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06 luglio 2023

Non facciamo i filosofi



MEGLIO UN SAPERE AUTOSUFFICIENTE O MEGLIO UNO INTERDISCIPLINARE?

L'idea di autosufficienza si riferisce ai saperi monodisciplinari cioè quelle discipline che si concentrano esclusivamente sul proprio campo di studio, senza integrare attivamente conoscenze provenienti da altre discipline. Ciò implica che i paradigmi, le teorie e le metodologie sviluppate all'interno di quella disciplina siano utilizzati come unico riferimento per l'analisi e l'interpretazione dei fenomeni. Ma bisogna sottolineare: quali fenomeni?

La multidisciplinarietà, d'altra parte, si riferisce alla capacità di integrare e utilizzare le conoscenze provenienti da diverse discipline per risolvere problemi complessi. Questo tipo di approccio incoraggia l'interazione e l'integrazione tra diverse discipline, riconoscendo che molte questioni reali richiedono una comprensione che superi i confini tradizionali delle singole discipline.

La matematica è una materia autosufficiente, proprio perchè ha un sistema logico e una struttura interna coerente. È in grado di risolvere problemi matematici complessi senza dipendere da altre discipline. Ad esempio, la teoria dei numeri, la geometria o l'algebra sono settori specifici all'interno della matematica che possono essere approfonditi indipendentemente da altre discipline.Tuttavia, un limite della matematica come materia autosufficiente è che può essere astratta e distante dalla realtà pratica. Anche se la matematica può fornire soluzioni teoriche a problemi, l'applicazione pratica di tali soluzioni può richiedere una comprensione più approfondita di altre discipline.
 
Ma l'argomento "uomo" come può essere affrontato? Attraverso un sapere monodisciplinare, autosifficiente, o attraverso un approccio più olistico? Qua il discorso si fa più complicato: chi lo dice? Chi ha una teoria più coerente? Lo dice chi è capace di dare le migliori spiegazioni? 
 
La strada, forse sembra essere quella dell'inclusività. Ma ci sono saperi che invece mirano ad essere esclusivi e questo, per me, è antipatico perché dimostra chiusura. Lo dimostro con un esempio. 
 Possiamo trovare analogie tra matematica e poesia? Sì. Basta concentrare la nostra attenzione su aspetti che, indipendentemente dall'incompatibilità delle due materie, mirano a stimolare la nostra creatività e capacità di vedere "oltre". Dunque, per me, il discorso si ferma proprio qui, senza stare a fare filosofia all'infinito. 
 
Matematica e poesia:
  • Struttura e forma: sia la matematica che la poesia possono essere caratterizzate da una struttura e una forma precise. La matematica si basa su regole logiche e simboli, mentre la poesia si basa su metrica, ritmo e schemi di rima. Entrambe richiedono una cura particolare per la costruzione e l'organizzazione delle parti per creare un insieme coerente.
  • Espressione creativa: sia la matematica che la poesia richiedono un'interpretazione e un'espressione creativa dell'autore. Nella matematica, gli individui possono sviluppare nuovi teoremi o approcci innovativi per risolvere problemi, mentre nella poesia gli autori possono utilizzare linguaggio e immagini evocative per comunicare emozioni e idee.
  • Bellezza estetica: sia la matematica che la poesia possono essere apprezzate per la loro bellezza estetica. Nella matematica, ci possono essere soluzioni eleganti e simmetrie armoniose, mentre nella poesia ci possono essere giochi di parole e immagini poetiche che colpiscono l'immaginazione.
Dunque, sembra che al di là dei paradigmi dai motivi logici e razionali per cui si rimane ancorati sulle proprie posizioni, una mente aperta e creativa può trovare utilità e punti di incontro persino da due materie apparentemente incompatibili o davvero incompatibili. 
 
Che analogie possiamo trovare tra psicologia e sapere iniziatico?
  • Esplorazione dell'individuo: sia la psicologia che il sapere iniziatico si interessano all'esplorazione dell'individuo. Entrambi cercano di comprendere le dinamiche interne della mente, le emozioni, i comportamenti e il significato della vita.
  • Ricerca di saggezza e conoscenza: sia la psicologia che il sapere iniziatico si concentrano sulla ricerca della saggezza e della conoscenza profonda. La psicologia studia i processi mentali, il comportamento e le relazioni umane per cercare di comprendere l'essenza umana, mentre il sapere iniziatico si basa su insegnamenti spirituali e filosofici per raggiungere una conoscenza profonda dell'universo e del sé.
  • Trascendimento dell'ego: sia la psicologia che il sapere iniziatico mettono l'accento sulla necessità di trascendere l'ego e di aprirsi a una comprensione più ampia della realtà. Entrambi cercano di superare le limitazioni individuali e di connettersi con una dimensione più elevata di esistenza.

Se i presupposti teorici su cui si basa il sapere iniziatico e la psicologia sono opposti, può essere difficile trovare un terreno comune che li renda reciprocamente accettabili senza una riconsiderazione o una revisione dei loro presupposti di base. Tuttavia, ci possono essere alcuni elementi che possono incoraggiare un dialogo e una comprensione reciproca:

Io al primo posto metterei: apertura mentale. Un sapere che blocca la creatività e che non aiuta a vedere anche i vantaggi di un sapere antitetico, è chiuso e autoreferenziale, quindi per me inaccettabile. Escludere la possibilità che il proprio sapere possa contenere delle limitazioni sia dal punto di vista della conoscenza della realtà e sia dal punto di vista della fondatezza e della bontà di altri approcci, è pura filosofia o fede religiosa, indipendentemente da quante risposte sappia dare, da quanto sia convincente e coerente. Sono chiuso alla chiusura.

Anche la coerenza è una trappola che impedisce di vedere la luce. La coerenza esclude le possibilità. Naturalmente non bisogna accettare tutto e il contrario di tutto acriticamente e indiscriminatamente. Ma nemmeno i propri presupposti teorici devono essere sufficienti a valutare altre materie: i presupposti sono limitati a far sì che il ragionamento regga.

