Visualizzazione post con etichetta archeoastronomia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta archeoastronomia. Mostra tutti i post

01 dicembre 2018

La storia è da riscrivere?


 Sweatman e Coombs sono due ricercatori che potrebbero portare gli storici a riscrivere la storia delle nostre origini. Dalle loro ricerche archeoastronomiche, infatti, emergerebbe una storia completamente diversa da quella che conosciamo: gli uomini preistorici potevano avere conoscenze astronomiche assai sviluppate. Se ciò fosse vero vorrebbe dire che il cervello dei sapiens era già sufficientemente abile da gestire operazioni assai complesse tanto da comprendere persino la precessione degli equinozi. La notizia è così importante che è stata battuta da numerosi siti nazionali e internazionali. La ricerca invece è apparsa su Athens Journal History.
Si tratta di un argomento assai importante non solo dal punto di vista antropologico e storico, ma soprattutto dal punto di vista astrologico poiché sarebbe da anticipare di parecchi millenni la nascita dei culti astrali e quindi dell'astrologia stessa. 


CLICCA QUI PER SCARICARE IL PDF in lingua originale

25 novembre 2018

Il punto gamma astronomico e astrologico

Sulle origini dell'astrologia (quella che si basa sui segni zodiacali e non sulle costellazioni), ci sono ancora molti misteri che sto cercando di risolvere. Una domanda utile per capire l'evoluzione  di questa mia materia è questa: prima di adottare lo zodiaco tropico si usava uno zodiaco fatto di stelle in cui si doveva decidere da quale punto del cielo far partire la costellazione dell'Ariete. Da quale stella? Quali coordinate astronomiche dovevano corrispondere allo zero gradi della costellazione dell'Ariete? 

Prima di comprenderlo dobbiamo fare una premessa e un'osservazione: 
1)la fine di un segno corrisponde all'inizio di quello adiacente. Praticamente è la cosidetta cuspide. In realtà noi diciamo che un segno finisce a 29°59' e 59''. Quasi 30. Viceversa il 30°00' e 00'' corrisponde all'inizio del segno successivo, cioè 0°00' e 00'' (si legge zero gradi, zero primi e zero secondi). Ma per seguire il discorso che sto per proporvi diciamo che 30° Pesci è la stessa cosa che dire 00°Ariete, poiché alla fine dell'uno corrisponde l'inizio dell'altro.
2)L'osservazione invece è questa: sappiamo che nel 100 d.C. il punto vernale (è il punto di intersezione tra i raggi del sole e l'asse equatoriale della Terra durante l'equinozio di primavera) corrispondeva con lo zero gradi della costellazione dell'Ariete (cioè quel giorno non solo il sole sorge perfettamente a est ma in quell'istante sorgeva il punto che era la linea di confine tra la costellazione dei Pesci e quella dell'Ariete). Da lì sarebbe cominciata l'era dei Pesci dato che il punto vernale ha un moto retrogrado, cioè ogni 70 anni durante l'equinozio di primavera la costellazione di riferimento sorge con un certo anticipo mostrando ogni volta un pezzettino in più di quella precedente (1 grado, ossia lo spazio occupato da un dito). 

Questo significa che nel 100 d.C. lo zodiaco delle costellazioni corrispondeva con lo zodiaco dei segni: entrambi all'equinozio di primavera puntavano verso lo zero gradi Ariete. Giusto per spiegare meglio la questione della precessione degli equinozi, nel 200 d.C. cioè  100 anni dopo, chi seguiva lo zodiaco siderale notava una corrispondenza tra l'equinozio di primavera e il 29 esimo grado dei Pesci, cioè un grado in meno dello zero gradi Ariete (altrimenti detto 30 gradi Pesci); mentre, chi seguiva lo zodiaco dei segni diceva che a prescindere dalle costellazioni, all'equinozio di primavera sorge sempre il segno dell'Ariete. 

Dunque, conoscere dove collocare i confini delle costellazioni zodiacali (in termini di coordinate astronomiche) significa stabilire se gli antichi adottarono lo stesso sistema di riferimento usato ancora oggi. Infatti è vero che nel 100 dopo Cristo Zodiaco tropico e Zodiaco siderale coincidevano ma solo se adottiamo il sistema di riferimento moderno.  Da alcune fonti (di cui parlerò in una mia pubblicazione), infatti, risulta che durante il 100 dopo Cristo veniva utilizzato un sistema di riferimento sfasato di 8 gradi in più rispetto a quello che usiamo oggi.  

Approfondiremo prossimamente...
  

05 marzo 2018

L'astrologia è un virus?


CONDIVIDO CON VOI UNO SCAMBIO AVUTO SU LA CHIOMA DI BERENICE

Aaron Rizla River scrive: Cercheró di spiegarmi meglio. Il Virus è un parassita intracellulare obbligato, mentre per estensione di concetto, il linguaggio è una forma di vita, immaginiamolo come un essere vivente, ed infatti il linguaggio cresce, si trasforma e muta (con la vita).
La religione e l'Astrologia (che per me non solo coesistono ma sono anche altamente sovrapponibili, lo spiegheró dopo perchè la penso così) non possono vivere all'infuori del linguaggio, perchè necessitano di continua comunicazione per esistere, di libri per diffondere il Credo.

Se ancora non si conosce come mai un pianeta, fisicamente influenza la nostra vita, e non metafisicamente come simbolo, il suo ruolo è divinizzato/miticizzato perchè non c'è evidenza incontrovertibile che spiega la natura fisica dell'influenza! Dal punto di vista metafisico il pianeta-simbolo è divinizzato in maniera così palese come in una religione (v. croce et simila) che mi sembra assurdo doverlo spiegare semioticamente.

Quindi l'astrologia e la religione sono nate come virus del linguaggio, sono parassiti intralinguaggio obbligati perchè si servono del linguaggio per vivere a differenza di altre discipline dove c'è lavoro MANUALE oltre che filosofico, diciamo che sono nate principalemte per giustificare le scelte della classe dirigente che è riuscita a far convogliare la dottrina nell'incoscio collettivo. Palese per me! Una sorta di Matrix se vogliamo!


LA MIA RISPOSTA: 

Prima di tutto complimenti per l'originalità degli accostamenti.
In fin dei conti non vi è nulla di sbagliato in qualcosa che conserva, per esistere, anche una parte parassitaria sostenuta dal linguaggio. Etica, morale, filosofia, religione, sono alcune di queste. A dire il vero esiste la componente attiva oltre che linguistica, per quanto concerne questi ultimi costrutti da me citati. L'etica si evince da comportamenti oltre che da un linguaggio condiviso. E lo stesso vale per la religione che presuppone unan ritualistica. In antichità l'astrologia era astrolatria e in quanto tale svolgeva appunto il ruolo di coordinare comportamenti e azioni sociali.

Filosofia insomma. E la filosofia è appunto quella parte di sé che per sopravvivere necessita del linguaggio. Logico o meno, formale, matematico o meno, parliamo di astrazioni per interpretare il mondo.

Ora, non credo che l'astrologia sia nata come virus del linguaggio, ossia come filosofia per spiegare i fenomeni naturali. Ma credo sia nata per dimostrarli. Infatti la dimostrazione presuppone un'esperienza e delle osservazioni oggettive e condivise. Per quanto concerne la fede, le esperienze sono invece soggettive e non riguardano i fenomeni naturali.

Facciamo un esempio pratico: gli antichi egizi divinizzarono Sirio non perché avevano bisogno di un oggetto qualsiasi per proiettare contenuti inconsci; ma avevano bisogno di oggetti (in questocaso la stella) per dargli un senso sulla base dei fatti osservati.

