imparare a imparare ovviamente è necessaria la pratica poiché imparare significa raggiungere un obiettivo, un traguardo che non è solo quello della memorizzazione, ma pure della comprensione. 

La fase del confronto è utile certo ma solo se può permettere di approfondire con lo studio di altri testi, sempre ricercando una figura di riferimento che possa aiutarci a comprendere meglio. Quindi imparare a imparare significa anche riconoscere la necessità di una guida esperta. 

Non esiste un'apprendimento ideale che sia in qualche modo falsificabile attraverso il confronto con la realtà (come affermerebbe Evandro Agazzi) perché ciò che è ideale non esiste; è semplicemente partorito dalla propria fantasia. Ciò che occorre, ancor prima della teorizzazione, è la pratica, la sperimentazione, ma vi è sempre il rischio di guardare il mondo con "il proprio paio di occhiali" e accettarlo pedissequamente e direi presuntuosamente. Per questo, ancora una volta diviene importante accedere alle informazioni giuste. Solo allora potremo, semmai ne avremo le competenze, metterle in discussione. 

Imparare a imparare significa prima di tutto rinunciare all'ego del soggettivismo, rinunciare al "io credo che sia così", perché in questo modo non si fa altro che ridurre il sapere a una semplice esperienza soggettiva. Ma cosa è l'esperienza se non può essere in qualche modo esperita, raccontata a un'altra persona che la possa comprendere? Soggettivismo equivale a non comprensione. Non comprensione significa ancorarsi alla propria "isola" di credenze; rappresenta la solitudine e quindi l'opposto di quel che è stato ed è ancora il percorso evolutivo dell'uomo.

La foto sopra è di Francesca Musaio. Vietato usare il materiale presente su questo blog.   
Esempio di mappa mentale. 


Ciao Al Rami, sono separata, single con qualche piccola avventura o  disavventura... cupido per ora tace.


Hai Saturno nella 5^ Casa del tuo TN e questo mette in evidenza le tue disavventure sentimentali. A dire il vero, oggi come oggi ci vuole davvero poco per avere problemi di coppia e pertanto, quella posizione astrologica non può far altro che mettere in evidenza il problema.  Sia ben chiaro che il pianeta non è propriamente in 5^: si trova sulla cuspide ma agisce anche su questa Casa. Se può rincuorarti ho trovato persone che con la tua stessa posizione vivono una "serena" vita di coppia se non fosse che il suo amore è ostacolato dalla famiglia di lui. Altra cosa degna di nota è che questo Saturno è retrogrado e qualcuno potrebbe attribuire a ciò un peso negativo. In verità gli stessi e identici effetti li ho constatati anche se si trova in moto diretto. Altra cosa degna di nota è l'opposizione tra Venere e lo stesso Saturno: inutile sprecarmi ancora nella descrizione di questo aspetto. Ciò che mi spaventa è l'opposizione Luna-Marte tra 5^ e 11^ casa che mi informa di una certa dose di aggressività che ricevi o investi nelle questioni di cuore. 

Questo anno che volge al termine mostra Nettuno in VII e Plutone-Marte in 5^: ovviamente si tratta di un anno che è stato parecchio tribolante, per te o per i tuoi figli (se ne hai) e non escludo molte tensioni proprio per questioni di cuore. La condizione necessaria per l'arrivo di un amore definitivo o quasi è legata al transito dei pianeti lenti sui punti sensibili del proprio oroscopo ed è un'evidenza davvero troppo schiacciante che ovviamente non risulta a chi non li ha mai usati nelle interpretazioni. La logica elementare che sta alla base di questa regola è che eventi di una certa portata necessariamente devono essere descritti dalla presenza dei pianeti lenti che, appunto per la loro lentezza, raggiungono certe posizioni una sola volta nel corso della nostra esistenza. La cosa è davvero ovvia se ci pensi ma a dire il vero non lo è per tutti. 

Io penso che l'anno prossimo qualcosa potrebbe cambiare perché Urano sarà in 5^ Casa di rivoluzione dando una bella svolta alla tua vita sentimentale. D'altra parte transiterà anche in 5^ radix e questo rappresenterà una nuova "stagione" della tua vita. Inoltre Nettuno sarà trigono a Venere mentre Giove transiterà in X Casa. In pratica ci sono buone occasioni di cambiare la tua vita; ma siccome nulla è scritto nel "destino", potresti sprecare l'occasione e vivere quei transiti sotto una forma di versa. Io ti consiglierei un viaggio di compleanno per incentivare al massimo le possibilità di trovare un amore più o meno stabile ricordandoti che parti svantaggiata dato che hai quelle posizioni astrologiche da "metabolizzare" magari facendo della psicoterapia.