30 giugno 2018

Sii vincente!


I ricordi più spiacevoli della mia vita sono legati all'adolescenza, periodo in cui ho dovuto lottare contro la mia timidezza (per fortuna vinta nel corso degli anni)  e contro le avversità di sciagure che hanno colpito la mia famiglia. 

In tutto questo periodo, però, ho potuto affinare la mia sensibilità nei confronti di chi come me ha sofferto tanto. Praticamente aiutavo gli altri per aiutare me stesso. Non solo come consigliere, ma pure come praticante di arti marziali, disciplina che mi ha permesso di acquisire più fiducia in me stesso.

Negli stessi anni c'era chi, però, minava questo mio bisogno di trovare pace interiore. Colpevoli quasi assoluti della mia frustrazione erano i professori, dai tempi delle medie fino alle superiori. 

Racconto solo due aneddoti secondo me paradigmatici di quel periodo:
Non avevo grande voglia di studiare anche perché avevo vergogna a misurarmi con gli altri compagni di classe. Il timore di sbagliare ed essere deriso mi spingeva a non frequentare, talvolta, nemmeno le lezioni. Tuttavia sentivo la necessità di dover reagire e perciò sporadicamente mi impegnavo in tentativi mal riusciti di ottenere dei riconoscimenti. Uno di questi fu quando una professoressa di matematica chiese chi volesse presentarsi alla lavagna per risolvere un problema di algebra (se non sbaglio). Mi presentai con l'obbiettivo di capire come svolgere il compito e non di mostrare di essere capace di risolverrlo. Andai alla lavagna per imparare e non per essere interrogato: era già noto che non fossi una cima e che, avendo saltato molte lezioni, avrei fatto fiasco. Ma la professoressa a fine esercizio mi diede un voto e fu bassissimo. Non capì che non avevo bisogno del voto, ma avevo bisogno semplicemente di capire. Da quel giorno smisi di studiare matematica (cosa che poi ho ripreso anni dopo anche grazie all'università). Non ebbi il coraggio di replicare. Aveva distrutto, con la sua ignoranza, la mia buona volontà. 

Perdonai la professoressa, dentro me, ma il danno ormai era fatto. Peggio fu quello che mi inflisse la professoressa di storia dell'arte. 

Ricordo che feci un'interrogazione storica, una di quelle che ci si aspetta il 10 e lode. Ma mi diede un voto bassissimo, ancora più basso di chi non aveva risposto a tutte le domande. Il fatto è che quella professoressa valutava secondo due criteri: secondo le capacità linguistiche dello studente, e secondo gli esiti delle interrogazioni precedenti. Per lei era dunque, inconcepibile che uno studente mediocre, a un certo punto potesse eccellere. Era il momento giusto per dimostrare a me stesso che con la buona volontà potevo riscattarmi e gettarmi alle spalle il passato. Un bel voto non solo era quello che in effetti meritavo di avere; ma era anche un modo per dimostrarmi che il duro lavoro viene ricompensato e che malgrado le difficoltà ce l'avrei fatta. 

Lei mi valutò anche secondo il principio che è meglio una parlantina fluente che conoscere i contenuti. Di fatti, l'idiota amava dare voti molto alti alle studentesse, che è risaputo hanno un eloquio generalmente più fluente rispetto agli uomini. Invece quel voto basso mi fece capire: che non valeva la pena studiare, che non meritavo di essere ricompensato forse perché non valevo nemmeno come persona e non solo come studente, che la vita fa schifo, è ingiusta, che non serve a niente lottare se si è perdenti in partenza. Insomma, quella professoressa, ma anche molti altri, demolirono la mia già scarsa fiducia in me stesso e nel mondo. Il capitolo delle medie e delle superiori lo ricorderò sempre con disgusto nei confronti di quelli che, prima ancora di essere degli "indottrinatori" dovrebbero essere modelli da seguire. 

Chi non studia è bene che non meriti alcun trattamento di favore; ma chi mostra di voler imparare e chi mostra di dare il massimo, o almeno un cenno di impegno, dovrebbe essere incentivato perché la scuola, prima ancora di essere istruzione è aiutare il ragazzo a prepararsi per vincere le sfide della vita. Il fallimento dello studente è prima di tutto il fallimento dell'insegnante che ha preso l'alunno come un contenitore vuoto da riempire con nozioni, che il più delle volte non servono a nulla. I professori volevano studenti bravi a memorizzare concetti, come pecore che devono seguire il gregge della convenzione sociale. 

Non posso dire di aver avuto mai un insegnante che abbia saputo trasmettermi la voglia di studiare, la voglia di fare sempre meglio. Quella è una cosa che è venuta molto tempo dopo, da sé, come riflesso istintivo, difensivo. Ma vanno spese due righe per Ciro Discepolo che è stato l'unico vero insegnante che io abbia mai avuto e che ritengo possa essere considerato tale. A parte il rapporto con lo studio dell'astrologia, l'esperienza universitaria è stata una delle più belle di tutta la mia esistenza. E soprattutto lo studio della psicologia in generale perché mi ha fatto riscoprire chi sono, quanto valgo, dato che il mio sapere di astrologo era stato più volte deriso da persone incompetenti.

L'esperienza universitaria mi ha insegnato che avevo ragione su tutto: sui professori, sull'astrologia, sugli incompetenti, sui maniaci, su tutti quelli che hanno sempre cercato di ostacolarmi. 

Questa grande trasformazione è avvenuta con il transito di Plutone su Mercurio radix, quello stesso che nel tema di nascita è invece dissonante a Plutone radix. L'esperienza scolastica è stata molto tormentata; ma questo transito ha portato la mia rivalsa, la mia rivincita.  

La morale della favola è che, anche se il destino, la vita, il passato, il presente, ci portano a vivere situazioni che ci limitano, possiamo sempre trovare le risorse e la volontà per riscattarci. Nessuno al mondo cambierà mai il vostro passato; ma almeno potrete guardarlo con occhi diversi adesso che avete dimostrato a voi stessi che erano loro a sbagliarsi e non voi! 

