DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

domenica 5 giugno 2011

COSTANTI UNIVERSALI E ASTROLOGIA 2^ PARTE


Abbiamo detto che l'archetipo è una costante universale. Newton sosteneva che  nessuna legge è veramente universale salvo che per gli "osservatori inerziali" ovvero per quegli osservatori che mantengono un punto fisso nell'universo, senza una rotazione nello spazio cosmico. Ciò è impossibile giacché tutto segue un percorso rotatorio e dunque nessuno ha un ruolo privilegiato nell'universo. Einstein lo aveva capito e diceva che le leggi di natura devono apparire identiche per ogni osservatore nell'universo indipendentemente dal luogo in cui si trova e dal suo movimento. Per questo formulò il principio di covarianza grazie al calcolo tensoriale scoperto dai matematici di quel tempo. Questo consentì allo scienziato di procedere a fare calcoli utili allo scopo. Secondo il mio parere L'archetipo è una costante universale perché non è un invenzione dell'uomo, e in quanto tale, rimane invariato da qualsiasi punto di osservazione. Però noi sappiamo che l'archetipo zodiacale è innestato appunto sullo zodiaco tropico:

cambiando il punto di riferimento noi non avremmo più la possibilità di vedere uno zodiaco tropico che come sappiamo si riferisce al passaggio del Sole sui punti equinoziali e solstiziali. A dire il vero non vedremmo più nessun tipo di zodiaco: dalla prospettiva di un osservatore  ubicato dalla parte opposta della nostra galassia per esempio, lo zodiaco non apparirebbe nemmeno.
Dopo aver considerato ogni punto viene spontanea una domanda: se non riusciamo a vedere lo zodiaco come facciamo a riconoscere l'archetipo?
Tanto per iniziare, anche se non vedessimo lo zodiaco non potremmo asserire che l'archetipo non esiste. Difatti le cose esistono anche se non le vediamo; sarebbe difficile trovare però una correlazione tra l'archetipo e i segni zodiacali se di essi non sospettiamo nemmeno l'esistenza: immaginando di essere una persona proveniente dal capo opposto della galassia, non potrei mai immaginare che un simbolo archetipico trovi corrispondenza con una specifica porzione di spazio se non ci ho visto mai delle analogie con quello che mi accade. L'archetipo si espleta quindi attraverso i moti celesti visti dall'uomo che ne è testimone; ma se non ci fosse nessun punto di riferimento l'archetipo non sarebbe funzionale. Probabilmente esisterebbe in una dimensione atemporale e senza spazio. In questi termini l'osservatore divine relativo.
Quindi sono giunto alla conclusione che l'archetipo possa essere una costante universale ma inutile su piano pratico se non attraverso l'osservazione terrestre. 
Se l'archetipo è funzionale all'osservatore, lo sarà anche in funzione della posizione dell'osservatore stesso. 
Quindi, la funzionalità è relativa alla posizione spaziale del soggetto, mentre l'immagine archetipica che sta a monte potrebbe esistere in ogni spazio e in ogni dove. Soltanto in questi termini è una costante universale, ma non in termini assoluti.


la prima parte: http://alramiastrologo.blogspot.com/2011/05/costanti-universali-e-astrologia-1.html
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2 commenti:

giuseppe vinci ha detto...

I miei complimenti per la dissertazione logica. Mi farebbe piacere di sapere, però, dove conduce questo ragionamento.

Giuseppe Galeota Al Rami ha detto...

hahahaah me lo domando pure io!!!! è un work in progress