16 agosto 2026

Eclissi e superstizioni



Se Brizzi dicesse soltanto: «Durante l’eclissi avviene qualcosa sul piano spirituale, invisibile e non rilevabile con strumenti ordinari», starebbe facendo un’affermazione esoterica. Potremmo discutere i criteri interni con cui la giustifica, ma non avremmo necessariamente un effetto psicologico osservabile da controllare.


Nel momento in cui però aggiunge qualcosa come:


eclissi → azione di entità/forze oscure → maggiore nervosismo e irritabilità nei giorni successivi


ha introdotto una conseguenza fenomenica e osservabile. Il meccanismo postulato può essere demoniaco, astrale, energetico o neurobiologico: dal punto di vista logico cambia poco. L’esito dichiarato — nervosismo, irritabilità, alterazione della psiche — appartiene al mondo dell’esperienza.


Lui non dice: 

«La causa è sovrasensibile, quindi non puoi verificarla.»

diu conseguenza non mi sta chiedendo necessariamente di verificare l’entità sovrasensibile; ma di verificare l’effetto che lui stesso afferma che produca.


È una distinzione epistemologica molto importante tra meccanismo ed effetto.


Posso anche non sapere perché una sostanza faccia qualcosa, ma se qualcuno sostiene che quella sostanza provoca sonnolenza devo poter osservare almeno una maggiore frequenza di sonnolenza rispetto a condizioni comparabili. Analogamente, se si sostiene che un’eclissi produce irritabilità, deve esserci qualche ragione per ritenere che l’irritabilità aumenti davvero.


Proprio qui il confronto con l’astrologia diventa legittimo, non perché Brizzi «sia un astrologo», ma perché sta facendo una proposizione della forma:


"una configurazione celeste è associata a un determinato effetto psicologico umano."


Questa struttura è propriamente astrologica nel senso più generale del termine, indipendentemente dal fatto che la causalità venga poi spiegata attraverso demoni, energie, simboli, sincronicità o altro.


Quindi il suo post contiene una tesi ibrida:

1) componente astrologica: attribuzione di un effetto psicologico a un fenomeno celeste;

2) componente esoterica: spiegazione causale dell’effetto attraverso entità o forze sovrasensibili.


Certo, Brizzi non sta facendo astrologia come disciplina, ma sta avanzando una proposizione astrologica nel contenuto fenomenologico: collega un fenomeno astronomico a una modificazione della psiche.


C'è poi un secondo problema, che secondo me è persino più grave.

Se l'affermazione è: «chi guarda l'eclissi nei giorni successivi diventa più nervoso e irascibile»

abbiamo almeno quattro elementi verificabili:


1)esposizione/osservazione dell'eclissi;

2)periodo temporale successivo;

3)aumento del nervosismo;

aumento dell'irritabilità.


Non basta quindi trovare qualche persona che dica «io ero nervoso». Bisognerebbe almeno confrontare chi ha osservato l'eclissi con chi non l'ha osservata, controllare quanto fosse nervoso prima, considerare aspettative e suggestione, e verificare se l'aumento supera la normale variabilità psicologica.


Altrimenti succede esattamente quello che ho evidenziato quando ho citato in causa Barbault: non c'è alcun effetto psicologico, e qualsiasi testimonianza compatibile viene accettata, mentre quelle incompatibili vengono ignorate.


E infatti qui arriviamo alle persone che raccontano l'esatto contrario: meraviglia, serenità, entusiasmo, benessere, commozione.


Queste testimonianze non dimostrano da sole che Brizzi abbia torto, esattamente come i racconti di nervosismo non dimostrerebbero che abbia ragione. Però hanno una funzione logica molto importante: impediscono di presentare come fatto evidente e universale ciò che evidentemente non si manifesta in maniera uniforme nell'esperienza delle persone.


Se milioni di persone hanno assistito a eclissi nella storia senza che emerga un fenomeno macroscopico riconoscibile di irritabilità post-eclissi, chi sostiene l'effetto ha l'onere di mostrare dove sia.


Non è sufficiente dire:

«Le persone non se ne accorgono.»

perché allora la tesi diventa progressivamente impermeabile all'esperienza:


se sei nervoso → conferma;

se sei sereno → l'effetto è inconscio;

se non senti nulla → non sei abbastanza sensibile;

se dici di stare meglio → non percepisci le forze in gioco.


A quel punto non esiste più alcuna esperienza possibile capace di contraddire la teoria.