E non è tanto importante capire chi avesse ragione: è più importante sapere che voi siete migliori di chi vi ha messo i bastoni tra le ruote. Siete cresciuti, siete più forti, più liberi, più fiduciosi, più positivi per sopportare e tollerare le sfide che arriveranno in futuro. Avete tra le mani la dimostrazione lampante che ce la potete fare. L'importante è non darla mai vinta a questi inetti, chiunque essi siano. Non perdete mai la speranza anche quando tutto il mondo sembra cadervi sulle spalle. L'intelligenza è soprattutto questo: la capacità di saper far fronte alle sfide della vita, adattandosi alle esigenze dell'ambiente. E le sfide non sono soltanto col mondo; sono anche con voi stessi. La battaglia più grande è quella che vincete contro le vostre paure e inadeguatezze. Pace, amore, fantasia. 

Solo per pochi, solo per te. 

Dott. Giuseppe Al Rami Galeota. 

14 giugno 2018

Psicologia e medianità tra deontologia ed esperimenti


Prima di tutto una premessa sulla delicata questione tra psicologia e materie di confine, secondo me di fondamentale importanza per evitare equivoci. 

Eccomi dopo un po' di giorni di assenza con questo nuovo articolo. 
Oggi parliamo dell'articolo #8 del codice deontologico degli psicologi italiani. Si tratta di una questione che curerò spesso e volentieri dato che si tratta dei limiti entro cui dovrebbe operare lo psicologo. Ciò che leggerete nasce dal confronto tra me e alcuni psicologi ed è anche materia di studio per ottenere l'abilitazione. 

LEGGETE PIU' SOTTO L'ESPERIMENTO DI MEDIANITA' E ASCOLTATE L'INTERVISTA ALLA COACHING LIFE E MEDIUM CRISTINA PASQUALINI.

Ribadisco che non sono uno psicologo iscritto all'albo (cioè non ho ancora l'abilitazione) ma presto sarò psicologo junior iscritto all'albo B. Il che ovviamente comporta delle limitazioni professionali rispetto allo psicologo iscritto all'albo A. Questo a scanso di equivoci e per zittire il vocio dei malpensanti.

Vediamo cosa dice l'articolo #8 del codice deontologico degli psicologi italiani ma soffermandomi in particolar modo sulla seconda parte, che è quella che mi interessa di più considerando la mia pratica astrologica.

"Lo psicologo contrasta l'esercizio abusivo della professione come definita dagli articoli 1 e 3 della Legge 18/02/1989, n° 56 e segnala all'ordine i casi di abusivismo o di usurpazione di titolo di cui viene a conoscenza. 
Parimenti, utilizza il proprio titolo professionale esclusivamente per attività  ad esso pertinenti, e non avvalla con esso attività ingannevoli o abusive". 

Il dottore in scienze e tecniche psicologiche  (DTP) non può avvalorare col proprio titolo universitario attività che non sono pertinenti con la psicologia. Questo significa che lo psicologo (o il dottore in scienze e tecniche psicologiche) non può confermare l'astrologia soltanto perché è uno psicologo. E infatti io non mi sento di avvalorare l'astrologia, indipendentemente dalle questioni prettamente deontologiche. Questo perché l'astrologia non è una scienza e già questo è sufficiente a trattarla cum grano salis, cioè come ipotesi di ricerca. 

Infatti nessuno sano di mente si sognerebbe mai di dire che l'astrologia offre certezze assolute. Però lo psicologo  (o il dottore in tecniche psicologiche altrimenti detto DTP) può parlarne: gli psicologi del CICAP, per esempio, trattano e parlano dei fenomeni ESP esattamente come faccio io. Ma loro li negano, io li guardo con maggiore possibilismo. Perciò uno psicologo non è obbligeato a non trattare certi temi. È obbligato a non trattarli come terapia, è obbligato a non prescriverli e a non trattarli come verità. Tuttavia può farsi una propria idea e divulgarla, proprio perché la laurea e l'abilitazione presuppongono un certo grado di razionalità, cioè quella sufficiente per poter trattare argomenti di confine come l'ESP e l'astrologia in maniera più critica.

Il codice deontologico dice che non si può utilizzare il proprio titolo accademico; ma al contempo ciò non significa che non si possa esisbire come faccio io qui su questo mio blog. L'importante è non promuovere, grazie all'attività di psicologo (o di DTP) una terapia che sia un misto di conoscenze astrologiche e psicologiche poiché le prime non sono validate scientificamente.

Occorre un ulteriore chiarimento: l'astrologo può arricchirsi delle conoscenze psicologiche, e quindi di una laurea in psicologia (o in Tecniche Psicologiche /altrimenti dette TP o laurea in psicologia triennale) per la pratica astrologica. Viceversa lo psicologo (o il DTP) non può usare l'astrologia nella propria pratica. 

Perciò si possono tenere separate le due cose: da un lato divulgare l'astrologia con la razionalità e le conoscenze della psicologia e dall'altro praticare la psicologia senza commistioni con l'astrologia. 

Lo stesso articolo #8 del codice deontologico parla anche dell'usurpazione di titolo.
Il DTP è di fatti laureato in psicologia. L'usurpazione di titolo sussiste nel momento in cui il DTP o chi non è iscritto all'albo degli psicologi, si definisce psicologo o svolge la pratica dello psicologo. Ciò significa che la laurea in psicologia non è condizione sufficiente (ma è necessaria) per ottenere il titolo di psicologo. 

Per contro, rischia una denuncia per calunnia o per diffamazione chi vuol dare a intendere che la dicitura "laurea in psicologia" equivalga automaticamente al titolo di psicologo. In sintesi chiunque affermi che la laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche non è lo stesso della laurea in psicologia e chiunque affermi che ciò corrisponda a usurpazione di titolo, commette il reato di calunnia e perciò è perseguibile in sede di tribunale a maggior ragione se chi sostiene tale ipotesi minaccia di denuncia il DTP. 

Morale della favola, se il DTP dice di essere laureato in psicologia non sta commettendo alcuna usurpazione di titolo; e chi afferma il contrario volendo screditare l'immagine del DTP e promettendogli una denuncia, rischia a sua volta di essere denunciato per diffamazione e minacce.

L'ESPERIMENTO

E veniamo al nocciolo della questione: oggi ho intervistato una persona che sostiene di possedere doti paranormali. In qualità di studioso, credo razionale ma aperto di mente, ho voluto introdurre l'argomento per raccontare l'esperienza di una persona. Attraverso questa intervista non ho voluto dimostrare che il paranormale esiste ma nemmeno ho voluto screditare la persona intervistata. Ho semplicemente esposto, in maniera seppur sbrigativa, un fatto.

