L’uso etico dell’Intelligenza Artificiale nel mio lavoro di astrologo e counsel-coach strategico
L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario: può analizzare dati, organizzare conoscenze, velocizzare procedure, supportare la produzione di materiali e migliorare il mio lavoro sia nella ricerca astrologica sia nel counsel-coaching strategico. Ma proprio perché è potente, ritengo indispensabile definire criteri chiari ed etici, in linea con i principi del Metodo Galeota.
1. L’AI come estensione, non come sostituto
Nel mio lavoro l’AI può essere una risorsa preziosa per:
- organizzare materiali, fonti e bibliografie;
- generare bozze, schemi e mappe concettuali;
- creare grafici e immagini utili alla divulgazione;
- aiutarmi nella formulazione di ipotesi da verificare;
- supportare la parte di comunicazione (blog, SEO, struttura dei contenuti).
Ciò che non deve fare è sostituire la mia competenza professionale, la mia responsabilità, il mio giudizio clinico-strategico o la mia capacità di interpretare i dati astrologici secondo criteri verificabili. L’AI è uno strumento di processo, non un “interprete” e non un “terapeuta”.
2. Trasparenza
La trasparenza è un cardine del mio metodo. Per questo considero etico dichiarare quando un contenuto è stato prodotto con il supporto dell’AI.
Uso etico significa:
- non attribuire all’AI autorità interpretativa;
- non usarla per formulare diagnosi o profili psicologici;
- non far passare per intuizione professionale un contenuto generato digitalmente;
- distinguere sempre ciò che proviene dal metodo, dallo studio e dall’esperienza — e ciò che è frutto dello strumento.
La trasparenza non riduce la mia autorevolezza: la rafforza.
3. L’AI come strumento al servizio della verifica astrologica
Per me che lavoro su un modello di Astrologia Verificabile, l’AI è un alleato naturale, perché permette di:
- riconoscere pattern geometrici e matematici;
- organizzare dataset di transiti, RS/RL e aspetti;
- controllare errori logici e incoerenze;
- confrontare esempi e contro-esempi;
- rendere più chiara la struttura teorica del metodo.
L’AI non è un oracolo: è un motore di controllo. E proprio questo la rende compatibile con un approccio fondato su rigore, criteri e igiene concettuale.
4. Limiti etici nel counsel-coaching strategico
Nel lavoro strategico la relazione è tutto. Le micro-espressioni, il tono di voce, le resistenze, le dinamiche interattive e l’uso performativo del linguaggio non sono replicabili da un algoritmo.
Per questo considero non etico:
- utilizzare l’AI per costruire diagnosi o etichette psicologiche;
- delegare all’AI la formulazione di prescrizioni o manovre;
- lasciare che lo strumento prenda decisioni al posto mio.
L’AI può aiutarmi a strutturare protocolli, mappe e modelli; non può sostituire la mia responsabilità professionale nella gestione del caso.
5. Etica della competenza
L’AI amplifica ciò che un professionista possiede. Non colma ciò che manca.
Se la competenza è debole, l’AI amplifica errori e superficialità. Se il metodo è solido — come nel mio caso — l’AI diventa un acceleratore di qualità, rigore e chiarezza.
La vera responsabilità etica consiste nel far sì che lo strumento sia sempre al servizio della competenza, e non il contrario.
6. Responsabilità verso il cliente
Nessuna AI vede la persona, coglie la sua storia, percepisce le sue emozioni o comprende le dinamiche relazionali come può farlo un professionista formato.
Per questo:
- non può sostituire un consulto astrologico professionale;
- non può guidare un intervento strategico;
- non può assumersi responsabilità delle decisioni.
La responsabilità finale resta sempre mia. E questa è la condizione che garantisce etica, sicurezza e professionalità.
7. L’AI come ponte tra astrologia e scienza
L’obiettivo dell’Astrologia del Futuro che sto costruendo è fondare la disciplina su criteri di:
- verificabilità,
- rigore logico,
- coerenza interna,
- confutabilità,
- distinzione tra dato e narrazione.
L’AI può diventare un ponte importante: non per sostituire l’osservazione, ma per potenziarla e organizzarla in modo più chiaro.
Conclusione
Riassumo così il mio approccio all’uso etico dell’AI:
- Supporto, non sostituzione – l’AI affianca, non interpreta.
- Trasparenza – dichiarare quando la uso rafforza la credibilità.
- Confini chiari – mai diagnosi, mai profili clinici, mai decisioni affidate allo strumento.
- Responsabilità professionale – la bussola resta l’essere umano, non l’algoritmo.
L’AI diventa così uno strumento al servizio del Metodo Galeota, non un sostituto della professionalità umana.
Autore: Giuseppe AR Galeota
Astrologo, ricercatore indipendente e counsel-coach strategico. Questo articolo fa parte del Metodo Galeota, un approccio all’astrologia fondato su criteri di verificabilità, esempi e contro-esempi, limiti dichiarati e controllo dei bias interpretativi.
Approfondimenti correlati:
