“Nessuno ha la verità”: la frase che uccide ogni confronto serio
Nel mondo dell’astrologia, c’è una frase che ricorre con una puntualità quasi chirurgica ogni volta che si prova ad avviare un dibattito serio:
“Tanto la verità non ce l’ha nessuno.”
A prima vista suona come un gesto di umiltà. In realtà, nella maggior parte dei casi, è una scappatoia psicologica usata per sottrarsi a qualsiasi verifica, criterio, o forma di confronto basato sui fatti.
È la frase che permette a chiunque di dire qualunque cosa senza mai rispondere di ciò che afferma. Una sospensione totale del pensiero critico, una zona franca in cui tutto vale tutto e nulla può essere discusso.
1. Perché questa frase non è umiltà ma autodifesa
Quando un astrologo pronuncia “nessuno ha la verità”, ciò che in realtà sta dicendo è:
- “Non voglio che il mio metodo venga verificato.”
- “Non voglio discutere il fondamento di ciò che utilizzo.”
- “Non accetto esempi e contro-esempi.”
- “Non voglio che qualcuno evidenzi incoerenze nel mio impianto.”
Questa frase sospende il dibattito e crea un terreno in cui non esistono criteri. È il modo più rapido per evitare la dissonanza cognitiva: “se nessuno ha la verità, allora non criticarmi”.
2. La verità assoluta non serve. Servono metodo, criteri e responsabilità.
È vero che nessuno possiede la Verità con la “V” maiuscola. Ma nessuna disciplina seria richiede la verità assoluta per funzionare:
- psicologia,
- medicina,
- sociologia,
- fisica,
- antropologia.
Quello che serve è molto più semplice:
- un metodo dichiarato e replicabile,
- criteri di validità,
- coerenza interna,
- strumenti di controllo,
- responsabilità comunicativa.
L’astrologia non fa eccezione. Se rifiuta questi elementi, non resta astrologia: resta narrazione soggettiva.
3. Il minimo che si può chiedere a un astrologo
Se vogliamo fare astrologia in modo serio, bisogna garantire almeno tre condizioni fondamentali:
a) Un metodo chiaro, dichiarato, replicabile
Non intuizioni, non percezioni, non fantasia archetipica. Un metodo significa regole, criteri, verifiche.
b) Distinguere fatti, interpretazioni e suggestioni
- Fatti: posizioni astrologiche verificabili.
- Interpretazioni: ipotesi da confrontare con la realtà.
- Suggestioni: ciò che non è verificabile né discutibile.
c) Accettare esempi e contro-esempi
Se un’ipotesi non regge alla verifica, si corregge. Non si protegge eliminando il confronto.
4. Cosa rivela psicologicamente la frase “nessuno ha la verità”
Dal punto di vista del comportamento, questa frase è un meccanismo difensivo che serve a:
- evitare la dissonanza cognitiva,
- proteggere la propria identità professionale,
- schivare il confronto,
- alleggerire l’ansia da verifica.
Se chi la pronuncia avesse davvero a cuore il principio che “nessuno ha la verità”, allora accetterebbe anche:
- la critica,
- la richiesta di coerenza,
- l’analisi metodologica,
- la trasparenza sui propri strumenti.
Ma ciò non accade quasi mai. La frase viene usata a senso unico: protegge chi la dice, non il confronto.
5. La verità non serve: serve rigore
Per chiedere rigore non serve possedere la verità ultima. Serve solo questo:
Che ciò che fai abbia un minimo di fondamento, coerenza e possibilità di controllo.
È ciò che distingue un approccio professionale da un racconto personale.
6. Una domanda diretta a chi usa questa frase
Se davvero “nessuno ha la verità”, allora perché ti senti minacciato da una domanda metodologica? Perché rifiuti il confronto? Perché non puoi spiegare come lavori? Perché non puoi accettare una verifica?
Il punto non è chi possiede la verità. Il punto è chi possiede un metodo.
Non c'è nulla di male a non sapere qualcosa. Il male sta in chi divulga quel che sa, non sa di non sapere e non vuole correzioni da nessuno.
Quando confuto un’argomentazione, non sto affermando di avere la verità in tasca. Sto semplicemente facendo ciò che chiunque dovrebbe fare quando si confronta con un’idea: verificarne la coerenza, la logica e i criteri che la sostengono.
Il problema è che, quando una persona non ha criteri solidi e si muove in un sistema di idee soggettive, vive la critica come un attacco personale. E così, invece di rispondere nel merito, ribalta la questione accusandomi di rigidità, arroganza o presunzione di verità.
Ma non è così. Io non sto imponendo nulla. Sto solo mostrando dove un’argomentazione non regge. Confutare non significa “pensare di avere la verità”, significa rendere evidente ciò che non sta in piedi.
Chi scambia un’analisi per un’imposizione, in realtà, sta solo difendendo il proprio ego o la propria credenza, evitando di rispondere alle domande fondamentali. E se una tesi non regge a una semplice richiesta di criteri, allora il problema non sono io. È la tesi.
📌 About the Author
Questo articolo fa parte del progetto Astrologia Verificabile – Metodo Galeota, una ricerca dedicata a restituire all’astrologia criteri chiari, verificabilità, confutazione e responsabilità comunicativa.
Giuseppe Al Rami Galeota — astrologo, ricercatore indipendente e dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche — unisce l'analisi astrologica al counsel–coaching strategico, integrando pensiero critico, metodologia e controllo dei bias cognitivi.
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