Ora, con la mia laurea in STP non voglio affermare che occorre credere al paranormale. Tuttavia invito il lettore a sperimentare, per gioco o per spirito di ricerca, fermo restando che tutte queste pratiche rappresentano un ambito della realtà che merita di essere sviscerato e approfondito con gli strumenti della scienza.

Durante l'intervista ho chiesto che fosse effettuato un esperimento sulla mia persona. Naturalmente si tratta di un esperimento "spicciolo" che non ha alcuna validità scientifica: ho chiesto a questa persona di esprimersi su quel che riesce a percepire di me e della mia vita, dalla semplice visione di una mia foto. 

La lettura è proseguita anche dopo l'intervista che io vi invito ad ascoltare e devo dire che alcune cose mi hanno lasciato interdetto. Chiarisco subito il punto: nonostante io pratichi astrologia da vent'anni sono molto scettico su tutto e tutti. Ma a differenza di altri credo di non avere pregiudizi. Ebbene, se mi chiedete cosa penso di questa intervista, non posso esprimermi in maniera definitiva. E se non posso farlo è perché trovo che bisogna approfondire. Buon ascolto.
Ascolta "Medianità e coaching" su Spreaker.

06 giugno 2018

Cosa può fare un laureato in psicologia triennale non iscritto all'albo?

Spulciando in rete con l'aoccount facebook della mia fidanzata ho trovato notizie utili per il DTP (dottore in scienze e tecniche psicologiche/laurea in psicologia triennale).
Stando alle informazioni presenti in questi primi due Screenshot il DTP (dottore in scienze e tecniche psicologiche) può svolgere l'attività di counsellor anche senza essere iscritti ai registri dell'Assocounselling, Sico, Reico. Il non riconoscimento da parte dell'albo, dunque, non è una limitazione alla pratica.
 Qui invece si afferma che nonostante il Counsellor diplomato e il DTP possono svolgere l'attività del counselling, Assocounselling &co. non consentono ai secondi di iscriversi all'albo. Ma abbiamo appena visto che non è necessario iscriversi all'albo. 


Ricapitoliamo: il DTP anche se non iscritto all'abo B degli psicologi può praticare l'attività di Counsellor anche senza iscrizione all'albo della categoria di questi ultimi. Inoltre può insegnare la psicologia attraverso corsi. 

Cos'è l'attività di Counsellor? (tratto da https://www.aspicvenezia.org/counselor-chi-e-e-cosa-fa/)
 
"Il counselor è colui che offre il suo tempo, la sua attenzione interessata e partecipativa, nonché il suo rispetto a chi si trova in una condizione di difficoltà e di incertezza e che, attraversando un momento di difficoltà, sente la necessità di chiarificare alcuni aspetti di sé, anche in rapporto all’ambiente che lo circonda.
E’ un esperto di comunicazione e relazione in grado di facilitare un percorso di autoconsapevolezza nel cliente, affinché trovi dentro di sé le risorse per aiutarsi. Aiutare gli altri ad aiutarsi è, infatti, una delle funzioni principali del Counselor.
Egli esprime una grande fiducia nelle risorse dell’essere umano e quindi favorisce l’autostima, proprio perché trasmette questo senso di fiducia nelle risorse del cliente.
In ogni caso, il counselor non si sostituisce mai alla persona che aiuta e gli restituisce la responsabilità di prendere le proprie decisioni, pur comprendendolo empaticamente."



29 maggio 2018

È un mondo difficile

È un mondo difficile, il futuro è incerto, oggi più che mai che vediamo i nostri valori cestinati nell'immondezzaio.

Il presidente della repubblica Mattarella in questi giorni ci ha ricordato che esistono poteri forti a cui sottostare, volenti o nolenti, perché è per il "bene" dell'Italia. Il mio bene, se mi è permesso, lo decido io se il mio pensiero ha ancora un minimo di valore.

Insomma, la sensazione di essere schiacciati, oppressi, manipolati, è altissima a causa dei malvagi del web; e in più ci si mette di mezzo anche la politica a farci sentire che non siamoiberi nemmeno per sogno. 

Ciò che può essere un bene per me potrebbe essere un male per il prossimo. E allora non ha senso puntare il dito. Si punta il dito su chi punta il dito. Si giudica chi giudica. Io reagisco a chi mi offende perché non bisogna farsi opprimere dalla malvagità o da chi presume di fare la cosa giusta per il mio bene. 

Io dico no a chi vuole esercitare il proprio potere sul prossimo, a qualsiasi livello; a chi giudica, a chi si atteggia a maestro di saggezza sul web se poi è un hater.  

Lo so: nonostante la malvagità di certa gente che si crede depositaria della giustizia io sono ancora in piedi e devo dire grazie a voi che mi sostenete e mi incitate a fare sempre meglio. 

Ho sempre detto di non essere perfetto; ma ho sempre cercato di migliorarmi per diventare una persona più evoluta, non solo sotto il piano culturale, ma sorpattutto sotto il profilo umano. E per me questo significa condividere ciò che amo senza dar fastidio a nessuno, nel pieno rispetto delle regole.

Il percorso è sempre in atto e la sfida più grande della mia vita è proprio quella di riuscire a sconfiggere l'oppressore malvagio per superare la mia sofferenza. E non potete immaginare come mi senta oltre a ciò, nel veder "morire" la democrazia soprattutto se con la scusa del "bene" migliore. 

Il fatto è che spesso sotto i migliori intenti si nasconde il male, volontario o involontario. Ma l'importante è la libertà, non l'oppressione. Oguno può esercitare il diritto alla critica, il diritto di parola e di giudizio; ma esso non deve divenire un pugnale, una sofferenza per il prossimo e non deve divenire un'imposizione o una punizione. La libertà di ognuno deve rispettare la libertà dell'altro, non deve invaderlo, non deve sopprimerlo. 

A prescindere dalle proprie ideologie deve esistere un'etica che deve consistere nel lasciare gli altri liberi di professare quel che vogliono, come vogliono e quando vogliono; perché cercare di mettere i bastoni tra le ruote significa  perdere tempo a vivere nell'odio. L'odio chiama altro odio e perciò l'unica soluzione, o almeno la più saggia, è quella di lasciar perdere il passato e guardare al futuro senza calpestare nessuno. 

