DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

mercoledì 23 febbraio 2011

conoscenza, esperienza, astrologia (knowledge, experience, astrology )




Ecco un articolo scritto dall'amico Giuseppe Vinci a cui seguirà un mio commento.


tratto da:  http://www.trameindivenire.it/2011/02/02/realta/
Realtà metafisica e fattuale
Quando parliamo di realtà solitamente ci riferiamo a quello che i nostri cinque sensi percepiscono, in altre parole il mondo così come lo avvertiamo.
I sensi, in quanto organi di percezione, fungono da intermediari tra l’oggetto di percezione, – il mondo, noi compresi – e la mente-soggetto percepente. Questo, nell’immediato, ci porta a credere che quello che la mente ha elaborato, in seguito alla percezione, sia la pura realtà e che al di la del percepito non vi è null’altro. A questa conclusione giunsero i filosofi Jonici, – i naturalisti – come Protagora che formulò il motto “l’uomo è misura di tutte le cose”.
Sappiamo, però, che ogni essere senziente, percepisce il mondo in modo diverso, potremmo dire personale, proiettando in sé stesso una diversa rappresentazione di quanto ha percepito. Infatti, se dovessimo chiedere a più persone di descrivere quanto percepito dopo aver mangiato una mela, riguardo il sapore, oltre alle difficoltà che incontrerebbero nel descrivere la percezione, avremmo come è noto, una grande varietà di rappresentazioni, spesso discordanti tra loro, anche se solo per pochissimi elementi.
La percezione può produrre interpretazioni tra loro discordanti degli oggetti percepiti, in soggetti diversi allo stesso tempo e in tempi diversi degli stessi soggetti. Insomma: la mela oggi, per me ha un determinato sapore, domani, la stessa mela ne potrebbe avere un altro; ancora, oggi, una stessa mela, ha per due persone un diverso sapore. Allora qual è l’essenza/sapore della mela? Forse sarà oltre la percezione sensibile?
Facendo seguito a questa riflessione Eraclito si espresse dicendo “non ci si bagna due volte nello stesso fiume”, ponendo l’attenzione sul fatto che lo stesso fiume oltre a non essere mai lo stesso e identico a sé stesso, viene per questo percepito sempre in maniera differente, accusando in tal modo, l’impermanenza del mondo fenomenico, simboleggiato dal fiume che scorre.
Non sarà forse che l’essenza del fiume in sé è da ricercare oltre il suo essere fiume che scorre, quindi oltre il suo essere fenomeno che appare in quanto scorre?
Ma allora quello che percepiamo cos’è, la realtà o quello che appare di essa?
Si introduce, in questo modo, l’indagine sulla realtà, attraverso la discriminazione sul dualismo di fondo: la realtà in sé, interna, permanente e assoluta, e la realtà esterna, apparente e impermanente.
La scuola che, in occidente, da Pitagora passa per Parmenide e che trova il suo culmine prima in Platone, poi in Plotino, e la scuola Vedanta, che in oriente, a partire dalle Upanisad vediche, partendo da Gaudapada, trova la sua massima espressione in Samkara, riflettono sul fatto che la “realtà in sé”, l’essenza delle cose, non è coincidente con l’apparenza.

Perché questo?
La mente proiettiva dell’uomo è in grado di “previsualizzare” un’idea, un progetto, un desiderio da realizzare. Una volta definito e fissato nella memoria il progetto si da inizio ai lavori per la sua realizzazione. Dalla vaghezza dell’idea, informe e astratta si giunge alla forma definita nello spazio e nel tempo. Un progetto ed una realizzazione, però, soggetti a continue modifiche e trasformazioni: un cantiere sempre aperto dentro e fuori della mente, dentro e fuori di sé e del Sé.
Allo stesso modo, potremmo considerare la realtà in sé, assoluta, permanente e costante, come la mente universale da cui tutto scaturisce, e considerare il mondo come “progetto” in fase di realizzazione.
Il mondo fenomenico, progetto impermanente è, dunque, l’emergenza progettuale che sorge dal sostrato permanente del Sé: affiora come un sogno, nella notte della coscienza e svanisce al suo albeggiare.
Come per gli uomini incatenati nella caverna platonica, noi percepiamo, l’ombra riflesso impermanente della proiezione onirica della mente universale. Noi stessi, per la parte fenomenica di cui siamo composti, siamo ciò che emerge sul sostrato della mente universale, come fossimo prodotto del suo sogno: ciò che appare e svanisce in un solo batter di ciglia rispetto all’eterno presente in cui si esplica il Sé Puro.
Le catene che ci tengono stretti alle pareti dell’apparenza/caverna, che ci costringono nei limiti del fenomenico e delle illusioni che lo stato onirico proietta, non permettono la pura percezione dell’essenza.
Da questa condizione nasce la falsa identificazione dell’essere con il fenomeno (io sono questo), con il riflesso del Sé, con l’emergenza temporanea e impermanente che sorge dal Sé, appare separato e “a sé stante”, ma che ben presto al Sé ritorna, al suo noumeno, senza lasciar traccia.
Quanto questo processo ci coinvolge con consapevolezza?
L’insegnamento platonico invita allo svelamento, l’aletheia, o come direbbe la tradizione orientale alla liberazione, moksa.
Per conoscere l’essenza delle cose, della vita universale, del suo senso, è necessario liberarsi dalle catene delle apparenze, è necessario uscire dalla caverna in cui è relegata la nostra coscienza fino a risalire la vetta della montagna, fino a risalire oltre il cielo, all’Iperuranio. Solo allora purificati, alleggeriti dal peso delle catene, dagli attaccamenti della quotidianeità, saremo in grado di risalire lievemente, ci eleveremo alla visione della pura realtà.

