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23 febbraio 2018

Le vere origini dell'astrologia



Panta rei. Tutto scorre, tutto evolve. 
Ma c'è sempre un inizio per ogni cosa. 
Relativamente alla questione astrologia, sappiamo sia un sapere che nel corso dei secoli ha subìto numerose trasformazioni, anche in virtù delle mode, delle filosofie, delle culture, delle tradizioni dei popoli che l'hanno studiata. 

Per esempio sappiamo che c'è stato un tempo in cui si passò dallo zodiaco delle costellazioni allo zodiaco dei segni. E c'è stato un tempo in cui l'astrologia si mischiò prima con l'esoterismo e poi con la psicologia. 

Ma deve esserci stato un momento in cui fu inventata l'astrologia, un momento in cui tutto ebbe inizio. L'astrologia, così come più o meno la conosciamo ha circa 2500 anni; ma la sua storia è molto più antica. 

Prima di perdere la sua valenza religiosa per divenire unicamente tecnica matematica, l'astrologia era culto astrale. Cioè, prima che i Greci applicassero l'astrologia spogliandola dai riferimenti mitologici (infatti non esistono analisi astrologiche dove si parla del rapporto tra posizioni astrologiche e miti), i pianeti erano espressione di potenze divine presso i Babilonesi. 

Perciò quel che animò gli uomini a "inventare" l'astrologia, prima di tutto fu il bisogno di creare un rapporto tra sé e l'ambiente circostante, ma vissuto attraverso il sentimento del numinoso.
 
Grazie ai miei studi in campo antropologico e psicologico sono stato il primo a ipotizzare che i culti astrali prima della codificazione delle posizioni astrologiche, erano influenzati dall''idea che i pianeti potessero essere intesi come sostituti delle figure genitoriali.

Per arrivare a questa ipotesi sono partito dagli studi sul totemismo. Questo è un complesso di credenze che si basano sul presuppostoche esista un legame particolare tra un individuo (o una classe di individui) e un elemento della natura (animale o pianta). 

Il totemismo ha una natura sociale-organizzativa e una religiosa. Quella religiosa si basa su delle proibizioni: non si può per esempio mangiare l'animale o la pianta totem poiché essi sarebbero elementi a cui si è imparentati, per wqualche motivo di ordine mitico, custodito nella tradizione di quel clan, tribù. Dal punto di vista sociale incentiva all'esogamia, cioè a costruire rapporti con persone estranee alla propria famiglia. Non come afferma Freud per evitare incesti, ma semplicemente per aumentare più facilmente il numero dei componenti di una famiglia. In soldoni, si parla di una maggiore apertura al prossimo per incentivare la solidarietà. Ma solo con chi appartiene a totem "amici" al proprio, sempre stabiliti attraverso ragionamenti che affondano nel mito.

Il tetemismo, perciò presuppone la divisione del mondo in figure parentali stabilite sulla base di analogie: è parente quel che somiglia per qualche motivo e ci si può unire solo a persone con un totem "simpatico" al proprio. Quindi il totemismo si basa sull'analogismo. 

Dunque, la mia ipotesi è che l'astrologia derivi da culti astrali che a loro volta derivano dal totemismo (come afferma C.Lévi-Strauss, non si faccia l'errore di pensare che esista un solo tipo di totemismo): in antica mesopotamia, per esempio, ogni città era sotto il dominio di una divinità; e il sovrano stesso era un totem vivente poiché era "imparentato" con la divinità.

Appartenere a un segno zodiacale significa avere un "animale totem" che ci è "parente" perché ci somiglia per qualche motivo. E ciò significa che ci saranno totem, ovvero famiglie, categorie di persone, gruppi, appartenenti a totem con cui legare o meno, secondo principi mitici o matematici. Per esempio sono affini i segni che sono in trigono, cioè a 120 gradi di distanza all'interno di un cerchio immaginario che rappresenta la volta del cielo.

Quindi ciò conferma la mia idea secondo cui il rapporto tra uomo e cosmo dipende dal desiderio che il primo ha di creare figure parentali col secondo, proiettando in cielo appunto dei contenuti interni stabiliti da un'ordine spesso spaziale (per esempio, come accade in alcune tribù australiane, se al momento della nascita ci è vicino un animale, quello diventa il nostro totem- da non confondere con il Manitù, l'animale o lo spirito guida che invece compare in sogno).

Qualcuno mi fece notare che il termine proiezione si riferisce a qualcosa che abbiamo dentro ma che non esiste in effetti. Difatti non è vero che i pianeti sono Dèi, o i nostri genitori. Ma è da questa proiezione che nasce l'interesse verso l'espressione concreta del pianeta nella vita di tutti i giorni. 

Se nessuno avesse mai avvertito un sentimento (poi svanito col tempo) che faceva sentire la gente come se fosse "imparentata" coi pianeti (perché divinizzati), non vi sarebbe stata grande attenzione, a mio parere, a quel che veramente i pianeti avevan da dirci (e han da dire ancora) dal punto di vista astrologico. 

Questo è secondo me, come ebbe inizio l'astrologia. Naturalmente è poco ed è necessario portare delle prove. Questo naturalmente non ci dice perché l'astrologia funziona e come funziona; non ci dice come in effetti gli antichi fecero a scoprire quali sono le caratteristiche dei pianeti e dei segni. Ma è mio obiettivo scoprirlo andando a scavare nella mente dell'uomo antico.
Siete pronti a seguirmi in questo viaggio? 

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CHIUNQUE VOGLIA DIVULGARE TALI MIE IPOTESI E' INVITATO A CITARE LE FONTI.

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Non daremo mai a nessuno la soddisfazione di vederci tristi.    

  

21 dicembre 2017

L'astrologo del solstizio


Astrologia aliena?  I segni zodiacali dipendono dalle stagioni? O c'entrano le costellazioni?

Essere nato nel giorno del solstizio d'inverno è quasi come dire di essere predestinato allo studio dell'astrologia: il 21 dicembre è un giorno speciale perché ha grande importanza astronomica: è il momento in cui la terra si pone con una particolare inclinazione rispetto ai raggi del Sole e le ore di buio cominciano a lasciare il passo a quelle di luce. Un segno di vita e speranza, un simbolo che ha a che fare con l'astrologia visto che si basa tutta su analogie, simbolismo.

Il solstizio lascia intendere l'esistenza delle 4 stagioni, base su cui si fonda la teoria astrologica. È quasi universalmente riconosciuta, infatti, l'idea che i segni zodiacali incarnano le caratteristiche dei 12 mesi dell'anno: per esempio l'Ariete è il primo segno, simbolicamente associato al germoglio che in primavera emerge dall'oscurità rompendo la dura terra, così come allo stesso tempo l'animale si lancia a testa bassa per sfondare il "nemico".  Immagine che sulle prime potrebbe farci pensare che per davvero segni zodiacali e stagioni abbiano qualcosa in comune che va al di là della nostra fantasia o capacità di trovare corrispondenze. 

Riflettendoci, le cose stanno un po' diversamente (secondo me) ed è quello di cui voglio parlare oggi per inaugurare il mio nuovo anno astrologico. 

Un po' di storia. 

Le costellazioni zodiacali non hanno sempre avuto lo stesso nome. L'Ariete è tale solo per errore di trascrizione (secondo il Pettinato) perché in antichità si chiamava "Uomo salariato". Ovviamente non vi è alcuna attinenza tra l'Uomo Salariato e la primavera, a maggior ragione per il fatto che quando l'uomo inventò le costellazioni zodiacali, a primavera spuntava la costellazione del Toro. 

Perciò il collegamento tra Ariete e primavera fu di molto successivo alla nascita dello zodiaco. Questo significa che chi nasceva in primavera era caratterizzato dalla costellazione del Toro e non dell'Ariete. Solo qualche millennio dopo il tempo dei Sumeri, a  Babilonia, si parla della vera e propria nascita dello zodiaco, quando il sorgere della costellazione dell'Ariete già combaciava con l'arrivo della primavera. 

