Quando una domanda di metodo diventa “mancanza di rispetto”: il caso Lilith (e il problema dell’astrologia non falsificabile)
C’è un momento ricorrente, nei confronti tra astrologi, in cui la discussione smette di essere una discussione sul metodo e diventa un processo alle intenzioni. Il tema può essere qualunque, ma oggi prendo un esempio semplice e rivelatore: Lilith.
Il punto di partenza: una domanda legittima (e inevitabile)
La domanda è questa:
Perché usi Lilith, se non è un corpo celeste?
Se parliamo della “Lilith” più comune (la cosiddetta Black Moon), stiamo parlando di un punto matematico/virtuale, con più varianti e più calcoli possibili. Non è un oggetto osservabile come un pianeta: non la vedi, non la misuri, non la “scopri” al telescopio. Esiste come costruzione.
Quindi la domanda metodologica è inevitabile:
- Quale Lilith stai usando esattamente? (perché ne esistono più versioni)
- Perché proprio quella e non un’altra?
- Con quali criteri stabilisci che “funziona”?
- Se è simbolo/archetipo, perché deve avere una longitudine zodiacale precisa, come se fosse un pianeta?
La risposta tipica: dallo statuto dell’oggetto al mito
La risposta più frequente non entra nel merito, ma sposta il discorso su un altro piano:
- “Lilith è un archetipo importante”
- “Si usa sempre di più”
- “In Germania, in America…”
- “La funzione simbolica è ciò che conta”
1) Appello al simbolico (senza criteri)
Che una narrazione mitica produca insight psicologici può anche essere vero. Ma allora va detto chiaramente:
“Io uso Lilith come dispositivo simbolico narrativo.”
Il problema nasce quando lo stesso simbolo viene trattato come un ente tecnico, cioè come qualcosa che “sta” a 12° di un segno, che fa aspetti, che ha orbite, che produce effetti specifici.
Se è solo archetipo, la domanda resta:
Perché quell’archetipo dovrebbe “cadere” in un grado preciso dello zodiaco? E quale Lilith, tra le molte?
2) Appello alla popolarità (argumentum ad populum)
“Si usa ovunque” non è un criterio di verità. È solo una fotografia sociologica: molti lo fanno.
Ma molte persone fanno anche l’opposto, e infatti esistono molte Lilith, molti calcoli, molte scuole.
Il fatto che esistano “più Lilith” non rafforza Lilith: la indebolisce (se manca un criterio)
Quando un oggetto astrologico ha:
- varianti multiple,
- criteri di calcolo non univoci,
- risultati che dipendono dalla scuola,
l’onere della prova aumenta — non diminuisce.
Se due astrologi ottengono Lilith in posizioni diverse nello stesso tema, la domanda è:
Qual è la regola che permette di decidere quale delle due posizioni è corretta o utile?
Se non esiste una regola, allora la scelta è arbitraria. E l’arbitrio non è un problema, finché è dichiarato. Lo diventa quando viene venduto come “metodo”.
La mossa successiva: moralizzare la critica (e scappare dal merito)
Quando le domande si fanno più precise, spesso la discussione deraglia così:
- “Bisogna aprire gli orizzonti”
- “Stai abbattendo muri rigidi”
- “È colpa del patriarcato”
- “Serve rispetto”
Questa è una strategia retorica chiara: trasformare una questione tecnica in una questione morale o identitaria.
In pratica:
- non si difende più Lilith,
- si attacca il modo in cui la domanda è posta,
- si rappresenta l’interlocutore come rigido o ostile.
A) Spostamento di cornice (frame shifting)
Si passa dal piano tecnico (criteri) al piano morale (rispetto).
B) Ad hominem implicito
Si colpisce la persona invece della tesi: “cecità”, “muri”, “chiusura”.
C) Immunizzazione dell’affermazione
La tesi diventa non criticabile: chi critica è “non evoluto”.
Il punto centrale: trasparenza verso il cliente
Il problema non è “Lilith sì o no”, ma: che cosa stai facendo quando la usi?
- Uso narrativo/simbolico — lecito, se dichiarato.
- Uso tecnico/astrologico — allora servono criteri: definizione, regola, verificabilità.
Ciò che non è lecito è mescolare i piani: vendere come tecnico ciò che è narrativo, e poi rifugiarsi nella morale quando arriva la critica.
La domanda che separa astrologia da religione
In questo ambito è permesso criticare?
Se sì, parliamo di un sapere che può crescere.
Se no — o se la critica è ammessa solo “in un certo modo” — allora non siamo più nel metodo, ma nella fede.
Conclusione
Lilith non è il vero tema: è un caso scuola. Il tema vero è:
- Vuoi un’astrologia che regga al confronto? Servono criteri.
- Vuoi un’astrologia simbolica? Basta dirlo.
- Vuoi un’astrologia che non possa essere criticata? Non chiamarla metodo: chiamala credo.
Box autore & statuto
Giuseppe “Al Rami” Galeota — Astrologo professionista e ricercatore indipendente. Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche. Porto avanti il Metodo Galeota: un approccio all’astrologia centrato su criteri chiari, esempi e contro-esempi, controllo dei bias e trasparenza verso il cliente.
Statuto dei contenuti: questo blog distingue tra contenuti controllabili (criteri, verifiche, confutazione) e contenuti simbolici (interpretazioni, narrazioni). La critica non è mancanza di rispetto: è la condizione di crescita di qualsiasi sapere.
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