18 febbraio 2026

Apofenia


Dopo tantissimo tempo ho rivisto una persona. Peggiorata. Veniva fuori da una situazione sentimentale catastrofica. Non aveva una bussola interiore non aveva appigli su come agire e su come comportarsi. Perciò cercava nella natura e nel cosmo qualunque segnale mistico potesse darle una direzione. Così le era venuta l'ossessione dei numeri: ogni volta che vedeva un numero ci collegava un significato numerologico che per diventava una specie di segnale dell'universo, un modo per rassicurarla. Non aveva la sua bussola interiore. Non aveva, dentro di sé, gli strumenti per affrontare il mondo e perciò li cercava all'esterno. Era in pieno delirio... 

Quello che descrivo non è raro dopo una rottura sentimentale traumatica (o dopo altri tipi di esperienze dolorose). Quando una persona vive un crollo affettivo importante, possono saltare tre pilastri:

  1. Senso di controllo

  2. Senso di identità

  3. Prevedibilità del mondo

Quando questi tre elementi crollano, la mente cerca disperatamente un modo per ristabilire ordine.

Ed è qui che compaiono fenomeni come:

  • ossessione per i numeri

  • ricerca di “segni”

  • interpretazioni simboliche rigide

  • convinzione che l’universo stia parlando

Non è necessariamente “follia”. È spesso un tentativo di sopravvivenza cognitiva.

Cosa sta succedendo davvero?

Il meccanismo si chiama:

  • apofenia → vedere connessioni significative dove non ci sono

  • bias di conferma → selezionare solo ciò che conferma l’idea iniziale

  • illusione di controllo → credere che eventi casuali siano segnali direzionali

Quando l’interno è caotico, la mente costruisce un ordine esterno simbolico.

Una persona con bussola interiore:

  • tollera l’incertezza

  • prende decisioni anche senza garanzie cosmiche

  • accetta che non tutto abbia un messaggio

Chi non ce l’ha:

  • delega il senso all’esterno

  • ha bisogno di segnali

  • teme il vuoto decisionale

La numerologia ossessiva in questi casi non è spiritualità: è regolazione dell’ansia.

Idem possiamo dire di chi legge costantemente gli oroscopi o di chi ne produce quotidianamente. O di chi fa uso smondato di cartomanzia e tarologia. 

La frustrazione porta alla necessità costante rassicurazione nella pratica di certe conoscenze; ma questo paradossalmente alimenta ancora di più l'insicurezza. Dare costanti rassicurazioni, infatti, rende più fragili e insicuri, Non solo: rende anche disconnessi dalla realtà. Quando pensiamo che tutto sia già scritto nel nostro destino cerchiamo strumenti che possano aiutarci a gestire l'imprevisto. Il problema è che non esiste un destino così come lo immagini (clicca qui) e perciò, spesso certe pratiche creano ancora più danni. 

Ti dico una cosa importante

Molte persone che cercano segni non sono mistiche.
Sono terrorizzate dal caos.

Il numero è una formula contro il vuoto; le carte gli astri, sono spesso soltanto immagini e consigli che ti impediscono di trovare la via giusta e le risorse migliori per fronteggiare le difficoltà della vita. 

Perché, pur essendo astrologo, sconsiglio l’uso “dipendente” di astrologia, tarocchi e numerologia

Qualcuno ogni tanto si chiede come mai, io che sono astrologo, possa sconsigliare certi atteggiamenti. La risposta è semplice: io non sconsiglio l’astrologia. Sconsiglio la dipendenza psicologica dal simbolo. E sono due cose completamente diverse.

Il punto centrale

Astrologia, tarocchi e numerologia possono essere usati in due modi:

  1. Come strumenti di riflessione (che aiutano a pensare, a leggere dinamiche, a formulare ipotesi).
  2. Come stampelle emotive (che servono a ridurre l’ansia, a ottenere certezze immediate, a delegare decisioni).

Nel primo caso, questi strumenti possono essere utili: stimolano consapevolezza, creano linguaggio, aprono prospettive. Nel secondo caso, invece, possono diventare pericolosi: sostituiscono la responsabilità, alimentano la ricerca compulsiva di “segni” e trasformano il simbolo in un oracolo decisionale.