L’insegnamento di Samkara e di Platone, ma diremmo di tutta la Tradizione Iniziatica Universale, identifica la realtà alla conoscenza. Conoscere significa conoscere la Realtà, il Sé Supremo, l’Assoluto. Una conoscenza che non ha come meta la realtà, l’essenza delle cose, non è vera conoscenza, stabile e imperitura, ma erudizione di cose periture, transitorie e apparenti, che non hanno una realtà in sé e che sorgono sul palcoscenico della coscienza universale, nel limite del tempo e dello spazio, del prima e del dopo. Mentre, la realtà, l’essenza, abbiamo detto, è di là dal tempo e dallo spazio, è nell’eterno presente.
Questa soluzione, inevitabilmente, ci porta a dover assimilare, meglio ad identificare la conoscienza, oltre che con la “liberazione” e con la Realtà, anche con la Coscienza Universale, poiché in fondo è, questa, Testimone, spettatore, sperimentatore, immutatile e imperturbabile del mondo fenomenico.
Se contemplare quello che c’è oltre l’Iperuranio, oltre il cielo, insomma la Realtà, significa riconoscersi in essa e se il processo di liberazione e risalita della coscienza porta a questo significa che la stessa coscienza, temporaneamente individuata, di là dal contingente è identica alla Realtà, alla Coscienza Suprema.
L’invito a sperimentare oltre il visibile, a non negarci l’altra esperienza, a conseguire la realtà che è in nuce nell’umana semenza è Dante, nel XXVI canto dell’Inferno:
“… Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste per viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza”.
Dante, come Socrate, ci invita alla conoscenza profonda della nostra essenza che è di la dalla bruta apparenza: “considerate la vostra semenza…”, semenza che è virtù platonica.
La via della Conoscenza ci conduce a conoscere la Realtà e a riconoscerci in essa. E’ insita nell’uomo l’aspirazione alla Realtà. E’ parte integrante della sua natura, così come le funzioni spontanee del vivere.
A differenza degli oggetti che si esperiscono con i comuni sensi, la Realtà non rientra tra queste categorie di oggetti che nascono e muoiono.
Si cade in un duplice errore se si giunge a credere che l’esperienza e il mondo sono vacuità, pura illusione. Dal momento in cui si esperisce qualcosa, il contenuto di tale esperienza non può essere considerato nullo. L’esperienza e i suoi oggetti non sono reali solo se posti in relazione alla Realtà Ultima. L’esperienza e i suoi oggetti sono e non sono allo stesso tempo. Esistono, sono una realtà per i sensi, poiché sono della loro stessa natura. Non esistono, non sono una realtà, dal punto di vista della Realtà Ultima, vera e stabile, assoluta.
Le esperienze, difatti, non sono universalmente valide per tutti gli esseri senzienti. L’esperienza di uno potrebbe contraddire l’esperienza di un altro ed essere considerata giusto un punto di vista, un opinione. L’essere identificati alla propria individualità egoica ci porta a negare l’esperienza dell’altro, alienandoci nell’esperienza esasperata.
La natura di chi cerca la verità è tale da andare oltre questa posizione limitante. L’iniziato è alla ricerca della stabilità, di “un centro di gravità permanente”, di un’esistenza incondizionata, che non scaturisca dal bisogno di colmare la nevrosi egoica, ma che sia il moto naturale e puro della più profonda natura dell’essere. Utilizzando un termine improprio (se usato nel senso comune), possiamo dire che il “desiderio” profondo del puro conoscitore è trascendere i propri limiti che lo àncorano al relativo, al divenire transitorio, illusorio.
Giuseppe Vinci


Esistono diverse strade e percorsi che pretendono di portare verso la conoscenza e quindi, come consiglia il mio amico Giuseppe Vinci sarebbe saggio tenere la mente aperta a più possibilità.