È quindi importante cercare di mantenere una mente aperta e flessibile, pronta a riconsiderare le proprie convinzioni in luce di nuove evidenze o argomentazioni persuasive. Io non voglio essere schiavo di un'impianto teorico che giura di liberarmi da qualsiasi autoinganno: preferisco assaporare i diversi frutti della conoscenza, senza cadere vittima di rigidi schemi che mirano all'esclusività, perché sì, qualsiasi irrigidimento su teorie, presupposti teorici, paradigmi, per me sono una prigione anche se giurano di liberarmi e giurano che mi sto ingannando e che giurano che un qualsiasi approccio diverso "non serva a nulla" o che addirittura sia "controproducente".
 
La valutazione critica richiede una combinazione di coerenza logica e apertura mentale. È importante mantenere un equilibrio tra la coerenza interna delle nostre idee e la capacità di considerare e valutare argomenti provenienti da diverse fonti. La coerenza può servire come guida, ma dovrebbe essere aperta alla revisione e alla sfida, in modo da consentire un'evoluzione del pensiero e un'apertura a nuove conoscenze.  
 
Quindi, la sfida è a essere così intelligenti da trovare modi per integrare i diversi saperi. 
Dunque non facciamo i filosofi e rimaniamo umili.  

Autore e statuto
Giuseppe AR Galeota
Statuto: qui “valido” significa discutibile e controllabile (criteri, contro-esempi, revisione).
Metodo: astrologia giudiziaria (RS/RL) + criteri anti-bias (verifica/contro-esempi).

13 dicembre 2018

Astrologia Biblica


Su di un noto sito di astrologia ho trovato la traduzione di un articolo molto curioso, firmato da un astrologo che non avevo mai sentito prima.
Si tratta di Bill Donahue VEDI QUI, autore di un'introduzione all'astrologia Biblica. 
Ecco qui un piccolissimo estratto del testo:

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 I tre decani del Toro sono:

1. Orione (la luce)

2. Eridanus (il Fiume)

3. Auriga (il pastore o cocchiere)
Questi fanno tutti parte della costellazione del toro:
In sintesi abbiamo il fuoco spirituale (il fiume di Eridano) che scorre giù dalla nostra fonte spirituale Orione (stella luminosa) e le greggi vanno al pastore (Auriga) per essere salvate trasmutazioni della coscienza inferiore nell'alto tramite la guida spirituale interiore da Dio
Toro, dobbiamo attraversare la vita con testardaggine e determinazione per raggiungere i nostri obiettivi, a volte, eppure la resistenza dell'ego a dissolversi nello spirito è anche una battaglia.

I tre decani del Toro

1. Orione il primo decano del Toro

La Cinta di Orione è formata dalle 3 stelle attraverso il centro. La luce di Orione è la più brillante di tutte le costellazioni.

Il Toro è il tuo Ego, ciò che devi conquistare. Il Toro è rappresentato nel Libro di Giobbe:

Giobbe 38: 31 Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi, o perdere le bande di Orione?
sciogliere le bande di Orione cioè puoi allentare la luce (Spirito) di Orione che è in schiavitù dalla natura inferiore?

Nel centro del toro, come nel centro del nostro ego, c'è una luce dello spirito e può essere lasciato splendere attraverso il nostro ego?
In questo modo vengono superate le restrizioni del Toro.

Cristo ha detto:
Matteo 6: 22 La luce del corpo è il occhio: se dunque il tuo occhio essere singolo tutto il tuo corpo sarà pieno di luce

Una volta che la luce dell'occhio singolo splende attraverso di essa, ci conduce a stati di coscienza sempre più grandi. Guardando indietro al decano, il piede sinistro di Orione si alza come per schiacciare il suo nemico:

Qual è il simbolismo del piede?

Genesi 3: 15 E porrò inimicizia tra te e la donna, e tra la tua posterità e la sua discendenza; ti schiaccerà il capo e tu schiaccerai il tallone.

inimicizia è ostilità

donna è spirito

Orione (la luce interiore) è pronta a combattere il sé inferiore (serpente) alzando il piede sinistro e rimuovere l'inimicizia (ostilità, separazione) tra l'uomo e lo spirito e così la sua coscienza è sollevata.

C'è anche la cintura d'oro che è evidente nella costellazione di Orione.

Cinturone d'oro veste intorno all'addome di Orione visto nell'immagine sopra e di cui si parla nel verso seguente:

Apocalisse 1: 13 E in mezzo ai sette candelieri, uno simile al figliuol dell'uomo, vestito con una veste fino ai piedi, e gettato intorno ai papà con una cintura d'oro.

7 candelabri sono 7 chakra

spada è la portata anche da Orione

Isaia 27: 1 In quel giorno il Signore con la sua spada forte e grande e con la sua spada potente punirà il leviatano, il serpente penetrante, perfino il leviatano che è un serpente storto; e ucciderà il drago che è nel mare.


La testa della spada ha la forma di un agnello.

Rivelazione 17: 14 Questi faranno la guerra con l'Agnello, e l'Agnello li vincerà:

L'agnello è la mente superiore, le capre sono mente inferiore

Clava nella mano destra di Orione, è il lato spirituale destro, il potere dello spirito. Il Giardino dell'Eden è in Oriente (lato destro del cervello)

Nella mano sinistra tiene la testa di un leone (o coscienza inferiore). Pietro parla di Satana come di un leone ruggente:

1 Pietro 5: 8 Sii sobrio, sii vigile; perché il tuo avversario, il diavolo, come un leone ruggente, se ne va, cercando chi potrebbe divorare:

Betelgeuse, alpha orionidis è la stella più luminosa sulla spalla sinistra di Orione significa "il ramo". Il ramo è menzionato nel verso seguente:

Zaccaria 3: 8 Ascolta ora, o Giosuè, il sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono dinanzi a te; poiché essi sono uomini meravigliati, poiché ecco, io darò alla mia serva il FURTO.

RAMO pure in maiuscolo e quindi cosa significa? Guarda il seguente verso:

Giovanni 15: 5 Io sono la vite, voi sono i rami: Colui che dimora in me e io in lui, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.

Il Ramo siamo noi, e quindi la stella più brillante nel cielo dentro ognuno di noi e rappresenta il potenziale spirituale che splende attraverso.

Regale o Rigel è la stella nel piede sinistro di Orione e significa "ciò che schiaccia".

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Ecco da parte mia una serie di appunti critici su quanto letto.