L'errore più comune, e che gli storici dell'antica mesopotamia evidenziano più spesso, è quello di credere che gli antichi fossero trogloditi ignoranti in preda alla mania di mistificare ogni cosa. No. Quel che si denota studiando la storia è che il desiderio di praticità era ai primi posti nella scala delle loro priorità: dovevano sopravvivere.

Il sorgere eliaco di Sirio era il segnale della piena del Nilo; e questo aveva un valore pratico, non metafisico o filosofico. Ma siccome l'uomo ha voluto sempre teorizzare, si è attribuito a Sirio la causa della Piena ed è stato divinizzato, antropomorfizzato.

Ora qui il problema non è quello di stabilire chi sia la causa di cosa; ma è prima di tutto stabilire che l'astrologia non è una forma di religione benché sia pregna di simbolismo. Appunto è l'osservazione empirica quella che fa la differenza. Sia che teorizziamo scenarifilosofici, sia che ipotizziami scenari religiosi, la levata eliaca di Sirio portava sempre la piena del Nilo.

Allora qui si torna sempre al solito discorso che ho citato più volte: un conto è il mondo delle idee (le teorie, la logica, l'espisteme) e un conto è il mondo dei fatti (legge Popper/Eccles). L'astrologia si sviluppa come scienza naturale e perciò, tramite le filosofie che si sono susseguite nel corso dei millenni, si è tentato di spiegare i fatti. Quindi ciò che è parassitaria non è l'astrologia in sé per sé, ma è parassitario il tentativo di spiegarla. Esattamente come accade per qualsiasi scienza o sapere.

Ora, è anche vero che certe corrispondenze non sono sinonimo di una legge di causa ed effetto tra astri e uomo. Ma questo non autorizza a dire che l'astrologia è "filosofia" o "religione". Provvisoriamente possiamo dire che le osservazioni empiriche non sono suffragate da dati scientifici; ma questo non lo vedo affatto un limite.

Difatti il dato scientifico (e mi riferisco al dato esatto), è un concetto riduzionista che non si sposa bene con la complessità della "vita". Naturalmente questo non deve nemmeno autorizzarci a essere relativisti tout court. Ci vuole un equilibrio. Per questo è nato il cosiddetto realismo critico: elasticità, consapevolezza che non tutto è conoscibile.

Ma come dicevo prima, questo non deve essere un limite alla ricerca e la desiderio positivista di trovare leggi meccaniciste. Equilibrio.
Perciò, la posizione che io adotto nello studio dell'astrologia è work in progress, cioè basata sul presupposto che come ogni sapere è magmatico, muta a seconda delle conoscenze che acquisiamo giorno per giorno.

Il contenuto dell'astrologia, essendo simbolico, è semplicemente un tentativo per spiegarne il meccanismo. Ma al di fuori di ciò c'è l'osservazione empirica.

Grazie mille per questa preziosissima sua osservazione.

01 gennaio 2018

Ipotesi sull'origine dell'astrologia


Buon 2018!
Cominciamo il nuovo anno con un articolo molto interessante sulle origini dello zodiaco e dell'astrologia. 

Non aspettatevi riferimenti bibliografici perché questo è solo un articolo introduttivo a qualcosa che poi prenderà forma concreta e sostanza in un libro di prossima pubblicazione. Le note bibliografiche saranno inserite su quel testo. 

Vediamo di fare un po' il punto della situazione relativamente alle tappe che hanno dato origine all'astrologia.

Prima di tutto dobbiamo tener presente che lo zodiaco è interconnesso con il calendario. Il calendario Babilonese cominciava con l'equiniozio di primavera e perciò tutti i calcoli, anche quelli astronomici dovevano cominciare da qui. Il primo dell'anno,il capodanno era quello. Oggi usiamo il 1° di gennaio, ma è solo una convenzione stabilita da Giulio Cesare. 

I Babilonesi  prima di tutto divisero l'anno in 12 come i cicli lunari completi, e perciò diedero origine a uno zodiaco di stelle fatto da 12 costellazioni. Però a ogni mese associavano 3 costellazioni: una zodiacale e due extrazodiacali ma vicine. Per esempio alla costellazione del Toro veniva aggiunta la costellazione di Orione, che zodiacale non è.

Ogni tanto inserivano un 13 mese intercalare, ma le costellazioni zodiacali rimanevano 12.
Ovviamente il mese intercalare non aveva la stessa durata degli altri 12. 

Perciò gli antichi si concentrarono prevalentemente a verificare le caratteristiche astrologiche di chi nasceva nei suddetti mesi. Il mese intercalare aveva lo stesso nome di uno dei 12. 

Quindi, a mio parere, gli antichi non pensavano che l'astrologia dipendesse dalle costellazioni perché quando scoprirono la precessione degli equinozi furono costretti a usare uno zodiaco che appunto non si basava sulle costellazioni ma che continuava a funzionare a partire dall'equinozio di primavera. 
 
E scelsero di adottare ancora i nomi delle costellazioni zodiacali, senza alcuna variazione, perché erano quelle che transitavano in quel momento. Cioè, all'equinozio di primavera transitava la  costellazione dell'Ariete e perciò tanto valeva continuare ad associare l'Ariete al primo mese astrologico, non perchéL'Ariete veramente fosse il principio di qualcosa.

Tra l'altro l'Ariete è un simbolo che ha a che fare con la primavera solo perché ha a che vedere con la sua tosatura e certi riti religiosi effettuati proprio in quella stagione; ma il simbolo non ha alcuna valenza con le caratteristiche reali di chi appartiene al segno dell'Ariete. Quelle sono analogie nate in seguito, per fare un po' di filosofia, per provare a spiegare il nesso tra l'animale e il comportamento di chi nasce sotto quel segno.  Infatti il nome originale della costellazione era "uomo salariato".

Perciò, quando fu adottato il nome Ariete, fu per errore di trascrizione. Dunque, nel primo mese dell'anno, quello dell'Ariete, i soggetti che nascevano attorno al 2000 a.C  vedevano sorgere la costellazione dell'uomo salariato, poi divenuta Ariete. Il nome scelto, solo per analogia è attinente con le persone che nascono durante quel mese! Le analogie non indicano unfatto, ma semplicemente sono il tentativo che noi umani adottiamo per mettere insieme due cose che condividono qualcosa in comune.

Se gli antichi avevano come riferimento l'equiniozio di primavera per decretare l'inizio, non aveva senso usare uno zodiaco di stelle dato che si muove e il suo inizio muta con i millenni. Se il primo segno è l'Ariete, allora anticamente l'anno doveva iniziare necessariamente al grado zero della costellazione dell'Ariete. Se non è stato fatto vuol dire che il riferimento non erano le costellazioni, ma l'equinozio. L'anno inziava rigorosamente all'equinoizio di primavera e non in un mese qualsiasi a partire dalla stella Alfa della costellazione dell'Ariete. 

La precessione fu scoperta quando gli antichi avevano già individuato le caratteristiche astrologiche dei 12 mesi a partire dal Nisan, il mese dell'equinizio di primavera. Altrimenti non avrebbe avuto senso inserire uno zodiaco tropico che mantenesse la nominazione delle costellazioni zodiacali. Gli antichi conoscevano le precessione e perciò non avrebbe avuto senso inventare uno zodiaco tropico se il riferimento astrologico fosse stato dio tipo siderale.  


Ora le domande da porsi sono queste: 
1)Anche se il riferimento erano i mesi e non le costellazioni, come si è giunti a definire con precisione il confine tra un segno e l'altro, dal punto di vista empirico (se c'è stato questo processo)?
2)Perché alcuni (gli Indiani) hanno invece voluto dare peso alle costellazioni zodiacali rifiutando lo zodiaco dei mesi? Vuol dire che il vero riferimento non erano i mesi come suppongo, ma per davvero erano le costellazioni? Lo scopriremo...

