DOTTORE IN SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE. RICERCATORE ARCHEO-ASTRONOMICO, ASTROLOGICO, PSICOLOGICO.

venerdì 21 marzo 2014

Nuovo studio Antropo-Astrologico. Quarta parte.

Nel capitolo precedente abbiamo parlato di Darwin e dell'evoluzionismo. Secondo i sostenitori di tali teorie, anche la società è soggetta a evoluzione e per questo erano indotti a ritenere che la loro fosse quella più evoluta e quindi superiore alle altre. Politeismo, poligamia, l'assenza di proprietà, non poteva che essere l'indice di una società poco evoluta a differenza di quella europea. Era sufficiente studiare i popoli e le etnie indigene per rendersi conto del processo evolutivo, dato che all'epoca questi erano considerati come primitivi che non si erano ancora evoluti ed erano un po' come le traccie fossili che i paleontologi usavano per leggere il passato.

Dunque vi è un passaggio dal semplice al complesso, dall'irrazionale al razionale e tutti i popoli, prima o poi, possono arrivare ad evolversi. 

Per giungere a queste considerazioni, gli antropologi usavano il metodo comparativo, soprattutto quello di Lewis Henry Morgan. Potremmo paragonare tutto ciò a chi studia l'astrologia tradizionale considerando solo e ancora 7 corpi celesti invece di 10 come usa fare l'astrologo di orientamento più moderno. La cosa curiosa è che il tradizionalismo astrologico riesce a fare a meno delle nuove scoperte, perché ritiene sufficienti i propri strumenti di indagine. 
Le teorie evoluzioniste si sono poi distinte in sottocategorie come quella dell Evoluzionismo unilineare: tutte le società si evolvono seguendo gli stessi stadi, le stesse tappe, ma progrediscono a velocità diverse, tali che possiamo trovarne alcune più sviluppate (e quindi più evolute) di altre. Potremmo dire, che allo stesso modo anche l'astrologia possa essere una sola e che essa ha solo modo di svilupparsi in modo unilineare? Anche se la radice astrologica è una sola come quella umana, non penso che la sua evoluzione possa seguire un certo percorso contrassegnato da tappe specifiche, e la dimostrazione risiede nel fatto che nello stesso contesto culturale e sociale, gli approcci sono eterogenei a seconda delle peculiarità dell'individuo e non solo del contesto culturale.
Sempre sulla scia dell'evoluzionismo, alla fine dell'800 si dibatteva sul matrimonio come base del costrutto sociale. In particolar modo molte erano le teorie e gli scontri sul primato della matrilinearità sulla patrilinearità, cioè sul fatto che la discendenza e la parentela fosse strutturata sull'importanza attribuite alla radice materna o a quella paterna.

McLennan sosteneva per esempio che nei periodi preistorici la carenza di donne portò alla poliandria. Non potendo stabilire chi fosse il padre di ogni bambino (dato che ogni donna si accoppiava con più uomini) giunsero a calcolare la discendenza in modo matrilineare. Era la lotta per il cibo che portava all'infanticidio delle donne, che essendo più deboli non ce la facevano a sopravvivere alla dura lotta. E' uno scenario davvero barbaro e selvaggio quello descritto da questo studioso. La patrilinearità si sviluppo successivamente, quando gli uomini cominciarono a scambiarsi le donne.

Morgan, padre del comparatismo, invece sosteneva che la patrilinearità nacque in corrispondenza della nascita della proprietà privata e con le leggi dell'eredità. 

Insomma, in ogni caso si tratta di stadi a cui ogni etnia deve sottostare e che rappresentano i punti focali dell'evoluzione.

Lo studio delle popolazioni Indigene è secondo il mio parere molto importante per lo studio dell'astrologia. Non ne sono certo, ma secondo il mio parere Jung stesso, nell'elaborazione dei concetti di archetipo, oltre che essere influenzato dal pensiero platonico, sicuramente doveva essere stato condizionato dalle scoperte antropologiche del XIX° secolo perché furono materia di studio di Freud che come ben sapete era suo maestro. Vorrei che il lettore concentrasse la sua attenzione su questi concetti che possono essere davvero utili alla comprensione del funzionamento dell'astrologia. 