Questo autore scrive cose affascinanti anche se mi lasciano un po' perplesso. Vediamo di fare il punto della situazione. La storia di attribuire un decano alle costellazioni zodiacali vicine, cioè extra zodiacali, è un fatto nuovo anche se è risaputo che in antica Babilonia, nello stesso mese astrologico venivano intercettate più costellazioni, ma per un massimo di 18. Se anticamente veniva usata una costellazione per ogni decano, allora otterremmo 36 costellazioni. Ma ciò non è mai accaduto.  esistevano Sì i decani, ma non erano collegati a nessuna costellazione. Per esempio circa le 18 costellazioni, le Pleiadi venivano ritenute una costellazione a parte ma erano utilizzate all'interno del mese del Toro. Col passare dei secoli, però, le Pleiadi sono state accorpate all'interno della costellazione del Toro stessa. Quindi è chiaro che l'autore di questo testo non ha tratto informazioni da fatti storici. Insomma, ha inventato una nuova astrologia che quasi certamente può affascinare molti curiosi di esoterismo e spiritualità. 
Una astrologia biblica, come detto poco fa, non esiste nella storia dell'astrologia; e tra l'altro sappiamo pure che l'astrologia occidentale non si basa nemmeno sulle costellazioni, ma sui segni zodiacali dello Zodiaco tropico. Infatti, se dovessimo considerare le costellazioni zodiacali, dovremmo tener conto della precessione degli equinozi come fanno gli astrologi indiani. Cioè, per il fatto che il punto gamma adesso mira 26° indietro rispetto a quello che doveva essere il punto di inizio della costellazione dell'Ariete, segni e costellazioni non corrispondono. Per esempio, chi oggi nasce sotto il segno del Toro, se usassimo lo zodiaco delle stelle sarebbe dell'Ariete proprio perché a Maggio il Sole non punta più verso la costellazione del Toro come una volta, ma verso la costellazione precedente.  
Siccome sto scrivendo un libro di archeo astrologia, questo articolo mi ha colpito molto; ma ho comprenso che in realtà non si tratta di un'astrologia antica, ma di una nuova astrologia che si ispira all'astrologia Indiana usando la Bibbia per formulare insegnamenti di tipo spirituale. 
Venendo invece alle definizioni e descrizioni del segno, non esiste nessun testo storico in cui si associa l'ego al segno (o alla costellazione) del Toro. Inoltre bisogna stabilire cosa si intende per Ego dato che questo termine psicologico viene continuamente usato male. Infatti l'Ego (altrimenti detto "io") è un istanza psichica che serve a mediare tra Es e super-io, dunque un alleato della psiche per il raggiungimento dell'equilibrio. Quando parliamo invece di egocentrismo e possesso, parliamo di uno squilibrio dell'Ego. In ogni caso, per logica, è un fattore Solare che dunque si esplica attraverso ogni segno zodiacale.
C'è un punto in cui dice: "Toro, dobbiamo attraversare la vita con testardaggine e determinazione per raggiungere i nostri obiettivi, a volte, eppure la resistenza dell'Ego a dissolversi nello spirito è anche una battaglia".

La domanda che mi pongo è questa: perché l'Ego (che in questo caso lui lo intende come possesso) dovrebbe dissolversi nello spirito? Questo è secondo me un pensiero che risulta un po' come un luogo comune, qualcosa che è divenuta una specie di moda: la solita solfa che bisogna rinunciare agli averi, che bisogna desistere dal desiderare. Questo è un concetto di derivazione orientale che va bene per chi decide di seguire una vita monastica, fatta apposta per distaccarsi da ogni forma di desiderio, ma che non necessariamente va bene per l'uomo occidentale. Infatti, chi dice che il superamento della sofferenza deve stare per forza in ciò? Questo è un dogma religioso che si accavalla a questioni di ordine psicologico: "come fare per non provare sofferenza".

Pare che questo povero Toro debba meritarsi sempre l'accusa di essere quel materialista che deve evolversi. E dove sta scritto? È solo un retaggio culturale. Io sono quasi sempre contro i luoghi comuni, i dogmi, le citazioni (che secondo me servono solo a dare l'immagine di essere intellettuali) e le generalizzazioni. Secondo me, nel desiderio così come nella spiritualità, ci stanno sempre dei pro e dei contro. Il contro della spiritualità è la scelta radicale di allontanarsi dal desiderio, e quindi anche dalla vita sociale (altrimenti i monaci non farebbero una vita ritirata). E questo non è quasi mai un bene. In un'altra cultura diremmo che il desiderio è il motore del mondo. Insomma, in certe frasi ci vedo insegnamenti utopistici (parlo da laureato in psicologia) che forse hanno l'unico merito di impressionare l'ascoltatore. Ovviamente rispetto l'idea, anche se troppo abusata, di questa evoluzione spirtuale basata sul distacco, anche se non la condivido minimamente e non la consiglierei quasi a nessuno.  
Da questa traduzione ho comprenso che l'autore ha cercato sulla Bibbia delle parti da far combaciare con la sua lettura astrologica. Non so di preciso quale logica lo abbia spinto a usare certi versetti anzicché altri; ma questa commistione mi ha comunque incuriosito. Occorre però fare una specificazione per i lettori: associare una costellazione a un verso della Bibbia, in questo caso non c'entra niente con la storia. Infatti è chiarissimo che le associazioni sono arbitrarie. Ciò significa che la logica di collegare certi versi a certe costellazioni non è la stessa di chi ha scritto la Bibbia, anche se indubbiamente in quel testo sacro ci sono riferimenti di tipo astromico-astrologico nascosti tra le righe, così come testimoniato da Von Dechend e De Santillana che hanno trovato riferimenti persino nell'Amleto di Shakespeare. Morale della favola, avrebbe potuto usare anche qualsiasi altro testo per ottenere lo stesso risultato dato che ogni verso può essere applicato a proprio piacimento "per far quadrare il cerchio".
Un'altra cosa che mi ha lasciato perplesso è che definisce Orione la costellazione del pastore, quando invece il pastore (o bifolco) è Boote, costellazione che si trova nei pressi del Gran Carro.
Inoltre ho notato che mischia anche concetti orientali come quello del karma, che con la Bibbia non c'entrano proprio niente.
Mi sembra un po' un'astrologia "olistica" dove l'auore ha preso un po' dall'astrologia Indiana e dallo zodiaco siderale, un po' dall'astronomia Babilonese che contempalva annche costellazioni extrazodiacali, e naturalmente con citazioni della Bibbia e della cultura orientale. Un mix che appassionerà sicuramente molti lettori ma che è pur sempre una sua personalissima "invenzione".
Naturalmente bisogna chiedersi se questo tipo di astrologia può essere utile per formulare un profilo astro-psicologico affidabile. Questo, purtroppo, non posso saperlo, ma credo possa essere più utile per altri scopi. Originale anche se molto distante dal mio modo di fare, sicuramente è un tipo di astrologia che cavalca l'onda delle mode, soprattutto in questo periodo dove parlare di Bibbia fa sempre tendenza, sopratutto se da essa si tira fuori qualcosa di particolare...