Ma per il momento, tanti, tantissimi auguri in compagnia delle persone che amate. 
Tanti auguri anche a te amore mio, grazie di esistere! Questo terzo capodanno insieme è il regalo più bello per cominciare il 2018 con ciò che conta veramente nella vita. 

21 dicembre 2017

L'astrologo del solstizio


Astrologia aliena?  I segni zodiacali dipendono dalle stagioni? O c'entrano le costellazioni?

Essere nato nel giorno del solstizio d'inverno è quasi come dire di essere predestinato allo studio dell'astrologia: il 21 dicembre è un giorno speciale perché ha grande importanza astronomica: è il momento in cui la terra si pone con una particolare inclinazione rispetto ai raggi del Sole e le ore di buio cominciano a lasciare il passo a quelle di luce. Un segno di vita e speranza, un simbolo che ha a che fare con l'astrologia visto che si basa tutta su analogie, simbolismo.

Il solstizio lascia intendere l'esistenza delle 4 stagioni, base su cui si fonda la teoria astrologica. È quasi universalmente riconosciuta, infatti, l'idea che i segni zodiacali incarnano le caratteristiche dei 12 mesi dell'anno: per esempio l'Ariete è il primo segno, simbolicamente associato al germoglio che in primavera emerge dall'oscurità rompendo la dura terra, così come allo stesso tempo l'animale si lancia a testa bassa per sfondare il "nemico".  Immagine che sulle prime potrebbe farci pensare che per davvero segni zodiacali e stagioni abbiano qualcosa in comune che va al di là della nostra fantasia o capacità di trovare corrispondenze. 

Riflettendoci, le cose stanno un po' diversamente (secondo me) ed è quello di cui voglio parlare oggi per inaugurare il mio nuovo anno astrologico. 

Un po' di storia. 

Le costellazioni zodiacali non hanno sempre avuto lo stesso nome. L'Ariete è tale solo per errore di trascrizione (secondo il Pettinato) perché in antichità si chiamava "Uomo salariato". Ovviamente non vi è alcuna attinenza tra l'Uomo Salariato e la primavera, a maggior ragione per il fatto che quando l'uomo inventò le costellazioni zodiacali, a primavera spuntava la costellazione del Toro. 

Perciò il collegamento tra Ariete e primavera fu di molto successivo alla nascita dello zodiaco. Questo significa che chi nasceva in primavera era caratterizzato dalla costellazione del Toro e non dell'Ariete. Solo qualche millennio dopo il tempo dei Sumeri, a  Babilonia, si parla della vera e propria nascita dello zodiaco, quando il sorgere della costellazione dell'Ariete già combaciava con l'arrivo della primavera. 

Secondo il mio parere, già all'epoca si faceva distinzione tra uno zodiaco siderale, fatto di stelle, e uno tropico, fatto di segni. Questo equivale a dire che la precessione degli equinozi deve esser stata scoperta due millenni prima che ce ne parlasse Tolomeo o Ipparco. 

La mia ipotesi nasce da una serie di constatazioni: anticamente si usava un calendario che dipendeva dai solstizi e dagli equinozi; così si aveva già un riferimento fisso, immutabile. Dal momento che il Sole si trovava nel punto equinoziale doveva cominciare il primo mese dell'anno (il Nisan dei Babilonesi). Il riferimento del calendario era il Sole e non le stelle. Se il riferimento principale fossero state le stelle e le costellazioni, allora i mesi dell'anno, le festività, dovevano avere a che fare con le costellazioni che sorgevano in quei tempi. Invece le date di inizio delle feste sono rimaste invariate a prescindere dalle costellazioni e dal significato mitologico attribuito a esse. Naturalmente si tratta di ipotesi a caldo. 

Dunque esisteva un calendario con ricorrenze fisse mentre in cielo le costellazioni, molto lentamente, cambiavano. Deve esser giunto un momento in cui gli antichi hanno operato una scelta: i nascituri dovevano avere le caratteristiche dei mesi o delle costellazioni? I nascituri eranoo innestati sul ciclo Soli-Lunare o sul Ciclo delle stelle zodiacali?

Se il riferimento fosse dipeso dalle costellazioni ,allora ogni tot di anni una certa festività correlata a una data stella doveva giungere con un piccolo anticipo. Dal momento che fu scoperta la precessione, gli antichi dovevano fare molto caso ad anticipare le festività in perfetta sincronia col sorgere di certe stelle zodiacali. Non sono a conoscenza di una cosa del genere ma rimango in attesa di esser smentito. Se ho ragione, sembra chiaro che la scelta di inserire una festività in un dato giorno doveva essere subordinata al movimento del Sole e della Luna e non alle costellazionio zodiacali. 

Non so quanto possa essere plausibile, ma suppongo che a un certo punto sembrava sensato associare a ogni mese il nome di una costellazione zodiacale. Attenzione: fu associato solo il nome e questo deve aver generato l'equivoco che vede gli astrologi vedici applicare un'astrologia basata sulle stelle e quindi sulla precessione degli equinozi.

Secondo quella astrologia chi nasce sotto il segno dell'Ariete in realtà apparterrebbe al segno dei Pesci perché le costellazioni zodiacali ruotano con un ritmo tale che, adesso, all'equinozio di primavera non sorge più la costellazione dell'Ariete ma quella precedente: i Pesci, appunto.

Ciò fa capire che nella stessa stagione prima sorgeva una costellazione e ora ne sorge un'altra. Praticamente, dopo che la costellazione dell'Uomo Salariato venne trasformata in Ariete e dopo che la costellazione delle Code di Rondini venne trasformata in Pesci, deve esser stata fatta l'associazione tra animali zodiacali e stagioni (circa 4000 anni fa); ma se gli antichi avevano già scoperto la precessione (come molti studiosi suppongono -Vedasi "Il mulino di Amelto" nella sezione bibliografia-) vuol dire che avevano già capito che questa associazione non sarebbe durata a lungo. Infatti a causa della precessione, in una data stagione prima sorgeva una certa costellazione zodiacale e ora invece ne sorge un'altra.

Da  lì la necessità di usare uno zodiaco fisso, quello tropicale, ciè quello non fatto di costellazioni, attorno al 500 a.C, sotto l'impero di Ciro il Grande (mi ha sempre fatto sorridere il fatto che uno dei più grandi astrologi contemporanei si chiami proprio Ciro, -dal persiano Kiros-). Oppure biosognava lasciar perdere le analogie tra segni e stagioni, e la corrispondenza col calendario e bisognava fare analisi sul semplice movimento delle costellazioni.

Solo una scelta di comodo? 
 
Avere uno zodiaco fisso significava avere un calendario fisso, senza variazioni, che cominciasse in armonia con le stagioni e non con il ciclo delle costellazioni zodiacali. Se il ciclo delle stagioni è fisso e il calendario è fisso, vuol dire che dovevano essere fisse anche le caratteristiche dei segni zodiacali. 

Nel periodo ellenico fu scelto che, evidentemente, era più comodo considerare un sistema di riferimento astrologico fisso piuttosto che mobile. In astrologia vedica, invece, si predilige il movimento delle costellazioni zodiacali ed è per questo che ogni settant'anni circa, una porzione di costellazione sorge con un giorno di anticipo. A lungo andare, con il corso dei secoli adesso chi nasce a primavera nasce sotto una costellazione che è quella precedente all'Ariete. I Pesci. Chiedo scusa se mi ripeto, ma l'argomento è complesso ed è necessario esser chiari per spiegare cosa è successo nel corso di questa straordinaria storia dell'astrologia. 

