Il guardiano del cancello
Una metafora clinica sui meccanismi di potere, controllo e sottrazione strategica
All’inizio sembra una piazza. Uno spazio pubblico, aperto, dove qualcuno espone le proprie idee e altri, liberamente, intervengono. Tu passi, ti fermi un attimo, fai un commento leggero — magari persino a sostegno — e poi ti aspetti di proseguire.
Ma a volte quella piazza non è una piazza. È un cortile. E il cortile ha un cancello. E dietro il cancello c’è un guardiano. Tu sei il guardiano.
Come non diventare bacchettoni. Consigli strategici.
Intolleranza, moralizzazione è il rischio di sentirsi “nel giusto” mentre si sbaglia tutto.
C’è infatti un momento sottile, spesso invisibile, in cui una persona smette di difendere un valore e comincia a difendere la propria immagine di persona giusta. Mi è capitato tante volte.
È lì che nasce il bacchettone.
Il problema non è l’intolleranza.
Tutti siamo intolleranti verso qualcosa.
Il problema è come la gestiamo.
1. L’intolleranza non è il nemico
Essere intolleranti verso:
l’aggressività
la maleducazione
il caos
la provocazione gratuita
è umano e spesso sano.
Il guaio nasce quando l’intolleranza non viene gestita e allora si traveste da moralità.
2. Quando l’intolleranza si traveste da virtù
Il passaggio è quasi automatico:
“Non sopporto questo comportamento”
diventa
“Questo comportamento è sbagliato”
poi
“Chi lo fa è sbagliato”
A questo punto non stiamo più parlando di regole.
Stiamo parlando di giudizio sulla persona. Ed è qui che il linguaggio cambia: non si risponde più a ciò che viene detto, ma si giudica come viene detto e infine chi lo dice.
Il bacchettonismo nasce così: non da cattiveria, ma da auto-assoluzione morale.
3. Il bisogno di sentirsi giusti
Dal punto di vista strategico, la moralizzazione è una tentata soluzione:
“Se mi sento disturbato, allora devo avere ragione.”
Invece di chiederci: perché questa cosa mi irrita così tanto?
scegliamo la scorciatoia: sono io quello giusto, l’altro quello sbagliato.
Il risultato è paradossale: 👉 per difendere l’ordine, diventiamo ingiusti.
👉 per difendere la civiltà, diventiamo crudeli.
4. Il linguaggio che trasforma le persone in problemi
Un segnale chiarissimo di bacchettonismo è il linguaggio.
Quando iniziamo a usare parole offensive, non stiamo più regolando un comportamento, ma stiamo riducendo una persona a un’etichetta. E questo, anche se ci sentiamo “nel giusto”, ci rende automaticamente: altezzosi, intolleranti, ingiusti. Ammetto di essere stato assai moralista a volte e di essere cascato anche io in questa dinamica.
5. Il paradosso strategico
Nel modello strategico questo è un paradosso classico:
Più cerco di correggere l’altro, più perdo contatto con me stesso.
La moralizzazione non calma l’intolleranza.
La amplifica.
Ogni giudizio rafforza l’irritazione iniziale
e ci costringe a giudicare ancora di più per sentirci coerenti.
È un circuito che si autoalimenta.
6. Un linguaggio più giusto (non più buono)
Non serve essere più buoni. Serve essere più precisi.
Un linguaggio meno bacchettone è un linguaggio che parla di comportamenti, non di persone, dice “questo non funziona” invece di “tu sei sbagliato”, riconosce l’irritazione senza trasformarla in sentenza
sa porre limiti senza umiliare
Questo non è lassismo. È competenza relazionale.
7. La vera alternativa al bacchettonismo
La vera alternativa non è tollerare tutto, ma assumersi la responsabilità della propria intolleranza.
Dire, anche solo interiormente:
“Questa cosa mi infastidisce, ma non per questo ho il diritto di schiacciare l’altro.”
Questo passaggio cambia tutto:
il tono
le parole
le reazioni
l’effetto sull’altro
Ed evita di trasformarci in ciò che critichiamo.
Il bacchettonismo non nasce dall’odio. Nasce dalla paura di sembrare deboli, indulgenti, permissivi.
Ma la vera forza non è moralizzare. È reggere il disagio senza scaricarlo sull’altro.
Chi sa farlo:
non è crudele
non è altezzoso
non è ingiusto
È semplicemente più lucido, saggio, potente, autorevole.
E oggi, la lucidità è una forma rara di civiltà.
Quando bacchetti tutti, l'altro pensa: "Che esagerazione! E cosa mai avrò fatto di così deplorevole?"
Dal punto di vista strategico, questo è il momento in cui la comunicazione smette di essere dialogo e diventa gerarchia. Non conta più cosa l'altro ha detto: conta che hai perso il controllo.
Nel modello del Counsel–Coaching Strategico, questo è un segnale chiaro: non reagisci al contenuto, ma al tuo disagio.
Il fischietto che non suona mai
Dici:
“Ti faccio sentire colpevole di qualcosa che non hai fatto, così ristabilisco la gerarchia.”
È un potere simbolico, non reale. Paradossalmente, più una persona insiste sul proprio potere, più mostra quanto lo senta instabile.
Quando la moderazione diventa moralizzazione
La moralizzazione serve a una sola cosa: non affrontare il contenuto e trasforma l’altro in qualcuno che “va corretto”. E ci sta pure. Ma...
Il doppio legame del cancello
A questo punto il messaggio implicito è doppiamente vincolante. L'altro può:
- parlare, ma non troppo;
- ridere, ma non qui;
- commentare, ma deve essere grato di poterlo fare.
Qualunque cosa egli dica, è in errore. Il doppio legame blocca il dialogo e produce solo frustrazione.
La manovra strategica: la sottrazione
La tentazione dell'altro è quella di spiegarsi, chiarire, giustificarsi. Ma in un sistema disfunzionale, la spiegazione alimenta il gioco.
La risposta strategica è un’altra:
la sottrazione attiva.
Cancellare i commenti, togliere il bersaglio, uscire dalla scena. Non è fuga: è lucidità.
Una verità clinica semplice
Le persone realmente autorevoli non minacciano, non moralizzano, non umiliano. Rispondono. Chiariscono. Accolgono o rifiutano, ma senza degradare.
Conclusione
Non tutti i cortili meritano di essere attraversati. Non tutti i cancelli meritano una spiegazione. E non tutti i guardiani scelgono i modi giusti per comunicare. Tu che guardiamo vuoi essere?
Perche se non sai essere accogliente a volte la mossa più forte che potresti ricevere è anche la più semplice: che l'altro se ne vada, senza rumore, ma con la schiena dritta.
Autore: Giuseppe AR Galeota
Astrologo, ricercatore e counselor strategico. Questo articolo fa parte del Metodo Galeota e integra prospettive astrologiche, strategiche e comunicative.
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