14 giugno 2018

Psicologia e medianità tra deontologia ed esperimenti


Prima di tutto una premessa sulla delicata questione tra psicologia e materie di confine, secondo me di fondamentale importanza per evitare equivoci. 

Eccomi dopo un po' di giorni di assenza con questo nuovo articolo. 
Oggi parliamo dell'articolo #8 del codice deontologico degli psicologi italiani. Si tratta di una questione che curerò spesso e volentieri dato che si tratta dei limiti entro cui dovrebbe operare lo psicologo. Ciò che leggerete nasce dal confronto tra me e alcuni psicologi ed è anche materia di studio per ottenere l'abilitazione. 

LEGGETE PIU' SOTTO L'ESPERIMENTO DI MEDIANITA' E ASCOLTATE L'INTERVISTA ALLA COACHING LIFE E MEDIUM CRISTINA PASQUALINI.

Ribadisco che non sono uno psicologo iscritto all'albo (cioè non ho ancora l'abilitazione) ma presto sarò psicologo junior iscritto all'albo B. Il che ovviamente comporta delle limitazioni professionali rispetto allo psicologo iscritto all'albo A. Questo a scanso di equivoci e per zittire il vocio dei malpensanti.

Vediamo cosa dice l'articolo #8 del codice deontologico degli psicologi italiani ma soffermandomi in particolar modo sulla seconda parte, che è quella che mi interessa di più considerando la mia pratica astrologica.

"Lo psicologo contrasta l'esercizio abusivo della professione come definita dagli articoli 1 e 3 della Legge 18/02/1989, n° 56 e segnala all'ordine i casi di abusivismo o di usurpazione di titolo di cui viene a conoscenza. 
Parimenti, utilizza il proprio titolo professionale esclusivamente per attività  ad esso pertinenti, e non avvalla con esso attività ingannevoli o abusive". 

Il dottore in scienze e tecniche psicologiche  (DTP) non può avvalorare col proprio titolo universitario attività che non sono pertinenti con la psicologia. Questo significa che lo psicologo (o il dottore in scienze e tecniche psicologiche) non può confermare l'astrologia soltanto perché è uno psicologo. E infatti io non mi sento di avvalorare l'astrologia, indipendentemente dalle questioni prettamente deontologiche. Questo perché l'astrologia non è una scienza e già questo è sufficiente a trattarla cum grano salis, cioè come ipotesi di ricerca. 

Infatti nessuno sano di mente si sognerebbe mai di dire che l'astrologia offre certezze assolute. Però lo psicologo  (o il dottore in tecniche psicologiche altrimenti detto DTP) può parlarne: gli psicologi del CICAP, per esempio, trattano e parlano dei fenomeni ESP esattamente come faccio io. Ma loro li negano, io li guardo con maggiore possibilismo. Perciò uno psicologo non è obbligeato a non trattare certi temi. È obbligato a non trattarli come terapia, è obbligato a non prescriverli e a non trattarli come verità. Tuttavia può farsi una propria idea e divulgarla, proprio perché la laurea e l'abilitazione presuppongono un certo grado di razionalità, cioè quella sufficiente per poter trattare argomenti di confine come l'ESP e l'astrologia in maniera più critica.

Il codice deontologico dice che non si può utilizzare il proprio titolo accademico; ma al contempo ciò non significa che non si possa esisbire come faccio io qui su questo mio blog. L'importante è non promuovere, grazie all'attività di psicologo (o di DTP) una terapia che sia un misto di conoscenze astrologiche e psicologiche poiché le prime non sono validate scientificamente.

Occorre un ulteriore chiarimento: l'astrologo può arricchirsi delle conoscenze psicologiche, e quindi di una laurea in psicologia (o in Tecniche Psicologiche /altrimenti dette TP o laurea in psicologia triennale) per la pratica astrologica. Viceversa lo psicologo (o il DTP) non può usare l'astrologia nella propria pratica. 

Perciò si possono tenere separate le due cose: da un lato divulgare l'astrologia con la razionalità e le conoscenze della psicologia e dall'altro praticare la psicologia senza commistioni con l'astrologia. 

Lo stesso articolo #8 del codice deontologico parla anche dell'usurpazione di titolo.
Il DTP è di fatti laureato in psicologia. L'usurpazione di titolo sussiste nel momento in cui il DTP o chi non è iscritto all'albo degli psicologi, si definisce psicologo o svolge la pratica dello psicologo. Ciò significa che la laurea in psicologia non è condizione sufficiente (ma è necessaria) per ottenere il titolo di psicologo. 

Per contro, rischia una denuncia per calunnia o per diffamazione chi vuol dare a intendere che la dicitura "laurea in psicologia" equivalga automaticamente al titolo di psicologo. In sintesi chiunque affermi che la laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche non è lo stesso della laurea in psicologia e chiunque affermi che ciò corrisponda a usurpazione di titolo, commette il reato di calunnia e perciò è perseguibile in sede di tribunale a maggior ragione se chi sostiene tale ipotesi minaccia di denuncia il DTP. 

Morale della favola, se il DTP dice di essere laureato in psicologia non sta commettendo alcuna usurpazione di titolo; e chi afferma il contrario volendo screditare l'immagine del DTP e promettendogli una denuncia, rischia a sua volta di essere denunciato per diffamazione e minacce.