Io credo che L'astrologia è una di esse; una verità, uno strumento capace di illuminarci e portarci oltre la nostra personale esperienza. Essa mostra quello che è indipendente dalla nostra conoscenza e ci dispiega dinnanzi ai nostri occhi un universo  multifattoriale, una realtà vasta e articolata dove gli archetipi si rivelano all'uomo e con l'uomo. 
Lo studio dell'astrologia è un percorso all'iniziazione, alla rivelazione della diversità e complessità della realtà per accompagnarci a comprendere che siamo della stessa sostanza delle stelle, un tutt'uno con l'universo come recita la tavola smeraldina:





« Verum, sine mendacio certum et verissimum,
quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius: ad perpetranda miracula rei unius. Et sicut omnes res fuerunt ab uno, mediatione unius; sic omnes res natae fuerunt ab hac una re, adaptatione. Pater eius est sol, mater eius luna; portauit illud ventus in ventre suo: nutrix eius terra est. Pater omnis telesmi totius mundi est hic. Vis eius integra est, si versa fuerit in terram. Separabis terram ab igne, subtile a spisso, suaviter cum magno ingenio. Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit vim superiorum et inferiorum. Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo fugiat a te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis; quia vincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit. Sic mundus creatus est. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est. Itaque vocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiæ totius mundi.
Completum est quod dixi de operatione solis. »


Traduzione:
« Il vero senza menzogna, è certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e terminato. »

Here is an article written by his friend Joseph Vinci to be followed by my comment.
Automatic translation with google translator