Dunque,la scelta di usare uno zodiaco tropico, fisso, era necessario per essere in accordo col calendario Soli-Lunare; ma questo naturalmente non significa che veramente le caratteristiche di un dato segno zodiacale dipendano dalle stagioni. Se veramente fosse così, allora dovremmo invertire i segni a latitudini sud, dato che mentre qui è inverno, a sud della Terra abbiamo la stagione opposta. In argentina oggi è estate.

Se i segni zodiacali sono energie archetipiche, allora sono indipendenti da quel che accade alla natura. Evidentemente è vero che esiste una corrispondenza cronologica tra stagioni e segni zodiacali; ma questo non significa che le stagioni sono la causa dei segni. Naturalmente è tutto da dimostrare. Ed è da dimostrare pure quale altra teoria possa supplire a quella che ci è stata tramandata sino a oggi. 

Infine, non credo che questa necessità di usare uno zodiaco in sincronia con le stagioni fosse solo una scelta di comodità. Infatti è chiaro che ci dovevano essere anche osservazioni che potessero gistificare questa. Infatti chi studia astrologia occidentale sa benissimo che a prescindere dalle costellazioni, un Ariete è un Ariete, un Toro è un Toro e così via per tutti i segni.

Una risposta a chi pensa che queste conoscenze siano l'eredità di esseri extraterrestri. Una cosa è certa: se l'astrologia fosse di derivazione aliena sarebbe perfetta e non vi sarebbe stata la necessità di apportare "modifiche umane" come appunto la divisione tra zodiaco siderale e zodiaco tropico. 

Questa è solo una piccola introduzione a quello che è il mio lavoro di ricerca. Vedremo di risolvere i vari rebus sperando di non esser troppo intralciato da vari sedicenti astrologi che mi fanno perdere tempo. Il tempo concessoci da Dio ha una scadenza e perciò bisogna sfruttarlo al meglio... Non tutti nascono per fare qualcosa di costruttivo e non tutti nascono con la consapevolezza che il tempo scorre...

04 dicembre 2017

Dei extraterrestri o Dei umani?


Zecharia Sitchin nel suo testo intitolato "gli architetti del tempo" cita un passo tratto dal racconto in cui il dio Enki raconta del momento in cui il tempo cominciò a battere sulla Terra: 

"In giorni remoti,
quando il cielo fu separato dalla Terra, 
in notti remote,
quando il cielo fu separato dalla Terra.."

Si tratta di un incipit Sumero che compare successivamente anche nei testi religiosi egizi nonché nella Bibbia: è la necessità di concepire il cosmo come un tutt'uno da cui poi dio ha tratto ogni cosa. A tal proposito Sitchin ipotizza l'esistenza di esseri extraterrestri che inn visita sul nostro pioaneta hanno raccontato ai Sumeri di quando prima del big bang tutto fosse una massa indistinta di energia, ossia di un tempo in cui ogni cosa non era ancora nata e nemmeno differenziata. 

Naturalmente si tratta solo di una ipotesi. Noi però possiamo trovare un'altra spiegazione. Perché questa necessità di credere che il cielo e la Terra un tempo fossero uniti? Siamo sicuri di poter prendere alla lettera questa nozione? La cosa, infatti, potrebbe essere letta in maniera assai diversa.

Sappiamo che la concezione del tempo è divenuta importante quando l'uomo ha cominciato ad organizzarsi in società. Prima di allora cielo e terra non parlavano di nulla. L'uomo preistorico non ci vedeva ancora un'utilità. Il cielo scandiva il giorno dalla notte, ma per quegli uomini non offriva nient'altro. Con la nascita dell'agricoltura è chiaro che il cielo ha cominciato ad assumere importanza capitale e fu in quel momento che si cominciò a concepire il cielo e la terra come due entità separate e distinte. Ognuno aveva assunto uno scopo diverso: i frutti della terra potevano essere colti in funzione delle stagioni, e la scoperta di queste convinse gli uomini dell'utilità del cielo. 

Perciò quelle frasi sumere potrebbero essere reinterpretate in questo modo:

"quando gli uomini non conoscevano ancora le stagioni, non si accorsero dell'importanza del tempo e non poterono fare uso dell'agricoltura e nemmeno di un calendario per scandire le attività sociali e le festività".

Una sacoperta culturale di così grande portata, secondo i Sumeri, doveva essere stata fatta soltanto da un dio. Infatti, quando certe scoperte si perdono nella notte dei tempi e non è più possibile risalirne all'origine, allora si costruisce il mito. Pensare al fatto che un dio abbia il potere di far ciò significa esasperare, significa ingigantire e idealizzare. E questo processo è assai normale se consideriamo quel che avviene nella mente del bambino nei confronti del genitore: il bambino tende prima di tutto a considerare il genitore come un prolungamento di sé stesso, un tutt'uno. In realtà il bambino appena nato non discerne il sé dal fuori di sé. Poi quando il genitore resiste all'io narcisistico e "onnipotente" del bambino, ecco che diviene il riferimento da raggiungere perché idealizzato.

Per questo insisto nel dire che le divinità e quindi i pianeti astrologici, sono anche oggetti transizionali, cioè sostitutivi del rapporto tra genitori e figli, appunto perché idealizzati, investiti di proprietà naturali che avevano visto coi loro occhi (il funzionamento astrologico), ma arricchite dall'idealizzazione di una mente "mitica". 

La differenza tra il "Galeota way" e il "Sitchin way" sta nel fatto che il dio non è più l'extraterrestre, ma è una creazione mentale nata per effetto della capacità umana di idealizzare e creare oggetti transizionali. 

Naturalmente con ciò non voglio invitare all'ateisimo. Pensare che Dio sia una creazione umana non significa che non esiste in effetti. Perciò possiamo avanzare l'ipotesi che l'uomo abbia contemporaneamente intuito l'esistenza di un Dio creatore su cui ha proiettato contenuti inconsci come per esempio l'idealizzazione del rapporto tra genitore e figlio. Un Dio si venera e si prende come modello di riferimento esattamente come il bambino fa nei confronti del papà. 

Questo ed altro sarà l'argomento del mio prossimo libro sulle origini dell'astrologia; ma nel frattempo qui avremo l'occasione di rivedere in chiave diversa quel che afferma Sitchin nel sopracitato testo, anche a proposito di altri argomenti, ma sempre relativi alle nostre origini. 

Dr. Giuseppe Galeota Al Rami

25 novembre 2017

La proiezione in astrologia



Durante il corso dei miei studi astrologici ho avuto modo di fare numerose riflessioni per elaborare alcune teorie sulle origini dell'astrologia. La domanda fondamentale è questa: come hanno fatto gli uomini a costruire un sistema di analisi del cielo che in effetti fornisce indicazioni affidabili circa la corrispondenza tra pianeti, segni e caratteristiche dell'individuo? Si tratta di una domanda che molto probabilmente si sarà posto qualsiasi astrologo a un certo punto del suo percorso di studi, ricerca, verifiche. Sapere come tutto è nato, forse potrebbe dare ancora altre risposte su come funziona l'astrologia e perché funziona. Insomma, uno sguardo al passato, secondo me potrebbe essere utile per migliorare la nostra conoscenza dell'astrologia. Potrei essere in erorre, ma qualcosa mi dice che è una strada che può offrire soddisfazioni.

Proprio per questo motivo ho da qualche tempo cominciato a raccogliere materiale bibliografico per scrivere un libro che finalmente possa rispondere a quella domanda. Naturalmente non so se fino alla fine ci riuscirò; ma quel che è certo è che ho ho già scoperto delle cose molto interessanti. 