L'ESPERIMENTO

E veniamo al nocciolo della questione: oggi ho intervistato una persona che sostiene di possedere doti paranormali. In qualità di studioso, credo razionale ma aperto di mente, ho voluto introdurre l'argomento per raccontare l'esperienza di una persona. Attraverso questa intervista non ho voluto dimostrare che il paranormale esiste ma nemmeno ho voluto screditare la persona intervistata. Ho semplicemente esposto, in maniera seppur sbrigativa, un fatto.

Ora, con la mia laurea in STP non voglio affermare che occorre credere al paranormale. Tuttavia invito il lettore a sperimentare, per gioco o per spirito di ricerca, fermo restando che tutte queste pratiche rappresentano un ambito della realtà che merita di essere sviscerato e approfondito con gli strumenti della scienza.

Durante l'intervista ho chiesto che fosse effettuato un esperimento sulla mia persona. Naturalmente si tratta di un esperimento "spicciolo" che non ha alcuna validità scientifica: ho chiesto a questa persona di esprimersi su quel che riesce a percepire di me e della mia vita, dalla semplice visione di una mia foto. 

La lettura è proseguita anche dopo l'intervista che io vi invito ad ascoltare e devo dire che alcune cose mi hanno lasciato interdetto. Chiarisco subito il punto: nonostante io pratichi astrologia da vent'anni sono molto scettico su tutto e tutti. Ma a differenza di altri credo di non avere pregiudizi. Ebbene, se mi chiedete cosa penso di questa intervista, non posso esprimermi in maniera definitiva. E se non posso farlo è perché trovo che bisogna approfondire. Buon ascolto.
Ascolta "Medianità e coaching" su Spreaker.

26 aprile 2017

Astrologia e numerologia

 
 Salve,
Ho letto che fornisce consulenza gratuite per quanto riguarda il tema natale.
Io vorrei capirne di più perché ho notato una strana coincidenza:
Io sono nato il 07-05 (...)
La coincidenza è che sono nato di 7 mesi, di domenica, quindi il settimo giorno della settimana, il giorno 7... 
Veda lei se ha qualche valenza questa cosa.
 
La sua domanda è davvero molto bella. Sì, infatti è una curiosa coincidenza. 
Per rispondere alla sua domanda dobbiamo fare un salto indietro nel passato, nel periodo in cui furono stabiliti i giorni della settimana. Si chiama settimana perché i giorni sono sette, e i giorni sono sette perché questo era il numero dei corpi celesti mobili prima della scoperta di Urano, Nettuno e Plutone. Gli Egiziani invece usavano i decani, ossia la divisione per 10 (pare per motivi militari). Perciò, aderendo a quel pensiero oggi avremmo non più una settimana ma una "decimana". Se la logica è quella di associare ogni giorno a un pianeta (Luna=Lunedì, Marte=Martedì, Mercurio=Mercoledì etc. etc.) allora dovremmo aggiungere altri tre giorni inventandoci nomi come per esempio "Urandì", "Nettundì", "Pluterdì".
 
Questa premessa serve a spiegare che forse il numero 7 non è un numero mistico, metafisico, e sacro per davvero. Lo era in antichità, ma oggi che sappiamo che i corpi astrologici non sono 7, questa logica non può essere più applicata. Ovviamente per convenzione continuiamo a contare il tempo dividendo i giorni in gruppi di 7, per abitudine e comodità. L'obbiettivo era quello di pareggiare il numero dei corpi celesti mobili con il ciclo lunare di 29 giorni e perciò si giungeva al famoso 7x4=28, una cifra assai vicina al 29. Anticamente, e tutt'ora gli uomini si avvalgono di "approssimazioni" per elaborare il loro calendario. Perciò le misurazioni sono sempre arbitrarie. Sebbene si dica che i Maya avessero un calendario che considerasse persino i secondi, si tratta pur sempre di approssimazioni. Insomma, applicavano un conteggio millimetrico ma partendo da stime approssimative. Lo stesso si fa oggi: l'anno dura 365 giorni, ma è un'approssimazione. In realtà sappiamo che dura qualche ora di più. Ma tutti siamo pronti a stappare lo spumanete a cavallo tra il 31 Dicembre e il primo di Gennaio. Noi abbiamo diviso il tempo in maniera convenzionale, approssimativa, per far combaciare il movimento di rotazione terrestre con quello di rivoluzione. Però questo movimento non è sincronizzato; ma per comodità si fa finta che lo sia. Per fare un altro esempio di approssimazione, il periodo della gestazione umana è di nove mesi, come il tempo che Venere impiega per un suo particolare ciclo (ecco perché Venere è associata alla fertilità e all'abbodanza). Ma questo ciclo è sempre approssimativo.
 
Tirando le somme, che lei sia nato il 7, il settimo giorno della settimana, e di sette mesi, è certo singolare ed è in effetti corrispondente con il modello di riferimento attuale per il conteggio dei giorni. Vorrei però ribadire che questo modello di riferimento è una concezione culturale non universale, ma specifica dei popoli mesopotamici antichi, che poi si è diffusa a livello capillare e infine divenuta universale, per convenzione. Oggi, i paesi mediorientali, per esempio, usano un conteggio dei giorni completamente diverso e per loro non saremmo nemmeno nel 2017. Ma per convenzione usano anche il nostro calendario "occidentale". I Cinesi festeggiano il capodanno in primavera e non il primo di Gennaio come il resto del mondo. Ma per convenzione fanno anche come noi. 

Ecco: questa storia somiglia molto al concetto della globalizzazione. 

È altrettanto vero che il numero 7 ormai fa parte dell'inconscio collettivo, quasi un archetipo. Un numero che ormai è diventato essenziale e su cui, quindi, vi è un alone di misticismo. Io non saprei dirle se questo abbia in effetti un valore esoterico con una funzione reale, dato che i pianeti astrologici non sono sette. Però gli astrologi classici direbbero che sette sono i pianeti visibili ad occhio nudo ed è quel che conta. Giusto. È una logica accettabile, ma io sono abbastanza razionale e critico da pormi questa domanda: e se i giorni del mese fossero stati divisi a prescindere dal numero dei pianeti come hanno fatto altri popoli? Il 7 non avrebbe più la stessa pregnanza nell'immaginario collettivo. Insomma, io vedo la cosa dal punto di vista antropologico, ossia vedo questa storia per quel che è: il semplice risultato di una certa cultura antica, che resiste ancora oggi. 
 