Metaphysical reality and factual
When we talk about reality, we usually refer to what our senses perceive, in other words the world as we perceive. The senses as organs of perception, they act as intermediaries between the object of perception - the world, including us - and the mind-percipient subject. This, immediately leads us to believe that what the mind has, as a result of perception, is the pure reality and beyond the perceived there is nothing else. This conclusion came the Ionic philosophers, - the naturalists - as Protagoras who formulated the motto "Man is the measure of all things." We know, however, that each sentient being perceives the world differently, we might say staff, casting himself in a different representation of what it received. In fact, if we were to ask most people to describe what is perceived after eating an apple on the flavor, in addition to the difficulties encountered in describing the perception, as we know, a great variety of performances, often conflicting with each other, even if only very few elements. The perception may result from their differing interpretations of the objects perceived, in different subjects at the same time and at different times from the same individuals.In short, the apple today, for me it has a certain taste, tomorrow, the same apple I could have another, still, today, the same apple, for two people has a different flavor.So what is the essence / flavor of the apple? Maybe it is beyond sensory perception? Following this reflection is expressed Heraclitus said "there is bathed in the same river twice", focusing on the fact that the same river as well never be the same and identical to itself, this is always perceived in differently, charging in this way, the impermanence of the phenomenal world, symbolized by the flowing river. Would it not be that the essence of the river itself is to look beyond his being flowing river, then over his being a phenomenon which appears in the flow? But then what we perceive what is the reality or what is it? It introduces, in this way, the investigation into reality, through discrimination in the bottom of dualism: the reality itself, internal, permanent and absolute, and external reality, apparent and impermanent. The school in the West by Pythagoras and Parmenides to pass that finds its culmination in Plato first, then in Plotinus, and the Vedanta school, which in the East, from the Vedic Upanishads, from Gaudapada, finds its highest expression Samkara to reflect on the fact that the "reality in itself", the essence of things, is not coincident with the appearance. Why is that? The mind of man is projective able to "preview" an idea, project, or a desire to achieve. Once defined and set the memory for the project to begin work on its implementation. The vagueness of the concept, form, and we come to the abstract form defined in space and time. A project and a realization, however, subject to constant changes and transformations: a construction site always open in and out of mind, both inside and outside of himself and of the self. Similarly, we consider the reality in itself, absolute, permanent and constant, as the universal mind of all that, and consider the world as a "project" under construction. The phenomenal world is impermanent project, therefore, the emergency planning arising from the permanent substratum of the Self: emerges like a dream on the night of consciousness and vanishes at its dawn. Like the men chained in Plato's cave, we perceive the shadow of the projection reflex impermanent dream of the universal mind. Ourselves to the phenomenal part of which we are made, we show that the substrate of the universal mind, as if we were the product of his dream: that which appears and vanishes in a single blink of an eye compared to the eternal present in which it exerts When pure. The chains that keep us close to the walls of appearance / cave, which force us to the extent of the phenomenon and the illusions that the dream state projects do not allow the pure perception of the essence. From this condition arises the false identification of being with the phenomenon (I have this one), with the reflection of the self, with the impermanent and temporary emergency arising from the self, is separate and "separate", but soon Back to the Self, its noumenon, without a trace. As this process involves us with awareness? Teaching Plato calls to the unveiling, the Aletheia, or say how the Eastern tradition to liberation, moksha. To know the essence of things, universal life, its meaning, you must free themselves from the chains of appearances, you must exit the cave in which our consciousness is relegated back to the top of the mountain, going back beyond the sky , all'Iperuranio.Only then purified from the lighter weight of the chains, the attachments of everyday life, we will be able to go up slightly, we rise to the vision of reality. The teaching of Samkara and Plato, but I'd say the whole tradition of Initiation Universal, identifies the reality of knowledge. To know is to know the Reality, the Supreme Self, the Absolute. A knowledge that has as its goal not the reality, the essence of things, it is not true knowledge, stable and everlasting, but learning things perishable, transitory and apparent, which have no reality in itself and which arise on the stage of universal consciousness , within the limits of time and space, before and after. While the reality, the essence, we said, is beyond time and space, is the eternal present. This solution inevitably leads us to assimilate, to better identify the consciousness, as well as the "liberation" and the reality, even with the Universal Consciousness, since after all it is, this, witness, spectator, investigator, and immutatile imperturbable of the phenomenal world. If you contemplate what lies beyond the Iperuranio, beyond the sky, in short, the Reality, and if it is to acknowledge that in the process of liberation and ascent of consciousness leads to this means that conscience itself, provisionally identified, beyond the quota is identical to the Reality, the Supreme Consciousness. The invitation to experiment beyond the visible, not to deny us the other experience, to achieve the reality is that the nucleus in human seed is Dante, in canto XXVI: "... Do not want to deny the experience Following the sun, the world without people. Consider your origin you were not made to live like brutes but to follow virtue and knowledge. " Dante, like Socrates, he invites us to deep understanding of our essence that is the brute of the appearance: "... consider your seed, seed that is under Platonic. The path of knowledge leads us to know the reality and identify with it. E 'inherent in the human aspiration to reality. It 'an integral part of his nature, as well as the spontaneous functions of living. Unlike objects that you experiment with common sense, the reality is not one of these categories of objects that are born and die. It falls into a double error if you come to believe that the experience and the world is emptiness, illusion. From the moment one experiences something, the content of that experience can not be regarded as void. The experience and its objects are real only if placed in relation to the Ultimate Reality. The experience and its objects are and are not at the same time. There are a reality for the senses, since they are of their nature.There are, I'm not a reality, from the standpoint of ultimate reality, true and stable, absolute. The experience, in fact, are not universally applicable to all sentient beings. The experience may contradict the experience of one another and be considered just a point of view, a review. The be-identified egoic individuality leads us to deny the experience of others, alienating experience exasperated. The nature of those seeking the truth is that to go beyond this limiting position. The initiate is in search of stability, "a permanent center of gravity" of a life is unconditional, that does not stem from the need to bridge the neurotic ego, but that is pure and the natural motion of the deepest nature of the Using a misnomer (when used in the usual sense), we can say that the "desire" the depths of pure knowledge is to transcend its limitations to its anchoring it to become transient, illusory. Giuseppe Vinci.






Al Rami: There are several roads and trails that claim to lead to knowledge and therefore, asrecommended my friend Giuseppe Vinci would be wise to keep an open mind to more possibilities.

I believe that astrology is one of them, a truth, an instrument able to enlighten us andtake us beyond our personal experience. It shows what is beyond our knowledge and itunfolds before our eyes a multi-universe, a vast and articulate where the archetypesare revealed to man and man.
The study of astrology is a path to initiation, the revelation of the diversity andcomplexity of reality to take us to realize that we are of the same substance of the stars, one with the universe as stated in the emerald table:

"The truth without lie, certain and most true.
What is below is like what is above and what is above is like what is below to do the miracles of one thing. And since all things are and come from one by the mediation of one, so all things were born from this one thing by adaptation. The Sun is its father, the moon is her mother, the wind carried it in her womb, the earth is its nurse. The father ofall, the end of the world is here. Its force or power is entire if it is converted into earth.Separate thou the earth from the fire, the subtle from the gross sweetly with greatindustry. It ascends from earth to heaven and descends again to earth and receives the force of things above and below. By this means you will have the glory of the wholeworld and half of what the darkness will flee from you. The force stronger than anyforce, because win every subtle thing and penetrate every solid thing. Thus wascreated the world. From this will arise and wonderful adaptations, whose method is here. That is why it is called Hermes Trismegistus, having the three parts of philosophyaround the world.

What I have said the operation of the Sun is accomplished and ended. "

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