FAQ - Critiche e risposte (metodo Galeota)

FAQ – Critiche e risposte (Metodo Galeota)

Questa pagina risponde alle critiche più frequenti rivolte al Metodo Galeota. Non ha lo scopo di difendere un’opinione personale, ma di chiarire criteri, limiti, presupposti e controlli del lavoro svolto.

Le risposte qui riportate sono pensate per colleghi, studiosi e lettori che vogliono distinguere tra narrazione simbolica e metodo argomentato.

Fonti dei criteri usati (non astrologiche)

Per evitare equivoci: le risposte di questa FAQ non si basano su “gusti personali”, ma su criteri standard usati in filosofia della scienza, logica e metodologia: falsificabilità/testabilità, fallacie (es. appello all’autorità), parsimonia (Occam), demarcazione e uso dei modelli.

In sintesi: questa pagina non pretende di “dimostrare l’astrologia” come scienza dura. Pretende una cosa più precisa: separare narrazione e validità attraverso criteri controllabili.


1. “Le tue sono solo opinioni personali”

Risposta breve: no, perché un’opinione non dichiara criteri di controllo.

Il Metodo Galeota si fonda su:

  • tesi esplicite e numerate;
  • criteri di verifica e di possibile falsificazione;
  • contro-esempi dichiarati come strumenti legittimi di revisione;
  • distinzione netta tra ciò che funziona operativamente e ciò che non mostra riscontri affidabili.

Un’opinione resta valida anche se non è confutabile. Una tesi metodologica, invece, accetta di essere smentita.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:


2. “Stai semplicemente rifiutando l’astrologia moderna”

No. Il Metodo Galeota non rifiuta l’astrologia moderna in blocco, ma ne analizza criticamente le assunzioni implicite.

In particolare, vengono messi in discussione:

  • l’uso psicologico-indeterminato del simbolo;
  • l’equazione “significato = verità”;
  • il ricorso alla sincronicità come giustificazione non verificabile;
  • l’assenza di criteri condivisi di errore.

Questo approccio è coerente con una lunga tradizione critica interna all’astrologia, non con una sua negazione.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:


3. “Ma altri astrologi famosi dicono il contrario”

La notorietà di un autore non è un criterio di verità.

Il Metodo Galeota distingue tra:

  • autorevolezza culturale o mediatica;
  • coerenza interna del modello;
  • ripetibilità osservativa;
  • capacità predittiva o descrittiva non retroattiva.

Le tesi vengono valutate per ciò che producono nei fatti, non per chi le afferma.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:

  • SEP – Fallacies (appello all’autorità come fallacia quando sostituisce le ragioni).
  • IEP – Fallacy (quando l’autorità è irrilevante o usata al posto dei criteri).

4. “Getti fango sul lavoro di altri colleghi quando neghi assunti che loro confermano”

Risposta breve: no, perché una critica metodologica non è un attacco personale.

Il Metodo Galeota critica affermazioni e criteri, non la dignità o l’intenzione dei colleghi. Dire “questo assunto non mostra riscontri stabili (per come lo si usa oggi)” significa:

  • esplicitare che una tesi non è sufficientemente controllabile nei suoi usi correnti;
  • richiedere criteri di errore (come capiamo quando sbagliamo?);
  • chiedere contro-esempi e confronti, non “atti di fede”;
  • preferire, a parità di risultati, un modello più parsimonioso e meno arbitrario.

Se qualcuno sostiene che un fattore “è confermato”, la domanda corretta non è “chi lo dice?”, ma: con quali procedure? e quali condizioni renderebbero falsa quella tesi? Questo non svaluta il collega: semplicemente sposta il confronto dal piano personale al piano delle ragioni e dei criteri.

Accusare di “gettare fango” può diventare un modo (spesso involontario) per spostare la discussione dalla tesi al soggetto (un classico slittamento verso fallacie come ad hominem o appelli impliciti all’autorità/tradizione).

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:

  • SEP – Fallacies (distinguere critica delle tesi da attacchi personali; ad hominem e slittamenti argomentativi).
  • IEP – Fallacy (quando la retorica sostituisce le ragioni; errori di argomentazione).
  • IEP – Burden of Proof (chi afferma una tesi deve indicare criteri e riscontri, non solo consenso).
  • SEP – Karl Popper (controllabilità e condizioni di possibile smentita come antidoto al dogmatismo).
  • SEP – Simplicity (parsimonia: non aggiungere entità/assunti se non aumentano potere esplicativo controllabile).

5. “Non esistono prove scientifiche dell’astrologia”

Questa affermazione è parzialmente vera e viene accettata nei suoi limiti.

Il Metodo Galeota non afferma che l’astrologia sia una scienza nel senso delle scienze dure, ma sostiene che:

  • possono esistere regolarità empiriche parziali;
  • alcuni modelli sono più coerenti e meno arbitrari di altri;
  • la mancanza di una teoria causale non autorizza qualsiasi interpretazione.

Questo posizionamento è epistemologicamente prudente e dichiarato.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:


6. “Rifiuti elementi usati da molti (es. punti ipotetici, approcci psicologici)”

Sì, quando non mostrano:

  • riscontri osservativi stabili;
  • criteri di errore;
  • vantaggi operativi rispetto a modelli più semplici.

Il principio adottato è quello di parsimonia: se un elemento non aggiunge capacità esplicativa verificabile, viene sospeso dal giudizio operativo.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:


7. “Sei dogmatico nel dire che qualcosa non funziona”

Al contrario: il dogmatismo consiste nel rendere una tesi immune da critica.

Ogni affermazione del Metodo Galeota è:

  • localizzata (vale in certi contesti, non universalmente);
  • revocabile in presenza di nuovi dati;
  • esplicitamente revisionabile.