Tuttavia non sarebbe giusto liquidare la questione in modo così semplicistico, anche se ho offerto spunti di tipo antropologico non comuni. La profondità e l'onestà mentale che mi contraddistingue, mi spinge a prendere in considerazione anche altre strade. Mi viene in mente, per esempio, il fatto che la mia bellissima fidanzata, l'angelo del mio cuore, da moltissimi anni è "perseguitata" dal numero 21. Entrambi siamo nati il 21, ci siamo fidanzati il 21, e trova questo numero dappertutto. All'inizio pensavo a semplici concidenze ma poi mi sono accorto che la sua frequenza era al di sopra delle leggi del caso. E non si trattava del fatto che lo vedessimo solo perché ci prestavamo più attenzione. Quasi ogni volta che prende il cellulare in mano c'è sempre un 21 nell'orario. E da qualche tempo la stessa cosa sta capitando anche a me dato che, essendo interconnessi, io e il mio amore possiamo essere considerati un "sistema" unico e non due entità distinte. 

Ma cosa significa tutto ciò? La lettura esoterica, cabalistica, numerologica non mi ha dato risposte convincenti. Ho cercato sul web informazioni per farmi un'idea della cosa; ma le spiegazioni individuate non trovano nessun riscontro coi fatti. Il messaggio nascosto in questo numero non c'entra nulla con la vita della mia fidanzata dal punto di vista dei significati associati ad esso dalla tradizione esoterica. Vi è solo una frequenza numerica superiore alle leggi del caso. Quindi non so ancora spiegarmi che senso possa avere. Un senso lo avrà, ma non è tra nessuno di quelli descritti dagli esoteristi. Perciò divengo dubbioso anche sul fatto che si possa dare una risposta al suo caso. Io non mi interesso a questioni esoteriche perché ritengo più interessante leggere i fatti dalla prospettiva antropologica e psicologica; perciò non posso definirmi un esperto del settore numerologico. Però ho prova che la numerologia applicata all'astrologia non funziona per niente. Mi fu fatta una lettura numerologica da una "esperta" e fallì totalmente. Aveva capacità scarse o era la numerologia a non funzionare? Non posso dare risposte assolute. Certo è che i Pitagorici avevano trovato una costanza numerica tra le forme e gli elementi della natura, fattori che sono usati per definire qualitativamente gli angoli tra i pianeti, i cosiddetti aspetti. E allora cosa le posso dire? Che non so darle risposte definitive a proposito di questa storia. Però è indubbio che qualcosa c'è ed è ancora da scoprire. Ciò che ho scoperto sino ad ora però, non mi ha convinto.  
 

25 marzo 2017

Il sacro valore esoterico dei numeri


Sin dalla notte dei tempi l'uomo ha attribuito aspetti qualitativi ai numeri: non solo erano usati per le identificare le quantità, ma avevano anche un significato nascosto che era ricollegabile alla realtà sovrasensibile. 
Ma questo è l'indice del fatto che l'uomo antico fosse capace di carpire i segreti della natura, oppure significa che le sue erano solo speculazioni mentali di tipo filosofico?

Vediamo di ragionarci sopra. In antica Babilonia, la dea Ishtar, ossia il pianeta Venere, oltre a esser rappresentata come una donna alata, era indicata come una stella a otto punte. Il numero otto si riferiva al ciclo sinodico del pianeta, ossia al numero di anni occorrenti per 5 congiunzioni inferiori del pianeta col Sole, prima di ritornare nella stessa posizione zodiacale.

Gli antichi astrologi babilonesi pensavano che fosse possibile scongiurare la mala sorte, a differenza dei greci che invece pensavano all'ineluttabilità del fato. 
Perciò avevano l'usanza di "propiziarsi le potenze divine" attraverso riti magici e sacrifici anche molto violenti. Persino oggi, in alcune tribù dell'Africa c'è ancora questa tradizione di uccidere bambine vergini e di mutilarle asportando gli organi genitali con lo scopo di ottenere forza e fortuna. Si tratta di magia nera ovviamente, nata dalla credenza popolare, (e ignorante) che il sangue di una giovane vittima possa dare benefici a chi li richiede.

Venere, dunque, era la rappresentazione divina di un pianeta, e questo pianeta aveva in sé un potere "magico" legato al numero 5 e all'8. Anche la stella a 5 punte è il simbolo di Venere, per la tradizione magica ed esoterica (il pentagramma). Ma oltre alla corrispondenza tra il 5 e il numero di congiunzioni inferiori di Venere, possiamo affermare pure che il 5 abbia le qualità divine di Venere? Per gli esoterici sì (aggiungo che attraverso gli incroci delle rette del pentacolo si ottiene un pentagono, figura geometrica associata alla proporzione aurea, altro numero sacro). 

La magia e il significato esoterico delle cose, però, non sfuggì nemmeno ai greci. Berosso era l'astrologo che tramandò all'occidente i segreti di Babilonia; ma furono i Pitagorici a sviluppare ulteriormente l'argomento, dato che fu egli stesso studioso nella capitale dell'astrologia. 

Pitagora era innamorato della musica e scoprì che due corde pizzicate insieme producono un suono armonico a seconda della loro lunghezza e tensione. Se una corda era la metà dell'altra allora vi era un suono piacevole. Da quell'esperienza fece altri esperimenti e scoprì che il suono è strettamente connesso a certi rapporti numerici legati alla lunghezza delle corde. Fece lo stesso esperimento anche con strumenti a fiato e ottenne la stessa sequenza di rapporti numerici. Lo stupore fu immenso: certe divisioni e moltiplicazioni numeriche avevano assunto un valore mistico perché si verificavano uguali nel mondo della natura. Era una scoperta da svelare solo agli adepti. 

I numeri pari erano definiti femminili, quelli dispari maschili. Ecco perché quando si parla di segni zodiacali  si attribuisce loro, a seconda della loro posizione numerica nello zodiaco, un valore maschile o femminile:
ARIETE M
TORO F
GEMELLI M
CANCRO F
LEONE M
VERGINE F
BILANCIA M
SCORPIONE F
SAGITTARIO M
CAPRICORNO F
AQUARIO M
PESCI F
Tra i contemporanei studiosi di astrologia c'è chi ha modificato in modo diverso questa sequenza; ma a mio parere ogni divisione è inutile, non aggiunge e non toglie nulla all'interpretazione.

