La consapevolezza rende più saggi non più intolleranti.
E quando inizi a vederti davvero, qualcosa si sistema dentro.
Come quando apri le finestre dopo anni di aria chiusa: all’inizio entra freddo, polvere, luce troppo forte. Poi respiri. La consapevolezza è questo respiro.
È accorgerti di dove ti stavi tradendo per paura di perdere qualcuno; è capire che certi silenzi non erano maturità ma rassegnazione; è riconoscere che alcune ferite non facevano più male solo perché ti eri abituato al dolore.
E quando lo capisci, non ti indurisci. Ti riallinei. E così smetti di inseguire chi non ti vede, smetti di spiegarti a chi non vuole capire, smetti di adattarti fino a scomparire. Non diventi cattivo, diventi intero.
La consapevolezza ti regala tre cose preziose: leggerezza, saggezza, tempo.
Ti toglie la fretta di essere approvato.
Ti toglie il bisogno di giustificarti.
Ti toglie il peso di dover piacere a tutti.
E quando non devi più dimostrare nulla, ti muovi meglio, parli meglio, ami meglio. Anche il passato cambia colore: non è più un luogo sporco da evitare, ma un terreno che finalmente puoi attraversare senza sprofondare con tutte e due le scarpe.
La consapevolezza non ti rende perfetto ma ti rende presente; e nella presenza c’è forza, c’è quiete, c’è una dignità silenziosa che non ha bisogno di applausi. Non è una luce da esibire ma una stabilità che si sente. E quando la senti, non torni più indietro.
LA CONSAPEVOLEZZA NEL COUNSEL-COACHING STRATEGICO
(lettura tecnica con fondamento neuro-psicologico)
1️⃣ La consapevolezza non è introspezione: è interruzione di pattern
Nel modello strategico (scuola di Giorgio Nardone), il problema non è ciò che è accaduto, ma ciò che la persona continua a fare per tentare di risolverlo.
Le cosiddette tentate soluzioni.
La consapevolezza, in questo contesto, è:
la capacità di riconoscere il proprio copione ripetitivo nel momento stesso in cui si attiva.
Non è scavare nel passato.
È accorgersi del meccanismo mentre si manifesta.
2️⃣ Meccanismo neurobiologico: dal circuito automatico alla regolazione
Dal punto di vista neuro-psicologico:
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Le reazioni abituali sono sostenute da circuiti subcorticali (amigdala, gangli della base).
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Le risposte consapevoli coinvolgono corteccia prefrontale dorsolaterale e corteccia cingolata anteriore.
-
La regolazione emotiva integra sistema limbico e aree frontali.
In termini semplici:
🔁 Automatico → circuito rapido, energeticamente economico
🧠 Consapevole → circuito lento, più costoso, ma più flessibile
Quando una persona diventa consapevole:
-
riduce la dominanza amigdaloide
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aumenta l’inibizione top-down prefrontale
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interrompe la reattività impulsiva
Questo significa meno escalation, meno interpretazioni paranoiche, meno ruminazione.
3️⃣ Riduzione della ruminazione: serotonina e dopamina
La ruminazione cronica è associata a:
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iperattività del Default Mode Network
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disregolazione serotonergica
-
ipercoinvolgimento limbico
La consapevolezza operativa (non contemplativa, ma strategica) riduce la perseverazione cognitiva.
Cosa accade?
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Diminuisce il cortisolo basale.
-
Si stabilizza il tono serotoninergico.
-
La dopamina viene rilasciata in modo più legato all’azione scelta che alla fantasia compensatoria.
In altre parole:
meno pensiero sterile, più azione mirata.
4️⃣ Confini e neurobiologia dello stress
Quando una persona non mette limiti:
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attiva costantemente asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene)
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mantiene livelli elevati di cortisolo
-
consuma risorse attentive
La consapevolezza dei propri confini riduce l’iperattivazione da stress relazionale.
Non è “diventare duri”.
È ridurre l’iper-adattamento.
Neurobiologicamente significa:
meno allerta costante, più regolazione autonoma.
5️⃣ Vantaggio strategico: libertà di scelta
Nel Counsel-Coaching Strategico la consapevolezza è utile solo se:
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genera comportamento alternativo
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modifica la sequenza problema → reazione → conseguenza
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produce esperienze correttive
Altrimenti è solo auto-osservazione sterile.
Quando funziona davvero:
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aumenta il senso di auto-efficacia (circuiti dopaminergici mesolimbici)
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riduce la dipendenza da approvazione esterna
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aumenta la coerenza tra valori e azioni
6️⃣ Differenza tra consapevolezza e rigidità
Un punto cruciale.
Neuro-psicologicamente:
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La rigidità è ipercontrollo prefrontale compensatorio.
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La consapevolezza è flessibilità cognitiva.
La flessibilità coinvolge:
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corteccia orbitofrontale
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switching attentivo
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modulazione emotiva adattiva
Se una persona diventa solo più rigida, non è crescita.
È difesa riorganizzata.
In sintesi...
Nel Counsel-Coaching Strategico la consapevolezza:
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Interrompe tentate soluzioni disfunzionali
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Riduce reattività limbica
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Aumenta controllo esecutivo
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Abbassa stress cronico
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Potenzia auto-efficacia
-
Incrementa flessibilità comportamentale
Non è una qualità morale.
È una competenza neuro-comportamentale.
LA SOLUZIONE
Molte persone credono di essere consapevoli.
In realtà stanno solo pensando molto ai loro problemi.
Pensare non è cambiare.
Se da anni analizzi, comprendi, rifletti… ma le dinamiche si ripetono identiche, allora non ti manca intelligenza.
Ti manca una manovra diversa.
La maggior parte delle sofferenze non dipende da ciò che è accaduto.
Dipende da ciò che continui a fare per evitarlo.
Più controlli, più perdi controllo.
Più cerchi rassicurazioni, più aumenti l’insicurezza.
Più spieghi, più ti senti frainteso.
Questo è il paradosso.
Nel Counsel-Coaching Strategico non lavoriamo sulle etichette, né sulle interpretazioni infinite.
Lavoriamo sui meccanismi.
Individuiamo la sequenza invisibile che ti blocca.
La interrompiamo.
E la sostituiamo con un’esperienza correttiva concreta.
Non servono anni.
Serve precisione.
Se senti che stai facendo sempre gli stessi errori con persone diverse,
se ti accorgi che certe situazioni ti agganciano sempre allo stesso punto,
se vuoi capire come funziona davvero il tuo schema prima che sia lui a guidare te,
allora possiamo lavorarci.
Non per parlare di consapevolezza.
Ma per produrla.
Se vuoi iniziare, scrivimi in privato per una prima consulenza.
Il primo passo non è raccontare tutto.
È decidere di smettere di ripetere.
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