Secondo il mio parere, già all'epoca si faceva distinzione tra uno zodiaco siderale, fatto di stelle, e uno tropico, fatto di segni. Questo equivale a dire che la precessione degli equinozi deve esser stata scoperta due millenni prima che ce ne parlasse Tolomeo o Ipparco. 

La mia ipotesi nasce da una serie di constatazioni: anticamente si usava un calendario che dipendeva dai solstizi e dagli equinozi; così si aveva già un riferimento fisso, immutabile. Dal momento che il Sole si trovava nel punto equinoziale doveva cominciare il primo mese dell'anno (il Nisan dei Babilonesi). Il riferimento del calendario era il Sole e non le stelle. Se il riferimento principale fossero state le stelle e le costellazioni, allora i mesi dell'anno, le festività, dovevano avere a che fare con le costellazioni che sorgevano in quei tempi. Invece le date di inizio delle feste sono rimaste invariate a prescindere dalle costellazioni e dal significato mitologico attribuito a esse. Naturalmente si tratta di ipotesi a caldo. 

Dunque esisteva un calendario con ricorrenze fisse mentre in cielo le costellazioni, molto lentamente, cambiavano. Deve esser giunto un momento in cui gli antichi hanno operato una scelta: i nascituri dovevano avere le caratteristiche dei mesi o delle costellazioni? I nascituri eranoo innestati sul ciclo Soli-Lunare o sul Ciclo delle stelle zodiacali?

Se il riferimento fosse dipeso dalle costellazioni ,allora ogni tot di anni una certa festività correlata a una data stella doveva giungere con un piccolo anticipo. Dal momento che fu scoperta la precessione, gli antichi dovevano fare molto caso ad anticipare le festività in perfetta sincronia col sorgere di certe stelle zodiacali. Non sono a conoscenza di una cosa del genere ma rimango in attesa di esser smentito. Se ho ragione, sembra chiaro che la scelta di inserire una festività in un dato giorno doveva essere subordinata al movimento del Sole e della Luna e non alle costellazionio zodiacali. 

Non so quanto possa essere plausibile, ma suppongo che a un certo punto sembrava sensato associare a ogni mese il nome di una costellazione zodiacale. Attenzione: fu associato solo il nome e questo deve aver generato l'equivoco che vede gli astrologi vedici applicare un'astrologia basata sulle stelle e quindi sulla precessione degli equinozi.

Secondo quella astrologia chi nasce sotto il segno dell'Ariete in realtà apparterrebbe al segno dei Pesci perché le costellazioni zodiacali ruotano con un ritmo tale che, adesso, all'equinozio di primavera non sorge più la costellazione dell'Ariete ma quella precedente: i Pesci, appunto.

Ciò fa capire che nella stessa stagione prima sorgeva una costellazione e ora ne sorge un'altra. Praticamente, dopo che la costellazione dell'Uomo Salariato venne trasformata in Ariete e dopo che la costellazione delle Code di Rondini venne trasformata in Pesci, deve esser stata fatta l'associazione tra animali zodiacali e stagioni (circa 4000 anni fa); ma se gli antichi avevano già scoperto la precessione (come molti studiosi suppongono -Vedasi "Il mulino di Amelto" nella sezione bibliografia-) vuol dire che avevano già capito che questa associazione non sarebbe durata a lungo. Infatti a causa della precessione, in una data stagione prima sorgeva una certa costellazione zodiacale e ora invece ne sorge un'altra.

Da  lì la necessità di usare uno zodiaco fisso, quello tropicale, ciè quello non fatto di costellazioni, attorno al 500 a.C, sotto l'impero di Ciro il Grande (mi ha sempre fatto sorridere il fatto che uno dei più grandi astrologi contemporanei si chiami proprio Ciro, -dal persiano Kiros-). Oppure biosognava lasciar perdere le analogie tra segni e stagioni, e la corrispondenza col calendario e bisognava fare analisi sul semplice movimento delle costellazioni.

Solo una scelta di comodo? 
 
Avere uno zodiaco fisso significava avere un calendario fisso, senza variazioni, che cominciasse in armonia con le stagioni e non con il ciclo delle costellazioni zodiacali. Se il ciclo delle stagioni è fisso e il calendario è fisso, vuol dire che dovevano essere fisse anche le caratteristiche dei segni zodiacali. 

Nel periodo ellenico fu scelto che, evidentemente, era più comodo considerare un sistema di riferimento astrologico fisso piuttosto che mobile. In astrologia vedica, invece, si predilige il movimento delle costellazioni zodiacali ed è per questo che ogni settant'anni circa, una porzione di costellazione sorge con un giorno di anticipo. A lungo andare, con il corso dei secoli adesso chi nasce a primavera nasce sotto una costellazione che è quella precedente all'Ariete. I Pesci. Chiedo scusa se mi ripeto, ma l'argomento è complesso ed è necessario esser chiari per spiegare cosa è successo nel corso di questa straordinaria storia dell'astrologia. 

Dunque,la scelta di usare uno zodiaco tropico, fisso, era necessario per essere in accordo col calendario Soli-Lunare; ma questo naturalmente non significa che veramente le caratteristiche di un dato segno zodiacale dipendano dalle stagioni. Se veramente fosse così, allora dovremmo invertire i segni a latitudini sud, dato che mentre qui è inverno, a sud della Terra abbiamo la stagione opposta. In argentina oggi è estate.

Se i segni zodiacali sono energie archetipiche, allora sono indipendenti da quel che accade alla natura. Evidentemente è vero che esiste una corrispondenza cronologica tra stagioni e segni zodiacali; ma questo non significa che le stagioni sono la causa dei segni. Naturalmente è tutto da dimostrare. Ed è da dimostrare pure quale altra teoria possa supplire a quella che ci è stata tramandata sino a oggi. 

Infine, non credo che questa necessità di usare uno zodiaco in sincronia con le stagioni fosse solo una scelta di comodità. Infatti è chiaro che ci dovevano essere anche osservazioni che potessero gistificare questa. Infatti chi studia astrologia occidentale sa benissimo che a prescindere dalle costellazioni, un Ariete è un Ariete, un Toro è un Toro e così via per tutti i segni.

Una risposta a chi pensa che queste conoscenze siano l'eredità di esseri extraterrestri. Una cosa è certa: se l'astrologia fosse di derivazione aliena sarebbe perfetta e non vi sarebbe stata la necessità di apportare "modifiche umane" come appunto la divisione tra zodiaco siderale e zodiaco tropico. 

Questa è solo una piccola introduzione a quello che è il mio lavoro di ricerca. Vedremo di risolvere i vari rebus sperando di non esser troppo intralciato da vari sedicenti astrologi che mi fanno perdere tempo. Il tempo concessoci da Dio ha una scadenza e perciò bisogna sfruttarlo al meglio... Non tutti nascono per fare qualcosa di costruttivo e non tutti nascono con la consapevolezza che il tempo scorre...

04 dicembre 2017

Dei extraterrestri o Dei umani?


Zecharia Sitchin nel suo testo intitolato "gli architetti del tempo" cita un passo tratto dal racconto in cui il dio Enki raconta del momento in cui il tempo cominciò a battere sulla Terra: 

"In giorni remoti,
quando il cielo fu separato dalla Terra, 
in notti remote,
quando il cielo fu separato dalla Terra.."

Si tratta di un incipit Sumero che compare successivamente anche nei testi religiosi egizi nonché nella Bibbia: è la necessità di concepire il cosmo come un tutt'uno da cui poi dio ha tratto ogni cosa. A tal proposito Sitchin ipotizza l'esistenza di esseri extraterrestri che inn visita sul nostro pioaneta hanno raccontato ai Sumeri di quando prima del big bang tutto fosse una massa indistinta di energia, ossia di un tempo in cui ogni cosa non era ancora nata e nemmeno differenziata. 