Siamo esseri umani, ognuno con le proprie debolezze, paure, sofferenze. Ognuno ha il suo percorso fatto di sbagli e successi. Ma nessuno può permettersi di diventare oppressore del prossimo. E questa sarà una battaglia che combatterò finché il cuore me lo permetterà. Pace, amore, serenità...

Grazie Laura, ne avevo bisogno.

LAST MINUTE:
 Gli ultimi due arrivati!
La logica è molto semplice: l'odio attira altro odio. Ogni azione malvagia, che sia di scherno, derisione, offesa, critica aspra, riceve una risposta. Se due persone sono intelligenti sanno quando fermarsi. Il maniaco non si ferma. Ed è lì che cominciano i veri problemi: quando nessuna strategia serve a far calmare le acque (C'è chi le ha provate tutte) vuol dire che dall'altra parte c'è una persona che odia e non smetterà mai di odiare. E se non smetterà mai di odiare vuol dire che è maniacale. 

Approfondirò nel mio nuovo libro di astrologia di prossima pubblicazione... 

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DIGNITA' ITALIANA: CLICCA QUI per leggere l'articolo
Prossimamente le registrazioni radio-interviste con Al Rami.


Condivido:
L'intervita del dottor Galeota al prof. Matteo Brignacca dell'istituto culturale gnostico. Buon ascolto.
Ascolta "Cos'è la Gnosis?" su Spreaker.

25 maggio 2018

Young Signorino: analisi astro-sociologica del fenomeno


Per chi mastica di astrologia non è affatto strano veder emergere la nuova stella del Trap Italiano proprio nel periodo in cui Giove transita nel complicato e tortuoso Scorpione, segno dissacrante come lo è il wb di questi ultimi anni, dove imperano i troll, i maniaci, gli stalker, il cyberbullismo, nonché il trash di personaggi il cui imperativo categorico è quello di scioccare.
Young Signorino è un performer youtuber che si colloca prepotentemente proprio in questo contenitore super affollato dal trash, attraverso un genere musicale assai popolare in questi ultimi anni grazie alle produzioni dei già più noti (ma professionali) Ghali e Sfera Ebbasta: appunto il Trap. Con i suoi oltre, al momento, 10 milioni di visualizzazioni del suo ultimo brano intitolato “Mmh ha ha ha” (e oltre 86.000 iscritti sul suo canale), ritroviamo il trapper ai primissimi posti nelle visualizzazioni delle nuove tendenze su Youtube.

Ma chi è Young Signorino? Ho cercato sul web i suoi dati di nascita per poterne calcolare il quadro astrologico; ma a parte il fatto che abbia 19 anni non ho trovato nient’altro. Di lui si vocifera si ispiri a Marylin Manson. Afferma che Satana sia suo padre e da ciò si intuisce chiaramente quanto il giovane abbia capito come provocare il pubblico per ottenere visualizzazioni  (e denaro), nonostante abbia, stando a quel che si dice, sofferto di quei problemi psichiatrici che potrebbero farci comprendere il motivo del suo stile “delirante”. Forse un’altra trovata pubblicitaria per giustificare i folli e sconcertanti contenuti dei suoi “brani”? (continua sul video...)

Ascolta il brano:

ATTENZIONE: PER TUTELARMI DAL CYBERBULLISMO E DALLA VIOLENZA PSICOLOGICA DI CUI SONO STATO VITTIMA, HO DISATTIVATO, SINO A DATA DA DESTINARSI, LA POSSIBILITA' DI INSERIRE COMMENTI AI MIEI POST. 

NEL FRATTEMPO STO LAVORANDO ALLA STESURA DI ARTICOLI SUL FENOMENO DEGLI HATERS.

12 maggio 2018

Le vittime degli haters


Ci sono due tipi di carnefice: il sadico e il superficiale. Il primo è cosciente del dolore che infligge alla controparte mentre il secondo non se ne rende conto. In entrambi i casi il carnefice legittima a se stesso e agli altri la sua violenza e in certi casi la minimizza, convinto di non fare nulla di male, anche quando espressamente gli viene comunicato.

Infatti il carnefice a volte accusa la vittima stessa del fatto che "giochi a fare la vittima" e che non lo sia per davvero. Per il manico c'è sempre un motivo per infliggere quella che per la controparte è una vera e propria tortura. 

La vittima della maniaco o dello stalker, subisce l'offesa attraversando diverse frasi. La prima è quella della reazione che probabilmente è tanto più forte quanto più l'offesa è percepita gravemente. 

La seconda difesa spinge la vittima a minimizzare l'offesa cercando di non pensarci. Insoma, ci si illude che l'offesa ricevuta non sia nulla di grave: il processo di autoregolazione spinge il sistema difensivo a trovare un equilibrio per mantenere l'omeostasi. E così la vittima cerca di autoconvincersi che deve fare finta di nulla, che deve lasciar perdere.

Nella terza fase vi è il fallimento della difesa precedente se i comportamenti lesivi sono reiterati. A quel punto subentra la disperazione con tentativi di annientare il carnefice o di annientare se stessi.
 
Nella seconda ipotesi, infatti, l'attacco del maniaco costringe la vittima a vivere in una situazione di tensione e preoccupazione che vanno a interferire con la vita di relazione, spesso causando il logorio delle relazioni sociali, di coppia e in famiglia. Questo addirittura avviene anche e solo se il maniaco è nelle vicinanze, o solo a sentirne parlare. 

Ricevere dal proprio hater una semplice email senza alcun contenuto offensivo, per esempio, è comunque fonte di dolore ed è percepito come una tortura.

Di fatto, vi è una ipersensibilizzazione allo stress che può produrre irritabilità, depressione, idee fisse, insonnia e manifestazioni psicosomatiche. 

L'apatia, la perdita dell'interesse nei piaceri della vita, il dubbio circa il proprio valore, il pessimismo, la sensazione di esser braccato, imprigionato, il desiderio di rinunciare alla propria vita, non sapere più quel che vogliamo, sono alcuni dei sintomi di questa depressione indotta dagli haters.
 
Il maniaco vorrebbe sollecitare proprio questo stato mentale nella sua vittima, o addirittura non se lo aspetta, appunto perché non percepisce la gravità delle proprie persecuzioni. Anzi! Ritiene del tutto legittimo continuare sulla stessa strada poiché a suo dire è la vittima ad attirarsi le critiche, gli insulti, le svalutazioni. 

