05 marzo 2026

Non è l'astrologia di una volta


NON È L'ASTROLOGIA DI UNA VOLTA
Ieri mi è capitato di leggere un post di un’astrologa intitolato: “Non è una coincidenza”.
Nel post si sosteneva che non fosse affatto una coincidenza che proprio nel giorno di un’eclissi lunare si fosse verificato un terremoto in Italia.
Il post ha raccolto circa un migliaio di like.
La cosa che mi ha colpito, però, non è stata tanto l’affermazione in sé, quanto il fatto che nessuno abbia sollevato un’obiezione elementare.
Solo io l'ho fatto.
Perché l’obiezione è molto semplice:
i terremoti avvengono ogni giorno, in varie parti del mondo, spesso con intensità anche maggiore.
Se basta che un terremoto avvenga nello stesso giorno di un’eclissi per trasformarlo in una “prova astrologica”, allora potremmo collegare praticamente qualsiasi evento a qualsiasi configurazione celeste.
Questa non è astrologia.
Questa è selezionare un evento dopo che è accaduto e costruirgli attorno una storia.
Il problema non è soltanto chi scrive queste cose.
Il problema è che centinaia di persone le leggono senza porsi la domanda più semplice:
quante volte accade la stessa cosa senza che nessuno la noti?
È proprio qui che si misura il declino dell’astrologia.
Quando smette di essere osservazione dei fenomeni e confronto con la realtà, e diventa semplicemente una macchina narrativa capace di trasformare qualsiasi coincidenza in un significato, l’astrologia perde la sua credibilità.
E quando questo accade, non viene danneggiata solo la disciplina.
Viene danneggiata anche la capacità delle persone di distinguere tra un’ipotesi e una dimostrazione.
Ed è proprio per questo che oggi, più che mai, l’astrologia ha bisogno di una cosa semplice ma rara:
metodo, spirito critico e senso delle proporzioni.
Un tempo l'astrologia era la "scienza dei dotti"
Oggi è una barzelletta fanta-spirituale...
Vogliamo giocare? E giochiamo allora: nella foto quando io ero Ramses terzo.
🤣

Chi produce astrologia e chi la consuma

A questo punto sorge una domanda inevitabile:
chi produce oggi l’astrologia e chi la consuma?

Perché quando un ragionamento così fragile riesce a raccogliere centinaia o migliaia di approvazioni, il problema non riguarda più soltanto chi lo ha scritto.
Riguarda l’intero ecosistema culturale in cui quel messaggio circola.

Oggi una parte consistente dell’astrologia che circola sui social non nasce da osservazione, studio o confronto con i fenomeni.
Nasce da un meccanismo molto più semplice: la produzione continua di significati per qualsiasi evento accada.

Succede qualcosa nel mondo?
Si cerca immediatamente nel cielo un simbolo che possa essere collegato a posteriori.

Non importa se lo stesso evento accade ogni giorno.
Non importa se non esiste alcuna verifica statistica.
Non importa se la correlazione è costruita retroattivamente.

Ciò che conta è che la narrazione sia suggestiva.

E qui entra in gioco l’altro lato della questione: chi consuma questo tipo di astrologia.

I social hanno reso evidente una cosa che forse molti preferivano non vedere:
la maggior parte delle persone non cerca spiegazioni rigorose, ma storie che confermino ciò che sente o ciò che vuole credere.

La narrazione simbolica, quando non è controllata dal metodo, diventa uno strumento potentissimo.
Perché non chiede di verificare nulla.
Chiede soltanto di riconoscersi emotivamente in quello che si legge.

Questo crea un circuito molto semplice:

  • chi produce astrologia impara rapidamente che le affermazioni più vaghe o suggestive funzionano meglio delle analisi rigorose;

  • chi la consuma non ha strumenti – o non sente il bisogno – di distinguere tra un’ipotesi e una dimostrazione.

Il risultato è una spirale inevitabile:
più la qualità del discorso scende, più il consenso aumenta.

Non perché le persone siano necessariamente stupide, ma perché non sono state educate a riconoscere gli errori di ragionamento più elementari.

Così accade che affermazioni costruite su semplici coincidenze vengano percepite come rivelazioni profonde.

Ed è in questo punto che si comprende davvero il problema.

Il declino dell’astrologia non nasce dall’attacco degli scettici.
Nasce dall’abbassamento progressivo del livello culturale e metodologico di chi la pratica e di chi la consuma.

Quando una disciplina smette di chiedere rigore a sé stessa, diventa inevitabilmente un contenitore in cui può entrare qualunque cosa.

E a quel punto non è più astrologia.
È soltanto intrattenimento simbolico travestito da conoscenza.