Naturalmente si tratta solo di una ipotesi. Noi però possiamo trovare un'altra spiegazione. Perché questa necessità di credere che il cielo e la Terra un tempo fossero uniti? Siamo sicuri di poter prendere alla lettera questa nozione? La cosa, infatti, potrebbe essere letta in maniera assai diversa.

Sappiamo che la concezione del tempo è divenuta importante quando l'uomo ha cominciato ad organizzarsi in società. Prima di allora cielo e terra non parlavano di nulla. L'uomo preistorico non ci vedeva ancora un'utilità. Il cielo scandiva il giorno dalla notte, ma per quegli uomini non offriva nient'altro. Con la nascita dell'agricoltura è chiaro che il cielo ha cominciato ad assumere importanza capitale e fu in quel momento che si cominciò a concepire il cielo e la terra come due entità separate e distinte. Ognuno aveva assunto uno scopo diverso: i frutti della terra potevano essere colti in funzione delle stagioni, e la scoperta di queste convinse gli uomini dell'utilità del cielo. 

Perciò quelle frasi sumere potrebbero essere reinterpretate in questo modo:

"quando gli uomini non conoscevano ancora le stagioni, non si accorsero dell'importanza del tempo e non poterono fare uso dell'agricoltura e nemmeno di un calendario per scandire le attività sociali e le festività".

Una sacoperta culturale di così grande portata, secondo i Sumeri, doveva essere stata fatta soltanto da un dio. Infatti, quando certe scoperte si perdono nella notte dei tempi e non è più possibile risalirne all'origine, allora si costruisce il mito. Pensare al fatto che un dio abbia il potere di far ciò significa esasperare, significa ingigantire e idealizzare. E questo processo è assai normale se consideriamo quel che avviene nella mente del bambino nei confronti del genitore: il bambino tende prima di tutto a considerare il genitore come un prolungamento di sé stesso, un tutt'uno. In realtà il bambino appena nato non discerne il sé dal fuori di sé. Poi quando il genitore resiste all'io narcisistico e "onnipotente" del bambino, ecco che diviene il riferimento da raggiungere perché idealizzato.

Per questo insisto nel dire che le divinità e quindi i pianeti astrologici, sono anche oggetti transizionali, cioè sostitutivi del rapporto tra genitori e figli, appunto perché idealizzati, investiti di proprietà naturali che avevano visto coi loro occhi (il funzionamento astrologico), ma arricchite dall'idealizzazione di una mente "mitica". 

La differenza tra il "Galeota way" e il "Sitchin way" sta nel fatto che il dio non è più l'extraterrestre, ma è una creazione mentale nata per effetto della capacità umana di idealizzare e creare oggetti transizionali. 

Naturalmente con ciò non voglio invitare all'ateisimo. Pensare che Dio sia una creazione umana non significa che non esiste in effetti. Perciò possiamo avanzare l'ipotesi che l'uomo abbia contemporaneamente intuito l'esistenza di un Dio creatore su cui ha proiettato contenuti inconsci come per esempio l'idealizzazione del rapporto tra genitore e figlio. Un Dio si venera e si prende come modello di riferimento esattamente come il bambino fa nei confronti del papà. 

Questo ed altro sarà l'argomento del mio prossimo libro sulle origini dell'astrologia; ma nel frattempo qui avremo l'occasione di rivedere in chiave diversa quel che afferma Sitchin nel sopracitato testo, anche a proposito di altri argomenti, ma sempre relativi alle nostre origini. 

Dr. Giuseppe Galeota Al Rami

26 novembre 2017

La proiezione in astrologia: 2^ parte.


L'articolo di ieri ha sollevato un po' di polvere. A parte le puntualizzazioni di qualcuno che non ha capito il senso del mio post, ritengo che tutto sommato sia venuto fuori qualcosa di interessante. In sostanza, quando si parla di certi argomenti è possibile essere fraintesi soprattutto quando si scrivono poche righe introduttive a un argomento che invece richiede  molta attenzione. Naturalmente non è sempre facile accorgersi di aver lasciato qualcosa di sottinteso anche quando si pensa di esser stati esaustivi. Quindi, relativamente a questo ulteriore post di chiarimento è possibile che qualcosa possa sfuggirmi: ribadisco che qualcosa di accurato ci sarà sul mio prossimo libro. Questo è solo uno spazio introduttivo, una specie di brutta copia, come ho sempre dichiarato anche in altre occasioni. 

Allora veniamo al dunque. Cosa c'entra il fenomeno della proiezione con l'astrologia? Il fenomeno della proiezione avviene quando vediamo fuori di noi qualcosa che in realtà ci appartiene. Per esempio dire all'interlocutore che è aggressivo quando siamo noi invece ad essere arrabbiati è una proiezione. Si tratta di una difesa. Sarebbe in sintesi come quando "il bue dice cornuto all'asino".
Ma il concetto può essere esteso ancora anche a fenomeni che non sono difese vere e proprie. Per esempio, è proiezione anche quando investiamo un oggetto di caratteristiche appartenenti a un rapporto che abbiamo con un'altra persona. Perciò non si proietta sul prossimo o sull'oggetto solo un nostro difetto o pregio; ma anche un rapporto affettivo intero. 

Per esempio un regalo ricevuto dalla nonna può divenire il simbolo del rapporto di affetto tra sé e lei. L'aggetto diventa il contenitore, il mezzo per mantenere attuale un rapporto che non è fisicamente presente. Più che di proiezione dovremmo parlare di trasferimento; ma Jung stesso afferma che il termine proiezione è un trasferimento. Perciò è facile cadere nell'equivoco. 

La cosa si complica ancora quando noi vediamo negli astri qualcosa che ci appartiene ma che in realtà essi contengono già in sé. La domanda che bisogna porsi è questa: è l'esperienza empirica che ha portato all'identificazione? Oppure è avvenuta prima un'identificazione, una proiezione e poi l'osservazione empirica ha dato ragione di questa proiezione? 

Voglio dire: è possibile che quando l'uomo poiettò sugli astri i propri contenuti inconsci non fosse ancora a conoscenza di una reale corrispondenza tra sé e i movimenti celesti. A questo punto potremmo parlare di intuizione. L'uomo intuì che c'era un collegamento ancor prima di rendersi conto che fosse vero? In tal caso parliamo di proiezione. È quello che sto cercando di scoprire.

Ma io sono andato ancora più a fondo nella questione. Perché un pianeta è anche un Dio? Possiamo dire che l'uomo ha proiettato il Dio contenuto in sé stesso? Non proprio. Prima ancora, l'uomo ha visto nel pianeta quell'oggetto transizionale, cioè sostitutivo del rapporto coi genitori. E giacché si idealizzano le figure di attaccamento, anche il pianeta, in quanto oggetto transizionale, può esse stato idealizzato. 

Nel post precendente non ho fatto tutte queste premesse, ma ho semplicemente spiegato che affinché possa avvenire la proiezione della propria idealizzazione è necessario un rapporto affettivo tra noi e l'oggetto. 

Nel caso del bambino, ciò che ha portato alla proiezione (o trasferimento) su quell'oggetto quale è l'orsacchiotto è la prossimità dell'oggetto stesso, cioè la vicinanza. Ovviamente non è l'unica ragione: se il bimbo sceglie quell'oggetto o un altro, potrebbe dipendere anche dal caso come poteva sostenere Freud. Tuttavia possiamo ipotizzare anche altri motivi. Ma nel caso del cielo per l'uomo antico? Perché il cielo diviene l'oggetto privilegiato delle proprie proiezioni e intuizioni? Secondo quanto scritto ieri, si proietta qualcosa quando c'è un legame con l'oggetto. E il legame avviene quando c'è una relazione.

Naturalmente la relazione tra il pupazzo e il bambino è solo immaginaria visto che il bambino vive in un mondo di fantasia dove non esiste molto confine tra realtà e immaginazione. Perciò poteva accadere qualcosa di analogo all'uomo antico nei confronti del cielo stellato? È un ipotesi  non trascurabile se prendiamo per buona un'altra premessa: l'evoluzione. Sarà vero che possiamo considerare l'uomo antico più o meno alla stregua di un bambino e l'uomo moderno alla stregua di un adulto?  Anche su questo punto c'è da lavorare molto. Ma senza scendere troppo in un particolare così difficile da risolvere, cosa possiamo dire del legame affettivo tra uomo e cielo? Da cosa dipende questo legame affettivo? Perché è dal cielo che proviene la sopravvivenza dell'uomo? Dalla pioggia, dal calore, dal vento, dalle stagioni? È un'ipotesi. È possibile che l'uomo abbia avverito inconsciamente questo legame di dipendenza tanto da proiettare su di esso i propri contenuti psichici? Lo scopriremo? Può essere la strada giusta per capire come si è originata l'astrologia senza scadere nell'ipotesi che sia di derivazione aliena? 

La ricerca è in atto...

11 febbraio 2017

Le eclissi di Luna quale simbolo nefasto in antica Babilonia


Tempo fa le avevo chiesto una cosa per il lavoro e devo dire che è stato molto bravo ! le volevo dare riscontro di cio' che aveva detto e le volevo chiedere una curiosità per quel che riguarda l ' Astrologia oraria .. ho provato.. da dilettante quale sono.. a redigere il grafico orario di un incontro che c'è stato tra me è questa persona. . io ho usato i dati proprio dell'incontro .. ovvero dove e a che ora. . ci sono aspetti che mi incuriosiscono altri che non riesco a decifrare ( ho tenuto conto dei significatori e delle dignità ) ma per esempio luna quadrata giove e urano o l'opposizione che fa a plutone... potrebbero forse significare le difficoltà che ho avuto nell'incontrarmi con lui? la domanda era cosa sarebbe successo dopo il nostro incontro.. (a livello affettivo)la ringrazio in anticipo! B.


---------------------------------------------------------------------------------------------------------------Con tutta onestà l'astrologia oraria non l'ho mai studiata. Mi sono dedicato allo studio di mille altre cose, ma questa branca non l'ho mai toccata. Quindi non so assolutamente rispondere. Le posso consigliare, però, un'importante astrologa che se ne occupa che è Iuly Ferrari, del sud Italia come me. Si tratta di una persona realmente competente in questa pratica così antica e gettonata ancora oggi. Pensi che persino nell'antica babilonia vi era l'abitudine di interrogare gli astri nel momento esatto in cui veniva formulata la domanda. Però è chiaro che le regole erano molto diverse da quelle usate oggi; non esistevano le Case astrologiche ma solo una divisione in 4 quadranti: vi era il nord, il sud l'est e l'ovest che non erano contrassegnati da una croce ma da una X, ossia due rette incrociate a 45 gradi. 

Visto che siamo in tema, tanto vale approfondire questa cosa dei punti cardinali. Erano così importanti che molte delle tavolette dell'ENUMA ANU ENLIL, il famoso trattato astrologico dell'antichità, davano molto spazio ad essi, sopratutto in accoppiata all'osservazione delle eclissi di Luna e di Sole. Infatti, particolare attenzione era rivolta alla direzione del cono d'ombra proiettato sulla Luna (o sul Sole) durante l'eclissi e persino la direzione del vento, sempre in uno dei quattro punti cardinali. Perciò l'astrologia di un tempo era veramente un mix di lettura del cielo e dei fenomeni atmosferici per predire auspici da rivolgere al Re, al popolo, alla vegetazione e alla natura. Per esempio in una tavoletta si recita che l'ingresso di Marte nella costellazione della Vergine ma entro un dato mese dell'anno, avrebbe portato a un'invasione di cavallette.

Le eclissi non erano considerate sempre nefaste: molto dipendeva anche dal giorno dell'anno in cui avvenivano, proprio perché a ogni giorno era attribuito valore diverso. E proprio come oggi, la previsione veniva rivelata solo dopo aver preso in considerazione più cose insieme: il giorno, il mese, il vento, le nuvole, il momento della veglia ( se mattutina o notturna), gli altri astri e pianeti. Il 14 giorno veniva spesso citato, ma questo perché corrispondeva sempre alla fase di Luna Piena dato che ogni mese cominciava sempre alla Luna Nuova e i mesi erano di 28 giorni circa (erano sempre 12, ma vi era un tredicesimo che non era altro che la ripetizione di uno precedente). Oggi invece, l'astrologo moderno che tiene in considerazione le eclissi, vi attribuisce sempre valore negativo: non si capisce bene perché. Quel che sappiamo, è che un tempo era considerato negativo tutto ciò che sfuggiva dalla norma ed era un fenomeno raro: una macchia solare, una cometa, un bagliore. Tutto ciò che non aveva il sapore della continuità era visto di cattivo occhio.

Oggi le cose non sono proprio così, anche se con l'ingresso di Nettuno nel segno dei Pesci è aumentata la paranoia di chi vede in ogni cosa una cospirazione: sia i Pesci e sia Nettuno sono entrambi legati al caos, alla doppiezza, alla paura, ai timori ingiustificati che infatti spiegano chiaramente questa nuova ventata di spiritualità che impera sul web. Naturalmente si tratta di spiritualità farlocca e non reale come quando Nettuno fu in Sagittario, perché non vedo altro che atteggiamenti smargiassi di auto-proclamazione ed autoesaltazione in cui ognuno proclama di possedere la verità assoluta e la capacità di connettersi a presunte matrici di energia universale, anche facendo appello a conoscenze della fisica, naturalmente applicate in maniera distorta. Nettuno in Pesci è proprio questo: fanatismo, caos totale e voglia di evasione senza freni. In più ci mette lo zampino Saturno in Sagittario che spiana la strada al dogmatismo. Speriamo che l'imminente ingresso di Saturno in Capricorno porti un po' di raziocinio in questo dilagare senza freni di "verità" diffuse da certi finti guru tuttologi (prossimamente darò una lettura psicologica a questo fenomeno moderno).   

Tornando a noi, le eclissi erano citate sempre, ma spesso si prendeva in considerazione anche una nuvola o un temporale nei pressi della costellazione di Pegaso, di Perseo, o nei pressi delle Pleiadi, o di Sirio (questo stando alle poche tavolette tradotte sino a questo momento). Ciò serviva anche per fare delle previsioni meteorologiche. Non credo che oggi ci sia astrologo che nel momento di una eclissi stia anche a guardare la foschia, le nuvole, i tuoni, se sono presenti con fulmini o meno, in un certo quadrante del cielo. L'astrologia di oggi è completamente stravolta, non è più quella di un tempo; ma chi si occupa di astrologia classica conserva ancora degli insegnamenti alcuni dei quali provenienti dalla tradizione babilonese. Per esempio, quella che mi chiede lei appartiene alla tradizione antichissima che non mi ha mai convinto completamente. Ma questo è solo il mio personale punto di vista. In quella moderna, e mi riferisco a quella genetliaca che si basa sul singolo soggetto, le eclissi non sono considerate. In astrologia mondiale, invece, si prendono ancora in considerazione anche se, a essere sincero, il grande maestro André Barbault, non mi pare ne abbia mai parlato nella sua pratica.