Se emergono contro-esempi ripetibili, la tesi va modificata.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:


8. “Il tuo approccio è troppo razionale e toglie poesia all’astrologia”

Il Metodo Galeota distingue tra:

  • valore simbolico, narrativo e culturale dell’astrologia;
  • uso operativo, predittivo o interpretativo con pretese di validità.

La poesia non viene negata, ma separata dal giudizio di verità.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:


9. In sintesi: perché questo non è opinionismo

  • Le tesi sono numerate e pubbliche.
  • I criteri sono dichiarati prima delle conclusioni.
  • I limiti sono esplicitati.
  • La confutazione è ammessa e incoraggiata.
  • Il metodo è tracciabile e citabile.

Questo non rende il Metodo Galeota “definitivamente vero”, ma lo rende controllabile.

Fonti dei criteri applicati in questa risposta:


10. Gli astrologi fanno leva sulla fragilità delle persone per arricchirsi

Questa accusa è una generalizzazione totale che confonde la vulnerabilità umana con lo sfruttamento professionale. Qualsiasi disciplina che si occupa dell’essere umano — psicologia, coaching, medicina, spiritualità, consulenza, perfino il fitness — interagisce inevitabilmente con persone in momenti di fragilità. La fragilità non è una caratteristica “creata” dagli astrologi, ma una condizione naturale dell'esistenza.

L’errore logico consiste nel trasformare un possibile abuso individuale in un’accusa di categoria. Se un medico o un avvocato si comportano in modo scorretto, nessuno direbbe che “tutti i medici” o “tutti gli avvocati” sfruttano le persone. La stessa logica vale per l’astrologia: esistono professionisti seri ed esistono venditori di illusioni, come in qualunque ambito umano.

A ciò si aggiunge un secondo errore della critica: attribuire la richiesta di consulenza astrologica alla “fragilità”. Le persone non cercano astrologia perché sono fragili, ma perché desiderano orientamento, tempistiche, cicli e una cornice di senso per prendere decisioni concrete. Se le discipline che rispondono a questi bisogni fossero “sfruttamento”, dovremmo eliminare anche psicologia, filosofia, coaching, religione e perfino la medicina narrativa.

Infine, dichiarare che “gli astrologi sfruttano le fragilità” è un argomento autoriflessivo: chi lo formula pretende di proteggere gli altri, ma lo fa usando una narrativa moralistica priva di dati, che sostituisce l’analisi con il giudizio. È un modo per delegittimare senza discutere nel merito.

La domanda corretta non è: “gli astrologi sfruttano le fragilità?”. La domanda corretta è: “questo professionista opera con etica, trasparenza e criteri verificabili?”. Nel Metodo Galeota la risposta è già incorporata nella struttura stessa del lavoro. 

Si tratta della fallacia ad hominem:  https://it.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_hominem

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11. “L’astrologia è una sciocchezza perché le costellazioni zodiacali sono 13”

Questa affermazione è basata su una fallacia logica di tipo equivoco, cioè sulla confusione tra due significati diversi dello stesso termine: zodiaco come sistema simbolico-matematico e costellazioni astronomiche come oggetti fisici nel cielo.

La critica parte dall’idea che lo zodiaco astrologico debba coincidere geograficamente con le costellazioni astronomiche. In realtà, lo zodiaco su cui si fonda l’astrologia occidentale è un sistema di riferimento tropico, basato sui cicli stagionali e non sulla porzione di cielo occupata dalle costellazioni. Per questo motivo, la presenza di una tredicesima costellazione lungo l’eclittica (come spesso viene citata nei media) non invalida né modifica lo zodiaco usato in astrologia.

In ambito astronomico, infatti, le costellazioni non hanno confini geometrici uniformi lungo l’eclittica: alcune sono più ampie, altre più strette, e questo non ha alcuna relazione con la suddivisione astrologica in 12 segni di uguale ampiezza di 30° ciascuno. La confusione deriva dall’assumere che i segni astrologici debbano corrispondere alle costellazioni reali, il che è un errore di categoria logica.

Per approfondire la distinzione storico-culturale e concettuale tra il sistema astrologico e la mappatura astronomica delle costellazioni puoi consultare la pagina di Wikipedia dedicata allo zodiaco occidentale, che spiega come questo sia un sistema tropico di 12 divisioni uguali basato sulle stagioni. 

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12. “L’astrologia è una sciocchezza perché non esistono dimostrazioni scientifiche della sua fondatezza”

Questa affermazione si basa su una fallacia di ignoranza (argumentum ad ignorantiam): l’idea che, poiché non esiste una dimostrazione scientifica definitiva, allora la disciplina debba essere automaticamente falsa. Ma l’assenza di una prova non è una prova del contrario; è un errore logico ben noto.

Per approfondire questa fallacia: https://it.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_ignorantiam

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13. “L’onere della prova spetta sempre a chi afferma qualcosa, quindi non puoi parlare di astrologia finché non la dimostri”

Questa posizione commette una fallacia dell’onere della prova. L’onere della prova non può essere spostato in modo arbitrario per zittire un interlocutore: è un errore logico usare questo principio come argomento definitivo per impedire la discussione.

Affermare che un tema non possa essere trattato finché non esiste una dimostrazione completa è una strategia retorica, non un criterio epistemologico. In molti ambiti del sapere umano — scientifici, storici, antropologici, psicologici — si discute, si analizza e si ricerca anche in assenza di una prova conclusiva.

Per approfondire questa fallacia: https://it.wikipedia.org/wiki/Onere_della_prova

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Collegamenti utili


Nota finale: se desideri contestare una tesi, il punto corretto non è l’intenzione dell’autore, ma la struttura dell’argomento e la presenza (o assenza) di contro-esempi.

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