Un problema di formazione intellettuale

Detto questo, sarebbe ingenuo ignorare un altro aspetto della questione.

Quando si leggono affermazioni costruite su collegamenti così fragili — come associare un terremoto a un’eclissi semplicemente perché avvengono nello stesso giorno — è inevitabile chiedersi quale sia il livello di preparazione intellettuale di chi le formula. Perché esistono errori di ragionamento talmente elementari che vengono insegnati già nei primi anni di formazione scientifica.

Confondere una coincidenza con una relazione significativa, selezionare un evento dopo che è accaduto e costruirgli attorno una spiegazione simbolica, ignorare la frequenza con cui lo stesso fenomeno si verifica, sono errori logici molto basilari.

Quando questi errori diventano la norma nel discorso astrologico pubblico, è difficile non riconoscere che esiste un problema reale di livello culturale e metodologico. Questo vale sia per chi produce contenuti sia per chi li approva senza porsi alcuna domanda. Perché il punto non è sapere tutto. Nessuno lo sa.

Il punto è possedere almeno gli strumenti minimi per distinguere tra:

  • un’ipotesi e una dimostrazione

  • una coincidenza e una relazione verificata

  • una narrazione suggestiva e un’analisi fondata sui fenomeni

Quando questi strumenti mancano, qualsiasi racconto può sembrare convincente. Ed è proprio qui che si vede il vero problema del nostro tempo:
non la mancanza di informazioni, ma la mancanza di criteri per valutarle. Non solo: manca anche l'umiltà di ammetterlo! E quando questi criteri vengono meno, discipline come l’astrologia rischiano di trasformarsi facilmente in qualcosa di molto lontano da ciò che potrebbero essere. 

Perché molti astrologi (o sedicenti tali) non studiano più?

A questo punto la domanda diventa inevitabile: perché oggi molti astrologi non studiano più? Perché sempre più spesso si vedono discorsi pieni di spiritualità? Perché post di energie, di risvegli interiori, ma quasi nessun riferimento allo studio dei fenomeni, alla verifica delle ipotesi, alla discussione dei dati?

La risposta, purtroppo, è piuttosto semplice.

Studiare davvero l’astrologia è difficile.
Richiede anni di osservazione, confronto tra casi, controllo degli errori di interpretazione, capacità di distinguere tra ciò che funziona e ciò che non funziona. È un lavoro lento, umile ma nobile, spesso frustrante, perché obbliga a mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni. Molto più facile, invece, è muoversi nel terreno della spiritualità indistinta, 
dove per confermare quelle idee fanta-spirituali basta la propria parola e fare finta di capire di psicologia.

Quando si parla di “energie”, di “vibrazioni”, di “risvegli interiori”, di “messaggi dell’universo”, non esiste più alcun criterio di verifica. Esiste solo l'ego di chi vuole atteggiarsi a santone snaturando l'astrologia. 
Qualsiasi affermazione può sembrare plausibile, perché non deve essere dimostrata. Anzi, c'è sempre la scusa che per capire certe cose bisogna elevarsi. Ma loro, quando si elevano e soprattutto, quando si levano? 

E così accade che l’astrologia, invece di essere uno strumento di osservazione del rapporto tra cicli celesti e fenomeni terrestri, diventi sempre più spesso un linguaggio spirituale generico, capace di adattarsi a qualunque situazione.

In questo modo non è più necessario studiare davvero.
Non è più necessario confrontarsi con i dati.
Non è più necessario ammettere quando una teoria non funziona.

Basta parlare. Basta usare termini come anima antica, karma, femminile sacro etc. Ed è proprio questo il punto critico: quando una disciplina smette di chiedere studio, metodo e verifica, inevitabilmente si riempie di discorsi vaghi, suggestivi e difficili da confutare. Non perché tutti coloro che li producono siano in malafede, ma perché un linguaggio senza criteri permette di dire tutto e il contrario di tutto e autorizza persino a dire che nessuno ha la verità in mano, anche chi si occupa di dimostrazioni. Sono i ragionamenti classici dei manipolatori (e sopratutto delle manipolatrici). 

Ed è così che l’astrologia, lentamente, smette di essere una disciplina da studiare e diventa semplicemente un repertorio di frasi suggestive.

L'astrologia è davvero morta? Di sicuro non è l'astrologia di una volta...

📌 About the Author

Questo articolo fa parte del progetto Astrologia Verificabile – Metodo Galeota, una ricerca dedicata a restituire all’astrologia criteri chiari, verificabilità, confutazione e responsabilità comunicativa.

Giuseppe Al Rami Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche — unisce l'analisi astrologica al counsel–coaching strategico, integrando pensiero critico, metodologia e controllo dei bias cognitivi.

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