Una di queste è che l'astrologia ha origini legate al totemismo; ma per il momento non posso aggiungere molto. Ho inoltre ipotizzato e scritto sul numero 187 di linguaggio astrale (scritto e vergato prima che altri possano giungere alla mia stessa intuizione e mi rubino questa intuizione), che gli astri possono essere visti come oggetti transizionali, ossia come sostitutivi del rapporto dei figli coi genitori, in questo caso incarnati nei movimenti dei pianeti. In realtà sulla rivista ho solo anticipato qualcosa su questo argomento che sarà senz'altro approfondito durante la stesura del mio libro antropo-archeo-astrologico.

Ciò di cui parlo oggi, invece, è qualcosa in più circa la proiezione dei contenuti inconsci dell'uomo sulla volta stellata: proiettiamo fuori, naturalmente, solo quello che è già contenuto in noi. Ma come avviene questa proiezione? 

Affinché possa verificarsi deve esserci un legame affettivo, positivo o negativo tra noi e l'oggetto o la persona su cui proiettiamo. Ci deve essere un rapporto, una comunicazione, uno scambio di informazioni. 

E qual è l'affettività che lega l'uomo al cielo? Perché l'uomo prova un emozione per il cielo? Perché da esso proviene la pioggia per dissetarlo, il sole per riscaldarlo, il vento per rinfrescarlo. Il legame emotivo affettivo tra una persona e un'altra o tra una persona e un oggetto si attua soprattutto se vi è un legame di dipendenza. L'uomo dipende dalla natura per poter sopravvivere. Scoprire quel che la natura ha da insegnare è come scoprire la vita con l'educazione e le rispste dei genitori. Ma non voglio aggiungere altro. Resta inteso che chiunque abbia voglia di aggiungere le proprie impressioni, può farlo tranquillamente.

25 agosto 2017

Sconvolgente: Abele e Caino sono costellazioni?

Il Grande astrologo André Barbault sarebbe contento di constatare che già l'immenso Keplero si occupò dei cicli planetari raccogliendo le testimonianze provenienti dall'antica Babilonia, soprattutto a proposito della congiunzione tra Giove e Saturno che, stando alle interpretazioni dei racconti di quei popoli, dava le misure per i calcoli di tempo più lunghi. Non sorprendiamoci se, come ci raccontano De Santillana e Von Dechend nel loro "Il mulino di Amleto", quei passaggi planetari finivano per essere raccontati con il linguaggio del mito, e che col passare del tempo Marduk sia diventato Giove, Jahwé Geova, prova schiacciante che la divinità aveva un corrispettivo planetario o siderale.

Mi si conceda, perciò, di procedere a leggere ogni fatto mitico e religioso con la stessa chiave di lettura, anche l'episodio che mi appresto a commentare; e proviamo tutti insieme a calarci nei panni di quegli uomini, come se potessimo reincarnarci in essi. 

Tanto per iniziare, per quel di cui parleremo oggi, conviene tornare a Keplero, quando notò che gli antichi avevano posto attorno al 4000 a.C. una congiunzione Giove Saturno che doveva  avere a che fare con la nascita di Adamo. Non sorprendiamoci, perciò, se Adamo non sia altro che un fenomeno astronomico. 

Per farci persuasi di tale cosa, a mio parere conviene dare uno sguardo all'apocrifo di Giovanni evangelista naturalmente non tenuto in considerazione dalla Chiesa Cattolica, (CLICCA QUI o  QUI)
e farne una parafrasi traduttiva secondo il mio punto di vista. 

Eccone alcuni stralci a mio parere molto interessanti:

"Il Primo Uomo (Questo è l'unico che apparve a essi. Egli apparve sotto forma umana).Tutto il regno del Capo Sovrano tremò! Le fondamenta dell‟abisso si spostarono! Egli illuminò le acque sopra il mondo della materia, la sua immagine si mostrava in quelle acque".
Di quale abisso si parla? E perché le sue fondamenta tremarono? Si parla del cielo: gli antichi spesso usavavano dire che il cielo fosse il mare e che le costellazioni fossero isole. Insomma, avevano costruito una geografia del cielo trasportando la terra in alto. Tant'è che i 4 angoli della terra non erano altro che i solstizi e gli equinozi, fenomeni astronomici. Le fondamenta di questo cielo non possono che riferirsi al centro, a quella che un tempo fu la stella polare, il "pilastro" su cui si reggeva tutto il sistema della volta celeste. E cosa poteva scardinare quelle fondamenta se non la precessione degli equinozi? Lentamente, il centro del "gorgo celeste" diventa un'altra stella, e ciò segna un'altra era, qualcosa di nuovo, che scombussola i calendari, i ritmi agricoli, le feste, i riti.
E a quanto pare Caino e Abele non furono gli unici figli di Adamo ed Eva; ma resistendo alla tentazione di leggere le cose secondo la lente prospettica di chi sostiene la teoria degli antichi astronauti:
"Yadabaoth Egli, auto proclamatosi autorità, generò dei regni, ispirandosi così agli incorruttibili regni superiori. Il primo è Athoth. Il secondo è Harmas, chiamato l'Occhio Fiammengiante. Il terzo è Kalilaumbri. Il quarto è Yabel. Il quinto è Adonaiu, chiamato anche Sabaoth. Il sesto è Caino, chiamato Il Sole. Il settimo è Abele. L'ottavo è Abrisene. Il nono è Yobel. Il decimo è Armupiel. L'undicesimo è Melcheir-adonein. Il dodicesimo è Belias, che governa la parte più profonda degli inferi, l'Ade".
Gli incorruttibili regni superiori ovviamente sono le sette sfere celesti, ossia le orbite dei sette pianeti visibili a occhio nudo: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno. Lo comprendiamo da questo passo: 
"I suoi Arconti crearono sette Arconti per se stessi. Ognuno di questi Arconti creò sei demoni ciascuno, arrivando a essere complessivamente 365 demoni. Ecco i nomi dei sette Arconti e le forme fisiche: Primo, Athoth con la faccia di una pecora; Secondo, Eloaios con la faccia d'asino; Terzo, Astaphaios con la faccia da iena; Quarto, Yao con il volto di un bambino a sette teste di serpente; Quinto, Sabaoth, che ha la faccia di un drago; Sesto, Adonin il cui volto è quello di una scimmia; Settimo, Sabbataios con una faccia di fiamme e fuoco. Queste sono i sette della settimana". 
Il 7 è un numero assai ricorrente in tutta la Bibbia, anche nei testi apocrifi, ma non solo: qualsiasi mito e religione mette in evidenza il numero 7, chiaramente i pianeti della tradizione astrologica Babilonese, Caldea, Egiziana. Ma tornando al passo precedente, abbiamo 12 regni che corrispondono ai 12 segni zodiacali. Non vi è dubbio che quando compaiono assieme il numero 12 e il numero 7 ci si riferisce a questioni astrologiche. 
In realtà non è chiaro se Adamo ed Eva ebbero 12 figli; ma è evidente che gli arconti (figure della mitologia che giudicano il mondo materiale) crearono dodici regni chiamati in altrettanti modi diversi. Tra essi abbiamo quelli di Abele e Caino. 
Se parliamo di regni, ovviamente parliamo di segni zodiacali (Le cosiddette Case astrologiche non sono altro che un termine derivato dall'idea antica di concepire le costellazioni zodiacali come dimore). Per la nostra ricerca sono fondamentali quattro dettagli:
1)il primo regno è quello di Athot;
2)l'ultimo regno è quello di Belias che governa gli inferi;
3)il sesto regno è quello di Caino che è chiamato il Sole;
4)il settimo è quello di Abele. 
Per quale motivo Caino dovrebbe esser chiamato il Sole? Forse perché in effetti potrebbe riguardare la costellazione eclittica dove sorgeva il Sole durante un periodo cruciale dell'anno: l'equinozio di primavera. E il fatto che Caino uccida Abele significa che il Sole uccide un'era, che è il Sole che determina il passaggio da un'era all'altra. Ancora un ulteriore rimando alla precessione degli equinozi. Tra l'altro Abele è il pastore, quindi immagine legata alla pastorizia, ai buoi, alle pecore, agli "Arieti" o ai "Tori". Non dobbiamo meravigliarci delle uccisioni perché le ritroviamo in ogni mito: per esempio è ipotesi accreditata quella che la costellazione di Perseo sia sopra quella del Toro e che lo trafigga uccidendolo, proprio perché per passare da un'era all'altra occorreva, evidentemente, un episodio distruttivo: vi fu un tempo in cui dal sorgere eliaco della costellazione del Toro, si passò al sorgere dell'Ariete all'equinozio di primavera (ora sorgono i Pesci, simbolo dell'era cristiana).  
Non è un caso che Caino sia precedente ad Abele in ordine zodiacale, visto che il primo uccide il secondo. Esiste un ordine cronologico e un ordine di posizione nei diversi "regni". Resta da capire a quali costellazioni zodiacali corrispondono. Possiamo supporre che Abele venga identificato con la costellazione del Toro mentre Caino con quella dell'Ariete. Il motivo è semplice e logico: il dodicesimo regno ha a che fare con la morte. In antichità gli uomini pensavano che esistesse un sentiero che conduceva le anime nel mondo dei morti. E questo era la via lattea. Essa divide in due lo zodiaco e nasce nella via di mezzo tra la costellazione del Sagittario e dello Scorpione. Tant'è che secondo l'astrologia lo Scorpione è il segno legato alla morte e alla resurrezione. 
Se lo Scorpione è il 12° regno della lista, vorrà dire che nel senso della precessione degli equinozi il primo regno doveva essere la Bilancia, poi la Vergine, poi il Leone, il Cancro, i Gemelli, sino al sesto contrassegnato dall Toro e il settimo dall'Ariete. 

