GLI INTOCCABILI
Il titolo richiama inevitabilmente Gli Intoccabili — il celebre film in cui un gruppo ristretto di uomini si oppone a un sistema corrotto, fondato su potere, paura e immunità. Là gli “intoccabili” erano coloro che non si piegavano. Oggi, paradossalmente, assistiamo al fenomeno opposto: gli “intoccabili” sono diventati quelli che non vogliono essere toccati. Non nel corpo, ma nelle idee.
Sono quelli che dichiarano:
“Se non ti piace quello che dico, passa oltre.”
A prima vista sembra una frase innocua, persino civile. In realtà è una barriera. Una forma elegante di chiusura. È il modo più semplice per sottrarsi a ogni confronto.
Dietro questa posizione non c’è libertà di espressione, ma rifiuto della responsabilità.
Perché chi parla in pubblico — anche solo con un post — non sta semplicemente “dicendo qualcosa”: sta proponendo un contenuto, un’idea, una visione. E ogni visione, se entra nello spazio pubblico, diventa automaticamente discutibile. Non per attaccare la persona, ma per valutare la solidità di ciò che viene detto.
Chi risponde “passa oltre” non sta difendendo un diritto. Sta difendendo sé stesso da una possibile smentita.
E qui emerge il punto centrale: queste persone non sopportano la critica, non sopportano la correzione. Non tollerano l’idea che ciò che dicono possa essere impreciso, fragile, o semplicemente sbagliato.
Così facendo, però, non costruiscono libertà. Costruiscono un recinto.
Un recinto dentro il quale ogni affermazione è automaticamente valida, non perché sia fondata, ma perché non deve essere messa in discussione.
A rendere il quadro ancora più paradossale sono coloro che li difendono “a spada tratta”. Quelli che intervengono per dire che “ognuno è libero di dire ciò che vuole” e che “non bisogna giudicare”.
Ma questa difesa, apparentemente nobile, ha un effetto preciso: alimenta l’ego.
Perché se nessuno può criticare, nessuno può correggere.
Se nessuno può correggere, nessuno può migliorare.
E se nessuno migliora, tutto resta fermo — ma con la sensazione illusoria di avere sempre ragione.
Si crea così un sistema autoreferenziale in cui ogni contenuto è intoccabile, ogni autore è inattaccabile, e ogni dissenso viene vissuto come un attacco personale.
Ma qui si consuma l’equivoco più grave: si confonde la critica con l’aggressione.
Criticare un’idea non significa attaccare una persona.
Correggere un contenuto non significa svalutare chi lo propone.
Anzi, è esattamente il contrario.
La serietà e l’affidabilità di una persona emergono proprio dalla sua disponibilità a essere messa in discussione. Dalla capacità di ascoltare una critica, valutarla, e — se necessario — correggersi.
Chi si espone e accetta il confronto dimostra forza.
Chi si chiude e si dichiara “intoccabile” dimostra fragilità.
Perché solo ciò che è debole ha bisogno di non essere toccato.
Il vero problema, quindi, non è chi critica.
Il vero problema è chi non vuole essere criticato.
E in un contesto in cui tutti possono parlare ma pochi accettano il confronto, il rischio è evidente: non si costruisce conoscenza, si costruiscono bolle.
Gli “intoccabili” di oggi non sono quelli che resistono al potere.
Sono quelli che resistono alla realtà.
E una persona che non accetta la possibilità di essere corretta non sta difendendo la propria libertà. Sta difendendo il proprio ego.
Giuseppe “Al Rami” Galeota
Astrologo professionista, ricercatore e autore. Il suo lavoro è focalizzato sulla costruzione di un’astrologia verificabile, fondata su criteri di coerenza, controllo e confutabilità. Attraverso il Metodo Galeota propone un approccio che distingue nettamente tra suggestione e riscontro.
Questo articolo fa parte del progetto Metodo Galeota, un percorso di ricerca volto a distinguere tra astrologia narrativa e astrologia verificabile.