Il totem è un termine proveniente dalla lingua Ojibwa e si riferisce a una specie animale che è rappresentativa di un clan patrilineare. Possiamo dire che il Totem sta agli indigeni come il segno zodiacale sta agli individui nati in un certo momento dell'anno. Si tratta di un segno distintivo insomma. Al totem si contrappone il Manitù che è sempre rappresentato da un animale (ed è chiara la corrispondenza con lo zodiaco/ da zoo) che però è guardiano del singolo individuo. Potremmo dire che il Manitù sta all'indigeno come il pianeta dominante sta al singolo individuo. 
La nascita del totemismo, pare abbia una ragione che risiede nell'incesto (di cui parlerò tra breve) per spingere le donne a sposare o unirsi con uomini facenti parte di un totem diverso. Questo rafforza ancora di più la mia tesi (scritta nel mio libro "L'amor che move il sole e l'altre stelle") circa cui la nascita dell'astrologia è vincolata al matrimonio e quindi al bisogno di proteggere la progenie. Raccomando sempre di acquistare quel libro poiché contiene concetti di assoluta importanza per l'astrologo desideroso di approcciare alla materia in maniera più razionale. 
In quelle civiltà indigene possiamo trovare pure totem che non solo possono indicare un clan ma pure un singolo individuo che può essere rappresentativo del clan stesso, come per esempio uno stregone. Possiamo dire che il totem individuale sta all'indigeno come il segno zodiacale sta a un'icona, per esempio un attore o una pop star con cui identificarsi. 

Non è finita qui: esistono anche totem della fratria cioè che mettono in comune più clan. Esso sta alle varie tribù come il segno zodiacale sta a quei gruppi di persone che condividono precise caratteristiche, sempre attribuibili allo stesso segno zodiacale, pur presentando altri tratti diversi.

Poi esiste il totem della metà dove ci si identifica nella parte maschile o femminile della società indigena a cui si appartiene. Dal punto di vista astrologico potremmo applicare questo concetto a nostro piacere.

In Totem di sezione sono ulteriori suddivisioni sociali, sulla base dei principi matrimoniali legati alle discendenze generazionali. Allo stesso modo, l'appartenenza a certe caratteristiche astrologiche, è indice dei legami che si possono o non si possono avere con altre persone. 

I Totem territoriali sono di facile intuizione e possono essere equiparati a luoghi caratterizzati da attributi astrologici. Come vedete, l'astrologia stessa non è altro che una forma più colta e articolata di totemismo, ossia un elemento del pensiero umano che, per motivi di tipo sociale e sopratutto per la salvaguardia della specie umana, struttura i comportamenti in manifestazioni culturali e sociali peculiari.

Freud ci fornisce una possibile spiegazione del totemismo postulando l'esistenza di un maschio dominante che aveva l'esclusiva di controllare le femmine e di avere rapporti sessuali con loro ("e te pareva", può esclamare qualcuno). I Giovani maschi si ribellarono all'autorità, lo uccisero ed ebbero rapporti con le loro madri e sorelle. In seguito si pentirono di ciò e crearono il totemismo, rappresentativo di alcune leggi implicite ed esplicite che potessero impedire il ripetersi di una cosa del genere. 
Tylor nello stesso periodo perviene alla conclusione che anche la religione nasce da tutto ciò. Infatti in ogni parte del globo si crede in un'essenza spirituale che sopravvive alla morte. Se le anime esistono indipendentemente dal mondo materiale, allora ha senso pure il totem che non è altro che la manifestazione animica, spirituale, del proprio clan, attraverso gli attributi di un animale. Di conseguenza l'adorazione e le forme di feticismo. Ma ciò è sinonimo del fatto che esiste per davvero una cosa del genere? Certamente tutto ciò è solo il chiaro sintomo di una coscienza collettiva che appunto risiede nell'inconscio collettivo.  

Mi ha stupito molto l'idea di James Frazer secondo cui la scienza non deve essere necessariamente l'espressione di una società acculturata, ma che è peculiarità di ogni cultura, anche la più primitiva, se essa svolge una funzione pratica. Questo relativismo culturale probabilmente avrà influenzato pure il pensiero dei moderni espistemologi come Feyerabend che nel suo "contro il metodo" oltre a parlare di un percorso storico legato alla ricerca, ci parla pure di un relativismo/anarchismo applicato alla filosofia della scienza, come possibile percorso di studi nella ricerca della verità.

All'evoluzionismo unilineare di cui ho parlato sopra, un altro degno di nota è quello Universale, che nacque con il presupposto di attenuare i dogmi sorti da quello precedente.
A esso è seguito l'evoluzionismo multilineare e quindi il neodarwinismo.
In esso, sostanzialmente si afferma che l'evoluzione dipende dalle invenzioni e la creazione di idee, perché è da esse che cambia la società e quindi i valori sociali e/o morali. Il fuoco, il ferro, la religione, sono nate spontaneamente in ogni parte del globo? Secondo i diffusionisti, no. L'invenzione è un fenomeno che si diffonde verso altre società e le idee, così come i tratti culturali vengono trasmesse da continente a continente a seguito delle migrazioni per fini commerciali. Questo va in contraddizione con la teoria circa cui le idee nascono spontaneamente nell'uomo in ogni luogo come affermerebbe Jung. Ma onde evitare di cadere nel tranello, è importante spiegare che tali leggi possono essere applicate per certi tratti psicologici e non per tutto quel che concerne l'evoluzione dell'uomo. Entra ancora in gioco la relazione tra natura e cultura di cui ho parlato nei precedenti capitoli nonché nella parte conclusiva del mio saggio astrologico disponibile all'acquisto.

