DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

martedì 5 aprile 2016

Scopriamo la mente 1

In questo e in altri articoli voglio parlarvi della mente, della costruzione del proprio "sé", della propria identità. Alla fine darò una personale lettura astrologica in sintesi alle numerose nozioni elaborate dagli psicologi. Anche in questo caso, tutto il materiale bibliografico di riferimento è consultabile QUI.

Cos'è il Sé? La definizione varia a seconda dell'autore che noi prendiamo in considerazione. Secondo Jung il Sé è la totalità della nostra essenza, il nostro essere integrato di tutte le sue parti. Per altri autori il discorso cambia ed è facile perdersi e fraintendersi. Per Kohut per esempio è la valutazione delle proprie caratteristiche psicologiche, fisiche e relazionali, ossia come ti percepisci in relazione alle esperienze che hai avuto lungo il corso della tua esperienza. Questo mette in evidenza il fatto che lungo il corso della vita, la propria valutazione può subire delle variazioni, miglioramenti o peggioramenti. In ambito astrologico, a mio parere, occorrerebbe usare termini meno ambigui e più espliciti, proprio per non incorrere in fraintendimenti. 

Come ci valutiamo? Sono le relazioni con i nostri genitori nelle primissime fasi di vita che fanno sì che il soggetto cominci a strutturare una buona immagine di sé, partendo dal presupposto che percepire le cure amorevoli della madre ci porta a percepire di essere meritevoli del suo amore e quindi degni di essere al mondo e ambire a certi risultati. Tuttavia, questa sensazione è spesso ostacolata dal fatto che non sempre i genitori sono solleciti alle nostre richieste: ciò provoca angoscia e rabbia relativamente all'impossibilità di controllare gli eventi della vita. Vergogna e rabbia sono i risultati di un confronto con la realtà esterna; e sta alle cure materne aiutarci a regolare queste frustrazioni, differenziandoci da lei che è in realtà percepita come un oggetto dell'io narcisistico onnipotente di ogni bambino. 

La relazione, dunque, pare essere fondamentale per lo sviluppo del sé, ovviamente inteso alla maniera di Kohut. Ma pure le pulsioni nascono dalla relazione, anzi, sono proprio la necessità di vivere una relazione soddisfacente con l "oggetto" ossia la madre o le altre figure di attaccamento. 

Ma queste pulsioni necessitano di esser comprese, elaborate, pensate; poiché ogni relazione è la comprensione della stessa. Bion pensa che la madre svolga una specie di funzione digestiva dei pensieri del figlio. Ipotizza che esso concepisca i pensieri come oggetti reali a cui dare un senso. Sarà la funzione alfa della madre a tradurre e dare un senso al pensiero del bambino che egli definisce beta, ossia grezzo. Il bambino, mosso da preconcezioni innate, ossia schemi che si attivano in maniera naturale, avvicina la bocca al seno materno; ma ancora non sa dare un senso a questa cosa. Sarà la madre a reagire conseguentemente dando al bambino il senso di quello che fa, e innestando meglio lo schema innato. Le volte successive, il bambino allucinerà il seno e questo non è altro che un primo tentativo di farsi una rappresentazione di un oggetto che poi sarà confermato dalla sollecitudine della madre. Il bambino è così che comincia a creare le prime associazioni e a sperimentare la fiducia in esse: trovare un senso a certi meccanismi è per il bambino occasione per dare fiducia al proprio pensiero. 

Il rapporto con la madre, dunque la Luna, nella mia astrologia è il fulcro, il perno, per comprendere molto dell'individuo. Come vedete, è la relazione che il bambino ha con la madre a fare di egli una persona pensante. Bowlby, da ciò elabora la sua teoria dell'attaccamento in cui si spiega il ruolo centrale di questo, inteso come sistema motivazionale primario: da esperimenti condotti su animali, la ricerca del genitore risulta essere indipendente dalla necessità fisiologiche: l'attaccamento è una predisposizione innata. Tramite questo legame si creano nella mente dei MOI (modelli operativi interni) che spingono il bambino a comprendere e interpretare il comportamento degli altri, attraverso proprie rappresentazioni mentali della relazione, di sé e degli altri. Il modello operativo interno diviene la base per l'assimilazione delle nuove esperienze e quindi regola il comportamento sulla base di aspettative generatesi. Non solo: il tipo e lo stile di attaccamento, come afferma Mary Ainsworth, si rivela determinante anche per lo sviluppo di comportamenti esplorativi nei confronti del mondo, e che si andrebbero ad aggiungere ai fattori genetici legati allo sviluppo dell'intelligenza. 

Nel prossimo articolo continueremo il nostro viaggio alla scoperta della nostra mente.

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