16 settembre 2026

Mitologia e astrologia sono cose diverse


Leggevo dell'uscita di un nuovo libro scirtto da un autore, circa l'espressione di Urano. Diceva: Urano in mitologia è tutto l'opposto di quel che si dice in astrologia. Io aggiungo: e per forza! Mica il mito sta alla base del funzionamento dell'astrologia! Questa sua affermazione conferma quel che ho raccontato in numerosi libri e sopratutto in "come verificare l'astrologia", uno dei miei migliori testi in assoluto, che spiegano perfettamente l'errore più comune degli astrologi contemporanei, e cioè il fatto di leggere l'effetto astrologico di un corpo celeste partendo dallo studio del mito associato al suo nome. Il pianeta si chiama Urano? Studiamo il mito di Urano. Sbagliato! Ma di chi è la colpa di questo fraintendimento?

Di Rudhyar.  

Se Rudhyar trasforma l'astrologia da disciplina che formula affermazioni sul mondo a semplice linguaggio simbolico o strumento psicologico, non sta modificando un dettaglio del metodo: sta cambiando l'oggetto stesso dell'astrologia.

Storicamente, Rudhyar ha effettivamente proposto una reinterpretazione dell'astrologia, influenzata dalla psicologia junghiana e dalla filosofia umanistica. Non è stato lui a "stabilire" definitivamente cosa sia l'astrologia, ma ha contribuito a una corrente che la interpreta in quel modo.

Normativamente, si può sostenere che questa reinterpretazione sia una rottura con la tradizione astrologica, perché sostituisce affermazioni verificabili con interpretazioni simboliche. E dunque, non si limita a offrire una diversa interpretazione dell'astrologia: ne modifica lo statuto epistemologico. Se l'astrologia pretende di descrivere corrispondenze reali tra cielo e vita umana, trasformarla in un linguaggio puramente simbolico significa cambiarne la natura, non semplicemente svilupparla o stare al passo evolutivo delle cose. 

Rudhyar naturalmente era libero di creare una nuova disciplina ispirata al simbolismo astrologico. Quello che non si può fare è affermare che l'astrologia sia quella che propone lui. 

Il ragionamento è il seguente:

Se l'astrologia, per secoli, ha sostenuto che le configurazioni celesti corrispondono a caratteristiche o eventi reali, allora essa formula affermazioni sul mondo. Le affermazioni sul mondo sono, almeno in linea di principio, sottoponibili a verifica.

Se qualcuno dice: "No, l'astrologia non parla più del mondo, ma solo di simboli interiori", non sta semplicemente proponendo una nuova interpretazione: sta cambiando l'oggetto della disciplina. È un po' come se qualcuno dicesse:

"La medicina non serve più a curare le malattie; serve solo a riflettere simbolicamente sul significato della sofferenza."

Quella potrebbe essere una nuova pratica filosofica o spirituale, ma difficilmente sarebbe ancora medicina nel senso tradizionale.

Oppure:

"La geografia non studia più il territorio, ma il modo in cui ciascuno immagina il mondo."

Anche qui si sarebbe creata un'altra disciplina, non ridefinita la geografia.

Perciò Rudhyar non amplia l'astrologia: la sostituisce con una disciplina diversa, che conserva il lessico astrologico ma ne cambia l'oggetto, il metodo e i criteri di validazione. Se questa nuova disciplina è utile o meno è un'altra questione.

Chi segue Rudhyar potrebbe replicare che l'astrologia è sempre stata anche una disciplina simbolica e che lui ne avrebbe semplicemente sviluppato un aspetto già presente. A quel punto il dibattito diventerebbe storico: bisognerebbe chiedersi se le fonti astrologiche precedenti concepissero davvero l'astrologia come un linguaggio puramente simbolico oppure come una disciplina che pretendeva di descrivere corrispondenze reali tra cielo e vita umana.

Ma noi sappiamo che l'astrologia nasce storicamente come pratica predittiva. Le prime forme di astrologia mesopotamica avevano lo scopo di individuare corrispondenze tra fenomeni celesti ed eventi futuri (raccolti, guerre, destino del re, ecc.). La previsione era una funzione costitutiva, non accessoria.

La successiva astrologia ellenistica mantiene questa funzione, estendendola alla vita individuale. Anche quando descrive il carattere, lo fa per prevedere il corso della vita.

Se una disciplina nasce per formulare previsioni o descrivere corrispondenze reali, allora le sue affermazioni sono, almeno in linea di principio, confrontabili con l'esperienza.

Se invece si afferma che l'astrologia è soltanto un linguaggio simbolico, che non deve essere verificato e non mira a descrivere il mondo, non si sta più parlando della stessa disciplina storica. Il punto è che la funzione predittiva non è un'aggiunta successiva: è la ragione storica per cui l'astrologia è nata.

Naturalmente, uno studioso favorevole a Rudhyar potrebbe replicare che le discipline possono cambiare funzione nel tempo. Ma a quel punto l'onere dell'argomentazione cambia: non basta affermare che oggi l'astrologia è simbolica; bisogna spiegare perché una disciplina nata per prevedere dovrebbe rinunciare proprio alla funzione che ne ha determinato la nascita, continuando però a chiamarsi "astrologia".

Se elimini la funzione predittiva e la pretesa di descrivere corrispondenze reali, non stai semplicemente modernizzando l'astrologia; stai modificando ciò che storicamente l'ha fatta nascere e l'ha definita per secoli. 

Se non arrivi a questa conclusione ti chiami "Alfonso".