Emile Durkheim fu uno degli autori che sicuramente era a favore della prima ipotesi, cioè che esiste una coscienza collettiva, un concetto sovraindividuale, indipendente dalla singola coscienza. Siccome tutte le società possiedono una coscienza collettiva, allora sono paragonabili e comparabili per pervenire a leggi universali sulla vita sociale. Quel che è emerso è che questa coscienza collettiva lega in maniera solidale i singoli individui tale che l'individuo stesso si identifica nelle norme sociali. Tuttavia, l'individuo può riconoscersi nella comunità e quindi sentirsi legato a essa, se le stesse norme sono invece predomina la tendenza del singolo a differenziarsi dagli altri. E' un paradosso mediante cui si percepisce un legame con la società stessa anche se essa invita all'individualità. 

Fu lo stesso Durkheim a postulare l'universalità delle religioni sul presupposto che esse nascondo dal bisogno di colmare la medesima necessità. Il Totemismo si manifesta come la più semplice tra le religioni e non mi sorprende che pure l'astrologia, in quanto manifestazione elaborata di esso, abbia acquisito anch'essa una funzione religiosa, come è dimostrato da chiunque la applichi vendendo in essa la manifestazione di potenze spirituali o cosmiche come le leggi karmiche legate alla reincarnazione. 

Infondo, si tratta dell'idealizzazione, sotto un unico simbolo, di energie che si esprimono sia nel singolo e sia nel gruppo che la condivide. Simbolicamente, questa idealizzazione, dovrebbe portare a una unione appunto ideale, tra le diverse persone contrassegnate dallo stesso stimolo astrologico, al punto che si renderà necessaria palesarsi in un culto, come appunto quello Indù degli astrologi spiritualisti. Venerando questi attributi astrologici, al contempo si venera il gruppo di persone che ne fanno parte e che devono essere legate, tra loro, da un'idea comune, appunto quella religiosa, perché essa si basa su precetti di tipo etico e sociale oltre che morale. 
Perciò è la società stessa che viene venerata così da mantenere gli individui in una sorta di perpetua dipendenza, cioè quella in cui ci si identifica. Questo non ha nulla che vedere con la reale esistenza di leggi universali spirituali che invece dipendono da luogo a luogo, da cultura a cultura. 
L'astrologia di tipo spirituale, dunque risulta essere un modo per sentirsi appartenere a una certa società. I riti e le rappresentazioni religiose, o filosofiche sia che facciano capo all'astrologia e o che siano indipendenti da essa, sono partecipazioni non razionali al richiamo, direi quasi sovrannaturale che è il corpo sociale.

Scendiamo ancora più in profondità. Marcel Mauss, ultimo grande allievo di Durkheim, quindi anche egli neodarwinista, scopre affinità tra l'ordine che l'uomo attribuisce alla società e l'ordine attribuito alla natura. Secondo lo studioso, gli indigeni catalogano il mondo e associano a ogni fenomeno qualcosa che lo rassomiglia. Insomma, si basa sul principio delle analogie, principio universale del pensiero umano su cui si fonda la conoscenza astrologica. Non poteva essere diversamente dato che essa nasce dal totemismo. A un cambiamento della società corrisponde pure un cambiamento all'ordine di classificazione. Questo la dice lunga sulle analogie che saremmo capaci di identificare tra due o più classi di oggetti e fatti. Pertanto la componente sociale è strettamente connessa a quella simbolica tant'è che possiamo parlare di omologia strutturale. A sua volta, abbiamo visto che la società muta in base al modificarsi dell'ambiente. Possiamo comprendere meglio il tutto facendo riferimento alla vita sociale degli Esquimesi che si presenta in maniera bipolare (inverno ed estate), andando a incidere sulla struttura sociale e quindi pure sul piano simbolico, piano legato alla dualità, all'antitesi, all'opposizione. A seconda delle varie stagioni, per scopi di tipo vitale, per il sostentamento e la sopravvivenza, la società è strutturata sul mutare delle stagioni, assumendo, sempre ciclicamente forma aggregativa e disgregativa. Le regole del comportarsi, dunque, divenute automatiche in risposta all'ambiente, spesso sfuggono alla comprensione dei membri stessi. 

Le regole e le norme della società del sostentamento e della sopravvivenza, quindi dell'adattamento all'ambiente, rispondo alla caratteristica della reciprocità: dare, ricevere, ricambiare. Giacchè secondo il totemismo tutto ha un anima, allora anche l'atto di donare è rappresentativo di qualcosa che contiene un'energia che può essere utile a regolamentare i rapporti sociali, energia che può manifestarsi malvagiamente se non viene asservita. 

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