I numeri avevano una personalità e servivano per associare questa caratteristica a ogni elemento della natura. Sarebbe a dire che l'acqua, o il fuoco, o gli alberi potevano essere "antropomorfizzati"  ed erano alleati in base alla loro sympateia con altri elementi della natura. Vediamo in ciò, a essere onesti, ancora un'influenza di arcaiche tradizioni totemiche ormai innestate nell'inconscio collettivo (a tal proposito è in fase di stesura un mio libro che tratta in maniera più approfondita questi argomenti).

Dal piccolo al grande, esisteva una proporzione che doveva rivelarsi anche attraverso il movimento dei pianeti. Il passo che fece Pitagora era naturalmente influenzato dalle conoscenze astrologiche babilonesi ed egiziane che ormai si stavano spegnendo per lasciar spazio al trionfo del periodo ellenico. 

Al numero era associato anche un corrispettivo geometrico nato dal rapporto esistente tra le posizioni planetarie nel loro costante peregrinare in cielo. L'apice del rapporto numerico con quello geometrico viene raggiunto quando Pitagora elabora il suo concetto di numeri triangolari e quadrati.

Il simbolo della perfezione diviene il numero 10 perché è il quantitativo di elementi occorrenti per formare una piramide a base 4, numero usato da Filolao per l'elaborazione di una nuova visione del cosmo in cui la terra non è più il centro dell'universo e viaggia assieme a un' "Anti-Terra". Insomma, siccome il numero 10 era il più sacro tra tutti i numeri bisognava che anche l'universo fosse composto da 10 elementi. Ecco qui che emerge con vigore la necessità di far corrispondere le cose, un po' quel che accade ancora oggi per alcuni studiosi dell'astrologia che cercano ancora un'armonia numerica che possa mettere ordine in un sistema che sembra essere "sbilenco". Qui ci domandiamo se sia veramente necessaria questa operazione matematica.

La sacralità del numero 7 è indicata in ogni testo religioso ed esoterico. Deriva dal fatto che 7 erano i pianeti della tradizione astrologica (inclusi Sole e Luna, definiti col termine di luminari). Oggi che siamo a conoscenza di altri corpi celesti (Urano, Nettuno e Plutone), il numero 7 non ha più quella sacralità che aveva un tempo; ma persiste nell'immaginario collettivo con tutto il suo potere "magico". I 7 giorni con cui Dio ha creato il mondo, la natura, il cielo e l'uomo, oggi non può che essere visto come un tentativo "stonato" di descrivere la realtà a partire dagli elementi della natura che incutevano timore reverenziale: i pianeti quali espressione delle potenze divine di derivazione Babilonese e Assira. 

Insomma, quel che emerge, stando alle mie osservazioni, è che l'uomo ha necessità di attribuire un senso alle cose, ha necessità di creare parallelismi tra i vari fenomeni della natura e le vicende umane anche sbagliando, cioè usando i mezzi limitati (tecnologici e scientifici) di cui dispone in quel momento. Che tutto sia pura speculazione mentale? I numeri possono avere una reale significato qualitativo oltre che un valore quantitativo? Può darsi, ma è sempre bene ricordarsi che un conto è la realtà e un conto è l'interpretazione che diamo a essa. 

                             Giuseppe Galeota "Al Rami" dottore in scienze e tecniche psicologiche.

27 febbraio 2017

Il significato esoterico di Venere


Presso gli antichi Assiri, circa 3000 anni fa, il pianeta che noi oggi chiamiamo Venere era denominato Inanna e aveva attributi maschili e femminili contemporaneamente. I popoli semiti, più tardi, introdussero un equivalente chiamato Attar che poi presso i babilonesi divenne, al femminile, Isthar. Col passare del tempo, lo stesso nome subì trasformazione presso i fenici divenendo Astarte, dea legata alla fertilità e alla guerra (così come lo era per i babilones),mentre in epoca ellenistica fu associata ad Afrodite perdendo alla fine gli attributi maschili legati alla guerra, per conservare, ancora oggi per l'astrologo occidentale, i significati di amore e abbondanza.  

Ciò che sappiamo è che Venere è visibile in cielo solo dopo il tramonto o solo prima dell'alba. Al primo caso fu associato un valore femminile e al secondo una valenza maschile. Ecco perché il pianeta incarnava una divinità uomo e donna contemporaneamente.

L'iconografia antica mostra il pianeta Venere come una stella a otto punte: gli archeologi hanno cercato di spiegarsi il motivo e la risposta ovviamente possiamo apprenderla attraverso lo studio astronomico del ciclo sinodico di Venere che dura proprio 8 anni. Questo significa che se per esempio oggi Venere si trova congiunta al Sole nel 1° grado del Leone, la stessa congiunzione la ritroveremo, più o meno allo stesso grado, dopo otto anni. Inoltre, la congiunzione avviene quando Venere e Sole sono vicini, sovrapposti; e pertanto, l'illuminazione del Sole impedisce la visibilità di Venere. Quando abbiamo la congiunzione cosiddetta inferiore, abbiamo che Venere non è visibile proprio per 8 giorni. Questo numero doveva avere un preciso valore esoterico presso gli antichi babilonesi; ma oggi, lo studioso dell'astrologia moderna non prende più in considerazione la componente numerologica se non per questioni nozionistiche, che nella realtà non aggiungono alcun valore all'interpretazione. Ovviamente ciò non è vero per lo studioso di astrologia esoterica.

Oltre al numero 8, anche il numero 30 sembra essere legato a Ishtar perché in cuneiforme il numero e la parola sono scritti nello stesso modo. Perciò ci si interroga sul valore esoterico e simbolico che tale numero poteva rappresentare. Stando a una mia intuizione, se moltiplichiamo 8 per 30 otteniamo 240, valore incredibilmente vicino a quello di 243 che è il periodo di un altro particolare ciclo astronomico in cui sono coinvolti Sole, Terra e Venere. 

Da ciò possiamo desumere che le conoscenze astrologiche dell'epoca dovevano prendere in considerazione molti cicli, ognuno con le sue peculiarità. Il grande astrologo contemporaneo André Barbault, per lo studio dell'astrologia mondiale, si occupa anche di questi particolari cicli e non solo quelli in cui abbiamo l'avvicinamento e l'allontanamento dei pianeti cosiddetti lenti (Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone) tra loro.