Il maniaco non si pone il dubbio che il proprio attacco possa portare a una disperazione tale da spingere la sua vittima al suicidio. Questa dispercezione della realtà costringe il maniaco a perseguire nei suoi atti maniacali pensando che non siano così gravi da portare a reazioni di questo tipo. Infatti nel quadro psicologico del manico predomina la mancanza di empatia, e soprattutto la proiezione. Ma ci sono casi in cui il suicidio è proprio quello che il maniaco si auspica. 

Nel post precedente mi sono occupato di analizzare una delle possibili configurazioni di un maniaco; ma oggi vorrei parlare di quelle della vittima. 

Molti mi hanno sempre chiesto quali configurazioni astrologiche fossero presenti nel mio tema di nascita visto che sono stato vittima di maniaci e di violenza durante il corso della mia vita. 

Ebbene, l'opposizione tra Sole e Marte, sebbene larga, mi ha spinto, sin da piccolo, a subire i soprusi e gli abusi del prossimo. Di fatti la stessa Morpurgo, quando parla dell'opposizione tra i due corpi celesti ci parla di una devitalizzazione dell' "Io" a causa di tremende ferite che poi si traducono nel desiderio di riscattarsi o attaverso comportamenti passivi, rinunciatari. È chiaro che le dinamiche astrologiche si ripetono nel tempo e perciò è vero che nella vita incontro spesso persone che si sentono autorizzate a "schiacciarmi". Anche Ciro Discepolo, quando parla di questo aspetto astrologico, ci informa di violenza subìta. La Violenza esercitata invece la trovo nella congiunzione e non nell'opposizione, anche se nel mio caso ho convogliato nelle arti marziali. 

Non si tratta del quadro di un prepotente perché sono molto più forti i tratti morbidi del tema: (Luna che riceve molteplici aspetti ed è in trigono a Giove e Nettuno etc. etc.).  Anche solo questo è sufficiente per stabilire se la violenza è subìta o esercitata.

La stessa violenza è secondo me anche indicata da Marte in sesquiquadrato a Urano che ci parla di situazioni brusche, radicali, aggressività e mancanza di moderazione da parte degli altri (o del soggetto stesso). La Morpurgo invece afferma che tale posizione può portare all'essere rinunciatari in quelle situazioni in cui sia richiesto far valere i propri diritti. Siccome i vertici della dissonanza sono giocati tra 3^ e X Casa, possiamo ben comprendere come per mezzo degli strumenti di comunicazione (3^ Casa) io subisca una violenza che mina la mia reputazione (X Casa). 

Spesso ho detto che noi possiamo vivere le stesse posizioni astrologiche ad un livello più alto di evoluzione. Per esempio, così come Jung visse le sue psicosi Nettuniane, così poi le analizzò nella vita dei suoi pazienti esorcizzando il suo problema. Allo stesso modo, così come io ho subìto spesso violenza sul web, allo stesso modo mi occuperò di lottare contro il bullismo, gli stalker, i maniaci, appunto raccogliendo testimonianze e i casi di quelle persone che hanno subìto abusi e violenza, approfondendo il più possibile. Questo sarà uno dei temi che tratterò nel mio libro di astrologia di prossima pubblicazione, analizzando anche la condizione astrologica di una mia consultante che ha subìto vioolenza sessuale.  

Prossimamente...

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Non daremo mai a nessuno la soddisfazione di vederci tristi.

10 maggio 2018

Saturno e il Super-Io



ma oggi approfondiremo l'argomento inserendo nel discorso due variabili: la dimensione temporale e la dimensione energetica. 

Ho spiegato in altre occasioni che Saturno rappresenta il nostro Super-Io (credo assieme a Giove che invece si esprime con la moralità al positivo). In sostanza si tratta del nostro genitore interiore, che a seconda delle circostanze e delle esperienze che regolano la tendenza generale del soggetto, può esprimersi attraverso un comportamento legato al senso di colpa. 
 Il Saturnino si punisce per un errore commesso o punisce gli altri. 
Quondi tutto dipende dall'educazione ricevuta e che si traduce nell'asse dimensionale legato al desiderio di punire sé stessi e di punire gli altri. 

Saturno infligge punizioni. 

La dimensione energetica riguarda appunto  l'intensità del comportamento e dell'atteggiamento: generalmente sono gli aspetti dissonanti di Saturno verso i luminari e Mercurio a inasprire il profilo e a renderlo più complicato. Ma di per sé questa cosa non ci dice se il profilo risulterà patologico o meno. 

La dimensione temporale invece ci dice se l'atteggiamento e i comportamenti di punizione aumentano o diminuiscono di intensità lungo il corso del tempo. La costanza rappresenta una certa coerenza; ma di per sé nemmeno questo ci dice se l'atteggiamento e i comportamenti sono da inserire nella tipologia patologica. 

Ciò significa che la sola indagine astrologica non è sufficiente per stabilire se il soggetto manifesterà i suoi tratti in maniera patologica o semplicemente rigida. Tuttavia, nel momento in cui lo psicologo, lo psicoterapeuta, volesse aiutarsi con l'astrologia per studiare dal punto di vista astrologico i pianeti "responsabili" di un quadro già definito patologico da altre metodiche, potrebbe farlo, naturalmente se fosse di mente aperta e disponibile a dar credito alla corrispondenza tra posizioni planetarie e carattere, personalità, temperamento.

Quel che mi preme sottolineare oggi è la parte "estrema" legata al Saturno dominante e leso o in cattivo aspetto ai luminari o a Mercurio o Marte. Quindi, vediamo insieme cosa succede quando Saturno è rigidità a livelli patologici, ma dobbiamo tornare a parlare del senso di colpa. 

L'interesse ad attribuire o ad attribuirsi una colpa deriva da una certa inflessibilità. Secondo l'ipotesi della teoria oggettuale di M. Mahler, la costruzione del sé, cioè l'immagine stabile che abbiamo di noi, dipende in larga misura non da pulsioni innate, ma dal rapporto, dalla relazione che il bambino ha costruito con le figure di attaccamento durante i primi anni di vita. Rispetto all'idea di Freud, questa teoria pone l'accento sull'individuo come parte attiva e passiva all'interno di una diade, appunto costituita dal figlio e dal genitore. 

