23 febbraio 2026

Quando NON è il caso di fare una consulenza astrologica


Quando NON è il caso di fare una consulenza astrologica

Perché a volte è meglio fermarsi prima, soprattutto se cerchi solo una conferma

Mi capita, qualche volta, di essere contattato da persone che “vogliono una consulenza astrologica”… ma che in realtà non la vogliono davvero. Vogliono un’altra cosa: una conferma.

Hanno già una convinzione incollata addosso — spesso costruita leggendo qua e là, seguendo astrologi sui social, assorbendo frasi fatte, teorie ripetute per anni — e arrivano con un’idea precisa:
“Il destino è rigido. Le cose andranno così. Dimmi solo quando e come.”

Non solo: c'è anche chi pur non avendo alcuna competenza ed esperienza, vuole dirmi come stanno le cose. Mi ricordo per esempio una tipa dell'Acquario che dopo nemmeno un anno di pratica di studi già sosteneva di sapere tutto sulle caratteristiche dei segni ed era parecchio irritante avere a che fare con lei perché credeva l'astrologia fosse tutta una questione di intuizioni. Insomma era un pallone gonfiato che presumeva di saperne più di me, ma completamente plagiata dalle solite questioni sul karma, sull'anima etc. Insomma chi è già convinto di sapere, mi domando, cosa mi contatta a fare, se tanto non è disposto a lasciarsi smentire e correggere. Se ogni opinione ha pari valore, allora a cosa serve studiare e sperimentare? Secondo loro io dovrei ascoltare quelle castronerie fanta spirituali e fare finta che la mia competenza ed esperienza siano paragonabili alla loro. Ammetto però, che ci sono colleghi che studiano da quarant'anni e ne sanno meno di chi studia da molto meno tempo. In ogni caso, avere idee già rigide sul mondo, sulla vita, sull'astrologia dopo poco tempo, è sintomatico di due cose: o mancanza di umiltà, o fragilità psichica. 

C'era una persona che diceva di volere un confronto col sottoscritto. Era convinta di un sacco di cose e io ero in disaccorde praticamente su tutto quello in cui credeva. Rassicurarla, senza squalificare le sue credenze era impresa davvero ardua perché ormai era prigioniera dei suoi loop. Lei voleva solo conferme, non un vero e proprio confronto o una consulenza. Ed io ero molto dispiaciuto del pasticcio in cui si era cacciata perché ormai era completamente fuori controllo, fuori di sé, sicurissima di ciò che mi raccontava e della sua interpretazione dei fatti. Chi non lascia spazio ad altre letture, come può essere aiutato? 

Ecco: quando la richiesta parte da questo presupposto, io preferisco dirlo subito con chiarezza.
In questi casi sconsiglio la consulenza astrologica.

Non perché “l’astrologia non serve”.
Ma perché quel tipo di consulto diventa una forma di autosuggestione, e io non lavoro così.

Se chi viene da me è già convinto di essere manipolato, sotto controllo ipnotico o magico o vittima del "karma", e non mi da la possibilità di valutare coi miei strumenti, anche a costo di scardinare completamente certe convinzioni, a cosa serve la mia competenza? Se siamo al punto di "non voglio sentirmi dire che sono pazzo o che sbaglio perché altrimenti non mi sento compreso e capito", allora siamo già fuori dall'ambito delle mie competenze astrologiche e della mia etica, dato che io non spingo le persone a credere o non credere a qualcosa, ma scelgo di ponderare e mostrare alternative costruttive. L'unica strada secondo me possibile, qui diventa la psicologia. Stop. 


Il problema non è la domanda. È il “contratto” nascosto

Una consulenza seria è un lavoro in cui si prova a capire, orientarsi, leggere dei cicli, valutare dei margini di azione.
Ma ci sono richieste che contengono un “contratto implicito” diverso, anche se la persona non se ne rende conto.

Il contratto implicito suona più o meno così:

  • “Dimmi quello che penso già, così mi tranquillizzo.”

  • “Dimmi che non posso farci niente, così mi tolgo il peso delle scelte.”

  • “Dimmi che è inevitabile, così mi preparo al peggio (o mi aggrappo al meglio).”

  • “Dimmi che ho ragione io e che tutti gli altri si sbagliano.”

In pratica, la consulenza viene usata come timbro notarile su un’idea già formata.

Se io accetto quel contratto, non sto facendo astrologia: sto facendo l’oracolo.
E peggio ancora: sto alimentando dipendenza, paura, fatalismo.


Come riconosci se sei in questa situazione (senza offenderti)

Di solito, chi arriva così mostra almeno alcuni segnali:

  1. Ha già conclusioni definitive prima ancora di iniziare
    “Lo so già che non troverò mai l’amore.”
    “Lo so già che questo rapporto è destinato a finire.”
    “Lo so già che quel transito mi distruggerà.”

  2. Cita formule assolute imparate da altri
    “Saturno = blocco”, “Plutone = tragedia”, “Nettuno = inganno”…
    senza considerare contesto, esempi, contro-esempi, né limiti.

