DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

sabato 29 dicembre 2012

il solito problema epistemologico e il caro Schordinger col suo gatto

 
C'è una cosa che non sopporto: quando qualcuno mi invita a cambiare opinione sull'astrologia. Se io dovessi cambiare qualcosa della mia idea sull'astrologia e sul concetto di "destino e libero arbitrio" come le due facce della stessa medaglia, dovrei cambiare in meglio e non in peggio: c'è infatti chi mi invita a rinunciare alla logica, alla scienza, solo perché sono limitazioni umane. Ma analizzare il mondo secondo una mia logica personale che sfugge a qualsiasi logica razionale significa scadere nel soggettivismo: non potrei mai verificare se ho ragione o torto in quanto dovrei rinunciare a qualsiasi cosa si rivela utile allo scopo. Sarebbe solo una questione di fede. La logica personale è fine a se stessa perché non può essere messa alla prova in alcun modo. C'è gente che con una logica di tipo mistico, crede di sapere la verità sul mondo e sulla realtà, e così getta al vento millenni di sapere e conoscenza. Le prove sulla base della ragione vengono ignorate e usano come prova solo il loro metro di giudizio personalissimo fatto tutto di misticismo. Così è facile per tutti: usare una logica indimostrabile per dimostrare qualcosa... Niente di più paradossale. L'unico modo per comprendere cosa vogliono dire è quello di abbandonarsi al proprio mondo interiore e rinunciare al dogma scientifico, distaccarsene. Per loro è un limite. Cosa rimane? Nulla che possa essere giudicato: Il giudizio critico si basa sulla logica infatti. E allora tutto diviene il contrario di tutto: i giudizi non nasceranno più da un'atteggiamento critico. E questo lo desumo per logica. Insomma, analizzo il penisero logico e quello illogico ma con la logica. Ci vorrebbe in realtà uno strumento al di sopra delle parti per venirne a capo. Ma anche in questo caso sto applicando la ragione. Sembra non esserci alcuna via d'uscita. Se io provassi a usare la mente irrazionale per definire qualsiasi cosa, potrei dire davvero tutto e nulla. Ma è così?  Infatti io non ho una mente irrazionale e non posso saperlo e il fatto di ammetterlo significa che per davvero ho una mente razionale. Se invece disponessi di una mente irrazionale, forse vedrei ugualmente leggi e regole, completamente incoerenti con quelle che io uso per guardare criticamente la realtà. E infatti è quello che vedo quando mi confronto con questi mistici del sapere che affermano di viaggiare in corpi eterei o di dialogare con divinità. Roba da malati di mente mi verrebbe da dire. Eppure non posso eslcudere che queste cose possano accadere davvero. Allora, mi domando: il fatto che sia nella mente razionale che in quella irrazionale vi sia il bisogno di regole e struttura, anche se incompatibili, ci indica che la struttura è indipendente dall'essere razionale o irrazionale? Col termine irrazionale a me viene in mente la linea curva, lo scarabocchio, il caos. Ma più andiamo avanti con le nostre conoscenze e più troviamo un ordine nel caos. Vero e non vero dipendono quindi solo dal nostro punto di vista? E' come se in realtà tutto fosse "in potenza" proprio come accade nel mondo micorscopico, quello della fisica dei quanti, dove si parla del famoso esperimento di Shrodinger, del suo gatto e del fatto che esiste in questo ambito della natura la sovrapposizione contemporanea di due stati sino a quando non li si osserva. Solo allora avviene il collasso. Non mi dilungherò qui a parlarne perché l'ho già fatto altre volte e pertanto rimando il lettore a fare una ricerca sul web per capire meglio questo parallelismo. Ma andiamo alla radice della questione: a cosa serve tutto ciò? Deve necessariamente essere meglio un approccio piuttosto che un altro? Io comincio a pensare sempre di più che per davvero tutta la realtà dipenda solamente dal "paio di occhiali" che noi usiamo per guardarla, per osservarla. Il problema è risolto: va bene qualsiasi strumento si riveli utile in termini personali ma a questo punto, il problema è l'impossibilità alla comunicazione o vi è solo comunicazione per mezzo di linguaggi incompatibili. Però possiamo certamente imparare a dialogare utilizzando, a seconda del nostro bisogno interiore e/o di quello dell'interlocutore, una volta la più sfrenata irrazionalità e l'altra volta il dogma scientifico più rigido. Tutto sommato non farebbe male provare a divenire più flessibili. Ma questo è un invito che faccio pure agli estremisti della fede, ai mistici che nell'intento di superare i limiti, risultano ancora più dogmatici di chi applica la ragione. In conclusione, qualche mistico dovrebbe piantarla di credere di avere una visione "superiore" del mondo. Hanno solo una visione diversa: non vera, non falsa, non migliore, non peggiore, ma solo diversa. Hanno solo un "paio di occhiali" diversi da chi invece usa la logica.
Io non voglio fare un passo indietro nel sapere affidandomi all'irrazionale più totale, ma solo perché io voglio avere una visione critica del mondo; però posso farvi accesso di tanto in tanto. Scusatemi se ancora provo ad applicare la logica, ma pare che io non ne possa fare a meno; e allora "tud gh543e 5dhehrtgnh" è la mia provocazione ma anche l'invito a me stesso. 

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