Dal punto di vista prettamente tecnico sono orientato al moderno, al futuro; ma dal punto di vista psicologico e antropologico mi interessa molto il passato, anche perché ci permette di comprendere chi siamo noi uomini di oggi. Ed è per questo che prossimamente mi occuperò anche di parlare del dio Oannes, il famoso dio con testa di Pesce della tradizione sumera, che il mito racconta abbia insegnato la scienza delle stelle all'uomo...

Perdoni se non ho risposto alla sua domanda e ho colto l'occasione per parlare di un altro argomento. Si ricordi che le branche astrologiche sono un'infinità e conoscerle tutte, con scienza e coscienza, è impossibile: preferisco non sapere piuttosto che sapere male...

10 febbraio 2017

Il segreto dei grandi Dei


                                    Ishtar-Venere, Dea dell'amore e della guerra


Gli antichi babilonesi di 2500 anni fa non ammettevano scuse: la conoscenza del cielo e delle stelle doveva essere divulgata in maniera verticale, cioè da padre a figlio e non poteva assolutamente essere divulgata a schiavi o a persone ritenute incompetenti. Si trattava di una scienza che meritava molta attenzione, tant'è che persino nel più famoso testo astrologico della storia (l'Enuma Anu Enlil), vi è scritto che bisogna stare attenti alle osservazioni, che non bisogna essere superficiali. E un tempo, così come oggi, vi erano anche duri scontri tra gli astrologi che abusavano di tale sapere e che non erano abbastanza accorti nelle loro osservazioni a proposito della levata di stelle e pianeti. Tant'è che non era strano che qualche astrologo dell'epoca potesse confondere Venere con Mercurio e perciò presentare al sovrano responsi errati. 

Ad ogni modo, i babilonesi erano fermamente convinti che la loro scienza fosse divina, che fosse un dono degli Dei. Solo in questo modo poteva essere trattata con rispetto e i sovrani potevano considerare gli astrologi con il massimo dell'attenzione. Ovviamente le conoscenze caldee e quindi babilonesi, non erano state affatto divulgate da alcuna divinità perché erano state sempre il frutto di aggiustamenti e revisioni: un sapere rivelato da una reale entità divina o sovrannaturale si sarebbe dimostrato perfetto in ogni sua parte. In ogni caso, la scienza delle stelle era tenuta segreta: non si poteva temere che incompetenti potessero accedere a un sapere così complesso. Prima di tutto perché era fonte di sostentamento, anche se in realtà era sempre un secondo lavoro. 

In alcune tavolette si racconta persino di astrologi che chiedono di esser dispensati dal lavoro, che era anche obbligato dalla comunità in cui si viveva, e si chiedeva al sovrano il permesso per occuparsi di astrologia a tempo pieno. Infatti questo significava avere la possibilità di ricevere più doni dal sovrano stesso, che spesso ricompensava gli astrologi con pecore, muli e vacche. 

L'astrologia di oggi è naturalmente molto diversa da quella che fu un tempo, ma è interessante studiarne le origini perché ciò ci può illuminare circa l'ingegno di questi uomini antichi. 

Abbiamo visto che il riferimento primario per le osservazioni era il tempo (non quello meteorologico) prima ancora che i pianeti e le stelle. Questo significa che già all'epoca vi erano i primi rudimenti delle Case astrologiche oggi usati nell'astrologia (e non negli oroscopi, che sono in realtà un semplice intrattenimento). Difatti il tempo era suddiviso in tre "veglie" notturne (dal tramonto all'alba), e il pianeta o la stella assumeva un significato diverso a seconda del momento della notte in cui sorgeva o tramontava. Il tutto aveva ancora un significato diverso a seconda del mese in cui si faceva l'osservazione e anche il giorno. 

Questo significa che importanza cruciale era data prima di tutto ai mesi e ai giorni e ai momenti della notte, e secondariamente a stelle, costellazioni e pianeti. Il famoso testo citato più su' raccomanda di datare i mesi con attenzione e di calcolare la durata dell'anno a partire dall'opposizione tra la Luna e le Pleiadi (in tal caso la Luna si trovava nella costellazione dello Scorpione visto che le Pleiadi sono nel Toro). 

Il mese cominciava sempre con la Luna nuova e le osservazioni e i responsi venivano eseguiti prevalentemente durante la fase di Luna piena dove si eseguivano anche altri tipi di riti. Infatti l'astrologo poteva anche spaziare in altre ambiti e praticare esorcismi e alcune altre forme di divinazione come per esempio la lettura delle interiora degli agnelli o dei capretti. Ciò poteva, a mio parere, essere un'ulteriore possibilità per ottenere compensi. Ma questo non significa che "vendessero fumo" per arricchire le loro tasche dato che ogni disciplina richiedeva anni di studi, soprattutto l'astrologia.

Ciò che è degno di attenzione è soprattutto il fatto che il mese cominciasse proprio alla congiunzione della Luna col Sole (la Luna nuova), e questo era garanzia che i due "astri" fossero contemporaneamente nella stessa costellazione zodiacale. Da quel momento si cominciava a tenere il conto dei giorni con i relativi fenomeni celesti corrispondenti: soprattutto si dava molto spazio alle eclissi di Sole e di Luna, considerando sempre sia il mese, sia il giorno e sia il momento della giornata in cui si realizzava il fenomeno. 

Evidentemente al mese era attribuito un significato a prescindere dal significato delle stelle che vi erano sotto, anche se le costellazioni erano prese in considerazione solo per onorare certe festività. Il che lascia presupporre che vi era già una prima distinzione tra costellazioni e segni zodiacali anche se non ancora sviluppata in maniera del tutto evidente. 

I mesi dell'anno avevano un loro significato così come le costellazioni sullo sfondo. Perciò più tardi (in periodo ellenistico) fu tenuto come riferimento ancora una volta il tempo e non lo spazio, attribuendo ai mesi una valenza zodiacale che prescindeva dalle costellazioni. In breve, ogni mese corrispondeva a un segno zodiacale con lo stesso nome delle costellazioni, ma che con le costellazioni non c'entrava più nulla.  La mia ricerca ci condurrà a comprendere come è avvenuto definitivamente questo passaggio; ma già abbiamo visto che il seme era stato piantato sin dal periodo babilonese: ci fu un tempo in cui la dea Ishtar che riguardava l'amore e la guerra, divenne Venere, che oggi non è più la guerra ma è solo amore, edonismo e abbondanza. È chiaro che per gli antichi babilonesi il segreto degli Dei era la conoscenza astrologica. 
  Tutta la bibliografia si trova nella sezione apposita nel riquadro della colonna di destra.

07 febbraio 2017

Nibiru e la nave celeste


Per gli antichi Babilonesi il cielo era suddiviso in "sentieri" su cui erano posizionate le stelle e i pianeti, così come descritto nel ENUMA-ELISH risalente a 3200 anni fa, il famosissimo poema religioso e astronomico sulla creazione dell'universo. Ovviamente le osservazioni del cielo furono di molto precedenti a tale periodo e affondano le loro radici nella notte dei tempi. 

Stando alla traduzione delle tavolette in Accadico del ENUMA-ELISH, chi mise l'ordine in cielo per la rotazione delle costellazioni, era il dio Marduk che nello stesso cielo era rappresentato allegoricamente dal pianeta Giove. Perciò, già anticamente i pianeti non erano gli dei, ma semplicemente un simbolo di essi. 

Era questo dio ad aver determinato i mesi dell'anno e tre stelle per ogni mese. Inoltre era stato lui a fissare la stella polare al centro del firmamento proprio per scandire i mesi. I Babilonesi la chiamarono Nibiru, mentre fissarono lo zenit nel "fianco di Tiamat", la dea del mare. Mi sembra logico che possa trattarsi di una costellazione e, secondo il mio parere, altrettanto logico che il riferimento al mare dipendesse dal fatto che erano punti di riferimento per i navigatori.