Se le aspettative del figlio sono disilluse o se il figlio cresce in un contesto in cui esiste uno stile di attaccamento (col genitore o col caregiver) disfunzionale, allora il comportamento del soggetto può divenire una traccia indelebile del carattere,  più o meno stabile a seconda delle altre esperienze avvenute successivamente durante il corso della vita. Perché infatti il nostro cervello dispone di quella propietà, detta neuroplasticità, che permette di operare dei cambiamenti funzionali o più disfunzionali per scopo adattivo. 

Quando parliamo di posizioni astrologiche, come detto poche righe fa, noi ci riferiamo a un modus operandi che oscilla dalla "normalità" al patologico, con una direzione verso la seconda tendenza se gli aspetti sono dissonanti. Quindi l'astrologia ci parla solo di una tendenza. Morale della favola, quando lo psicologo proverà a leggere il quadro astrologico di una persona che ha già dichiarato "patologica" coi propri metodi, troverà la corrispondente posizione astrologica (che non necessariamente è la causa, visto che in astrologia non sappiamo se le influenze siano di tipo causalistico o di altra natura).  

D'altra parte l'astrologo può usare i metodi della psicologia per effettuare diagnosi? No. Ovviamente no. Tuttavia può esprimere un giudizio astrologico su di una patologia diagnosticata da un professionista psicologo iscritto all'albo. 

Nonostante ciò credo sia possibile stabilire, senza alcuna pretesa di effettuare una diagnosi, se il soggetto mostra una costanza e una certa intensità nei propri comportamenti e reazioni e se ciò sembra disfunzionale arrecando un danno costante.

Per esempio si può definire maniaco chi vuole infliggere una punizione, magari moralizzando, usando sotterfugi, doppi giochi, deridendo, insultando, insinuando, colpevolizzando con assiduità, per anni. Infatti il Saturnino doc, non transige che una regola (che lui percepisce come inviolabile) sia violata.  La percezione del Saturnino essendo rigida, non può che concentrarsi verso l'intransigenza, appunto nei confronti degli altri o nei confronti di sé stesso (o entrambe le cose). Perciò una visione più critica, e non ipercritica, spetta al Saturnino che non ha alcun aspetto dissonante coi luminari o con Mercurio o Marte. 

In caso contrario, il proprio "giustizialismo" (non per nulla Saturno è anche detto in esaltazione nella Casa della Bilancia, che è anche quella della giustizia) diviene una punizione intollerabile per chi lo subisce. Infatti il Saturnino che ha lesioni ai luminari o a Mercurio (o Marte) non si rende conto del limite da non superare mentre non mostra un minimo di elasticità a tollerare i difetti, reali o presunti, che vede negli altri. Perepisce punibile l'altro, ma del tutto legittima la sua critica oppure l'offesa, ritenuta, imparziale, onesta, giusta. Il tutto può essere espresso attraverso un controllo e una freddezza che, per il Saturnino stesso può apparire come logica ineccepibile, ma per la vittima invece è spietatezza. 

Facciamo un esempio pratico: tra il Saturnino che non tollera lo sfruttamento di un debole e il Saturnino che non tollera chi divulga una statistica o un metodo astrologico non conforme ai suoi standard, c'è una soglia di tolleranza minore nel secondo caso. Oggettivamente è lecito esporre un dissenso nel primo caso; mentre nel secondo è ingiustificato l'accanimento a prescindere dalle proprie credenze.

Come detto prima, la patologia si esprime non solo per la forza di tale durezza; ma anche per la durata. Per esempio si può essere inamovibili e duri per un certo periodo di tempo, ma poi concentrarsi su altro.  Infatti esistono gli organi preposti a infliggere punizioni, proprio perché nessuno possa farsi giustizia da solo diventando da "presunta" vittima a carnefice. 

Non è detto che il Saturnino sia necessariamente un mascalzone pronto a infliggere le sue pene. Anzi! Ma molto dipende dalla percezione soggettiva dell'offesa, che comunque, in condizioni non patologiche, viene via via dimenticata. Naturalmente ciò non è vero nel caso in cui l'offesa ricevuta, o l'infrazione compiuta sia oggettivamente grave. Ma anche in quel caso, esistono gli organi preposti a far sì che la parte lesa o che accusa non diventi a sua volta carnefice. Ma il Saturnino patologico non permette a nessuno di porgli dei limiti poiché è lui stesso che li impone. Il Saturnino patologico non accetta che gli si faccia la predica poiché è lui che stabilisce, soggettivamente, cosa può fare e cosa invece non dovrebbero fare gli altri per non essere incriminati da lui. Perciò costringe la sua "vittima" in una condizione di sottomissione. Cioè, per non subire la pressione psicologica esercitata dal suo carnefice, la vittima non può esprimere più sé stessa. Ed è il carnefice che valuta ciò che secondo lui, è giusto o sbagliato, spesso ingigantendo, sopravvalutando, esasperando ciò che vede nella sua vittima. 
Se per esempio la vittima usa un termine al posto di un altro allora è un impostore, un inetto; se ha un'idea che a lui non piace è un truffatore, se non vuole ascoltarlo allora è in cattiva fede, se la vittima si vanta allora deve deriderlo, se ha fatto qualcosa di buono deve svalutarlo etc. etc. E per il Saturnino patologico è del tutto legittimo perché una qualsiasi privazione del suo diritto di critica sarebbe percepito come una violenza. Non percepisce la violenza che fa agli altri, ma è molto sensibile alle imposizioni (infine vedremo il perché).

Il Saturnino patologico non si cura se sta esagerando o no e non si cura dello stato d'animo della sua "vittima" poiché, appunto, la rigidità delle proprie regole e dei propri giudizi, costringono la vittima a subire la punizione per una "colpa" ritenuta tale e che non può essere cancellata.  Ed è lì la patologia: la percezione che la presunta colpa attribuita alla vittima non possa mai estinguersi. In quel caso chi giudica diventa carnefice incapace di distinguere la linea di confine tra un giudizio e una persecuzione, a maggior ragione se il Saturnino patologico trova, ogni volta, ragioni per accusare la sua vittima. In questo modo crea un doppio legame per cui non può fare a meno della sua vittima per dare libero sfogo alle sue intolleranze, (a questio punto divenuta di vitale importanza per manifestare sé stesso) costringendo, al contempo, la vittima a subire una sofferenza perenne, vissuta come ingiustificata, esagerata, appunto maniacale.