Naturalmente il discorso di Brizzi va bene come credenza personale o narrazione esoterica; ma è nullo come argomento a sostegno dell'affermazione che l'eclissi produca realmente nervosismo e irritabilità. Inoltre ha le'effetto di terrorizzare e creare la famosa "profezia che si autoavvera".


Lui può credere che esistano entità sovrasensibili; ciò non gli dà automaticamente il diritto epistemico di attribuire loro effetti psicologici osservabili che non ha documentato. 


E c'è anche un problema ulteriore quando accompagna questa affermazione con un invito a non guardare l'eclissi. A quel punto non sta più semplicemente descrivendo la propria cosmologia. Sta utilizzando una tesi non documentata per modificare il comportamento degli altri attraverso la previsione di conseguenze negative. Quindi mancanza di cautela. 


Qui entra inevitabilmente anche la suggestione: dire preventivamente a migliaia di persone «se guardate l'eclissi potreste diventare nervosi» può aumentare l'attenzione selettiva verso qualsiasi episodio di irritabilità dei giorni successivi. E poi proprio quell'irritabilità può essere utilizzata come apparente conferma della profezia.


Per questo il problema non è che Brizzi utilizzi una spiegazione esoterica. Il problema nasce quando dalla spiegazione esoterica deduce un effetto psicologico concreto (nervosismo e irritabilità) senza documentarlo e che tra l'altro è disconfermato da altre fonti. Da quel momento l'affermazione entra nel dominio dell'esperienza e può essere confrontata con i fatti. Non basta più appellarsi al sovrasensibile: se sostieni che qualcosa di invisibile produce un effetto visibile, l'effetto visibile deve esserci. E se l'esperienza mostra persone nervose, persone serene, persone entusiaste e persone del tutto indifferenti, non puoi selezionare soltanto i casi che confermano la credenza e ignorare tutti gli altri. In assenza di un confronto serio, resta una credenza e basta che però è presentata come fatto!!! 


Ho per caso detto che non credo nella spirutualità? No. Ho per caso detto che non credo al sovrasensibile? No. Ho detto che Barbault non conferma le credenze di Brizzi, non perché l'astorologia sia lo strumento più affidabile ma solo perche la sua affermazione ricade nel campo fenomenico dell'astrologia!!! 


Forse richiedo uno sforzo cognitivo troppo elaborato dagli appassionati di queste materie? Ho fatto bene oppure ho fatto male a sottoporre alla vostra attenzione come valutare certe affermazioni? 


Credete possano essere utili per afforntare le cose con maggiore serietà e profondità? Oppure a voi basta un sì o un no senza rifletterci più di tanto? 


Perche ricorda: in apparenza sembra non ci sia nulla di male a credere a certe cose, finché non vai veramente a fondo... e tu vuoi rimanere in superficie o vuoi andare oltre?


Eclissi, spiritualità, esoterismo e le fette di salame sugli occhi...


Come distinguere quel sentire sovrasensibile da un’impressione soggettiva prodotta dalla mente?


Non si può certo dire 

"So che questa percezione è autentica perché la sento come autentica"...


Finché manca un criterio indipendente di controllo, rimane un'esperienza privata e soggettiva.


Il problema è che, in assenza di un criterio indipendente che permetta di distinguere il ‘sentire puro’ dalle elaborazioni della mente, rimaniamo comunque nell’ambito del soggettivo. Non sto dicendo che sia falso: sto chiedendo "come fai a sapere che è vero?"


Mi risuona” descrive ciò che provo; “è vero” afferma qualcosa sulla realtà. Sono due proposizioni diverse.


Io non nego affatto la possibilità di una realtà trascendente. Contesto il salto logico con cui un’esperienza soggettiva, una risonanza personale o l’autorità di un autore vengono trasformate in affermazioni oggettive su quella realtà. 


Il mistero non elimina il problema della giustificazione: semmai lo rende ancora più importante.


Allora il punto è: oltre le credenze personali, vogliamo riflettere in maniera più seria? Vogliamo riflettere sui possibili effetti collaterali di certe idee? 


Vogliamo capire quali sono le vere cause di ciò che accade, senza tuttavia eliminare  fede e credenze spirituali? 


Perché a volte avere le fette di salame sugli occhi non fa male. Altre volte con la scusa di certe idee ci roviniamo la vita...


Pensando di fare un bene a noi e agli altri, possiamo fare un grande danno. Perché un bene fatto male è peggiore del male stesso!


Cosa possiamo fare? Oltre a sviluppare una certa sensibilità dobbiamo imparare a sviluppare anche il senso critico. 


Questa è la mia missione.