24 gennaio 2026

Come uso l'intelligenza artificiale

L’uso etico dell’Intelligenza Artificiale nel mio lavoro di astrologo e counsel-coach strategico


L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario: può analizzare dati, organizzare conoscenze, velocizzare procedure, supportare la produzione di materiali e migliorare il mio lavoro sia nella ricerca astrologica sia nel counsel-coaching strategico. Ma proprio perché è potente, ritengo indispensabile definire criteri chiari ed etici, in linea con i principi del Metodo Galeota.

1. L’AI come estensione, non come sostituto

Nel mio lavoro l’AI può essere una risorsa preziosa per:

  • organizzare materiali, fonti e bibliografie;
  • generare bozze, schemi e mappe concettuali;
  • creare grafici e immagini utili alla divulgazione;
  • aiutarmi nella formulazione di ipotesi da verificare;
  • supportare la parte di comunicazione (blog, SEO, struttura dei contenuti).

Ciò che non deve fare è sostituire la mia competenza professionale, la mia responsabilità, il mio giudizio clinico-strategico o la mia capacità di interpretare i dati astrologici secondo criteri verificabili. L’AI è uno strumento di processo, non un “interprete” e non un “terapeuta”.

2. Trasparenza

La trasparenza è un cardine del mio metodo. Per questo considero etico dichiarare quando un contenuto è stato prodotto con il supporto dell’AI.

Uso etico significa:

  • non attribuire all’AI autorità interpretativa;
  • non usarla per formulare diagnosi o profili psicologici;
  • non far passare per intuizione professionale un contenuto generato digitalmente;
  • distinguere sempre ciò che proviene dal metodo, dallo studio e dall’esperienza — e ciò che è frutto dello strumento.

La trasparenza non riduce la mia autorevolezza: la rafforza.

3. L’AI come strumento al servizio della verifica astrologica

Per me che lavoro su un modello di Astrologia Verificabile, l’AI è un alleato naturale, perché permette di:

  • riconoscere pattern geometrici e matematici;
  • organizzare dataset di transiti, RS/RL e aspetti;
  • controllare errori logici e incoerenze;
  • confrontare esempi e contro-esempi;
  • rendere più chiara la struttura teorica del metodo.

L’AI non è un oracolo: è un motore di controllo. E proprio questo la rende compatibile con un approccio fondato su rigore, criteri e igiene concettuale.

4. Limiti etici nel counsel-coaching strategico

Nel lavoro strategico la relazione è tutto. Le micro-espressioni, il tono di voce, le resistenze, le dinamiche interattive e l’uso performativo del linguaggio non sono replicabili da un algoritmo.

Per questo considero non etico:

  • utilizzare l’AI per costruire diagnosi o etichette psicologiche;
  • delegare all’AI la formulazione di prescrizioni o manovre;
  • lasciare che lo strumento prenda decisioni al posto mio.

L’AI può aiutarmi a strutturare protocolli, mappe e modelli; non può sostituire la mia responsabilità professionale nella gestione del caso.

5. Etica della competenza

L’AI amplifica ciò che un professionista possiede. Non colma ciò che manca.

Se la competenza è debole, l’AI amplifica errori e superficialità. Se il metodo è solido — come nel mio caso — l’AI diventa un acceleratore di qualità, rigore e chiarezza.

La vera responsabilità etica consiste nel far sì che lo strumento sia sempre al servizio della competenza, e non il contrario.

6. Responsabilità verso il cliente

Nessuna AI vede la persona, coglie la sua storia, percepisce le sue emozioni o comprende le dinamiche relazionali come può farlo un professionista formato.

Per questo:

  • non può sostituire un consulto astrologico professionale;
  • non può guidare un intervento strategico;
  • non può assumersi responsabilità delle decisioni.

La responsabilità finale resta sempre mia. E questa è la condizione che garantisce etica, sicurezza e professionalità.

7. L’AI come ponte tra astrologia e scienza

L’obiettivo dell’Astrologia del Futuro che sto costruendo è fondare la disciplina su criteri di:

  • verificabilità,
  • rigore logico,
  • coerenza interna,
  • confutabilità,
  • distinzione tra dato e narrazione.

L’AI può diventare un ponte importante: non per sostituire l’osservazione, ma per potenziarla e organizzarla in modo più chiaro.

Conclusione

Riassumo così il mio approccio all’uso etico dell’AI:

  • Supporto, non sostituzione – l’AI affianca, non interpreta.
  • Trasparenza – dichiarare quando la uso rafforza la credibilità.
  • Confini chiari – mai diagnosi, mai profili clinici, mai decisioni affidate allo strumento.
  • Responsabilità professionale – la bussola resta l’essere umano, non l’algoritmo.

L’AI diventa così uno strumento al servizio del Metodo Galeota, non un sostituto della professionalità umana.


Autore: Giuseppe AR Galeota

Astrologo, ricercatore indipendente e counsel-coach strategico. Questo articolo fa parte del Metodo Galeota, un approccio all’astrologia fondato su criteri di verificabilità, esempi e contro-esempi, limiti dichiarati e controllo dei bias interpretativi.

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