Il Saturnino patologico vuol dare la colpa a qualcuno per qualsiasi cosa egli reputi intollerabile è giacché la tolleranza è bassa di default, allora sarà eccessivamente severo e cercherà qualsiasi pretesto per dubitare e per incolpare la sua vittima anche quando essa espressamente desidera non essere infastidita e non fa nulla di oggettivamente grave o punibile. E nel caso fosse punibile, è il Saturnino patologico stesso che vuole infliggere la punizione, appunto mostrando la sua intolleranza, la sua mancanza di elasticità, il suo dissenso, che spesso e volentieri sono espressi con durezza, disprezzo. La vittima è percepita come un "insetto" da schiacciare, demolire, punire. 

Non necessariamente impone il suo punto di vista o vorrebbe zittire il suo interlocutore. Ma giudica, sentenzia e punisce svalutando. Non tollera chiunque compia una deviazione dai suoi standard assai rigidi, spesso mascherati da un falso senso dell'etica e della morale. Infatti, la vera morale e la vera etica la troviamo nella tolleranza, nel rispetto del prossimo e non nel desiderio di individuare una colpa da infliggere a tutti i costi, anche per i motivi più assurdi, ma che per il patologico sono seri e imperdonabili.  

Il senso di colpa del Saturnino, quando patologico e investita su di sé, invece porta alla depressione, alla svalutazione di sé, ma sempre in funzione di un confronto intollerabile con gli altri, percepiti come accusatori o migliori. In questo caso la percezione è opposta alla precedente: l'estrema ipercriticità e sottovalutazione di sé possono portare alla vera e propria svalutazione; a vivere come una croce enorme ogni piccolo errore commesso o qualsiasi cosa percepita come tale.
 Giacché il Super-Io rappresenta il nostro genitore interiore, notiamo che nel Saturnino patologico si ripropone il rapporto con la figura paterna (o con le altre figure di attaccamento), vissuta, evidentemente come castrante e giudicante. Nella mente del bambino, tale condizione è chiaro che porta a numerosi epiloghi non necessariamente correlati al desiderio di comportarsi, a sua volta, come fece il padre. Ma questo è probabilmente vero nel caso del Saturnino patologico. Infatti il soggetto adulto percepirebbe come ingiusti e punibili tutti i comportamenti che deviano da una certa soglia, quasi come per punire il padre che un tempo fu percepito come ingiusto. Il senso di rivalsa nei confronti di un passato avverso può risolversi nei due opposti: o svalutando sé stessi o svalutando il prossimo. 

 In ogni caso, è l'insistenza e la forza energetica, come detto prima, a fare la distinzione tra un quadro patologico e uno sano. Lo stesso principio è applicabile non solo al Saturnino, ma anche a qualsiasi altro soggetto rappresentato dalla sua dominante planetaria.   

Questo qui è il grafico di Hitler. La dominante è Saturno perché congiunto al MC, ma anche Urano. Entrambi sono lesi. 

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Che questo post possa essere d'aiuto per una felice autocritica e per abbandonare l'odio e il risentimento.

Vuoi il criterio operativo? Leggi la guida pilastro: Astrologia verificabile .


Autore e statuto
Giuseppe AR Galeota
Statuto: qui “valido” significa discutibile e controllabile (criteri, contro-esempi, revisione).
Metodo: astrologia giudiziaria (RS/RL) + criteri anti-bias (verifica/contro-esempi).

06 maggio 2018

Preoccupati della tua coscienza e non della tua reputazione


Un anonimo ieri mi ha scritto questo messaggio bellissimo:

Un carabiniere nota un serpente che sta morendo bruciato e decide di toglierlo dal fuoco.

Appena lo fa il serpente lo morde.

Per la reazione del dolore, il carabiniere lo libera e l'animale cade di nuovo nel fuoco.

Il carabiniere cerca di tirarlo fuori di nuovo e di nuovo il serpente lo morde.

Qualcuno che stava osservando si avvicinò all'uomo e disse:
- Mi scusi, ma lei è testardo! Non capisce che tutte le volte che prova a tirarlo fuori dal fuoco va a finire che lo morde nuovamente?
Il carabiniere rispose:

- La natura del serpente è mordere, e questo non cambierà la mia, che è aiutare.

Quindi, con l'aiuto di un pezzo di ferro, il carabiniere tira fuori il serpente dal fuoco salvandogli la vita.

Non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa del male.
Non perdere la tua essenza, prendi solo precauzioni.

Alcuni perseguono la felicità, altri la creano.

Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione.

Perché la tua coscienza è ciò che sei, e la tua reputazione è ciò che pensano gli altri di te.

E quello che pensano gli altri, non è un problema tuo. E' un problema loro.

NEVER GIVE UP SEMPRE!
Grandissimo Alrami!


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Mi piacerebbe che questo anonimo si firmasse con nome e cognome perché ha scritto una cosa talmente bella che merita una lode pubblica. E l'umiltà di rimanere nell'anonimato non può che farmi pensare quanta nobiltà d'animo sia contenuta nel suo cuore.

Io ho provato in tutti i modi a spiegare ai "serpenti" come non essere più serpenti, come chiudere definitivamente le discussioni, anche tendendo la mia mano. Ma la natura del serpente è di mordere... Cosa fare? Come consiglia il messaggio dell'anonimo occorre prendere precauzioni. Evitare, stare allalarga, il più distanti possibile dai serpenti.  Ma in futuro scriverò molto su come difendersi dal bullismo sul web.

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Terminerei questo post con un video realizzato l'altro giorno. 
4 consigli per vivere più sereni. 

 

04 maggio 2018

I maniaci sul web

Tanti anni fa cominciai a studiare l'astrologia per conoscere il mio futuro per capire se avrei sofferto ancora. Nella mia infanzia, infatti, sono stato vittima di violenze fisiche e psicologiche. Mi interessava sapere soprattutto se dal mio tema di nascita venisse fuori questa cosa. 

Capire cosa scatta nella mente di un maniaco o di chi fa violenza fisica o psicologica è stato uno uno dei motivi per cui, invece, ho deciso di laurearmi in psicologia alla triennale.

Siccome nella vita si ripetono certe dinamiche, durante il corso della mia frequentazione del web sono incappato in maniaci e in altri individui che mi han fatto violenza psicologica per esempio ossessionandomi con accuse, o con messaggi anonimi, o con offese, o con la pressante insistenza. Del tutto legittimo esprimere il proprio giudizio e il proprio parere, ma sino a un certo limite che non deve essere superato.