Non risulta difficile comprendere, dunque, che l'Ariete Caino uccide il Toro Abele: dall'era del Toro si passa a quella dell'Ariete. Ma esistono altri miti biblici che parlano di questo passaggio: quando Mosé discese dal monte con le tavole delle leggi, portava con sé un corno d'Ariete, mentre a valle si venerava una divinità dalle sembianze di Toro. 

Ovviamente qui parliamo di ipotesi ed è possibile che qualcosa sia da rivedere. Ma non è tanto importante stabilire con precisione l'ordine cosmico esistente nelle menti di chi costruì tali miti; ciò che importa è prender coscienza che il linguaggio tecnico dell'astronomo-astrologo dei tempi antichi, era quello del mito: un modo più stimolante e ingegnoso per ricordarsi dei cambiamenti che avvenivano in cielo. Oscar Wilde diceva: "Si, la forma è tutto. È il segreto della vita"; e come dargli torto? La forma che spesso è quel che appare ma che nasconde qualcosa di più...
La bibliografia completa è QUI

18 luglio 2017

Stelle e creazione dell'uomo


Qualche migliaio di anni fa, la Terra doveva trovarsi in una regione dello spazio attraversata da un grande fascio di detriti rocciosi. A causa del suo potere gravitazionale e di questa condizione astronomica, la Terra doveva vivere un'epoca di grandissima attività meteoritica. Lo dimostra il fatto che in moltissime parti del mondo sono state rinvenute meteoriti ma pure manufatti, per esempio pugnali, ricavati attraverso l'estrazione del ferro meteoritico. 

Ora immaginate l'uomo di 3000 e più anni fa, con le conoscenze astronomiche abbastanza distanti da quelle che abbiamo oggi. Un evento quale la caduta di un meteorite doveva avere un peso molto diverso rispetto a quello che avrebbe oggi: non era inteso come una roccia vagante nello spazio catturata dal potere dell'attrazione gravitazionale terrestre. Quell'episodio era inteso come la dimostrazione "scientifica" che il cielo era abitato da Dei che lanciavano i loro sassi dall'alto del loro trono o che scendevano loro stessi, sulla Terra, con la loro chioma fiammeggiante, per far dono del minerale ferroso. 

Perciò il meteorite doveva avere non solo un fascino straordinario perché giungeva dal "nulla" squarciando il cielo con un boato terribile (quasi come un aereo o una navicella spaziale); ma aveva anche un valore divino e poteva essere trattato e preso in cura solo da alti sacerdoti, che all'occorrenza erano anche fabbri. 

Era la prova che esistevano Dei, o angeli, o all'inverso, è da episodi come questo che gli uomini antichi crearono i miti e le storie della propria origine. Ancora oggi a La Mecca, una pietra meteoritica viene adorata: per gli antichi uomini tutto aveva un'anima, anche le pietre erano animate, e giacché la materia inerte non muore mai, allora custodire una roccia, tenerla con sé, poteva essere il modo per prolungare la propria vita grazie all "energia"  assorbita da essa. E se questo oggetto proveniva dal cielo, allora il suo potere "magico" doveva essere ancora più straordinario visto che derivava direttamente "dalle mani degli Dei".

E se vi era un rapporto di comunicazione tra esseri extraterrestri, cioè viventi in cielo, e quegli uomini antichi, allora voleva dire che quegli stessi esseri erano paragonabili ai propri genitori.  Gli uomini, non avendo concezione dell'ultraterreno, poterono solo umanizzare e antropomorfizzare quel che vedevano in cielo e attorno a loro: gli uomini hanno vita, allora anche tutto il resto vive, comprese le pietre, le stelle, i pianeti. E se hanno vita allora hanno caratteristiche umane. Questo accadeva secondo l'antica concezione della realtà di quegli uomini.

Gli antichi uomini non potevano concepire la figura divina in maniera diversa da quel che è un genitore; quindi per forza gli Dei dovevano avere fattezze umane, con tanto di sangue, ossa etc. etc, pur manifestandosi ora come fulmine, ora come meteora caduta dal cielo, ora come lo scoppio di un vulcano; poiché stare in cielo significava vivere nell'immenso e significa essere al di fuori dello spazio terrestre, con tutto quel che ne consegue in termini di potere e libertà d'azione. Nel tentativo di essere simili agli Dei, gli uomini costruirono le loro città seguendo le costellazioni; per essere più simili a chi li ha creati, per portare il cielo in Terra; per stringere la mano, allegoricamente, a quei genitori extraterrestri, ossia divini. 

Se gli Dei erano genitori, allora erano loro ad aver creato l'uomo.

La tradizione Caldea della creazione è abbastanza cruenta; e tale visione è ricorrente anche in molte altri popoli: gli uomini e gli animali furono creati impastando la terra con il sangue che sgorgava dalla testa decapitata di un Dio (Mircea Eliade, Cosmologia e alchimia Babilonesi, Biblioteca Lindau).  Tra l'altro si spiega come mai gli antichi babilonesi al mese di Nisan (equinozio di primavera), usavano decapitare la statua del dio Marduk (incarnazione umana del pianeta Giove altrimenti chiamato Nibiru a seconda dei casi), patrono indiscusso di Babilonia.

(L'idea della genitorialità è quella che sto elaborando per la stesura del mio libro antropo-paleo-astrologico. Maggiori approfondimenti saranno contenuti nell'articolo che uscirà tra breve su Linguaggio Astrale, la rivista del Centro Italiano Discipline Astrologiche).

Ora, la domanda è questa: possiamo prendere alla lettera le indicazioni contenute nei testi sacri? Oppure è più conveniente credere a questa mia ipotesi? A questa importantissima domanda risponderemo prossimamente. 

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Una giustizia esiste? A volte arriva tardi, altre volte non arriva mai. L'importante è non perdere mai la speranza. Grazie a chi mi vuole bene e a chi mi ha ricordato che la giustizia esiste. 

14 luglio 2017

Antropo-Paleo-Astrologia


Cosa è l'antropo-paleo-astrologia?
È un nuovo campo di indagine astrologica che si propone di analizzare le tappe storiche e lo sviluppo antropologico relativo agli albori dell'astrologia. 

Lo scopo è quello di indagare i motivi e i bisogni psicologici che hanno indotto gli uomini antichi a inventare l'astrologia. Sono convinto che andando indietro nel tempo per scoprire i processi psicologici, sociologici, antropologici dell'uomo antico (dal paleolitico sino al periodo ellenistico), infatti, possiamo scoprire qualcosa sul perché l'astrologia funzioni, cosa ha spinto gli uomini a inventarla, quali furono le condizioni psicologiche, sociali, culturali conseguenti alla scoperta delle corrispondenze tra uomo e cosmo. 

Non si tratta di una semplice storia dell'astrologia delle origini, ma di una storia dello sviluppo psicologico, cognitivo, emotivo, sociale, culturale, sociale dell'uomo che osserva il cielo. 

Secondo la mia idea, infatti, l'uomo oggi è quel che è anche grazie al suo rapporto con la natura e con il cosmo; e percio per capire un po' piu di noi, occorre, sempre a mio parere, capire qualcosa del nostro rapporto col cosmo, con lo spazio, con la natura. Quel che mi prefiggo di scoprire è se questa reciproca interazione tra uomo ambiente è tale che non si possano separare i due elementi, se non sono altro che le costituenti di un'intera unità indivisibile, così che parlare dell'uomo significa anche parlare della natura e viceversa.

Si tratta di un campo di indagine completamente nuovo e perciò non vado a interferire con il pensiero di alcuna scuola astrologica, per buona pace di tutti. 

Attenzione: il mio obbiettivo non è quello di dimostrare che l'astrologia sia di derivazione aliena o che sia stata lasciata ai sumeri da civiltà iper-tecnologiche antidiluviane. Il mio intento è parlare dell'uomo con l'uomo, parlare di noi usando non solo le conoscenze storiche relative al nostro passato, ma pure quelle di stampo neurofisiologico: comprendere il funzionamento del cervello, secondo me, ci può aprire ulteriori scenari conoscitivi sulla questione astrologia e sul suo funzionamento. 

Forse sarebbe meglio aver portato a compimento le mie ricerche prima di trovare un nome al mio progetto esplorativo. Questo per evitare di cambiar nome durante le fasi successive delle mie ricerche. Ma, dato che sono un eterno studente, perennemente work in progress, non ritengo possa essere negativo modificarmi in seguito. Tuttavia mi premeva sollecitare e catalizzare l'attenzione del lettore verso questo nuovo percorso di studio e per far conoscere la mia "identità" all'interno del panorama astrologico così variopinto.

Dare un nome a quel che si fa, quantomeno è utile per far sì che l'utente sappia in anticipo cosa ho da proporre e in cosa mi distinguo rispetto alla massa. Sia ben chiaro che qui si parla anche di astrologia, di rivoluzioni solari, di transiti, di rapporti di coppia; ma mai di oroscopi. Quelli continuiamo a lasciarli a chi vuole giocare anzicché fare le cose seriamente. 
Sia ben chiaro che in questo progetto di ricerca, io sono sempre un umile studente pronto a recepire qualsiasi vostro stimolo e qualsiasi vostra sollecitazione.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 

Ciao sono Anthony, il ragazzo che ti aveva mandato il tema natale, ti chiedevo se potevi dirmi qualcosa e cosa ne pensi, volevo vedere anche se sono stato capace di interpretarlo bene, insomma in generale dimmi tu tutto a riguardo.

Se cerchiamo la semplicità, questo tema natale sicuramente ci porta fuori strada. Questa non è un'offesa, ma solo l'incipit per parlare della sua enorme complessità, ossia della sua tendenza a vedere e fare le cose in maniera intensa, elaborata, arzigogolata, tortuosa, tenebrosa, caotica, erotica, estetica, tutto insieme. Non mi sembra strano che lei possa ritenersi un mistero o che la gente possa fare fatica a stare al suo passo o a comprenderla. 

Il Sole si trova in Bilancia e in 8^ Casa, mentre Venere, signore del  settimo segno zodiacale, si trova dominante al MC. Quindi è chiaro che la componente estetica sia molto spiccata, così come quella erotica dato che oltre al Sole in 8^ abbiamo Venere congiunta a Plutone dominante, tra l'altro signore dell'8° segno. Quindi è chiaro che si gioca molto sulla dialettica Bilancia/Scorpione.

Se a ciò aggiungiamo l'ascendente Capricorno e Saturno in I^, allora abbiamo una censura degli istinti con la conseguente frustrazione e lacerazione interna che porta a una sottospecie di dannazione interiore dove prevale però la componente edonistica espletata tramite un complesso, o un'ossessione: quando la spinta trasgressiva, erotica, passionale, istintiva è limitata da un forte Super Io, cosa potremmo aspettarci? Una fissazione.

Dall'altro lato abbiamo una notevole carica energetica asservita alla realizzazione di progetti imponenti, grandiosi, ma col rischio di strafare mettendo a durissima prova il fisico. È vero che la Bilancia è pigra e odia un po' sporcarsi le mani; ma sappiamo che la sua tipologia è fortemente Scorpionizzata e perciò, se dovesse scegliere di tenere a freno le energie fisiche, in ogni caso si ridurrebbe a sopportare una grande mole di stress psicologico. 

Naturalmente si potrebbe dire veramente molto di più; ma questo è in breve.

12 luglio 2017

Osservazioni ai lavori di Biglino, Sitchin, Malanga


Penso sia ragionevole supporre o credere che l'universo sia popolato da forme di vita, intelligente e non. Su questo, penso, siamo quasi tutti d'accordo. Ma i disaccordi nascono quando bisogna decidere se queste forme di vita intelligente siano già venute qui sulla Terra, o addirittura se siano loro ad averci "creato". Tra l'altro qualcuno giurerebbe che sono qui, che ci spiano, o che alle volte vorrebbero rubare la nostra anima così come sostiene Malanga. 

A dire il vero di ufficiale c'è pochissimo e non sempre le informazioni che ci provengono dal web sono affidabili. Anzi, i siti che promuovono bufale sono all'ordine del giorno tanto che anche quando verrà fuori una notizia veramente affidabile, nessuno più ci crederà. 

Ovviamente ci sono anche gli irriducibili, ossia quelli che credono a qualsiasi cosa leggano sul web, quelli che sono convinti che ci sia una cospirazione. Ma come affermava Umberto Eco, la COSPIRAZIONE è tale solo se viene scoperta. Altrimenti è solo ipotesi di cospirazione. E tra una cospirazione vera, rivelata, e una ipotetica, c'è una grande differenza. Non c'è limite alla fantasia umana, alle capacità di creare collegamenti e trovare persino indizi a favore. Perciò non c'è limite alle possibili cospirazioni che possiamo immaginare e credere vere.