Nel precedente post (clicca qui) abbiamo visto che siccome l'anno era soli-lunare lo stesso mese non poteva coincidere sempre con lo stesso momento dell'anno come accade per noi, ma poteva giungere un po' prima o un po' dopo a seconda del momento in cui cominciava la fase di luna nuova. Su quest'ultima si è creato il mito della "nave celeste" probabilmente a causa della sua forma di falce, durante le prime fasi del mese. Infatti, se cerchiamo immagini di imbarcazioni Babilonesi, vediamo sia la caratteristica forma a falce di luna e sia la forma circolare a forma di luna piena (le famose Quffa). Perciò è assai improbabile che gli antichi si riferissero a un'astronave vera e propria come alcuni studiosi alternativi sostengono. Anu, Enli ed Enki (la triade di dei probabilmente ispiratrice della trinità concepita nella religione Cattolica), crearono Sin (la Luna crescente)


Nel famoso testo, inoltre, si parla del fatto che Marduk mise due chiavistelli sui lati opposti del cielo e che solo lui avesse il potere di aprire il sentiero, anche se mise Nibiru (detto anche Neberu) a guardia della porta celeste. Probabilmente qui si riferivano in maniera allegorica agli equinozi. Difatti l'anno cominciava, e quindi si apriva un nuovo ciclo, quando giungeva la prima luna nuova dopo l'equinozio di primavera. E mentre la stella polare (Nibiru) rimane fissa in cielo nello stesso punto per tutto il corso dell'anno, tutte le altre stelle e costellazioni ruotano attorno a essa tramontando e sorgendo nei diversi mesi dell'anno. Tra l'altro, nello stesso periodo equinoziale Il Sole sorgeva nei pressi della costellazione dei Pesci che anticamente era chiamata KUN-MESH che significa "code", quelle delle rondini. E se una rondine fa primavera oggi, doveva esser lo stesso anche ai tempi dell'antica Babilonia. 

01 febbraio 2017

Il sapere Babilonese sugli astri


Acerrimo nemico dell'astrologia Caldea e quindi dell'astrologia Babilonese è stato senz'altro Cicerone che in un suo famoso scritto, il De Divinatione, (clicca qui) propose alcune interessanti e intelligenti considerazioni in cui viene fuori tutta la leggerezza inerente lo stile astrologico dell'antica Babilonia. Ecco alcune delle critiche più aspre del famoso pensatore, obiezioni che fa ancora oggi chi non conosce l'astrologia contemporanea:

 "i gemelli hanno costituzione fisica uguale ma hanno una vita e una sorte quasi sempre differenti. Procle ed Euristene, entrambi re di Sparta, furono fratelli gemelli ma non vissero lo stesso numero di anni e Procle fu molto superiore al fratello per gloria e le imprese compiute";

 "...ne consegue che la nascita e il tramonto delle costellazioni non può venire dappertutto nello stesso tempo. Come possono quelli che nascono, ricevere una medesima impronta dal momento che tanto grande e la dissomiglianza del cielo? In questa parte del mondo che noi abitiamo, la canicola sorge dopo il solstizio d'estate, anzi parecchi giorni dopo; ma nel paese dei trogloditi, a quanto si legge, sorge prima del solstizio (...) Pretendono che tutti i nati nel medesimo tempo qualunque sia il luogo della loro nascita, siano portati alla stessa sorte";

"molti altri eliminarono un difetto di natura mediante la continua applicazione e l'esercizio, come Demetrio Falereo riferisce quanto a Demostene, il quale non essendo in grado di pronunziare la lettera R, col continuo esercizio riuscì a pronunciarla perfettamente. Se questi difetti fossero stati prodotti e trasmessi da un influsso astrale niente li avrebbe potuti correggere"; 

"La differenza dei luoghi non produce differenti tipi umani? Di tali differenze è facile dare esempi, mostrare quanto sono diversi nel corpo e nel carattere gli Indiani, i Persiani, gli Etiopi e i Siri, a tal punto che le varietà (...) sono addirittura incredibili".

Cicerone, che visse nella prima metà del I secolo a.C., quindi giudica un sapere antico che già stava cambiando in maniera quasi radicale. Tant'è che Tolomeo, circa 200 anni dopo Cicerone, descrive nel suo Tetrabiblos (clicca qui) un'astrologia completamente diversa, dove si prendono in considerazione le variabili ambientali ed ereditarie, dove non si prendono in considerazione le costellazioni ma i segni zodiacali (clicca qui), dove si spiega chiaramente dell'equivoco tra predestinazione e inclinazione. Il che spiegherebbe anche il motivo delle differenze tra fratelli gemelli e l'importanza della volontà umana. Cosa era successo nel frattempo? Cosa portò a questo drastico cambiamento e a un salto evolutivo impressionante dell'astrologia? 

Molti di quelli che criticano "l'arte di Urania", come detto in precedenza, sono ancora fermi alle considerazioni di Cicerone che per l'astrologia di un secolo dopo erano divenute ormai obsolete e inutili, dato che le basi su cui si fondavano i presupposti della nuova astrologia erano cambiati quasi totalmente. Anche la Treccani e wikipedia, ancora oggi forniscono una definizione sbagliata della materia, non più valida per descrivere l'astrologia contemporanea.

Le nuove filosofie, e le vecchie critiche, furono utili per la costruzione di un sapere quasi totalmente diverso. Tra l'altro, l'astrologia di oggi, pur traendo origine da quella contemplata da Tolomeo, non è nemmeno quella di quei tempi, perché come ogni sapere si è evoluta col progredire della scienza, della tecnologia, della cultura e della società.

Cosa portò a quel radicale e imponente cambiamento ne parlerò prossimamente. 

Sia ben chiaro che qui l'intento non è quello di dimostrare la fondatezza dell'astrologia quale scienza umana (a mio dire) ma quello di informare il lettore a digiuno di conoscenze storiche, circa i reali accadimenti che avvennero durante il corso della storia. Il che ha, in questa sede, il solo scopo di raccontare l'evoluzione del pensiero, dell'ingegno  e dell'intelligenza umana. Chi siamo oggi, infondo, dipende anche da come eravamo un tempo...

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Sono B., e ti scrivo perché, oltre ad essere stato un discreto studioso di astrologia,
 appassionato proprio di quella psicologica, credo di essere una persona singolare ,che ha sempre cercato se stesso (la sua vera essenza consultando gli astri)
.........dopo anni, mi ritrovo solo, così, con il mio lavoro di insegnante di lettere alle superiori,
con pochissimi amici,
fondamentalmente solo
......sai , quando ti ho visto ed ascoltato su YT mi è venuto l'istinto primordiale di raccontarti la mia vita,
mi piacerebbe essere tuo AMICO
Sono nato a (...) scorpione asc. aquario
 SONO STRANO, MA SE TU POTESSI AGGIUNGERE QUALCOS'ALTRO AL MIO QUADRO ASTRALE MI FAREBBE ENORMEMENTE PIACERE
.....TI SEGUIRO' SEMPRE ORMAI
auguri per tutto.


Gentile signore, mi fa immenso piacere sapere che lei nutre tutta questa stima nei miei riguardi. Sono ben lieto di esserle utile ogni volta che me lo chiederà, e sicuramente il mio approccio nei suoi riguardi sarà senz'altro amichevole e genuino, come d'altronde lo è con tutti i miei consultanti (solo quelli educati e seri studiosi). Mi dispiace che la sua vita sia contrassegnata dalla solitudine e comprendo come anche un contatto virtuale possa alleviare questo stato. E non mi dispiace affatto che lei abbia scelto me come possibile confidente delle sue problematiche. Tuttavia voglio informarla che non dispongo di alcuna verità suprema né posso garantirle di alleviare totalmente la sua condizione di scontento. Quindi prenda queste mie considerazioni per quel che sono: un semplice invito a effettuare qualche riflessione in più su lei stesso. Non per fare la solita generalizzazione, ma sappiamo che una tra le diverse tipologie di Scorpione è il tormentato e tenebroso contemplato dalla tradizione. Se in più aggiungiamo che il suo Sole è in congiunzione a Nettuno, comprendiamo le sue difficoltà psicologiche e la sensazione di solitudine che potrebbe portarla a vivere condizioni a limite della nevrosi. Sia chiaro che non tutti quel che hanno tale posizione giungono a tale situazione. Ma questo è uno dei possibili scenari analogicamente collegati ai significati dei due "astri" così relazionati. 