Quando la percezione soggettiva di non fare del male gravissimo viene disillusa dalla percezione della vittima che appunto lo rende noto, lì subentra un reato punibile anche penalmente,a maggior ragione se poi la volontà di far del male è invece evidente. 

A prescindere da ciò che io posso aver fatto o detto, la violenza non è mai giustificata e nemmeno le ossessioni; poiché violenza genera altra violenza, soprattutto quando si è mossi dalla disperazione.  

Ognuno di noi, per sfuggire a tali persecuzioni, infatti, adotta le strategie che meglio crede; e sono tanto più importanti quanto più la percezione dell'offesa è grande. 

Anche dal punto di vista psicologico mi sono fatto un'idea ormai abbastanza completa del fenomeno e perciò ho deciso di scrivere un libro che parli anche della violenza sul web, alla luce delle mie conoscenze psicologiche e astrologiche. 

Il maniaco non si rende conto di esagerare e giustifica sempre le sue azioni ritenedo legittimo ogni intervento. Troverà sempre una ragione per giustificare le sue ossessioni e negherà di essere ossessionato. 

Io sono dell'idea che tutti possiamo sbagliare perché nessuno è perfetto; tutti possiamo perdere le staffe; ma l'importante è rendersi conto che non si può vivere una vita nell'odio. Però si può reagire alla violenza in maniera intelligente:

Prima di tutto non fatevi mai togliere il sorriso da nessuno.
Io farò di queste violenze il mio cavallo di battaglia per aiutare chi come me ha sofferto per gli abusi subiti. E lo farò con questo mio libro che approfondisce il tema sia dal punto di vista psicologico e sia dal punto di vista astrologico.

Quando non c'è ascolto alla parola "basta", noi possiamo difenderci denunciando gli abusi. 
La mia denuncia è contenuta in questo libro che verrà pubblicato da un'importante casa editrice italiana. 

Chiunque senta la necessità di sfogarsi raccontandomi la propria storia di abusi, troverà in me la massima empatia perché so cosa significa, ma ho avuto la forza di non farmi schiacciare. Anzi! 


23 aprile 2018

Al Rami: laurea in psicologia o in scienze e tecniche psicologiche?

Qualcuno vocifera che io non sia laureato in psicologia. 
Niente di preoccupante dato che ognuno, sul web, può dire tutte le chiacchiere che vuole. Però nell'intervento vi è un chiaro intento lesivo ai miei danni e perciò vorrei dare alcuni chiarimenti ai miei affezionati lettori e a chi trova per caso il mio blog.

Ho la laurea in scienze e tecniche psicologiche, altrimenti detta, per semplificazione, "laurea in psicologia triennale". Senza che ciò costituisca usurpazione di titolo, vien detta laurea in psicologia triennale dalle stesse università.

Alcuni esempi: 

 La laurea in psicologia comprende la triennale e la magistrale. Dunque parliamo di due lauree differenti in psicologia. Se poi si vuole essere precisi, magari per inserire i propri dati in curriculum, allora ha senso specificare che la laurea triennale in psicologia è altrimenti detta "in scienze e tecniche psicologiche", così come è auspicabile specificare che la laurea in psicologia è magistrale o meno. 

Quindi se esiste la dicitura "laurea in psicologia" anche per la triennale, io sono a tutti gli effetti laureato in psicologia e sono diventato dottore in scienze e tecniche psicologiche. Una volta fatta l'abilitazione diverrò un riabilitatore ma anche in questo caso la dicitura corretta sarebbe "Psicologo Junior" poiché esistono delle piccole limitazioni rispetto alla laurea magistrale.

Ecco un esempio: CLICCA QUI.

Giustamente qualcuno si sarà domandato come mai questa specificazione. Ebbene, da qualche tempo ciricola in rete una fakenews sul mio conto e che spero sia cancellata il prima possibile perché appunto fake. Nello specifico si afferma che io avrei commesso il reato addirittura "penale" di usurpazione di titolo, dato che la dicitura corretta è "laurea in scienze e tecniche psicologiche" mentre io avrei usato la frase "sono laureato in psicologia". A parte che il reato è stato depenalizzato, abbiamo visto che in rete possiamo trovare siti universitari che disinvoltamente usano la frase "laurea in psicologia" anche per la triennale. Perciò la fakenews è stata un semplice tentativo di danneggiare la mia immagine. Un colpo basso veramente orribile. 

Certo, guardando questa storia da un punto di vista esterno sembra una cosa davvero assai ridicola impuntarsi su un cavillo del genere.  Praticamente è come se si volesse trovare per forza un qualsiasi pelo nell'uovo pur di screditarmi.

Noi qui ci limiteremo esclusivamente a questa specifica senza entrare nel merito della scorrettezza. 

Sulle prime mi sono infuriato tantissimo e sono persino entrato in panico pensando che "l'ingenuità" di inserire "laurea in psicologia" anzicché "laurea in scienze e tecniche psicologiche" potesse davvero costarmi una denuncia penale. Ma il mio percorso nello studio della psicologia mi ha insegnato a superare con forza, coraggio, determinazione anche attacchi come questi. 

La paura di essere additato come impostore, come usurpatore, non nascondo mi ha logorato per alcuni giorni. Temevo che i lettori potessero credere a quelle bugie e che per davvero credessero che la mia non fosse una laurea in psicologia. Invece abbiamo visto che sia per la triennale e sia per la magistrale si tratta pur sempre di laurea in psicologia. Era proprio in questa circostanza che dovevo dimostrare a me stesso che i miei studi e le mie letture valevano qualcosa, che potevano aiutarmi a superare questo duro colpo. Allora, nel frattempo che quella diffamazione sia cancellata(e forse non lo sarà mai) ho ritenuto legittimo chiarire a tutti i miei lettori questo episodio che sulle prime ha rappresentato un grosso danno d'immagine ma da cui sono riemerso più forte di prima anche grazie al sostegno di tutti i miei follower e della gente che mi vuole bene.

Per concludere: non daremo mai a nessuno la soddisfazione di vederci tristi, ma ci auspichiamo che le fakenews siano cancellate. Senza spirito di polemica e senza sollevare polveroni. 

Ecco a voi un mio video con alcuni consigli per gestire il nostro passato: 
 Il mondo è abbastanza grande da consentire a ognuno di incontrarsi o di evitarsi con cura.