Perché una persona turbata non dovrebbe usarli

Quando una persona è emotivamente destabilizzata (dopo un trauma, una rottura, uno shock, un periodo di ansia intensa), il suo bisogno primario non è “capire il cosmo” ma ritrovare stabilità.

In quello stato, la mente cerca certezze e appigli esterni. È qui che può nascere la trappola: qualunque numero, coincidenza o simbolo diventa un segnale, una prova, una conferma. Non è spiritualità: spesso è solo regolazione dell’ansia.

La differenza non è astrologica: è psicologica

Una persona equilibrata:

  • usa il simbolo come linguaggio e come spunto, non come “verità rivelata”;
  • mantiene il dubbio e la flessibilità mentale;
  • non delega le scelte alla divinazione o ai segni.

Una persona fragile o turbata:

  • tende all’interpretazione magica;
  • cerca segnali ovunque;
  • trasforma il simbolo in un sostituto della propria bussola interiore.

La mia posizione

Io consiglio astrologia, tarocchi e numerologia non a chi è turbato, ma solo a chi possiede un equilibrio sufficiente per non dipendere da queste conoscenze. Prima viene la stabilità interiore. Poi, eventualmente, si può dialogare con il simbolo.

L’astrologia è uno strumento potente. Ma come tutti gli strumenti potenti richiede una struttura stabile. Non è un rifugio per chi ha perso il proprio centro.

Se non hai la tua bussola interiore, qualsiasi “segno” rischia di diventare una gabbia. E io, per etica, questo non lo alimento. 

Se: 

  • stiamo vivendo ansia o incertezza,
  • cerchiamo rassicurazioni immediate,
  • in quei momenti il cervello vuole ordine. E allora lo crea. Collega eventi scollegati, costruisce narrazioni, attribuisce significati.

    Non è follia. È bisogno di controllo. 

    Il rischio dell'apofenia

    Il rischio non è “credere nei simboli”. Il rischio è delegare la propria bussola interiore a ciò che appare come un segnale esterno.

    Se ogni numero diventa un messaggio, ogni coincidenza una prova, ogni evento una conferma, stiamo scivolando in una forma di dipendenza cognitiva.

    A quel punto non decidiamo più noi: decidono le interpretazioni.

    Come non diventare vittima dell'apofenia

    1. Accetta il caso. Non tutto ha un significato personale. La casualità non è un nemico: è una componente strutturale della realtà.
    2. Chiediti: qual è la prova contraria? Se interpreti un evento come segno, cerca attivamente esempi che lo smentiscano. Questo interrompe il bias di conferma.
    3. Distinguere simbolo da realtà. Il simbolo può essere uno strumento di riflessione, ma non è un fatto oggettivo. È una lente, non il mondo.
    4. Non prendere decisioni importanti in stato emotivo alterato. Quando siamo turbati, l’apofenia aumenta. Prima si stabilizza l’equilibrio, poi si interpreta.
    5. Coltiva il dubbio sano. Il dubbio non distrugge il simbolo. Lo rende maturo.

    Il punto che mi sta a cuore

    Io lavoro con il simbolo. Ma non confondo mai il simbolo con la realtà. L’astrologia, come qualunque linguaggio simbolico, richiede equilibrio.

    Se non hai una bussola interiore stabile, qualunque coincidenza può diventare una gabbia. Se invece sei centrato, il simbolo può diventare uno strumento di riflessione, non una stampella emotiva.

    Non tutto ciò che appare connesso lo è. E non tutto ciò che accade è un messaggio per noi.

    Liberarsi dall’apofenia non significa diventare freddi o materialisti. Significa diventare liberi.

    SE VUOI UN AIUTO CLICCA QUI 

    ✦ Box autore — Metodo Galeota

    Giuseppe “Al Rami” Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche. Nel Metodo Galeota distinguo tra simbolo e interpretazione arbitraria: lavoro con criteri dichiarati, esempi e contro-esempi, controllo dei bias e attenzione ai limiti, per rendere l’astrologia più trasparente e criticabile.

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