La spiritualità può legittimamente parlare di trasformazione spirituale secondo i propri presupposti. Il problema nasce quando presenta quella trasformazione come se fosse anche una descrizione attendibile del funzionamento psicologico della mente, senza confrontarsi con la ricerca psicologica.
Questa, tra l'altro, è una critica che molti psicologi hanno rivolto a diverse correnti della cosiddetta "psicologia spirituale": il rischio è quello dello spiritual bypassing, cioè usare concetti spirituali per spiegare o aggirare problemi che richiederebbero invece un lavoro psicologico.
Dunque, l'evoluzione spirituale può esistere come concetto interno a una tradizione spirituale. Tuttavia, quando pretende di spiegare la crescita della persona o il funzionamento della mente senza fondarsi sulla psicologia scientifica, rischia di confondere due piani distinti.
Molti pensano che siano semplicemente due modi diversi per indicare la stessa realtà. In realtà non è così.
Molti credono che la psicologia si occupi esclusivamente di ansia, depressione o traumi.
Non è vero.
La psicologia studia anche il significato della vita, i valori personali, la costruzione dell'identità, la maturazione dell'individuo, le relazioni, le convinzioni, il ragionamento, i processi decisionali, i bias cognitivi e perfino il bisogno umano di spiritualità.
Quando uno psicologo parla di crescita personale, non lo fa semplicemente perché "gli sembra giusto".
Lo fa utilizzando modelli teorici, osservazioni cliniche e risultati della ricerca.
Il problema della confusione
Molti autori spirituali utilizzano termini come:
- maturità;
- ego;
- consapevolezza;
- crescita;
- trasformazione;
- blocchi emotivi;
- guarigione interiore.
Queste parole sembrano psicologiche.
Ma spesso vengono utilizzate senza alcun riferimento alle conoscenze della psicologia contemporanea.
Si costruiscono modelli della mente senza sottoporli a verifica.
Si spiegano emozioni, relazioni e comportamenti facendo riferimento esclusivamente a energie, karma, vibrazioni o evoluzione spirituale.
Il risultato è che due linguaggi differenti vengono mescolati come se fossero uno solo.
Sentirsi evoluti non significa esserlo
Esiste poi un rischio ancora più grande.
Molte persone finiscono per identificare l'evoluzione con una sensazione soggettiva.
Se mi sento in pace...
se provo amore universale...
se mi sento "più elevato"...
allora penso automaticamente di essere cresciuto.
Ma una sensazione non è una prova.
Una persona può sentirsi spiritualmente evolutissima e continuare a essere impulsiva, aggressiva, incapace di accettare il dissenso, dominata dai propri bias cognitivi o incapace di mettere in discussione le proprie convinzioni.
La maturazione psicologica non si misura da ciò che una persona dice di essere.
Si osserva soprattutto nel modo in cui ragiona e si comporta.
Ecco un esempio concreto di spiritualità che invade il campo della psicologia e distorce il senso delle cose:
La Legge di Attrazione nasce come proposta spirituale. Finché viene presentata come una visione del mondo o una credenza personale, ognuno è libero di aderirvi o meno.
Il problema nasce quando smette di essere una semplice visione spirituale e comincia a spiegare il funzionamento della mente umana.
Frasi come:
- "Attiri ciò che pensi."
- "Sei tu a creare la tua realtà."
- "Le tue vibrazioni determinano ciò che ti accade."
- "Se continui a vivere certe esperienze è perché inconsciamente le desideri."
non sono più soltanto affermazioni spirituali. Sono affermazioni psicologiche. Descrivono, cioè, come dovrebbe funzionare la mente.
Ed è qui che dovrebbe scattare una domanda fondamentale:
Quali prove abbiamo che la mente funzioni davvero così?
Molto spesso, invece, la risposta consiste nel raccontare esperienze personali, coincidenze o testimonianze.
Ma l'esperienza personale, da sola, non basta a dimostrare come funziona la mente.
La psicologia ci insegna che siamo soggetti a numerosi bias cognitivi: vediamo conferme dove le cerchiamo, ricordiamo più facilmente gli eventi che confermano le nostre convinzioni e tendiamo a costruire spiegazioni anche quando i dati non le giustificano.
Per questo motivo, prima di concludere che un pensiero abbia "attratto" un evento, occorre escludere spiegazioni molto più semplici e documentate.
Il punto, quindi, non è attaccare la spiritualità.
Il punto è non attribuirle competenze che appartengono alla psicologia.
Una cosa è dire:
"Questa pratica mi aiuta a vivere con più speranza."
Un'altra è dire:
"La mente funziona così."
La prima è un'esperienza personale.
La seconda è una teoria sul funzionamento della mente.
E una teoria sulla mente dovrebbe confrontarsi con la psicologia scientifica, non soltanto con le convinzioni di una tradizione spirituale.
Forse il vero atto di umiltà non consiste nel credere a tutto ciò che appare spirituale.
Consiste nel riconoscere che ogni disciplina ha i propri limiti e che nessuna dovrebbe occupare il territorio dell'altra senza essere pronta a confrontarsi con prove, metodo e critica.
Il problema non è la spiritualità in sé.
Il problema nasce quando alcune sue teorie sul funzionamento della mente vengono presentate con una sicurezza che non deriva da un metodo rigoroso, ma finiscono ugualmente per essere considerate superiori alla psicologia.
Da questa confusione derivano diversi equivoci.
1. Si pensa che la psicologia sia "limitata".
In realtà, la psicologia è una disciplina che evolve continuamente, mette in discussione le proprie teorie e le sottopone a verifica. Avere dei limiti non è un difetto: è una caratteristica di ogni ricerca seria.
2. Si pensa che chi si occupa di scienza sia chiuso di mente.
Al contrario, il metodo scientifico richiede proprio la disponibilità a cambiare idea quando emergono prove migliori. Essere critici non significa essere chiusi; significa chiedere che un'affermazione sia sostenuta da buone ragioni.
3. Si pensa che la scienza sia contro la spiritualità.
La scienza, in quanto tale, non stabilisce se una credenza spirituale sia vera o falsa. Può però valutare le affermazioni che descrivono il funzionamento della mente, del comportamento o della realtà naturale. Criticare una teoria non significa attaccare la dimensione spirituale di una persona.
4. Si pensa che chi si occupa di scienza non possa essere una persona spirituale.
È un falso dilemma. Esistono scienziati credenti, agnostici, religiosi e spirituali. Ciò che li accomuna, nel loro lavoro, non è l'assenza di spiritualità, ma l'impegno a distinguere ciò che appartiene alla fede da ciò che richiede prove.
Forse la vera apertura mentale non consiste nel credere a tutto ciò che viene presentato come spirituale, ma nel saper distinguere i diversi piani del discorso, rispettando sia la ricerca interiore sia il rigore con cui si cerca di comprendere il funzionamento della mente.
QUAL è LA MIA MISSION?
Restituire chiarezza, distinguendo ciò che appartiene alla spiritualità da ciò che appartiene alla psicologia.
Evitare confusioni, perché una credenza spirituale non diventi automaticamente una teoria sul funzionamento della mente.
Promuovere il pensiero critico, invitando le persone a chiedersi: "Come lo sappiamo? Quali prove abbiamo?".
Proteggere le persone da spiegazioni semplicistiche che possono generare sensi di colpa o false aspettative (ad esempio: "Se ti è successo questo, è perché lo hai attirato tu").
Favorire un dialogo più onesto tra spiritualità e scienza, senza che una pretenda di sostituirsi all'altra.
Difendere il valore della critica come strumento di ricerca della verità, ricordando che criticare un'idea non significa attaccare una persona.