24 gennaio 2026

Le risposte di chi non sa rispondere

Quando una domanda di metodo diventa “mancanza di rispetto”: il caso Lilith (e il problema dell’astrologia non falsificabile)



C’è un momento ricorrente, nei confronti tra astrologi, in cui la discussione smette di essere una discussione sul metodo e diventa un processo alle intenzioni. Il tema può essere qualunque, ma oggi prendo un esempio semplice e rivelatore: Lilith.

Il punto di partenza: una domanda legittima (e inevitabile)

La domanda è questa:

Perché usi Lilith, se non è un corpo celeste?

Se parliamo della “Lilith” più comune (la cosiddetta Black Moon), stiamo parlando di un punto matematico/virtuale, con più varianti e più calcoli possibili. Non è un oggetto osservabile come un pianeta: non la vedi, non la misuri, non la “scopri” al telescopio. Esiste come costruzione.

Quindi la domanda metodologica è inevitabile:

  • Quale Lilith stai usando esattamente? (perché ne esistono più versioni)
  • Perché proprio quella e non un’altra?
  • Con quali criteri stabilisci che “funziona”?
  • Se è simbolo/archetipo, perché deve avere una longitudine zodiacale precisa, come se fosse un pianeta?

La risposta tipica: dallo statuto dell’oggetto al mito

La risposta più frequente non entra nel merito, ma sposta il discorso su un altro piano:

  • “Lilith è un archetipo importante”
  • “Si usa sempre di più”
  • “In Germania, in America…”
  • “La funzione simbolica è ciò che conta”

1) Appello al simbolico (senza criteri)

Che una narrazione mitica produca insight psicologici può anche essere vero. Ma allora va detto chiaramente:

“Io uso Lilith come dispositivo simbolico narrativo.”

Il problema nasce quando lo stesso simbolo viene trattato come un ente tecnico, cioè come qualcosa che “sta” a 12° di un segno, che fa aspetti, che ha orbite, che produce effetti specifici.

Se è solo archetipo, la domanda resta:

Perché quell’archetipo dovrebbe “cadere” in un grado preciso dello zodiaco? E quale Lilith, tra le molte?

2) Appello alla popolarità (argumentum ad populum)

“Si usa ovunque” non è un criterio di verità. È solo una fotografia sociologica: molti lo fanno.

Ma molte persone fanno anche l’opposto, e infatti esistono molte Lilith, molti calcoli, molte scuole.

Il fatto che esistano “più Lilith” non rafforza Lilith: la indebolisce (se manca un criterio)

Quando un oggetto astrologico ha:

  • varianti multiple,
  • criteri di calcolo non univoci,
  • risultati che dipendono dalla scuola,

l’onere della prova aumenta — non diminuisce.

Se due astrologi ottengono Lilith in posizioni diverse nello stesso tema, la domanda è:

Qual è la regola che permette di decidere quale delle due posizioni è corretta o utile?

Se non esiste una regola, allora la scelta è arbitraria. E l’arbitrio non è un problema, finché è dichiarato. Lo diventa quando viene venduto come “metodo”.

La mossa successiva: moralizzare la critica (e scappare dal merito)

Quando le domande si fanno più precise, spesso la discussione deraglia così:

  • “Bisogna aprire gli orizzonti”
  • “Stai abbattendo muri rigidi”
  • “È colpa del patriarcato”
  • “Serve rispetto”

Questa è una strategia retorica chiara: trasformare una questione tecnica in una questione morale o identitaria.

In pratica:

  • non si difende più Lilith,
  • si attacca il modo in cui la domanda è posta,
  • si rappresenta l’interlocutore come rigido o ostile.

A) Spostamento di cornice (frame shifting)

Si passa dal piano tecnico (criteri) al piano morale (rispetto).

B) Ad hominem implicito

Si colpisce la persona invece della tesi: “cecità”, “muri”, “chiusura”.

C) Immunizzazione dell’affermazione

La tesi diventa non criticabile: chi critica è “non evoluto”.

Il punto centrale: trasparenza verso il cliente

Il problema non è “Lilith sì o no”, ma: che cosa stai facendo quando la usi?

  1. Uso narrativo/simbolico — lecito, se dichiarato.
  2. Uso tecnico/astrologico — allora servono criteri: definizione, regola, verificabilità.

Ciò che non è lecito è mescolare i piani: vendere come tecnico ciò che è narrativo, e poi rifugiarsi nella morale quando arriva la critica.

La domanda che separa astrologia da religione

In questo ambito è permesso criticare?

Se sì, parliamo di un sapere che può crescere.
Se no — o se la critica è ammessa solo “in un certo modo” — allora non siamo più nel metodo, ma nella fede.

Conclusione

Lilith non è il vero tema: è un caso scuola. Il tema vero è:

  • Vuoi un’astrologia che regga al confronto? Servono criteri.
  • Vuoi un’astrologia simbolica? Basta dirlo.
  • Vuoi un’astrologia che non possa essere criticata? Non chiamarla metodo: chiamala credo.

Box autore & statuto

Giuseppe “Al Rami” Galeota — Astrologo professionista e ricercatore indipendente. Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche. Porto avanti il Metodo Galeota: un approccio all’astrologia centrato su criteri chiari, esempi e contro-esempi, controllo dei bias e trasparenza verso il cliente.

Statuto dei contenuti: questo blog distingue tra contenuti controllabili (criteri, verifiche, confutazione) e contenuti simbolici (interpretazioni, narrazioni). La critica non è mancanza di rispetto: è la condizione di crescita di qualsiasi sapere.

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