24 gennaio 2026

La fallacia ad hominem


Quando scoprono che sono un astrologo: il rifugio psicologico nella svalutazione

C’è un fenomeno che osservo spesso quando interagisco con sconosciuti o interlocutori che discutono con me di filosofia, psicologia, scienza, metodo o logica.

Finché non sanno che mi occupo anche di astrologia, rispondono con un certo grado di tensione — una tensione cognitiva evidente, il segnale chiaro che le mie argomentazioni stanno mettendo alla prova le loro certezze.

Il percorso è sempre lo stesso.

Negano un errore logico evidente.

Io lo spiego, passo per passo.

Loro avvertono il disagio della confutazione.

Vanno a vedere chi sono.

Scoprono che sono anche un astrologo.

Si sentono improvvisamente “sollevati”: trovano una scorciatoia psicologica per non rispondere.

A quel punto non discutono più il contenuto: svalutano la persona.

È come se nel loro cervello scattasse un interruttore:

“Ah, è un astrologo. Quindi è un demente. Quindi non devo rispondere alle sue critiche”.

Il sollievo è talmente forte da essere quasi palpabile.

È un sollievo perché la confutazione, la critica ben argomentata, lo smascheramento di un errore logico, producono disagio cognitivo. E la mente cerca sempre la via più comoda per ridurre quel disagio.

La dinamica psicologica dietro questo meccanismo

Quando una persona si trova davanti a un argomento forte, strutturato, che non riesce a controbattere, si crea un conflitto interiore:

l’idea che ha di sé come “razionale” si scontra con la realtà di non avere argomenti.

A questo punto può fare solo due cose:

accettare l’errore e rivedere le proprie convinzioni;

oppure proteggersi trovando un pretesto per non ascoltare più.

La seconda opzione è sempre la più facile.

Scoprire che l’interlocutore si occupa anche di astrologia offre il pretesto perfetto:

non serve più rispondere, non serve più difendere le proprie idee, non serve più confrontarsi con la possibilità di aver torto.

Basta etichettare.

Le fallacie e i bias nascosti in questo comportamento

1. Fallacia ad hominem (attacco alla persona)

Invece di rispondere all’argomento, si attacca l’etichetta:

“È un astrologo, quindi è irrazionale”.

È la forma più primitiva di rifiuto argomentativo.

2. Bias di conferma

Molti hanno già interiorizzato l’idea “astrologia = assurdità”.

Quando scoprono che me ne occupo, provano un piacere cognitivo: possono confermare la loro convinzione iniziale senza più ascoltare ciò che dico.

3. Riduzione della dissonanza cognitiva

Fino a un minuto prima non avevano risposte.

Accettare questa vulnerabilità sarebbe doloroso.

Attribuire all’altro una presunta inferiorità cognitiva riduce immediatamente la tensione:

“Se ha ragione lui, allora io non sono così competente come credo”.

“Ma se lui è un astrologo, non conta nulla. Posso ignorarlo”.

4. Svalutazione reattiva (mechanism of ego-protection)

Più una critica è fondata, più forte è il bisogno di svalutare chi la formula.

La svalutazione non nasce dal contenuto: nasce dal fatto che il contenuto ha colpito nel segno.

5. Errore fondamentale di attribuzione

Si confonde l’appartenenza a una categoria con la qualità delle argomentazioni individuali.

È come dire:

“Se Einstein avesse creduto in qualcosa che disprezzo, allora tutto ciò che ha detto sarebbe da buttare”.

Una semplificazione infantile, ma utilissima per proteggere il proprio ego.

Il punto centrale

L’attacco arriva dopo aver visto il mio profilo, non prima.

Dunque non è l’astrologia il problema.

È la loro incapacità di gestire la pressione logica di un ragionamento solido.

L’etichetta “astrologo” diventa una scialuppa emotiva per scappare da un confronto che li mette in difficoltà.

In altre parole:

il problema non è il contenuto delle mie argomentazioni;

il problema è l’effetto che quelle argomentazioni hanno sulla loro autostima.

Quando un individuo non può più difendere le proprie idee, difende la propria immagine attaccando la persona che lo mette in crisi.

Conclusione

Questo comportamento non è casuale: è un meccanismo psicologico arcaico, un misto di bias cognitivi, fallacie logiche e paura del confronto.

E paradossalmente, il fatto che scatti solo dopo che conoscono una mia etichetta, non prima, conferma quanto le mie argomentazioni fossero già solide prima ancora di rivelare la mia professione.

Per molti, l’etichetta “astrologo” è un modo per smettere di pensare.


Per me è la prova che ragionare seriamente — in qualunque ambito — mette sempre qualcuno con le spalle al muro.




Autore: Giuseppe AR Galeota

Astrologo e ricercatore indipendente.
Questo articolo fa parte del Metodo Galeota, un approccio all’astrologia fondato su criteri di verificabilità, esempi e contro-esempi, limiti dichiarati e controllo dei bias interpretativi.

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