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Amare l'astrologia significa amare chi siamo e da dove veniamo. Significa amare la cultura, la storia, significa rendersi conto del patrimonio di conoscenza ereditato dagli antenati ed evoluto con la costante ricerca e sperimentazione. Dal video chi qui propongo possiamo notare la distruzione di alcuni reperti archeologici che rappresentano il nostro passato, il nostro rapporto con il cielo, con il macrocosmo contenuto nel microcosmo quale noi siamo. Se oggi volessimo guardare ancora a quei resti per cercare altre risposte sul nostro passato, non potremmo farlo più, perché quei resti ormai sono macerie distrutte dall'inciviltà dell'uomo. 

02 febbraio 2017

Astrologia, massoneria e pratiche divinatorie


Gli antichi astrologi Babilonesi, abbiamo visto erano esperti astronomi, ma la loro astrologia era ancora agli albori, piena zeppa di lacune. Lo zodiaco che usavano era ancora quello che faceva riferimento alle stelle e in più vi era anche l'abitudine di associare a questa disciplina pure certe pratiche divinatorie, come l'osservazione del fumo dell'incenso, o l'analisi della composizione della farina, e persino traevano auspici dalle budella di capre rigorosamente immolate alla Luna piena (quale significatrice inconscia dell'illuminazione della coscienza). Possiamo dire che infondo non è cambiato poi molto se certi esoteristi contemporanei si cimentano in letture dei tarocchi e dei fondi del caffè o usano il pendolo per trarre nozioni circa il futuro del richiedente. Ma questo, ovviamente non significa che l'astrologia va a braccetto con tutte quelle pratiche divinatorie. Mentre il cielo aveva a che fare con certe regolarità, le altre pratiche nascevano dall'improvvisazione, dagli oggetti di uso comune e comunque sempre dal presupposto che bisognava vivere cercando di trarre più giovamento possibile da ogni azione. Infatti gli antichi Babilonesi erano orientati alla vita terrena e a tutto quanto potesse essere sinonimo di prosperità per il semplice motivo che non credevano a una vita dopo la morte; tant'è che ciò è persino descritto nel più famoso poema dell'epoca: l'epopea di Gilgamesh (clicca qui). Insomma, persino al semidio Gilgamesh (per tre quarti divino e un quarto umano) non era consentito sfuggire alla morte. Esisteva per loro, certo, un mondo dell'aldilà dove vivevano gli dei. Non vi erano veggenti che si mettevano in contatto con quel mondo divino: i sacerdoti si definivano solo "prescelti" da certe divinità per offrire responsi spesso confezionati dopo un sogno. Quindi erano gli dei che sceglievano gli umani come tramite. Oltre a loro, pure la gente comune, e soprattutto le donne, potevano riferire di esser stati prescelti per comunicare qualcosa proveniente dal mondo delle divinità. 

Altra pratica in uso in quei tempi era la lecanomanzia. Si tratta di una pratica ancora sentita fortemente soprattutto nelle mie zone, giunta sino a oggi leggermente modificata, e si riferisce all' "affascinatura", cioè il sistema usato dalle nostre mamme e nonne per togliere il malocchio. Occorre un piattino di acqua e qualche goccia d'olio. Nell'antica Babilonia invece si metteva l'olio sul fondo di un piatto e poi si versava l'acqua sopra. Da lì se ne traevano auspici a seconda di come l'olio si rimescolava.

Non tutti gli astrologi contemporanei mischiano diversi saperi così come si faceva anticamente. Tra l'altro, mano a mano che l'astrologia ha assunto un valore sempre più vicino alla prova sperimentale si è distaccata sempre più da ogni pratica divinatoria. Ma questo legame resiste ancora solamente nei circuiti esoterici. In ambiente massonico, infatti, non assume la valenza "scientifica" che ha acquisito ai giorni nostri perché costoro la comprendono solo a livello simbolico e allegorico. Naturalmente i massoni non sono astrologi e perciò la loro conoscenza della materia è fortemente limitata alle tre o quattro idee ereditate dal passato, e che sono ritenute dagli astrologi moderni ormai obsolete. 

Stando all'amore che nutro per l'astrologia, il mio desiderio è che essa rimanga esclusivamente nelle mani degli astrologi e non in quelle dei  massoni o di certi altri. Il rischio è quello che essi possano storpiarla, deformarla e reinterpretarla per i loro scopi, atteggiandosi a depositari di un sapere che non conoscono affatto, così come in effetti accade. 

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 Buongiorno signor Galeota  sono R. di treviso vorrei sapere per cortesia avendo una rs 2017 negativa e non potendo spostarmi per il compleanno  come potrei scaricarne gli effetti o comunque renderla meno pesante 
la ringrazio per una eventuale risposta i miei dati sono (...) .


Ciao. Bentornato! Potresti dedicarti a degli svaghi che richiedono maggiore capacità di concentrazione come gli scacchi e cerca di non sperare molto nella riuscita di certi festeggiamenti. Io che ho Saturno in 5^ come te, infatti, ho già avuto modo di sperimentare un po' di malcontento ogni volta che c'è stato modo di festeggiare qualcosa. Piccoli fastidi, ma nulla di grave. Nettuno in 8^ è bello pesante perché comporta angosce relative al tema della morte. Pertanto potresti dedicarti allo spiritismo e all'esoterico con maggiore passione. Saturno in quadratura a Luna e Marte radix, credo sia una bella gatta da pelare: anche io avrò Saturno dissonante a Marte radix e nonostante io abbia fatto una RSM non escludo che possa vivere momenti assai duri per la mia salute, e soprattutto allo stomaco. Ma io sono già predisposto a tale situazione e quindi è chiaro che nel tuo caso significherà altro. A prescindere da ciò, devi investire molto in ginnastica correttiva, in sedute faticosissime e in operazioni, se esistono i presupposti; la cura dei denti per esempio. Si tratta di un periodo in cui probabilmente avvertirai maggiore solitudine e allora si potrebbe esorcizzare il tutto attraverso delle sedute di Yoga che permettano di recuperare un po' di equilibrio.