  3. Cerca una sentenza, non una lettura
    Non chiede: “Che scenari vedi?”
    Chiede: “Cosa succede, punto.”

  4. Rifiuta qualunque alternativa interpretativa
    Se la lettura non coincide con la credenza iniziale, il problema diventa:
    “allora tu non sei bravo perché ho visto i miei transiti in passato”, oppure “allora l’astrologia è falsa”, oppure “allora tu non capisci”.

  5. Vuole “certezza totale” su un futuro rigido
    Questo è il punto più delicato: la richiesta nasce spesso dall’ansia, non dalla curiosità.

    Se senti di rispecchiarti in uno o più di questi punti, non ti darò mai un sostegno astrologico. Mai. Se sai già tutto su quel che ti accade e perché ti accade, non sono la persona giusta per te.  


Perché sconsiglio la consulenza astrologica in questi casi

Per un motivo molto semplice:
se usi l’astrologia per fissare un destino già deciso nella tua testa, la consulenza diventa dannosa.

Danno tipico n.1: autosuggestione
Ti convinci ancora di più di ciò che temi o speri, e inizi a leggere qualunque evento come “prova”.

Danno tipico n.2: profezia che si autoavvera
Se ti convinci che “andrà male”, ti irrigidisci, ti comporti in modo difensivo, alimenti conflitti, ti blocchi.

Danno tipico n.3: dipendenza
Torni a chiedere conferme, date, transiti, dettagli… non per orientarti, ma per sedare l’ansia.

Danno tipico n.4: fatalismo e deresponsabilizzazione
“Non sono io, è scritto.”
Questa è la trappola più grande: ti toglie margine d’azione, ti spegne.

Io non faccio consulenze che aumentano paura o dipendenza.
Non mi interessa avere “clienti in più” se il prezzo è alimentare un meccanismo che peggiora la vita.


La mia regola: se cerchi una sentenza, non sono la persona giusta

Lo dico in modo molto netto, ma con rispetto:
se vuoi che io ti confermi un destino rigido, io non sono l’astrologo giusto.

Non perché “non credo nei cicli”.
Ma perché non trasformo i cicli in catene.

Nella mia pratica, una consulenza è utile solo se c’è almeno questo patto minimo:

  • accetti che esistano limiti e margini, non certezze assolute;

  • accetti che l’interpretazione debba restare coerente e verificabile, non “narrativa perfetta”;

  • accetti che la lettura serva a capire cosa fare, non a subire.

    MA SOPRATTUTTO ACCETTI DI NON AVERE CERTEZZE SU COME FUNZIONA IL MONDO, L'ASTROLOGIA, IL "DESTINO".   

Se questo patto non c’è, la consulenza non funziona. E spesso fa danno.


Un’alternativa onesta: invece della consulenza ASTROLOGICA, una domanda diversa

Quando riconosco questa dinamica, propongo spesso di cambiare totalmente. 
Non “cosa succede?”, ma: ti offro le mie competenze nel campo della psicologia, del coaching e del counseling, che spesso vale mille volte di più di una consulenza astrologica, soprattutto in casi come questi. E aiuto il cliente a chiedersi: 

  • “Che cosa temo davvero che succeda?”

  • “Che cosa sto cercando di farmi confermare?”

  • “Qual è la mia tentata soluzione che mi sta bloccando?”

  • “Che cosa posso fare io per aumentare le probabilità di migliroare la mia vita?”

Se la persona è disponibile a questo cambio di cornice, allora sì: ha senso lavorare con il conusel-coaching strategico.
Se invece vuole solo la sentenza, io mi fermo. 


A volte dire “no” è una forma di serietà

Molti si aspettano che un professionista dica sempre “sì”.
Io credo il contrario: un professionista serio sa dire “no” quando capisce che il lavoro verrebbe usato male.

Quindi lo ripeto chiaramente:

Se cerchi una conferma di un destino rigido, ti sconsiglio la consulenza astrologica.
Non per giudicarti, ma per proteggerti da un uso dell’astrologia che può aumentare ansia, dipendenza e blocco.

Se invece vuoi una lettura che ti aiuti a capire, orientarti e agire con lucidità — con limiti dichiarati e senza fatalismo — allora possiamo lavorare bene.

Ma se sei in una condizione di forte dolore tanto da avere acquisito una visione rigida del mondo e tanto da cominciare a credere in "maledizioni", energie malefiche, influenze paranormali, allora la consulenza che serve è quella psicologica, o di counseling. 

Quando l'astrologia, la cartomanzia, la spiritualità, l'idea di essere vittima di chissà quale sortilegio ti incantenano, è il caso che ti fermi perché l'unico modo per stare bene è ritornare coi piedi per terra. Ricorda: ciò che pensi possa darti la risposta alle tue sofferenze è spesso la cosa peggiore a cui puoi credere, anche se ti sembra la cosa più logica e giusta.