Anche su questo punto i vari siti web ci marciano moltissimo e diffondono notizie completamente errate, giusto per creare ancor di più un sentimento di impotenza rispetto a chi si dice stia tramando nell'ombra. Ma a questo sentimento c'è pure un suo contrario che invece crea una sensazione di potere: conoscere quel che gli altri non sanno, avere l'impressione di aver capito quello che tutti gli altri ignorano, è gratificante. Ma appunto bisogna vedere se le conoscenze offerte siano veramente valide o no; e spesso non lo sono: su 100 cose scritte, forse mezza è vera. Quindi tutto si gioca sulle capacità di persuadere.

Perciò, a mio parere, sarebbe idoneo rimanere sempre scettici, ma possibilisti. 
Un possibilista è Biglino che apre ogni suo libro con "facciamo finta che"...
Significa: "noi non siamo sicuri di quel che stiamo dicendo; ma se facessimo finta, allora...".

Far finta significa fare un'ipotesi, una supposizione, significa immaginare, fantasticare. Questa immagine che ci siamo fatti in mente sarà giusta o sbagliata a seconda delle prove che riusciamo a cogliere a supporto di essa?

Tesi: la Bibbia parla degli alieni. Strumenti: facendo finta che la Bibbia debba essere presa alla lettera. Se la prendiamo alla lettera ci parla di alieni. 
Possiamo fare lo stesso gioco con l'odissea di Omero o con i racconti mitici della tradizione ellenica: se prendiamo tutto alla lettera, allora sono esistiti davvero i centauri, le sirene, i minotauri, i fauni, le ninfe. 

A questo punto ci domanderemmo: che fine farebbe il mito? Se tutto fosse lineare e non il frutto di elaborazione psicologica, che fine farebbe la naturale capacità umana di essere creativi e di partorire i simboli, le idee, gli archetipi? Di colpo perderemmo la nostra capacità di concepire il numinoso e finiremmo per essere vuoti contenitori a cui è stata messa in testa la religione da chissà quali divinità aliene. Di colpo cancellate nel nulla tutte le scoperte antropologiche ed etnologiche. E allora potremmo dire lo stesso anche della nostra psiche: i contenuti inconsci che affiorano alla mente, ma che sono una deformazione di un fatto passato, se fossero presi alla lettera, cosa ci direbbero di noi? Che veramente abbiamo visto un drago? Che veramente vogliamo uccidere qualcuno? 

Ciò che è chiaro, almeno per me, è che le cose variano a seconda dei punti di vista. Se vogliamo prendere la Bibbia alla lettera, allora troveremo tutte le prove e gli indizi che confermeranno quel che dice la Bibbia così letta. Se non vogliamo prendere la Bibbia alla lettera, troveremo comunque delle prove, indizi, che in maniera altrettanto convincente ci faranno trovare cose completamente diverse. A questo punto, gli indizi e le prove non servirebbero a scoprire la verità, ma solo ad accumulare informazioni che diano ragione alla nostra convinzione. Serve la falsificazione popperiana per conoscere un po' di più i fatti, ossia sforzarsi il più possibile di dimostrare il contrario di quel in cui crediamo!

Se divenissimo consapevoli che i nostri presupposti teorici possono influenzare fortemente quello che vediamo e come lo vediamo, allora smetteremmo di essere troppo rigidi sulle nostre posizioni. Le prove lasciano il tempo che trovano, se sono lette e interpretare come vogliamo noi.

Facciamo un esempio. Qualcuno dirà: ci sono talmente tante di quelle prove dell'esistenza di una progenie aliena, che non ha nemmeno senso starne a parlare. Per esempio non si potrebbe spiegare altrimenti come gli antichi uomini possano aver sollevato macigni dal peso enorme, incastrati tra loro in modo millimetrico dopo esser stati trasportati da centinaia di chilometri di distanza, in condizioni impossibili. 

Il problema è che se non c'è un alternativa si sceglie la prima che capita. Mi spiego meglio. È plausibile che tutto ciò possa dipendere da un'intelligenza extraterrestre? Certo. 
Ma è la cosa più plausibile? Non lo sapremo fino a quando non viene evidenziata un'alternativa. In molti casi l'alternativa c'è, come nel caso del complesso di Puma Punku: non vi è nulla di strano, nulla che possa davvero far pensare a un'intervento extraterrestre, naturalmente se si conosce bene la tecnologia e la cultura lavorativa di quei popoli andini. Pensare il contrario significherebbe sottovalutare l'intelligenza e l'ingegno dell'uomo. 

È impossibile che l'uomo abbia potuto produrre cose del genere? E come possiamo esserne fino in fondo così certi? Questo significherebbe arrendersi, rinunciare alla scoperta, e sarebbe molto più semplice credere a un intervento alieno. Ma noi sappiamo poco del nostro passato e la ricerca è sempre un work in progress che ci fa comprendere cose diverse da quelle che prima davamo per scontate. Potevamo dare per scontato che certi popoli non disponessero di una certa tecnologia per poi scoprire che ci eravamo sbagliati.  E la storia si riscrive, quotidianamente. 

Ma allora perché si sceglie di dare comunque credito alla teoria della progenie aliena? Perché il potere della scoperta esercita un fascino talmente straordinario da esser davvero irresistibile, sopratutto se può sconvolgere i nostri paradigma, le nostre conoscenze. E questo desiderio è così talmente forte che spesso e volentierei i presupposti teorici ufficiali non vengono nemmeno considerati. Chiamasi effetto Pigmalione, o un analogo dello stesso.

Un esempio lampante è questo: 
Esiste una pratica ancora attuale che permette, con opportune fasciature, di deformare il cranio delle donne, per fini estetici. Senza questa conoscenza a carattere storico-antropologico, molti sarebbero costretti a credere che si tratta di crani alieni. Costretti perché non hanno un'alternativa altrettanto plausibile o più plausibile con cui confrontarsi.

Faccio un altro esempio per spiegarmi meglio. Gli antichi uomini pensavano fosse plausibile pensare a una Terra piatta dove a un certo punto si cadeva nel vuoto. Non essendovi alternative, quell'ipotesi fu definita non solo plausibile, ma persino valida. Oggi invece sappiamo tutti (o quasi) che la Terra è un geoide (quasi sferica) e che non si cade nel vuoto. Perciò, Sitchin può aver trovato interessanti soluzioni interpretative alle sue osservazioni; ma non sono le uniche degne di considerazione. Gli stessi reperti possono esser letti in maniera diversa e portarci a conclusioni totalmente diverse. Poi sta a ognuno di noi scegliere quello che sembra essere più plausibile; e non è nemmeno sicuro che la soluzione divenuta più plausibile sia quella giusta.

Bisogna sempre considerare il fatto che per quanto ne possiamo sapere, le nostre conoscenze saranno sempre limitate e work in progress. 
Forse gli alieni sono davvero scesi sulla Terra in tempi remoti, ma sono abbastanza fiducioso del fatto che gli uomini abbiano costruito da soli certe strutture architettoniche "impossibili", e che la religione è prettamente data dall'organizzazione sociale in relazione all'ambiente di riferimento.

La cosa da tener presente è che ogni studioso che si definisca serio, deve aver sempre presente i limiti delle proprie conoscenze, che tutto cambia, che le proprie ipotesi possono persuaderci di aver fatto scoperte sensazionali, che i nostri presupposti teorici ci influenzano moltissimo nella ricerca. E questo è valido sia per gli studiosi ufficiali e sia per quelli cosiddetti "eretici". 

"La ragionevolezza è subordinata al numero e alle cose che conosco sulla ragionevolezza stessa. Pertanto immagino ragionevolmente di essere almeno sulla strada giusta".


Il dr-Galeota è laureato in scienze e tecniche psicologiche. È ricercatore, astrologo e attualmente impegnato nella stesura di un libro di antropo-paleo-astrologia/astronomia.