Non è la prima volta che mi capita un caso analogo al suo, e la mia casistica mostra in maniera inequivocabile che le dissonanze tra Marte e Saturno predispongono a subire violenza. Fisica o psicologica, per incidente o per colpa di qualcuno, questo non mi è dato sapere. Fatto sta che dal punto di vista psicologico vi è sempre una sensazione di impotenza, di impedimento. Il che potrebbe portarla a crearsi molti nemici e a vederli anche lì dove non ci sono. Perciò le raccomanderei un'attività sportiva molto intesa che possa permettergli di manifestare tutto il suo potenziale inespresso. C'è qualcosa che la frena, che le impedisce di essere sereno. Spesso a furia di pensar negativo spesso ci "attiriamo" brutte situazioni. Mi ricordo di un mio consultante, anche carissimo amico, con un cielo un po' somigliante al suo. Era pessimista, deluso dalla vita e spesso mi accusava di esser ottimista a sproposito. Forse lo sono; ma senz'altro il suo atteggiamento lo ha portato a una brutta fine. Viglio dire che avrebbe potuto "guidare" la sua "stella" in maniera più costruttiva. Perciò si armi di coraggio e combatta i suoi "mostri" perché molto del suo futuro sta nelle sue mani. 

Il suo interesse per l'ignoto, o per l'estero, o per le lingue, e per l'insegnamento, sono anche loro un'ottima valvola di sfogo; (il suo Sole è in 9^ Casa) ma si ricordi sempre di non viaggiare troppo "oltre" (molti, con questa configurazione sostengono di avere uno spirito guida o di aver visto gli alieni) perché inevitabilmente questo comporta il fatto di esser visti di cattivo occhio. Perciò lei può continuare a credere in ciò che vuole ma senza tuttavia doverlo mostrare al mondo intero. 

Sono evidenti le penalizzazioni sia per la salute e sia per il lavoro (Marte in 6^). Ma sono sicuro che la sua condizione di salute o di lavoro, potrebbe migliorare sensibilmente durante il corso del 2017. Ovviamente sta a lei cogliere le occasioni. Un abbraccio. 

25 aprile 2016

La nascita psicologica dell'astrologia


Per affrontare questo tema, ho pensato di trarre spunto dal lavoro di Winnicot, pediatra che condivise alcune teorie di Freud e della Klein. Secondo il mio punto di vista può esser utile per definire una possibile modalità di formazione del pensiero astrologico, quando l'uomo preistorico guardò il cielo, ma partendo dal rapporto che il bambino, nelle primissime fasi della sua esistenza, ha con la madre (o con il caregiver-figura di attaccamento-accudimento). Questo parallelismo da me individuato, potrebbe spiegare l'origine della nascita dell'astrologia.

Il lavoro di Winnicot mira a stabilire come lo sviluppo del sé del bambino (non inteso alla maniera di Jung, ma inteso come il modo in cui il bambino percepisce sé stesso, introspettivamente) dipende dalle cure materne. 

Secondo l'autore l'Io non ha la funzione di mediare tra i conflitti che si originano dall'Es e dal super-io come affermava Freud, ma ha lo scopo di raccogliere esperienze interne ed esterne, elaborare e organizzare l'esperienza soggettiva che l'individuo vive attraverso il contatto col mondo esterno. L'Io del bambino è però debole e deve essere in qualche modo gestito e aiutato dall'Io del caregiver, cioè della figura di attaccamento. Il supporto della madre si sviluppa in tre fasi e sono queste ad aver prodotto in me l'idea che qualcosa di analogo deve essersi originato quando l'uomo preistorico fece le prime osservazioni tra mondo esterno e mondo interno.

La prima fase contemplata da Winnicot è quella denominata "dipendenza assoluta". Durante questo stadio vi è una "preoccupazione materna primaria" legata alla sua capacità di sintonizzazione sui bisogni del bambino dalle ultime fasi della gravidanza sino a qualche settimana dopo il parto. Si ha una sensibilità esaltata, un ritiro della madre dagli altri interessi e un'identificazione temporanea con il bambino: essa si adatta totalmente ai bisogni del figlio ma poi deve esser in grado di emergere da questo stato per divenire "sufficientemente buona": offrire un ambiente facilitante dei processi di crescita del bambino, per produrre qui fenomeni di integrazione ma senza tuttavia soffocarlo di attenzioni. In sostanza la madre grazie alle sue cure amorevoli (holding), aiuta il figlio a integrare nella propria esperienza le varie sensazioni: empatia e cure amorevoli permetteranno al bambino di sperimentare la continuità dell'essere. Questo momento può esser paragonato al periodo in cui gli uomini preistorici cominciavano ad avere percezione della continuità della loro esistenza grazie l'alternarsi del giorno e della notte, e dei ciclici movimenti del Sole e della Luna. 

Tornando alla teoria di Winnicot, se la madre non è capace di offrire le sue cure amorevoli, il bambino andrà incontro ad "angoscia di disintegrazione". Un po' come se il nostro uomo preistorico fosso colto da un temporale che impedisce di vedere il Sole e quindi di orientarsi lungo il suo cammino per trovare del cibo o per tornare a casa dopo un peregrinare.

Winnocot prosegue dicendo che durante la stessa fase si ha il processo di "personalizzazione" determinato  attraverso la Handling, la manipolazione della madre, che consente al figlio il riconoscimento del rapporto tra psiche e corpo. Il calore solare per l'uomo preistorico, può esser paragonato a questo processo; ma si potrebbe andare ancora più in profondità. Questo processo permette al bambino di riconoscere e distinguere un dentro da un fuori attraverso il tatto. È probabile che l'uomo preistorico si percepisse come un tutt'uno nei confronti del mondo naturale circostante esattamente come il bambino vede la madre come un prolungamento di se stesso. 

L'ultimo processo è quello di "relazione all'oggetto": la madre (o il caregiver) svolge la funzione di aiutare il bambino a percepire il mondo soltanto quando esso è pronto a creare una rappresentazione mentale di esso. La madre deve in sostanza allattare il piccolo solo quando esso è pronto a ricevere il nutrimento, ma deve anche essere capace di disilluderlo della sua onnipotenza: il temporale, per l'uomo preistorico, poteva essere il segnale del fatto che l'ambiente esterno disilluda sulle proprie capacità di avere il controllo sulla natura. Per il bambino, questa conoscenza oggettiva della realtà deve avvenire in maniera progressiva per favorire un progressivo e lento distacco, che poi significa anche emanciparsi.

La seconda fase, detta "dipendenza relativa" è quella che per me segna il vero collegamento con la nascita psicologica dell'astrologia. Il bambino acquisisce consapevolezza di esser separato dalla madre, distingue se stesso dal mondo esterno, ma non è ancora totalmente indipendente poiché l'allontanamento dalla condizione di fusione con il caregiver porta alla nascita, nel figlio, dell'angoscia da separazione. Per evitare una tensione troppo grave, il bambino risolve il conflitto in modo simbolico: esiste un' area detta transazionale (cioè di passaggio tra mondo interno e mondo esterno) dove prendono forma fenomeni transizionali. Per reagire a sentimenti dolorosi dati dalla separazione, il bambino crea mentalmente collegamenti con oggetti che sostituiscono momentaneamente l'assenza della madre. Un peluches, una coperta, sono utili per sentire la presenza della madre anche se è assente.  Questo, di fatto, significa creare simbolicamente l'unione con lei anche se non c'è. Gli oggetti, quindi, ci rievocano un'emozione e un legame con un'altra persona che è importante per noi sotto il profilo emotivo. Ora immaginiamo il nostro uomo preistorico: per conservare il proprio legame tra sé e la natura ha proiettato sul Sole, la Luna, le stelle, qualcosa che gli consentisse di mantenere un legame con la natura, perché ciò significa poterla gestire, comprendere, perché evidentemente, comprenderla significa anche comprendere se stessi, per sopravvivere. 

La terza e ultima fase è quella che spinge "verso l'indipendenza". Qui vi è un passaggio psicologico fondamentale perché si va dalla simbiosi all' "uso dell'oggetto" che prima era visto come un fenomeno soggettivo, ancora non percepito come separato da sé. Qui il bambino sa stabilire rapporti con oggetti ritenuti indipendenti da sé, perché ha imparato a collocarli al di fuori della zona di "controllo onnipotente". Ma prima che ciò avvenga, il bambino esercita, nei confronti del caregiver, un'aggressività che prima è fisiologica e legata all'avidità e poi si trasforma in odio. La madre deve imparare a resistere a tali capacità distruttive, a tali esplosioni di rabbia che nascono dalla percezione del bambino di non esser più padrone degli eventi. La resistenza della madre ai "capricci" del bambino è utile a far si che egli si disilluda della propria onnipotenza, che egli non può distruggere l'oggetto perché in effetti non è una creazione della sua mente. Così e progressivamente capisce che l'oggetto continua a esistere nel tempo e nello spazio indipendentemente dalla sua volontà. 

D'altra parte, l'aggressività rivolta alla madre contrasta con la percezione positiva che ha di essa perché lei è fonte di cura e protezione: esiste dunque una madre "oggetto" e una madre "ambiente accogliente". Ritorniamo al nostro uomo che cominciava a creare associazioni tra fenomeni interni e fenomeni celesti. Egli inizia così a creare un sistema di lettura del cielo proprio perché teme e allo stesso tempo ama quei fenomeni che gli consentono di dare un senso alla propria esistenza. L'uomo si rende conto di non esser padrone degli eventi, che esiste qualcosa di più grande di lui a cui dovrà assoggettarsi e che al di la dei suoi "capricci" esiste una realtà oggettiva a cui egli deve sottostare. 

Penso che esattamente così come la mente umana matura in funzione della relazione con il caregiver, allo stesso modo possa accadere qualcosa di analogo, spontaneo, istintivo, nel momento in cui l'uomo si interfaccia col cielo: l'angoscia di separazione con la creazione di immagini simboliche non avverrebbe, dunque, solo attraverso il rapporto tra la madre e il bambino, ma possiamo estendere il principio anche a tutti i rapporti che l'uomo intesse con l'ambiente esterno, persino il rapporto tra sé e la natura. Per il resto, ho già ampiamente descritto in numerose occasioni che il passo successivo è la nascita del totemismo che, di fatto, rappresenta il passo più approfondito verso la costruzione di un mondo fatto di simboli. 

03 aprile 2016

La nascita dell'astrologia


Chiedo scusa per la mia assenza e purtroppo sono costretto a inserire un post a settimana a causa degli impegni di studio. Proprio in questi giorni, infatti, ho cominciato a raccogliere e leggere il materiale utile per il mio scopo. Quasi certamente ve ne parlerò e come promesso all'inizio di questo anno astrologico, le tematiche affonderanno anche in questioni spirituali. 

Qualche tempo fa ho scritto un testo di astrologia e antropologia che potete scaricare gratis online QUI. Gli studi antropologici sono stati molto utili per delineare quello che era il pensiero dell'uomo preistorico; però mai mi sarei aspettato di fare scoperte interessanti grazie alla visione chiara degli scenari costruiti dagli studiosi del settore. In particolare, ho scoperto che l'astrologia è in effetti una forma evoluta di totemismo. Oggi, sulla base dei miei studi relativi al strutturalismo di L. Strauss, le mie idee sulle radici dell'astrologia sono ancora più precise e credo che prima o poi tornerò con una pubblicazione approfondita.

Qui, e in maniera molto sintetica, vorrei spiegare quali sono stati i processi fondamentali che han dato avvio alla nascita dell'astrologia. Abbiamo incisioni di ossa risalenti a 150.000 anni fa, che attestano l'esigenza di costruire calendari per tracciare il tempo. A cosa poteva mai servire un calendario? Parliamo di un osso scolpito in maniera rudimentale e in cui vi erano incise 28 tacche, giusto i giorni necessari affinché la Luna si ripresentasse nello stesso punto del mese precedente.

L'obiettivo è ovviamente legato a una questione prettamente organizzativa, sociale. Ogni individuo della società era inserito in un contesto ambientale fortemente connesso ai ritmi della natura. Un'associazione, assolutamente naturale per gli uomini della preistoria che già avevano trovato corrispondenza tra il ciclo lunare e il periodo mestruale. Ovviamente, Sole e Luna erano i punti di maggiore considerazione per ogni società, di particolare importanza per la mente dell'uomo, evolutasi in funzione dei principi del dualismo: la mente opera sulla base delle somiglianze e delle differenze; e pertanto non poteva restare immune al fascino del Sole sorgente e calante o alle fasi della Luna, unici riferimenti per l'organizzazione lavorativa (per l'alternarsi delle stagioni) e per l'orientamento nello spazio.

L'astrologia, che anticamente non era sconnessa dall'astronomia, nasce, quindi, per scopi pratici: orientamento, lavoro agricolo. Ma il pensiero astrologico diviene totemico quando l'uomo comincia ad avere la facoltà della simbolizzazione. Non sappiamo di preciso quando ciò sia avvenuto; ma possiamo intuire che sia una facoltà evolutasi in centinaia di migliaia di anni, nata assieme all'homo sapiens, forse; o anche prima.

La capacità si simbolizzare è un'attività innata, inconscia, naturale dell'essere umano, moderno, passato e futuro. Si basa sulla necessità di trasportare la carica libidica verso un altro oggetto. Immaginiamo per esempio il bambino che abbraccia l'orsacchiotto nel letto. Il peluche rappresenta simbolicamente la madre, momentaneamente assente; così, allo stesso modo, le divinità sono la simbolizzazione e quindi la personificazione dei pianeti.

La stessa nascita della religione è strutturata sulla base dell'organizzazione socialea sua volta innestata sui ritmi naturali: la capacità di simbolizzazione porta a uno stato di "venerazione" che necessita di un rituale da compiere. Il rituale religioso, dunque, serve a raccogliere i membri del clan sotto un'unica idea con cui identificarsi e da rappresentare. La funzione sociale della religione, ovviamente trovava un rispecchiamento pratico nei movimenti dei corpi celesti. 

L'astrologia parte da una predisposizione psicologica innata, dunque, e secondo me non può essere aliena, ereditata da razze visitatrici come qualcuno ipotizza. L'astrologia è un processo evolutivo, lentissimo, ed oggi è quel che è solo perché in passato è stata il frutto di società che dovevano organizzarsi in strutture sociali ben equilibrate per gestire la sopravvivenza. L'astrologia è il frutto delle idee e delle osservazioni di popoli che si sono incontrati, è il frutto di scambi tecnologici di calcolo del tempo.

Naturalmente questo è solo un assaggio e il discorso merita un approfondimento ulteriore, che come detto prima, potrebbe essere il tema di una mia prossima pubblicazione.
Tra una settimana risponderò alle vostre richieste.